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Servizio
di adorazione ore 10.00 . Palermo, domenica 29 luglio 2007
Oratore: Pastore Lirio Porrello
IL FRUTTO
DELLO SPIRITO
È … GIOIA
Mandate grida di gioia
all'Eterno, o abitanti di tutta la terra. Servite l'Eterno con letizia,
venite davanti a lui con canti di gioia.
Salmo 100:1-2
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Oggi si parla della gioia, il secondo componente il frutto dello Spirito,
che è citato ben 246 volte nella Scrittura (Nuova Diodati), oltre ad altre
parole di significato analogo; il che ci dice qual è il valore che Dio
attribuisce alla gioia.
Dopo avere ricordato il testo base dell’attuale ciclo di predicazioni:
Galati 5:22
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza,
benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo;
il
pastore Lirio Porrello ricorda anche che il credente deve maturare in modo
equilibrato il frutto dello Spirito, quindi crescere in santità, e i doni
dello Spirito, per disporre della Sua potenza e vivere nel soprannaturale.
Non possiamo accontentarci di ricevere i Suoi doni e sperimentare la potenza
di Dio, trascurando la santità e vivere in modo disordinato, come facevano i
Corinzi, senza la pace e la gioia del Signore.
La Bibbia riporta vari sinonimi della parola “gioia”, ma, mentre per noi i
loro significati si equivalgono, nella Scrittura acquistano significato
diverso a seconda del contesto e del termine greco corrispondente. Il
pastore precisa che, essendo noi formati da spirito, anima e corpo, solo il
nostro corpo può provare piacere, solo la nostra anima può sperimentare la
felicità e solo lo spirito umano rigenerato, biblicamente parlando, può
sperimentare la gioia che, in quanto frutto dello Spirito, è qualcosa di
spirituale.
Al
momento dell’Annunciazione, Maria parlò così all’angelo:
Luca 1:46
… «L'anima mia magnifica il Signore,
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e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore,
distinguendo ciò che provava la sua anima da ciò che provava il suo spirito.
La sua anima esprimeva felicità e magnificava il Signore, mentre il suo
spirito esultava, gioiva. Solo lo spirito può gioire, quindi i figli di Dio
lo possono, non solo occasionalmente, ma in ogni circostanza.
La
scienza moderna ha scoperto che la gioia, coma la si intende naturalmente,
favorisce le difese immunitarie ed ha un ruolo significativo ai fini
terapeutici, tanto che in alcuni ospedali, per ottenere una più rapida
guarigione dei bambini, si pratica la clown terapia.
Quindi, mentre il piacere e la felicità, che interessano rispettivamente il
corpo e l’anima, dipendono dalle circostanze, la vera gioia non dipende da
esse. Il solo sapere di essere salvati produce una gioia costante che non
svanisce neppure in presenza di circostanze negative e induce a stare alla
presenza del Signore per lodarLo ed esaltarLo.
Il
profeta Abacuc descrive in modo eccellente la gioia che viene dallo Spirito.
Le sue parole danno la misura del Suo rapporto con Dio e della fiducia che
riponeva in Lui.
Abacuc 3:17
Anche se il fico non fiorirà e non ci sarà alcun frutto sulle viti, anche
se il lavoro dell'ulivo sarà deludente e i campi non daranno più cibo, anche
se le greggi scompariranno dagli ovili e non ci saranno più buoi nelle
stalle, 18 esulterò nell'Eterno e mi rallegrerò nel DIO
della mia salvezza.
Non prestiamoci allo spirito di lamentela molto diffuso nella nostra società
e impariamo a pronunciare parole di fede anche nelle circostanze avverse,
ben sapendo che la verità cambia la realtà, a lodare il Signore in ogni
tempo, perché l’attitudine con cui affrontiamo le circostanze negative fa la
differenza, e a gioire nello
spirito, di quella gioia che può portare anche a un pianto di gratitudine.
Nella seconda epistola ai Corinzi,
l’apostolo Paolo parla della gioia abbondante sperimentata dai credenti
delle chiese Macedoni pur tra le persecuzioni.
2Corinzi 8:2
e cioè, che in mezzo a molte prove di afflizione, l'abbondanza della loro
gioia e la loro estrema povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro
liberalità.
Erano poveri e perseguitati, ma
estremamente gioiosi, sensibili ai bisogni degli altri e generosi. È la
riprova che la gioia non dipende dalle circostanze.
Dio
permette che nella nostra vita sperimentiamo le difficoltà, affinché nei
momenti difficili impariamo a dipendere da Lui e a constatare la Sua
fedeltà.
Il salmista Davide si entusiasmava
al solo pensiero di doversi recare all’altare di Dio, che definisce sua
gioia e suo giubilo, per celebrarLo.
Salmi 43:4
Allora verrò all'altare di DIO, al Dio, che è la mia gioia e il mio
giubilo; e ti celebrerò con la cetra, o DIO, DIO mio.
Andare alla presenza di Dio per celebrarLo e lodarLo con gioia, non per
dovere, allontana la depressione, l’ansia e la paura; è una prerogativa dei
figli di Dio, che in cambio ricevono il Suo conforto, come lo ricevette in
carcere l’apostolo Paolo, che pur trovandosi in catene, non cessava di
lodare il Signore e di evangelizzare gli stessi carcerieri.
La
gioia può essere anche segno di unzione; si manifesta ridendo nello spirito.
Il
profeta Isaia parla dell’olio della gioia.
Isaia 61:3
per accordare gioia a quelli
che fanno cordoglio in Sion, per dare loro un diadema invece della cenere,
l'olio della gioia invece del
lutto, il manto della lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano
chiamati querce di giustizia, la piantagione dell'Eterno per manifestare la
sua gloria.
Il profeta Nehemia ci esorta a non
rattristarci, perché la gioia dell’Eterno è la nostra forza.
Neemia 8:10
Poi Nehemia disse loro: «Andate, mangiate cibi squisiti e bevete vini
dolci, e mandatene porzioni a chi non ha nulla di preparato, perché questo
giorno è consacrato al Signore nostro. Non rattristatevi, perché la gioia
dell'Eterno è la vostra forza».
Nella Bibbia si rilevano almeno
cinque livelli di gioia.
La
prima gioia si sperimenta
all’atto della salvezza,
quando
si riceve la Parola di Dio e si crede. Allora si entra in un'esperienza di
gioia nuova e continua.
Geremia 15:16
Appena ho trovato le tue parole, le ho divorate, la tua parola è stata
per me la gioia e l'allegrezza del mio cuore, perché il tuo nome è invocato
su di me, o Eterno, DIO degli eserciti.
La gioia è una caratteristica del Regno di Dio, che è un regno spirituale in
cui non c’è tristezza.
Romani 14:17
poiché il regno di Dio non è mangiare e bere, ma giustizia, pace e gioia
nello Spirito Santo.
Se siamo nati di nuovo nello spirito e quindi siamo entrati nel regno di
Dio, dobbiamo manifestare la Sua giustizia, la Sua gioia e la Sua pace!
La
gioia cresce nella misura in cui si partecipa alle sofferenze di Cristo.
1Pietro 4:13
Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo,
rallegratevi, perché anche nella manifestazione della sua gloria possiate
rallegrarvi ed esultare.
Alle sofferenze di Cristo si partecipa, ad esempio, soffrendo per aiutare i
fratelli, soffrendo per salvare le persone o quando si è perseguitati e non
capiti, ecc.. Molte sofferenze vengono inflitte ai credenti da chi non
conosce il Signore, ma chi in tal modo partecipa alle sofferenze di Cristo,
in paradiso condividerà con Lui anche la Sua gioia.
Gesù parlò della gioia nella sua preghiera sacerdotale.
1Giovanni 17:13
Ma ora io vengo a te e dico queste cose nel mondo, affinché la mia gioia
giunga a compimento in loro.
Gesù era sempre gioioso, la Sua gioia attirava le persone e in modo
particolare quelli che erano rigettati dalla religione, come le prostitute e
i ladri, che invece da Lui si sentivano amati.
1Pietro 1:8
che, pur non avendolo visto, voi amate e, credendo in lui anche se ora
non lo vedete, voi esultate di una
gioia ineffabile e gloriosa,
L’apostolo Pietro, che aveva visto il Signore, dei fratelli di varie chiese
afferma che, pur non avendo visto il Signore, esultavano in Lui di una gioia
ineffabile, cioè indicibile, non spiegabile a parole.
C’è una gioia
piena, completa.
1Giovanni 1:4
E vi scriviamo queste cose affinché la vostra gioia sia completa.
Salmi 16:11
Tu mi mostrerai il sentiero della vita; c'è abbondanza di gioia alla tua
presenza; alla tua destra vi sono delizie in eterno.
Il pensiero che dopo la morte ci attende il Signore, deve bandire da noi la
paura di morire, poiché con Lui ci attende una gioia eterna.
C’è
una gioia senza fine!
Isaia 35:10
I riscattati dall'Eterno torneranno, verranno a Sion con grida di gioia e
un'allegrezza eterna coronerà il loro capo; otterranno gioia e letizia, e il
dolore e il gemito fuggiranno.
Qui si parla di un mondo senza dolore, pianto e sofferenza, quale sarà il
mondo nel Millennio, quando la Chiesa regnerà col Signore. Allora ci sarà
una gioia infinita!
Al di là di tutti i livelli di gioia
riscontrabili nella Scrittura, esiste anche un tipo di gioia che possiamo
sperimentare nel servire il Signore. Qualunque sia il servizio che svolgiamo
per Lui, possiamo esprimerGli la nostra gratitudine facendolo con gioia.
Giovanni 15:11
Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra
gioia sia piena.
La Scrittura afferma che, quando Gesù mandò in missione i settanta (Luca
10:17), essi tornarono con gioia. La parola greca corrispondente è chara,
che indica calma, diletto interiore,
che sono caratteristiche della gioia.
Gesù stesso era gioioso, nel Vangelo di Luca è scritto che Gesù
giubilò in spirito
(Luca 10:21).
La
parola greca usata è agalliao (formata da agan, che vuol dire
molto e allomai che significa
saltare per la gioia) che indica quella gioia eccessiva che si prova quando
s’incontra l'oggetto dei propri desideri (Gv. 8.56).
La gioia non dipende dal ceto sociale o dal livello culturale, ma dalla
rivelazione ricevuta, e sembra persino strano che Giovanni Battista,
precursore del Messia, gioisse mentre era ancora nel seno materno:
Il bambino mi é balzato in seno
(Luca 1.44).
La
parola usata è, ancora una volta, agalliao.
Gioì anche il carceriere di Filippi, a
cui Paolo predicò Gesù e che si rallegrò (agalliao)
con tutta la sua famiglia per aver
creduto in Dio
(Atti 16:34).
La
gioia pervade tutta la Scrittura perché il nostro è un Dio di gioia, quindi
non permettiamo al maligno di
insinuare in noi la tristezza, ma rallegriamoci nel Signore che è in noi e
che è una fonte inestinguibile di gioia, indipendentemente dalle circostanze
che attraversiamo. Imitiamo Gesù anche in questo: dando alla nostra vita
l’impronta della gioia che Lo caratterizza.
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