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Servizio di adorazione ore 10.30 – Palermo, domenica 26 agosto 2007
Oratore: f.llo Antonio D’India
IL FRUTTO DELLO SPIRITO È… BONTÀ
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
In apertura di predicazione, il fratello evangelista Antonio D’India annuncia l’arrivo a Palermo, in giornata, del pastore Colin Day, uomo usato grandemente da Dio in tutto il mondo, che a Londra guida una chiesa di quindicimila membri. Parteciperà a Partitico ad un ritiro di tre giorni con tanti pastori provenienti da ogni parte d’Italia e il prossimo mercoledì sera terrà un incontro con i leaders G12 delle quattro reti della nostra chiesa. Il fratello Antonio esorta a pregare, affinché dalla sua venuta si riceva molto, a beneficio di tutti.
Introduce quindi l’argomento del giorno, relativo alla sesta parte del frutto dello Spirito, la bontà... Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo (Ga. 5:22). …affermando che nessuno può compiere le cose che non sa di poter fare perché, non avendone la consapevolezza, non ha neppure la forza e la sicurezza per compierle; altresì afferma che noi possiamo amare dell’amore di Dio, perché sappiamo di poterlo fare, in quanto ce lo dice la Sua stessa Parola. 1Giovanni 3:9 Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché il seme di Dio dimora in lui e non può peccare perché è nato da Dio. 1Giovanni 3:14 Noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli; chi non ama il proprio fratello rimane nella morte. Chi è nato da Dio, nel cuore ha il seme divino che non permette il persistere nel peccato ed ha anche il Suo amore, che vi è stato sparso per mezzo dello Spirito Santo e che rende capaci di amare come Lui ama. Con la natura umana rigenerata all’atto della nuova nascita, in Cristo si torna ad essere ad immagine di Dio, capaci di maturare le Sue caratteristiche, che tutte insieme costituiscono il frutto dello Spirito. Si acquista la capacità di mettere in pratica la Sua Parola, di amare non solo a parole, ma con i fatti e in verità, di avere la Sua stessa bontà, che è illimitata in ogni tempo e per ogni persona. A poco giova, infatti, avere una conoscenza teorica della Parola di Dio e poi non metterla in pratica! Il fatto che Gesù abbia preso a fare e ad insegnare, vuol dire che Egli dimostrava praticamente, con l’esempio, ciò che sarebbe stato oggetto del Suo insegnamento, e che nel quotidiano viveva in modo pratico l’amore, la fedeltà e la bontà. La parola greca corrispondente a bontà è agatosùne, che significa zelo e amore per la verità e per la giustizia, odio per tutto ciò che è male. Quindi è buono chi ama la verità e la giustizia di Dio.
Matteo 21:12 Poi Gesù entrò nel tempio di Dio, ne scacciò tutti coloro che nel tempio vendevano e compravano, e rovesciò le tavole dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombi. Matteo 21:13 E disse loro: «Sta scritto: "La mia casa sarà chiamata casa di orazione", ma voi ne avete fatto un covo di ladroni». La casa di orazione è la Chiesa, il corpo di Cristo, non solo il luogo di riunione, e la Chiesa non deve permettere l’ingresso a spiriti d’invidia, di gelosia, di contesa, di varie attitudini negative, ma deve dare spazio esclusivamente allo Spirito di Dio che manifesta la Sua presenza solo dove c’è vera adorazione. Ricordiamoci che Gesù scacciò chi si era introdotto nel tempio a scopo d’interesse.
Essere buoni vuol dire anche esser disponibili, generosi, pronti a manifestare agli altri l’amore di Dio, come fece il Samaritano, che si prese cura, anche sostenendo delle spese, del viandante che era stato malmenato e che si trovava mezzo morto sul ciglio della strada. Nessuno può dire di amare Dio se non ama i fratelli e non ha comunione con loro; chi è nato di nuovo può amare dell’amore di Dio, ne ha la potenzialità, deve solo mettere fuori quest’amore ed esprimerlo agli altri.
Si può definire buono chi è integro, ha un carattere morale e una condotta eccellenti, ma la morale spirituale secondo la Parola di Dio è diversa da quella dettata dai canoni del mondo, perché comporta una bontà che rende eccellenti nell’amore, che non si presta ai desideri della carne, non asseconda gli impulsi dell’anima e del corpo, ma quelli dello spirito che, essendo nato dal cielo, rifiuta il peccato, anzi ne viene mortificato.
La bontà di Dio si manifesta attraverso: - I Suoi pensieri, che sono sempre buoni. Geremia 29:11 Poiché io conosco i pensieri che ho per voi», dice l’Eterno, «pensieri di pace e non di male, per darvi un futuro e una speranza. Anche quando sbagliamo, nel momento in cui andiamo alla Sua presenza, Dio ci accoglie a braccia aperte ed ha per noi pensieri di conforto, di pace, di speranza, d’incoraggiamento. Anche i nostri pensieri, devono essere come i Suoi, positivi e di fede, improntati a gioia ed alle certezze che Egli ci dà, e non uniformarsi a quelli negativi e di scoraggiamento che vengono quotidianamente predicati dal mondo.
- Le Sue decisioni, che sono sempre buone e giuste anche se non sempre siamo in grado di comprenderle. Genesi 50:20 Voi avevate macchinato del male contro di me, ma DIO ha voluto farlo servire al bene per compiere quello che oggi avviene: conservare in vita un popolo numeroso. Dio è capace di usare il male che si compie sulla terra, per volgerlo al bene.
- Ciò che Egli dà, che è sempre buono e perfetto.
La bontà di Dio si manifesta nella nostra vita attraverso la purezza di un cuore che ama, rifugge la falsità, non si presta ai compromessi, alle bugie, agli imbrogli, alla scaltrezza dannosa agli altri, alla mentalità mafiosa ecc., propri di una cultura diabolica. Chi è abituato a mentire non entrerà nel Suo Regno! Alcuni fratelli non hanno eliminato dalla loro vita la menzogna, ma chi ha fatto del Signore il proprio rifugio, chi ha timor di Dio e Lo ama veramente, deve cambiare, non può mantenere il precedente stile di vita; solo così potrà sperimentare la Sua presenza, la Sua potenza, la Sua santità, la Sua gloria.
La bontà di Dio vince il male col bene. Ai suoi fratelli che gli chiesero perdono, Giuseppe manifestò amore, perdono, aiuto materiale e, attraverso il suo perdono, Dio riversò su Israele le Sue benedizioni. Perdonare non è facile, soprattutto i propri nemici, perché richiede forza e coraggio, ma deve renderci disponibili al perdono sapere che esso permette alla benedizioni del Signore di scendere sulle persone che lo ricevono.
La bontà di Dio ci fa vivere nelle delizie. Nehemia 9:25 Essi si impadronirono di città fortificate e di una terra fertile ed entrarono in possesso di case piene di ogni bene, di cisterne già scavate, di vigne, di uliveti e di alberi fruttiferi in abbondanza; mangiarono, si saziarono, ingrassarono e vissero nelle delizie per la tua grande bontà. Certamente noi tutti abbiamo ricevuto grandi benefici da Dio, espressioni del Suo amore e della Sua bontà, e come Egli le elargisce a noi, così noi dobbiamo fare con gli altri, in particolare con i fratelli.
La bontà di Dio ci mantiene stabili e motivati. Salmi 27:13 Oh, se non fossi stato certo di vedere la bontà dell’Eterno nella terra dei viventi!
La bontà di Dio ci spinge al ravvedimento. Romani 2:4 Ovvero disprezzi le ricchezze della sua benignità, della sua pazienza e longanimità, non riconoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?
Proverbi 20:28 La bontà e la fedeltà custodiscono il re; egli rende stabile il suo trono con la bontà. Questo versetto afferma che il trono di Dio è stabile per la Sua bontà e fedeltà, contrariamente a tutti i regni terreni che non possono essere stabili, perché sono fondati sul potere e sull’interesse. La nostra stessa vita rimane stabile se camminiamo nell’amore di Dio e nella Sua bontà che porta salvezza, liberazione, pace, guarigione, prosperità. Tutte le cose che Gesù fece durante il Suo ministero terreno, le compì sotto la spinta dell’amore di Dio.
Per illustrare con un esempio biblico il valore del perdono, viene presa in esame la storia di Giacobbe allorché, inseguito dal fratello Esaù, che voleva ucciderlo perché era stato da lui derubato della primogenitura, si pentì per ciò che aveva fatto e a Peniel chiese perdono a Dio. Col perdono ottenne anche la Sua benedizione, e quando Esaù lo raggiunse, Giacobbe chiese perdono anche a lui, che a tale richiesta abbandonò il proposito di ucciderlo. Nella loro riconciliazione si manifestò l’amore di Dio!
La predicazione si conclude con un’esortazione alla chiesa: prima di fare il male, ancor prima di pensarlo e dirlo, pensiamo, diciamo e facciamo il bene!
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