Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 28 ottobre 2007
Oratore: Pastore Lirio Porrello
LEZIONI DAL MATRIMONIO DI ISACCO E REBECCA
Redazione a cura di Caterina Di MiceliIl ciclo di predicazioni sul matrimonio, incentrato sullo studio del 24° capitolo del libro della Genesi, che contiene la storia d’amore di Isacco e Rebecca, si pone l’obiettivo di evidenziare quanto sia importante di coinvolgere Dio in ogni decisione della nostra vita e principalmente in quella relativa alla scelta matrimoniale, al fine di evitare passi falsi che possono riservare amare sorprese e di sposare la persona giusta con cui adempiere il piano da Lui preparato.Oggi viene presa in esame la terza e ultima parte di tale storia.Genesi 24:61 Allora Rebecca e le sue serve si levarono, montarono sui cammelli e seguirono quell'uomo. Così il servo prese Rebecca e se ne andò. Rebecca diviene moglie di Isacco. 62 Or Isacco era tornato dal pozzo di Lahai-Roi, perché abitava nella regione del Neghev. 63 Isacco era uscito, sul far della sera, per meditare nella campagna; ed egli alzò gli occhi e guardò, ed ecco venire dei cammelli. 64 Anche Rebecca alzò gli occhi e vide Isacco; allora ella smontò in fretta dal cammello, 65 e disse al servo: «Chi è quell'uomo che viene nel campo incontro a noi?». Il servo rispose: «È il mio signore». Allora ella, preso il velo, si coprì. 66 Poi il servo raccontò a Isacco tutte le cose che aveva fatto. 67 Isacco introdusse Rebecca nella tenda di Sara sua madre e la prese con sé; ella divenne sua moglie ed egli l'amò. Così Isacco fu consolato dopo la morte di sua madre.
Eliezer portò a termine l’incarico affidatogli da Abrahamo. Con Rebecca affrontò il lungo viaggio di ritorno per raggiungere il promesso sposo Isacco. È da notare che, come Abramo lasciò la terra mesopotamica e il suo parentado per obbedire all’Eterno, così Rebecca, avendo riconosciuto che Dio era coinvolto in quel matrimonio, fece un cammino di fede, lasciò la sua famiglia e la sua patria per raggiungere la terra di Canaan dove incontrare Isacco, che non conosceva. Nel comportamento di Abrahamo e di Rebecca va letto l’importante principio spirituale secondo cui, per poter prendere le cose eccellenti che vuole darci Dio, dobbiamo essere pronti a lasciare le cose mediocri che ci offre il mondo. Mentre Rebecca era in viaggio, Isacco pregava e meditava in fiduciosa attesa. Erano ancora distanti, quando entrambi contemporaneamente alzarono gli occhi e i loro sguardi s'incrociarono. Rebecca, appreso da Eliezer che quello che vedeva a distanza era il suo promesso sposo, scese in fretta dal cammello e si coprì il volto, manifestando con tali gesti il desiderio d’incontrarlo e la sua modestia. Anche noi, quando incontreremo Gesù, Lo riconosceremo anche se non Lo abbiamo mai visto, perché lo Spirito Santo ce lo indicherà. È questo il tempo in cui Gesù attende la Sposa e lei lo Sposo, ma verrà il tempo del grande incontro, che per entrambi sarà motivo di gioia infinita. Durante l’attesa, Isacco ignorava quanto accadeva ad Eliezer, per cui al suo ritorno costui gli raccontò subito minuziosamente come si erano svolti i fatti: gli riferì delle preghiere, dei favori divini, dei segni ricevuti, di come aveva convinto i suoi genitori a dare il consenso e a benedirla; infine affermò che quella era con certezza la donna scelta da Dio per lui. Isacco se ne convinse e prese con sé Rebecca, “Ella divenne sua moglie ed egli l'amò”. Dalla storia di Isacco e Rebecca si ricavano molti insegnamenti, di alcuni si è già parlato precedentemente, oggi se ne mettono a fuoco sei.
1. Dio ha uno scopo ben preciso per ogni coppia cristiana e il Suo piano si perpetua nella discendenza. Quello che ebbe per Abramo doveva essere portato avanti anche da Isacco, poi da Giacobbe, quindi dalla sua discendenza e infine dalla nazione d’Israele. Iniziò con una coppia sterile, fuori età per generare figli, ma poiché nulla Gli è impossibile, mediante la loro fede in modo miracoloso realizzò ciò che aveva stabilito e promesso ad Abramo: “Io farò di te una grande nazione“ Genesi 12:2. Quindi è compito dei genitori cristiani preparare i figli a fare la volontà di Dio inculcando in essi la Sua Parola e dando l’esempio, ma non possono fare tutto, c’è una parte riservata a Dio, quella di dare loro un cuore mansueto e sottomesso, disposto all’obbedienza e al servizio. I genitori non possono essere superficiali nel dare consigli ai loro figli riguardo alla scelta della persona da sposare, perché una decisione sbagliata è destinata a ripercuotersi inevitabilmente sulle generazioni successive. Molte famiglie si trascinano dietro maledizioni ereditarie, ma con Dio è possibile liberarsene, cambiare vita e dare un nuovo corso all'andamento della propria famiglia.
2. Bisogna saper attendere i tempi di Dio nella ricerca del partner. C’è chi, avendo superato una certa età e temendo di avere ormai preclusa ogni possibilità di sposarsi, accetta il primo che arriva, nella convinzione che sia sempre meglio che niente. Dio non vuole che i Suoi figli sposino una persona qualsiasi, ma quella giusta, che adempia il Suo piano. Per questo non bisogna aver fretta di sposarsi e saper riconoscere il tempo di Dio. Isacco aveva quarant’anni quando si sposò, era in ritardo di una decina di anni rispetto i normali standards, ma volle dipendere da Dio e confidò nel Suo provvidenziale intervento. Dio si muove per mezzo della fede, non quando c’è paura, comunque per sposarsi non bisogna neppure adagiarsi eccessivamente e attendere la vecchiaia, perché ne risentirebbero i figli.
3. Per incontrare la persona giusta bisogna cercarla nel posto giusto. Un credente deve cercare la propria sposa in chiesa, quello è il posto giusto. Abrahamo fece giurare Eliezer che non avrebbe cercato la sposa per Isacco tra le donne Cananee, che erano immorali e non conoscevano Dio, lo inviò dai suoi parenti perché, anche se non adoravano Dio come si conviene, almeno Lo conoscevano e in qualche modo Lo temevano. Abrahamo si fece guidare dai suoi rigorosi principi spirituali e volle per suo figlio una donna ancora vergine, che conoscesse l’Eterno e fosse in sintonia spirituale col marito, con cui adempiere il mandato divino. Quando un credente sposa una persona priva di timor di Dio e non interessata a servirLo, sin dall’inizio il matrimonio non funzionerà.4. Se si vuole trovare la persona giusta bisogna guardare alle qualità caratteriali.La bellezza esteriore, caratteristica che più colpisce a prima vista, non garantisce la buona riuscita di un matrimonio, infatti dietro un aspetto gradevole può nascondersi un carattere litigioso, prepotente, esigente, sgarbato, una vera rovina per la vita matrimoniale, mentre le buone qualità interiori danno certamente maggiore garanzia. Eliezer fu attratto dal comportamento servizievole, umile, ospitale e gentile di Rebecca e man mano che la osservava si rendeva sempre più conto che quella era la persona giusta per Isacco. 1Pietro 3:3 Il vostro ornamento non sia quello esteriore: intrecciare i capelli, portare i gioielli d'oro o indossare belle vesti 4 ma l'essere nascosto nel cuore con un'incorrotta purezza di uno spirito dolce e pacifico, che è di grande valore davanti a Dio. 5 Così infatti si adornavano una volta le sante donne che speravano in Dio, stando sottomesse ai loro mariti L’apostolo Pietro dice che Dio non attribuisce alcun valore a tutto ciò che è esteriore: una bella acconciatura, vesti eleganti e gioielli preziosi che migliorano l’aspetto, e che per Lui contano le qualità spirituali, l’essere nascosto nel cuore. La buona riuscita di un matrimonio non dipende dai beni che si possiedono, ma dal carattere delle persone e dal fatto che nella vita della famiglia Dio ricopra un ruolo centrale, che sia pienamente coinvolto in ogni cosa, amato e onorato, perché una famiglia santa sarà di certo da Lui benedetta.
5. Per trovare la persona giusta bisogna lasciarsi consigliare da chi è spiritualmente più maturo. Presumere di non avere bisogno del consiglio delle persone spiritualmente più mature, familiari o autorità preposte, è l’anticamera di gravi errori. Isacco si lasciò consigliare sia dal padre Abrahamo che da Eliezer.
6. L’amore non è un sentimento, ma un comandamento. Genesi 24:67 Isacco introdusse Rebecca nella tenda di Sara sua madre e la prese con sé; ella divenne sua moglie ed egli l'amò. Così Isacco fu consolato dopo la morte di sua madre. Secondo Dio, la base del matrimonio non è l’amore romantico, che oggi c’è e domani può finire, viceversa è il matrimonio che deve fare da base all’amore romantico. L’ordine di Dio è opposto a quello della nostra cultura, secondo cui prima ci si ama e poi ci si sposa e che ha perduto la consapevolezza che il matrimonio è un patto stipulato davanti a Dio. Al tempo dei patriarchi la moglie veniva ricevuta come dono di Dio, la si amava e teneva per tutta la vita. Ancor oggi gli Ebrei ortodossi non giungono mai al divorzio, per loro il matrimonio è un patto indissolubile e i contrasti che possono sorgere all’interno della coppia vengono superati con l’intervento e il consiglio del rabbino capo o di un’autorità superiore. Isacco sposò Rebecca e l’amò. Prima la sposò e poi l’amò. Comprese che quella era la donna giusta, la ricevette come dono di Dio e in quanto tale l’amò. In altri termini, quando l’uomo si sposa deve amare la moglie, perché questo è il comandamento di Dio, e la moglie deve stare sottomessa al marito, non per forza, ma per propria libera scelta, avendo ricevuto la rivelazione che sottomettersi al marito attira le benedizioni del Signore e favorisce il buon andamento della famiglia. Quando il Signore dice: “Mariti, amate le vostre mogli” ( Col 3:19), il Suo comando non è subordinato ad alcuna condizione, non dipende da come la moglie si comporta; Egli parla di un amore incondizionato come il Suo, che ci ama a prescindere da come noi ci comportiamo ed è sempre pronto a perdonarci e ad aiutarci. Dobbiamo somigliare a Lui, amare come ama Lui e principalmente il nostro coniuge, i nostri figli, i nostri genitori. Solo chi riesce ad amare veramente i membri della propria famiglia può riversare il proprio patrimonio d’amore anche sugli altri.
Quante famiglie oggi sono devastate da incomprensioni e tensioni che appaiono insanabili, ma con Dio nulla è impossibile, ogni matrimonio andato in frantumi può essere recuperato là dove c’è perdono, sottomissione, desiderio di cambiare e volontà di obbedire alla Sua volontà. Nessuno si separa dal proprio coniuge perché ha sbagliato, ma perché non lo si è perdonato. È il perdono che riavvicina e consente di proseguire il cammino insieme, ma dove questo manca e regnano il risentimento e l’amarezza, c’è sicura distruzione.
Queste sei lezioni tratte dalla storia d’amore di Isacco e Rebecca in definitiva ci insegnano che chi cammina con Dio e vuole dipendere da Lui deve farlo soprattutto nella scelta del proprio compagno di vita, perché Dio ha uno scopo preciso per ciascuno dei Suoi figli e decidere in modo arbitrario pregiudica l’adempimento del Suo progetto e preclude ai discendenti la possibilità di beneficiare delle Sue benedizioni.
Dio può provvedere la persona giusta per tutti, ma non tutti Glielo chiedono, per cui solo quei Suoi figli che Lo coinvolgono in un passo tanto importante possono avvantaggiarsi del Suo intervento. Abbiamo un Dio potente e vivente che si cala nella nostra vita per parlarci, aiutarci, proteggerci e benedirci, ma solo quelli che Lo temono riceveranno quanto Egli ha preparato per loro; per questo motivo è importante inculcare nei figli, sin da piccoli, i principi divini, far sì che anche loro divengano discepoli dell’Eterno e siano pronti a coinvolgerLo nelle scelte della loro vita. ChiediamoGli aiuto nel compito di trasmettere loro fede, fedeltà e amore per Lui, crediamo che anche loro Lo serviranno, perché con Dio nulla è impossibile, però nulla avviene automaticamente e se è vero che Egli è pronto a mantenere quanto ha promesso, è pure vero che anche noi abbiamo una parte da compiere.
Dio promette di benedire noi e la nostra discendenza, ma noi dobbiamo fare la nostra parte istruendo e guidando i nostri figli nelle Sue vie; allo stesso modo Dio promette un matrimonio di successo a chi si lascia guidare da Lui nella scelta della persona da sposare, ma ciò non toglie che ciascuno dei coniugi ha il dovere di adoperarsi e di comportarsi bene per il buon funzionamento del proprio matrimonio.
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