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Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 25 novembre 2007
Oratore: Pastore Lirio Porrello
IL VERO DARE Un sacrificio accettevole, piacevole a Dio
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
La trattazione dell’odierno tema intende offrire alla chiesa l’opportunità di ricevere rivelazione riguardo a un importante principio spirituale, quello secondo cui, come nel naturale il raccolto segue sempre alla semina e di essa è diretta conseguenza, così sul piano spirituale quello che noi possiamo ricevere da Dio dipende da quanto siamo disposti a spendere per il Suo regno.
La Scrittura ci fa conoscere quanto è grande il valore della preghiera, ma nella maggior parte dei casi, là dove parla di preghiera, parla anche del nostro rapporto col denaro e lascia intendere che per Dio, ancor più che la preghiera, è importante che il nostro cuore non sia legato ai beni materiali. Anche su questo aspetto, quindi, come per tutte le altre cose riguardanti il nostro rapporto col Signore, è opportuno esaminarci per chiarire a noi stessi cosa e con quale attitudine siamo disposti a dare al Signore e chiederci qual è il tipo di offerta piace a Lui.
Filippesi 4:14 Tuttavia avete fatto bene a prendere parte alla mia afflizione. 15 Or sapete anche voi, Filippesi, che all'inizio della predicazione dell'evangelo, quando partii dalla Macedonia, nessuna chiesa mi fece parte di alcuna cosa, per quanto al dare e al ricevere, se non voi soli 16 poiché anche a Tessalonica mi avete mandato, non solo una volta ma due, di che provvedere al mio bisogno. 17 Non già che io ricerchi i doni, ricerco invece il frutto che abbondi a vostro favore. 18 Adesso ho ricevuto tutto ed abbondo, sono ricolmo, avendo ricevuto da Epafrodito ciò che mi è stato mandato da voi, che è un profumo di odor soave. 19. Ora il mio Dio supplirà ad ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze in gloria, in Cristo Gesù.
In questi versetti l’apostolo Paolo ringrazia i Filippesi a motivo della loro sollecitudine nel sostenerlo economicamente mentre si trovava in missione. Paolo, come i ministri di Dio di ogni tempo, per potere vivere aveva bisogno del sostegno economico delle chiese, infatti, se è giusto che l’Evangelo sia portato gratuitamente, è giusto anche chi lo predica abbia la possibilità di vivere e di sostenere le spese che il ministero comporta. È necessario, quindi, che le chiese spiritualmente mature imparino a dare, affinché il regno di Dio si diffonda sempre più. Evidentemente Paolo non voleva pesare sui nuovi credenti e poiché la chiesa di Filippi, già consolidata nella fede, si era fatta carico di lui, nel ringraziare afferma: Ora il mio Dio supplirà ad ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze in gloria, in Cristo Gesù (v. 19). Le sue parole contengono la promessa secondo cui Dio s’impegna a provvedere ai bisogni del popolo in proporzione alle Sue ricchezze.
Il su citato versetto può lasciarci perplessi nel momento in cui vediamo intorno a noi tanta povertà. Se Dio è un Dio che provvede, perché nella nostra nazione, per non parlare della situazione mondiale, è in aumento il numero delle persone sprovviste del necessario per vivere, cresce la povertà dei poveri, aumenta la ricchezza dei ricchi, e da tale fenomeno non è esente la chiesa? La Bibbia ci dà la risposta: la condizione economica di un Paese non dipende solo dai suoi governanti, ma anche da quanto si semina per il Signore. Il principio del dare vale per la nazione, ma vale soprattutto per i credenti, perché la promessa di Dio è diretta esclusivamente a loro, tuttavia il suo adempimento non è automatico, dipende da quello che noi offriamo al Signore, da quanto seminiamo per il Suo Regno.
Il pastore Lirio testimonia che l’attitudine del dare è entrata nella nostra chiesa e che grazie ad essa, col sacrificio di molti fratelli che hanno offerto con tutto il cuore, senza sovvenzioni o prestiti bancari, è stato possibile realizzare in modo eccellente sia la struttura della chiesa di Palermo che i locali di Partinico, dove si svolgono continue attività spirituali che ristorano la vita di tante persone e preservano molte famiglie dalla distruzione del divorzio. Passo dopo passo ogni cosa è stata realizzata confidando nell’intervento divino nel momento del bisogno e in particolare per il nostro pastore Lirio il bisogno è diventato un grande maestro di vita spirituale. Dio ci ha benedetti perché abbiamo dato e continuerà a benedirci perché continueremo a dare. Questa è la legge della semina e della raccolta: chi non semina perché non vuole seminare o perché ha paura di farlo, non raccoglierà nulla. Se vogliamo che Dio ci ricompensi secondo le Sue ricchezze, come fece con i Filippesi, dobbiamo imparare a offrire per la Sua opera.
È da tenere presente, tuttavia, che le difficoltà economiche e le afflizioni materiali in genere, possono servire a Dio come mezzo per renderci più sensibili ai bisogni degli altri e insegnarci a dare, a prescindere dalla condizione economica in cui ci troviamo. Offrire per l’opera di Dio incoraggia gli altri a fare lo stesso ed è un investimento sicuro per il futuro perché, se noi daremo, quando ci troveremo in difficoltà potremo contare sull’intervento divino. La legge della semina e della raccolta è spirituale oltre che naturale: come nel naturale si raccoglie là dove si è seminato e le due cose avvengono in tempi diversi, così sul piano spirituale è certo che dove si è seminato un giorno si raccoglierà!
Troviamo una preziosa lezione sul dare, in un episodio della vita del profeta Elìa. Per combattere l’idolatria aveva pregato che non piovesse e per tre anni non piovve. La siccità e la carestia che ne conseguirono misero in pericolo la sopravvivenza del popolo; lo stesso profeta non aveva di che vivere.
Dio provvide a lui in modo soprannaturale inviandolo dapprima presso il torrente Kerith, dove i corvi gli portavano pane e carne sia al mattino che di sera (1Re 17:3-8) e allorché per mancanza di pioggia anche il torrente si prosciugò, il Signore gli comandò di recarsi a Sarepta dei Sidoni, in casa di una vedova poverissima che gli avrebbe dato da mangiare (1Re 17:9-11). Giunto da lei, Elia le chiese dell’acqua e mentre la donna si apprestava a dargliela le chiese anche del pane, al che ella disse: «Com'è vero che vive l'Eterno, il tuo DIO, pane non ne ho, ma solo una manciata di farina in un vaso e un po’ d’olio in un orcio; ed ora sto raccogliendo due pezzi di legna, per andare a prepararla per me e per mio figlio; la mangeremo e poi moriremo» (1Re 17:12). Elia sapeva che Dio aveva parlato e che sarebbe intervenuto solo se avessero obbedito, quindi la incoraggiò: «Non temere; va' e fa' come hai detto, ma fanne prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne farai per te e per tuo figlio. 14 Poiché così dice l'Eterno, il DIO d'Israele: il vaso della farina non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà, fino al giorno che l'Eterno manderà la pioggia sulla terra"». (vv. 13 e 14). La donna credette alle sue parole e fece come egli aveva detto. 1Re 17: 15 Così ella andò e fece secondo la parola di Elia; e mangiarono lei, Elia e la sua famiglia per parecchio tempo. 16 Il vaso della farina non si esaurì e l'orcio dell'olio non calò, secondo la parola che l'Eterno aveva pronunciato per mezzo di Elia.
Nella Sua potenza, Dio procurò il cibo per Elìa dapprima, presso il torrente Kerith, per mezzo dei corvi, animali immondi; poi per mezzo di una donna così povera da avere come unica prospettiva quella di morire di fame. Dio poté realizzare il Suo piano di provvedere ai loro bisogni perché trovò sia in lui che nella vedova persone obbedienti. Pur non appartenendo al popolo d’Israele, la vedova credette al Dio di Elia, infatti le sue prime parole furono: Com'è vero che vive l'Eterno, il tuo DIO, e senza ragionare eseguì l’ordine del profeta. Obbedendo al servo dell’Eterno e dando a lui la prima focaccia, di fatto la donna obbedì a Dio e Lo mise al primo posto; in conseguenza di ciò il Signore provvide a lei e a suo figlio. Anche noi, se obbediamo a Dio e Lo onoriamo offrendo per la Sua opera, se cerchiamo prima il Suo regno e la Sua giustizia, vedremo riversarsi su di noi la Sua provvidenza nel momento del bisogno. Dio provvede sempre in risposta all’obbedienza!
Cos’è, per Dio, il vero dare? Il vero dare consiste nel dare priorità assoluta alle cose di Dio e nell’offrirGli il meglio, qualcosa che costa, come fece Abele, la cui offerta toccò il cuore di Dio, il quale gli promise che il suo nome non sarebbe stato dimenticato ed anche se morto avrebbe continuato a parlare.
Per provvedere ad Elia, Dio si servì di animali immondi, quali erano i corvi… Levitico 11:13 Fra gli uccelli avrete in abominio questi; non si devono mangiare, sono un abominio: …15 ogni specie di corvi… …ciò vuol dire che per provvedere ai Suoi figli può servirsi anche delle persone del mondo. Quando il torrente si seccò, comandò al profeta di andare da una vedova poverissima e per di più straniera! Ce n’erano tante di vedove, eppure a nessuna di loro fu mandato Elia, se non a una donna vedova in Sarepta di Sidone (Luca 4:26). Elia non protestò, non commentò i metodi di Dio, rimase fermo nella fede e incoraggiò la donna ad averne a sua volta. Per la loro obbedienza e la loro fede avvenne il miracolo: la farina e l’olio non si esaurirono per molto tempo! Dio non provvide la farina e l’olio tutti in una volta, ma un po’ al giorno, in base alla necessità. Per avere il pane quotidiano, quindi, dovevano mettere in azione una fede quotidiana!
Come imparò la donna ad avere fede, visto che era straniera e non conosceva le vie di Dio? Gradualmente. Innanzitutto credette che il Dio di Israele aveva la potenza di provvedere, quindi pur non avendo nulla, si dispose a dare: prima un bicchiere d’acqua, poi una piccola focaccia… senza guardare le circostanze, senza fare calcoli, senza pensare che dare una focaccia al profeta avrebbe ridotto la razione di cibo sua e di suo figlio. Le parole del profeta le davano sicurezza, le avevano fatto credere che Dio avrebbe provveduto e offrì con coraggio quel po’ che aveva. In risposta al suo gesto, Dio manifestò la Sua provvidenza miracolosa. La fede congiunta e quotidiana di Elia e della vedova permise a Dio di operare ed entrambi ebbero di che mangiare per tutto il tempo della siccità.
Il vero dare si apprende in un processo che porta a riporre in Dio tutta la propria fiducia, perché quando per mangiare si confida in Lui, si cresce nella fede; se non si ha nulla e si sperimenta l’intervento del Signore, si ha la percezione della Sua benignità e della Sua fedeltà. Finché si ha disponibilità economica, si può essere indotti a considerare il proprio conto in banca un motivo di sicurezza, ma quando non si ha proprio nulla, ci si aggrappa a Dio, si confida solo in Lui e si vede il Suo intervento, allora e solo allora si riconosce la Sua potenza e la Sua grazia!
Questi principi spirituali furono insegnati da Gesù. Luca 6:38 Date e vi sarà dato: una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata in seno, perché con la misura con cui misurate, sarà altresì misurato a voi». Egli afferma che siamo noi, col nostro dare, a determinare la misura con cui ci sarà dato. Più ci costa quello che offriamo a Dio, tanto più l’offerta Gli è gradita, tocca il Suo cuore e attira la Sua provvidenza. Dio non gradisce ciò che non ci costa nulla e che per noi non comporta sacrificio.
2Samuele 24:24 Ma il re rispose ad Araunah: «No, io comprerò da te queste cose al prezzo che costano, e non offrirò all'Eterno, il mio DIO, olocausti che non mi costino nulla». Così Davide comprò l'aia ed i buoi per cinquanta sicli d'argento. 25 Poi Davide costruì in quel luogo un altare all'Eterno e offrì olocausti e sacrifici di ringraziamento. Così l'Eterno diede ascolto alla preghiera fatta per il paese e la calamità fu allontanata dal popolo d'Israele. Quando in Israele ci fu una pestilenza che non cessava, Davide ebbe la rivelazione che l’unico modo per fermarla era offrire sacrifici a Dio, ma poiché non voleva offrirGli qualcosa che non gli costasse, acquistò col suo denaro il terreno su cui costruire un altare. l'Eterno diede ascolto alla preghiera fatta per il paese e la calamità fu allontanata dal popolo d'Israele (v. 25).
Altra offerta che toccò il cuore di Dio fu quella di mille tori fatta dal re Salomone. Apparsogli in sogno, il Signore gli disse che gli avrebbe concesso qualunque cosa avesse chiesto. 1Re 3:4 Il re andò a Gabaon per offrirvi sacrifici, perché quello era l'alto luogo più importante; e su quell'altare Salomone offerse mille olocausti. 5 A Gabaon, l'Eterno apparve in sogno di notte a Salomone. DIO gli disse: «Chiedi ciò che vuoi che io ti dia». Salomone chiese a Dio un cuore intelligente, fu esaudito, e in segno di ringraziamento continuò ad offrirGli altri sacrifici. 1Re 3:15 Salomone si svegliò, ed ecco era un sogno. Egli tornò allora a Gerusalemme, si presentò davanti all'arca del patto del Signore e offerse olocausti e sacrifici di ringraziamento, e fece un banchetto per tutti i suoi servi.
Ricevere la rivelazione del principio del dare, accresce il desiderio di obbedire al Signore e di offrire per il Suo Regno, spinge a dare, dare e ancora dare senza attendere i tempi del benessere, consente di sperimentare la divina provvidenza nel momento del bisogno, perché solo se Lo onoriamo offrendo a Lui con sacrificio e con amore anche quando ci troviamo nelle ristrettezze economiche, vedremo i cieli aprirsi e manifestarsi la Sua provvidenza quando ci troveremo in difficoltà.
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