Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 27 maggio 2007

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

STADI  DI  CRESCITA  NEL  DISCEPOLATO

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

 

In apertura di predicazione, il pastore riporta l’attenzione sulla parte della Scrittura presa in esame la scorsa domenica (Ro. 8:14), quando ha parlato dei doveri dei genitori riguardo alla formazione spirituale dei propri figli, per procedere ad un ulteriore approfondimento relativamente agli stadi di crescita dei figli spirituali.

 

Romani 8:14 Poiché tutti quelli che sono condotti dallo Spirito di Dio sono figli di Dio. 15 Voi infatti non avete ricevuto uno spirito di schiavitù per cadere nuovamente nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione per il quale gridiamo: «Abba, Padre» 16 Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo figli di Dio.

In questi versetti l’apostolo Paolo parla di un argomento molto importante, quello della certezza della salvezza. Egli afferma che, chi ha ricevuto la Spirito di Dio, è figlio di Dio e sa di essere salvato, perché lo stesso Spirito lo attesta al suo spirito.

Dal contesto risulta evidente che chi diventa figlio di Dio non può fermarsi al livello di un bimbo appena nato che grida “Abba, Padre”, ma che deve crescere e maturare, per lasciarsi guidare dallo Spirito Santo (v. 14). Il pastore precisa che la parola ‘abba’ è quella con cui tuttora i bambini ebrei molto piccoli chiamano il loro papà; è un termine usato nella prima infanzia.

Chi ha sperimentato la salvezza sa di appartenere a Dio, di essere diventato Suo figlio e di aver ottenuto il perdono di tutti i peccati; può testimoniare il proprio cambiamento interiore, che di certo ha sperimentato (anche se tutti riescono a testimoniarlo), ma deve tendere a diventare figlio maturo, con lo stesso carattere del Signore.

 

Nel testo originale della Scrittura, là dove si parla di figli, vengono usati vocaboli diversi a seconda dei vari stadi di crescita.

 

Giovanni 1:12 ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l'autorità di diventare figli (huiòs) di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome,

Nel prologo, in cui parla della deità di Gesù, l’apostolo Giovanni afferma che chi crede e riceve Gesù nel cuore, con Lui riceve anche la Sua natura e diventa figlio di Dio, Sua progenie.

 

Matteo 5:9 Beati coloro che si adoperano per la pace, perché essi saranno chiamati figli (teknos)  di Dio.

Qui si parla dei figli maturi, cioè di coloro che hanno acquisito le qualità morali e il carattere di Dio e che, contrariamente ai bambini, la cui caratteristica è la litigiosità, si adoperano per la pace. Essere portatori di pace fa parte del carattere di Dio.

 

 Matteo 5:44 Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, 45 affinché siate figli (huiòs) del Padre vostro, che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.

È Gesù che parla. Ci esorta ad amare persino i nostri nemici, a ricambiare con l’amore ogni sorta di male ricevuto, a pregare per chi ci maltratta e ci perseguita. Perché mai? Perché Dio ama indistintamente tutti gli uomini e vuole che anche i più malvagi pervengano alla conoscenza della verità e alla salvezza, quindi vuole che i Suoi figli maturi facciano loro conoscere il Suo cuore e il Suo carattere, manifestino il Suo amore, la Sua misericordia e la Sua pazienza, li attirino a Lui.

Ogni vero cristiano sperimenta la persecuzione, ed è normale, perché il mondo non ama Cristo, anche se afferma di credere in Lui, e non ama neppure chi è consacrato totalmente a Lui, “Infatti tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati (2Timoteo 3:12), perché si oppone al suo sistema e ai suoi modelli, in quanto ispirati dal maligno.

 

La Scrittura ci aiuta ad individuare gli stadi di crescita spirituale dei credenti.

·        I neonati in Cristo (greco téknon).

1Giovanni 2:12 Figlioletti, vi scrivo perché i vostri peccati vi sono perdonati per mezzo del suo nome.

L’apostolo Giovanni si rivolge a nuovi credenti, persone che da poco hanno sperimentato la salvezza, per rassicurarli del fatto che i loro peccati sono stati perdonati. Questo, infatti, è uno stadio in cui il credente non ha ancora conoscenza della Parola di Dio, è molto fragile e indifeso, rischia di cadere vittima degli attacchi del maligno, che cerca di insinuare nella sua mente il dubbio e la confusione, per farlo retrocedere dalla fede. In questa fase bisogna occuparsi di loro con particolare zelo e infondere incoraggiamento e fede.

Come i figli naturali, da piccoli, non sono autonomi ed hanno bisogno di chi si prenda cura di loro con affetto ed attenzione, così è per i figli spirituali ai primi passi nella fede.

 

Romani 8:15 Voi infatti non avete ricevuto uno spirito di schiavitù per cadere nuovamente nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione per il quale gridiamo: «Abba, Padre»

Quando si accetta Gesù, il primo pensiero del nemico è quello di creare paura e incertezza riguardo alla salvezza, ma la Parola di Dio afferma che non abbiamo ricevuto uno spirito di schiavitù, che fa cadere nella paura, ma uno spirito di adozione, che permette di gridare: “Abba, Padre”.

Che vuol dire spirito di adozione? Oggi, quando si adotta un figlio, si prende un bambino nato da altre persone, gli si riconoscono tutti i diritti dei figli naturali e lo si considera come figlio proprio, ma al tempo dei Romani non era così e non lo è neppure secondo la Bibbia: l’adozione riguardava i figli propri. Dopo la nascita di un bimbo, il padre aveva un tempo per decidere se riconoscere e adottare quella creatura o se disconoscerla; decideva di adottarla solo se aveva la certezza di esserne il padre. Una seconda adozione, che si svolgeva secondo un rito particolare, era prevista per l’assegnazione dell’eredità.

Avere ricevuto l’adozione a figli di Dio, quindi, vuol dire che, avendo noi ricevuto lo Spirito di Dio ed essendo stati spiritualmente generati da Lui, Egli ci riconosce come Suoi veri figli. 

 

·        Bambini più grandicelli (greco paidion)

1Giovanni 2:13 Padri vi scrivo perché avete conosciuto colui che è dal principio. Giovani, vi scrivo perché avete vinto il maligno. Figlioletti, vi scrivo perché avete conosciuto il Padre.

In questo versetto l’apostolo ripete la parola “figlioletti”, ma il suo corrispondente greco è paidion, che si riferisce a bambini più grandicelli, in età scolare, che hanno cominciato a conoscere il Padre.

 

·        Adolescenti e giovani

1Giovanni 2:14Giovani, vi ho scritto perché siete forti e la parola di Dio dimora in voi, e perché avete vinto il maligno.

Man mano che i bambini crescono e diventano adolescenti, devono essere corretti, guidati nelle scelte, aiutati a riconoscere e a vincere le tentazioni, ad evitare le esagerazioni e ad usare la loro forza in modo sano.

L’apostolo li incoraggia, dicendo loro che sono forti, perché hanno la Parola di Dio dimorante nel cuore e sanno usarla nelle situazioni più difficili. Sono in grado di confessarla, di pronunciare decreti nel nome di Gesù e di vincere così il maligno. I giovani sono forti nella fede, perché hanno avuto modo di constatare che, se messa in azione, la fede funziona.

 

·        Padri / madri

1Giovanni 2:14 Padri, vi ho scritto perché avete conosciuto colui che è dal principio.

Dio ci chiama a diventare padri e madri spirituali, non persone adulte che poi rimangono sterili. Egli vuole che ciascuno di noi abbia figli spirituali e questo deve essere l’obiettivo di ogni credente. È padre chi ha generato figli e vive con un’unica passione, quella per Gesù, e un unico scopo: servirLo, preoccupandosi della crescita dei propri figli spirituali, con dedizione e spirito di sacrificio, prendendosene cura con amore e pazienza, guidandoli nella loro crescita, inculcando in essi le sue stesse buone abitudini e attitudini, fino a farli diventare, a loro volta, padri e madri spirituali.

 

Poniamoci qualche domanda: abbiamo raggiunto la maturità spirituale? Abbiamo generato figli? È Dio lo scopo della nostra vita?

Ogni essere umano è destinato al decadimento fisico e alla perdita di tutte le proprie risorse naturali: forza fisica, capacità lavorativa, vista, possibilità di guidare l’auto, ecc., ma per quanto l’uomo esteriore possa andare in rovina, non verrà mai meno la nostra relazione col Signore, la conoscenza di Lui, il Suo aiuto. Non sappiamo con certezza in che modo trascorreremo i nostri ultimi giorni: se raccoglieremo rispetto, cura e assistenza da parte dei nostri cari o se, divenuti inabili, saremo abbandonati in un istituto. Dio è l’Iddio della famiglia, dal bambino, al padre e all’anziano, che Egli ci comanda di onorare, ma se con l’attuale perdita dei valori, la famiglia naturale dovesse un giorno trascurarci o abbandonarci, potremo sempre contare sul Signore. Sappiamo con certezza che, se avremo vissuto per Lui, Egli non ci abbandonerà, non verrà mai meno la nostra relazione con Lui e su quella dobbiamo investire!

 

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Antonio Settecase