Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 29 aprile 2007

 

Oratore: f.llo Giuseppe Machì

 

FARE DI OGNI  CREDENTE UN DISCEPOLO

 

Benedici, anima mia, l'Eterno, e tutto quello che è in me benedica il suo santo nome.

Benedici, anima mia, l'Eterno e non dimenticare alcuno dei suoi benefici. Salmi 103:2-3

 

Redazione a cure di Caterina Di Miceli

 

 Il progetto di Dio per la Sua Chiesa è che ogni credente cresca spiritualmente fino a diventare un discepolo ed ogni discepolo un ministro, e l’odierna predicazione intende illustrare, su basi scritturali, quali presupposti sono necessari affinché in ogni credente si realizzi tale cambiamento.

 

Matteo 28:18 Poi Gesù si avvicinò e parlò loro dicendo: «Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra.19 Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20 insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell'età presente. Amen».

 

Questi versetti contengono un esplicito comando di Gesù: “fate discepoli, ma ci indicano anche il modo per assolverlo: “insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato”. Gesù non usò il termine “osservare” nel senso di guardare attentamente, di porre attenzione, ma in quello di adempiere, mettere in pratica, ubbidire, eseguire i Suoi comandi, tutti i Suoi comandi, e non solo una parte di essi, perché il Vangelo va accettato totalmente, non parzialmente. Il discepolo si distingue dal credente per l’obbedienza, e chi pensa di perdere qualcosa sottomettendosi alla volontà di Dio, sbaglia, perché proprio l’ubbidienza è fonte di benedizioni.

L’obbedienza trasforma il credente in un discepolo, infatti mentre impara ad ubbidire, permette a Dio di trasformarlo e di aiutarlo a spogliarsi del proprio “io” per acquisire l’immagine di Cristo.

 

Al Signore non piace chi si ferma allo stadio di credente, a Lui piace chi decide di diventare Suo discepolo, perché  mentre il primo si limita a prendere i benefici del Suo sacrificio, il secondo, oltre a ricevere le molteplici benedizioni che Egli riserva ai figli ubbidienti, mette la propria vita al Suo servizio per essere di benedizione agli altri.

I discepoli spendono la propria vita per far conoscere Gesù e il Suo desiderio di manifestare la Sua Grazia nella vita di ciascuno, introducono le persone nella dimensione dello spirito, si adoperano per il risveglio nella città e nella nazione, e quando nella chiesa entra il discepolato, la gloria di Dio si manifesta.

 

All’inizio della conversione, l’idea di dover ubbidire al Signore e di non poter fare più tutto ciò che si vuole può mettere in crisi, suscitare riflessioni, incertezze, travaglio interiore; mette in moto il razionalismo che induce ad opporre il proprio punto di vista a quello del Signore e fa desiderare di disobbedirGli, ma non scoraggiamoci, perché anche i più grandi uomini di Dio hanno attraversato questa fase prima di diventare discepoli. Persino il grande apostolo Pietro, a causa del suo temperamento forte e la spiccata razionalità, all’inizio assunse un atteggiamento di perplessità davanti ad un comando del Signore.

 

Luca 5:1 Or avvenne che, mentre egli si trovava sulla riva del lago di Gennesaret e la folla gli si stringeva attorno per ascoltare la parola di Dio, 2 vide due barche ormeggiate alla riva del lago, dalle quali erano scesi i pescatori e lavavano le reti. 3 Allora salì su una delle barche, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Postosi a sedere, ammaestrava le folle dalla barca. 4 E, quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo, e calate le vostre reti per pescare». 5 E Simone, rispondendo, gli disse: «Maestro, ci siamo affaticati tutta la notte e non abbiamo preso nulla; però, alla tua parola, calerò la rete». 6 E, fatto ciò, presero una tale quantità di pesci che la rete si rompeva. 7 Allora fecero cenno ai loro compagni, che erano nell'altra barca, perché venissero ad aiutarli. Ed essi vennero e riempirono tutt’e due le barche, tanto che stavano affondando. 8 Vedendo questo, Simon Pietro si gettò ai piedi di Gesù, dicendo: «Signore allontanati da me perché sono un uomo peccatore». 9 Infatti Pietro e tutti quelli che erano con lui furono presi da grande stupore, per la quantità di pesci che avevano preso. 10 Lo stesso avvenne pure a Giacomo e a Giovanni, figli di Zebedeo, che erano compagni di Simone. Allora Gesù disse a Simone: «Non temere; da ora in avanti tu sarai pescatore di uomini vivi». 11 Essi quindi, tirate in secco le barche, lasciarono ogni cosa e lo seguirono.

 

Gesù aveva appena finito di ammaestrare la folla, quando a sorpresa ordinò a Pietro di fare qualcosa che non aveva alcuna attinenza con l’insegnamento: «Prendi il largo, e calate le vostre reti per pescare». ChiamandoLo “Maestro”, Pietro Gli rispose obiettando che per tutta la notte avevano cercato invano di prendere pesci, e nella sua risposta si colgono tre elementi che non sono propri di un discepolo. 

1.      Chiamò Gesù “maestro” perché Lo riconosceva come tale, ma non aveva ancora realizzato la Sua signoria. Tale è l’attitudine del credente, che riconosce Gesù come consigliere, come guaritore, come Dio potente, ma non Gli dà la possibilità di governare la propria vita e non Lo riconosce come proprio Signore a cui deve obbedienza, cosa che invece fa il discepolo. 

2.      La sua obiezione: “ci siamo affaticati tutta la notte e non abbiamo preso nulla” manifesta perplessità e contrarietà per l’ordine di Gesù; lascia intendere che dubitò di poter prendere pesci, visto che da esperto della pesca qual era, per un’intera notte non aveva preso nulla.

3.      la sua attitudine all’obbedienza è parziale, infatti dice “calerò la rete, e non le reti, come Gesù aveva ordinato. 

La razionalità non permise a Pietro di obbedire fino in fondo e di calare le reti, però quando vide i risultati, si gettò ai piedi di Gesù e Lo chiamò “Signore”; per la gran quantità di pesci la rete si ruppe e molti  andarono perduti. Sul piano spirituale i pesci rappresentano anime salvate, e quelli fuorusciti dagli strappi rappresentano coloro che si allontanano dalla chiesa a causa della nostra disubbidienza.

 

Giovanni 21:4 Al mattino presto, Gesù si presentò sulla riva, i discepoli tuttavia non si resero conto che era Gesù. 5 E Gesù disse loro: «Figlioli, avete qualcosa da mangiare?». Essi gli risposero: «No!». 6 Ed egli disse loro: «Gettate la rete dal lato destro della barca e ne troverete». Essi dunque la gettarono e non potevano più tirarla su per la quantità di pesci.

Gesù era risorto, e i discepoli, che erano tornati al loro antico lavoro, si trovavano sul mar di Tiberiade per andare a pescare con Pietro, ma per tutta la notte ma non presero nulla (21:1-3). Presentatosi sulla riva, Gesù disse loro: «Gettate la rete dal lato destro della barca e ne troverete». Essi non Lo avevano riconosciuto, ma sicuramente nel loro cuore ricevettero la rivelazione che era Gesù, se obbedirono senza discutere nonostante l’illogicità di un simile comando. Erano divenuti veri discepoli che non discutevano gli ordini, e grazie alla loro ubbidienza presero così tanti pesci da non poter più tirare la rete. 

 

Tra i comandi del Signore ve ne sono alcuni che contrastano con la nostra razionalità, ed altri decisamente duri da accettare.

Matteo 5:44 Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano…, 45 affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli… 

 

Matteo 5:17 «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento. 18 Perché in verità vi dico: Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota, o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto. 19 Chi dunque avrà trasgredito uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma colui che li metterà in pratica e li insegnerà, sarà chiamato grande nel regno dei cieli. 20 Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

 

I comandi di Dio sono senza scadenza, valgono tutti e per sempre, neppure un iota è superfluo nella Sua Parola, e Gesù avverte che chi trasgredisce i Suoi comandamenti e insegna a farlo, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli, mentre chi obbedisce e dà agli altri il giusto insegnamento sarà chiamato grande. Il Signore afferma inoltre: “Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi, e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli”.

Che significa? Significa che noi spesso siamo portati a credere in una giustizia tutta nostra che non ha nulla a che vedere con quella divina, crediamo pienamente nella grazia di Dio per noi stessi, ma non per altri, quando li consideriamo meritevoli della Sua punizione. 

 

Altra cosa dura da accettare è il comando di dare a Dio la decima, come si legge nel libro del profeta  Malachia, dove il Signore afferma che chi non Gli dà la decima Lo deruba. 

Malachia 3:8 …  voi mi derubate e poi dite: "In che cosa ti abbiamo derubato?" Nelle decime e nelle offerte. 9 Voi siete colpiti di maledizione perché mi derubate, sì, tutta quanta la nazione.  10 Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché vi sia cibo nella mia casa, e poi mettetemi alla prova in questo». dice l'Eterno degli eserciti, «se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi tanta benedizione che non avrete spazio sufficiente ove riporla.

Certamente chi non ha consacrato la propria vita a Dio non riesce a darGli nulla, e non manca di fantasia per commentare negativamente un tale ordine. C’è chi sostiene, infatti, che il pastore può usare quei soldi  come vuole, secondo i suoi desideri ed interessi, ma chi fa questi pensieri sconosce due cose fondamentali:

1.      la decima e le offerte vengono date a Dio, il quale vuole che nella Sua casa ci sia la ricchezza  necessaria per finanziare la diffusione dell’Evangelo;

2.      chi Gli obbedisce sarà raggiunto da tanta benedizione da non sapere dove riporla.

 

La chiave della benedizione è sempre l’obbedienza.

1Pietro 1:22 Avendo purificato le anime vostre con l'ubbidienza alla verità mediante lo Spirito, per avere un amore fraterno senza alcuna simulazione, amatevi intensamente gli uni gli altri di puro cuore, 23 perché siete stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma incorruttibile, per mezzo della parola di Dio vivente e che dura in eterno. 24 Poiché ogni carne è come l'erba ed ogni gloria d'uomo è come il fiore dell'erba; l'erba si secca e il fiore cade, 25 ma la parola del Signore rimane in eterno; e questa è la parola che vi è stata annunziata.

L’apostolo Pietro afferma che l’obbedienza alla Parola di Dio purifica le nostre anime. Discepoli del Signore si diventa sottomettendosi a Lui e mettendo in pratica la Sua volontà senza discutere e ragionare, imparando a dirGli sempre di sì, e quindi a perdonare chi ci ha fatto del male, ad amare i nostri nemici, a pregare per chi ci perseguita, e così via, anche se non  sempre comprendiamo il senso dei Suoi comandi.

 

L’apostolo Pietro ci dà anche un’altra chiave per entrare nel discepolato,

1Pietro 2:1 Deposta dunque ogni malizia ed ogni inganno, le ipocrisie, le invidie ed ogni maldicenza, 2 come bambini appena nati, desiderate ardentemente il puro latte della parola, affinché per suo mezzo cresciate

dice che ci si deve liberare di tutte le attitudini negative proprio come si fa con la spazzatura, affinché il puro latte della Parola di Dio, che bisogna desiderare ardentemente, penetri nel nostro cuore. In altri termini, per crescere nella santificazione dobbiamo cambiare, esaminarci e correggerci, per presentarci agli altri come esempi di semplicità e di sapienza, perché in una chiesa santa non c’è posto per le cose malvagie. Non ci abbandoni mai il timor di Dio, e se talvolta pecchiamo, ricorriamo senza indugio al sangue di Gesù che ci purifica, chiediamo con fiducia il Suo perdono, ed Egli ce lo darà.

 

Pietro raccolse i frutti della sua obbedienza: alla sua prima predicazione vide circa tremila persone credere in Cristo, sperimentò l’autorità che c’è nel nome di Gesù quando allo zoppo che chiedeva l’elemosina alla porta Bella disse: «Io non ho né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, alzati, e cammina!» (Atti 3:6), e quello all’istante cominciò a camminare e saltare.

Irritati per l’accaduto, i sacerdoti del Sinedrio lo chiamarono per intimarGli di non  parlare più e di non insegnare nel nome di  Gesù (Atti 4:18), ma Pietro rispose loro: «Giudicate voi, se è giusto davanti a Dio ubbidire a voi, piuttosto che a Dio (v. 19).  

 

Se vogliamo onorare Dio con tutto il cuore, dobbiamo obbedire alla Sua Parola e alle autorità preposte, dobbiamo imparare ad osservare tutto ciò che Egli ci comanda e a metterlo in pratica, perché l’ubbidienza ci fa crescere nella santità. Rifiutiamoci di rimanere spiritualmente fermi, aspiriamo a divenire discepoli infuocati e permettiamo a Gesù di regnare nella nostra vita e di disporre pienamente di noi, affinché per nostro mezzo tante persone Lo conoscano e pervengano alla salvezza.   

  

 

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Antonio Settecase