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Servizio di adorazione ore 10.30 – Palermo, domenica 25 marzo 2007
Oratore Pastore Lirio Porrello
DONO DI FEDE
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
1Corinzi 12:1 Ora, fratelli, non voglio che siate nell'ignoranza riguardo ai doni spirituali… 1Corinzi 12:9 a un altro fede, dal medesimo Spirito a un altro doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro potere di compiere potenti operazioni; a un altro profezia; a un altro discernimento degli spiriti; L’approfondimento della conoscenza dei doni dello Spirito Santo sta determinando nella chiesa una più diffusa manifestazione di essi, oltre che una generale aspirazione ad un più alto livello di vita spirituale.
Per illustrare il dono di Fede, il maggiore dei doni di potenza, occorre fare qualche premessa circa i significati che la parola “fede” acquista nella Bibbia a seconda del contesto in cui viene usata. Nel testo originale greco il termine corrispondente a fede è sempre lo stesso, “pistis”, ma a seconda dei casi esso assume significati diversi.
1. Fede intesa come credo, dottrina, convinzione spirituale.
2. Fede per la salvezza, Noi siamo salvati per grazia mediante la fede (Efesini 2:8). Si ha una sola volta, infatti come basta dichiarare una volta sola il proprio “sì” per essere sposati, così basta aver fede una sola volta per dire “sì” a Cristo ed essere salvati.
3. Fede nelle promesse di Dio. Per fare proprie le promesse di Dio non è sufficiente avere fede in Lui, è necessario conoscerle e porre fede in ciò che la Scrittura dice riguardo a ciascuna di esse. Romani 10:17 La fede dunque viene dall'udire, e l'udire viene dalla parola di Dio. Per avere fede occorre ascoltare, ascoltare e ancora ascoltare la Parola di Dio, affinché l’ascolto della Parola si trasformi in rhema per la nostra vita e susciti fede nel nostro cuore. Chi non ha fede deve solo ascoltare ciò che Dio dice riguardo al problema che gli sta a cuore, conoscere le Sue promesse e credere che Egli le mantiene.
4. Fede di Dio Marco 11:22 Allora Gesù, rispondendo, disse loro: «Abbiate la fede di Dio! Quando i discepoli si accorsero che il fico che Gesù aveva maledetto il giorno prima si era seccato sin dalle radici e meravigliati Gli chiesero spiegazione di quel fatto straordinario, visto che nel naturale è impossibile che un albero secchi totalmente nell’arco di un giorno, Gesù colse l’occasione per esortarli: “Abbiate la fede di Dio!” . Come è la fede di Dio? È una fede creativa, una fede che con la parola chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono, che le vede nella propria immaginazione, le sogna, crede nella loro realizzazione. Una tale fede animava il nostro pastore prima che sorgessero i locali di Partinico, infatti, pur non disponendo dei necessari mezzi economici, li chiamò all’esistenza, li visualizzò nell’immaginazione, coltivò quel sogno nel cuore, certo che Dio avrebbe permesso la loro realizzazione. Ordinando al fico di seccare, Gesù pronunciò parole di fede creativa e ciò che disse non tardò a realizzarsi, e la Sua esortazione: “Abbiate la fede di Dio!”, è rivolta anche a noi, che in quanto Suoi figli dobbiamo averla.
5. Fede intesa come Fedeltà, che è un frutto dello Spirito. Galati 5:22 Ma il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo. Alla fede citata nell’epistola ai Galati tra i frutti dello Spirito, deve attribuirsi il significato di fedeltà, santità, maturità spirituale. In greco è resa col termine pistis, ma essendo elencata tra i frutti dello Spirito, assume il significato di fedeltà, di stabilità, della dote indispensabile per non venire meno ai patti.
6. Fede per servire nel Corpo di Cristo attraverso una giusta motivazione data dal Signore. Romani 12: 3 Infatti, per la grazia che mi è stata data, dico a ciascuno che si trovi fra voi di non avere alcun concetto più alto di quello che conviene avere, ma di avere un concetto sobrio, secondo la misura della fede che Dio ha distribuito a ciascuno. Nella chiesa non si serve per essere apprezzati, né perché ci si ritiene indispensabili, ma per esprimere al Signore la propria gratitudine e perché si sente il bisogno di rendersi utili nel Suo regno.
7. Dono di Fede o Fede speciale, il maggiore dei doni di potenza. È un tipo di fede diverso dai precedenti. È una fede incrollabile che Dio stesso mette nel cuore e che permette il verificarsi di manifestazioni soprannaturali; una fede illimitata che lo Spirito Santo fornisce per ottenere risultati soprannaturali in una situazione specifica, una fede che non lascia spazio al dubbio e al vacillamento. È l’unico, assieme agli altri doni di potenza (di guarigioni e di potenti operazioni), che può determinare la risurrezione dei morti, infatti permette allo spirito di ritornare nel corpo, mentre il dono di potenti operazioni blocca i danni della decomposizione e rimedia a quelli già compiuti, e il dono di guarigione elimina la malattia che aveva causato il decesso. Quando Gesù chiamò alla vita Lazzaro che era morto da quattro giorni, la risurrezione avvenne mediante il dono di fede in manifestazione, unitamente agli altri due doni di potenza. Le bende che lo avvolgevano quando apparve in piedi a coloro che si trovavano all’esterno della tomba, trasferite sul piano spirituale rappresentano i legami di tenebre che circondano le persone nate di nuovo e che, pur essendo risuscitate spiritualmente, sono ancora imbrigliate in legami da cui la chiesa deve liberarle.
A differenza del dono di potenti operazioni che opera i miracoli, il dono di fede li riceve, e possiamo comprendere come ciò avviene, esaminando la storia di Daniele. Gelosi della stima che il re Dario nutriva per Daniele, che si distingueva su tutti gli altri funzionari del regno per le sue eccellenti qualità, e non avendo altri appigli per attaccarlo, costoro decisero di colpirlo sul piano della fede e costrinsero il re a fare un decreto secondo cui per trenta giorni nessuno avrebbe potuto pregare altri dei all’infuori di lui. La fossa dei leoni attendeva i disobbedienti. Incurante del decreto, Daniele continuò a pregare Dio come aveva sempre fatto, e naturalmente, visto che non aspettavano altro, quegli uomini lo presero e lo gettarono nella fossa dei leoni. (Daniele 6: 1-23). Addolorato per l’accaduto, poiché non immaginava che il decreto costituisse una trappola per Daniele, lo stesso re lo rincuorò dicendogli: «Il tuo Dio, che tu servi del continuo, sarà egli stesso a liberarti» (v. 16), quindi sigillò la fossa e trascorse la notte senza prendere né cibo, né sonno. Al mattino seguente si recò di buon’ora nella fossa dei leoni. Daniele 6:20 Giunto vicino alla fossa, chiamò Daniele con voce accorata; il re prese a dire a Daniele: «Daniele, servo del Dio vivente, il tuo Dio, che tu servi del continuo ha potuto liberarti dai leoni?». 21 Allora Daniele disse al re: «O re, possa tu vivere per sempre! 22 Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le bocche dei leoni, ed essi non mi hanno fatto alcun male, perché sono stato trovato innocente davanti a lui; ma anche davanti a te, o re, non ho fatto alcun male». 23 Allora il re fu ripieno di gioia e ordinò di tirar fuori Daniele dalla fossa. Così Daniele fu tirato fuori dalla fossa e non si trovò su di lui alcuna lesione, perché aveva confidato nel suo Dio. In quella situazione Daniele non fece nulla, confidò solo in Dio, e nella fossa i leoni miracolosamente non lo toccarono. Anche agli amici di Daniele, Shadrak, Meshak e Abed-nego, accadde qualcosa di analogo. All’imposizione del re Nebukadnetsar di adorare la statua d’oro, opposero un categorico rifiuto e non temettero di testimoniare la loro fede. Daniele 3:17 … il nostro Dio, che serviamo, è in grado di liberarci dalla fornace di fuoco ardente e ci libererà dalla tua mano, o re. 18 Ma anche se non lo facesse, sappi o re, che non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo l'immagine d'oro che tu hai fatto erigere». Infuriato, il re ordinò che la fornace fosse riscaldata sette volte più del solito… Daniele 3:20 Comandò quindi ad alcuni uomini forti e valorosi del suo esercito di legare Shadrak, Meshak e Abed-nego e di gettarli nella fornace di fuoco ardente. 21 Allora questi tre uomini furono legati con i loro calzoni, le loro tuniche, i loro copricapo e tutte le loro vesti e furono gettati in mezzo alla fornace di fuoco ardente. 22 Ma poiché l'ordine del re era duro e la fornace era estremamente surriscaldata, la fiamma del fuoco uccise gli uomini che vi avevano gettato Shadrak, Meshak e Abed-nego. 23 E questi tre uomini, Shadrak, Meshak e Abed-nego, caddero legati in mezzo alla fornace di fuoco ardente. …e mentre assisteva alla scena fu colto da un enorme stupore nel vedere non solo i tre camminare liberamente nella fornace, mentre gli uomini che ve li avevano gettati dentro erano morti per il gran calore, ma essersi aggiunta ad essi una quarta persona, che egli stesso definì simile a un figlio di Dio. Uscirono dalla fornace del tutto indenni, il fuoco non aveva fatto loro alcun male, aveva solo dissolto i lacci che li tenevano legati, e grazie alla loro testimonianza il re comprese che il loro Dio era l’unico vero Iddio. Anche oggi accade che le persone riconoscano il vero Dio se c’è qualcuno che rende testimonianza!
Tra gli esempi di manifestazione del dono di Fede presenti nella Scrittura, troviamo quello di Elia, il profeta che a causa dell’idolatria in cui era caduto il popolo d’Israele aveva pregato affinché non piovesse, e per tre anni non piovve. La prolungata siccità avrebbe colpito anche lui se il Signore non gli avesse parlato. 1Re 17: 3 «Vattene da qui, volgiti verso oriente e nasconditi presso il torrente Kerith, che si trova a est del Giordano. 4 Tu berrai al torrente e io ho comandato ai corvi che ti diano da mangiare là». Proprio i famelici corvi lo avrebbero sfamato? Una promessa simile ha tutto il sapore dell’assurdità, ma Elia credette alla parola dell’Eterno, confidò in Lui e la sua fede non fu delusa, i corvi gli portavano il cibo sia al mattino che alla sera. 5 Così egli partì e fece secondo la parola dell'Eterno: andò e si stabilì presso il torrente Kerith, che si trova a est del Giordano. 6 I corvi gli portavano pane e carne al mattino e pane e carne alla sera, e beveva al torrente. L’Iddio di Elia è anche il nostro, e questa storia deve incoraggiarci a credere nell’impossibile, secondo quanto è scritto: ogni cosa è possibile a chi crede (Marco 9:23).
Come in modo soprannaturale Dio provvide il cibo per Elia, così fece per la vedova che viveva in condizioni economiche disperate e nel timore che i suoi due figli finissero schiavi dei creditori.2Re 4:3 Allora egli disse: «Va' e chiedi in prestito a tutti i tuoi vicini dei vasi vuoti, e non chiederne pochi. 4 Quando sei rientrata, chiudi la porta dietro di te e dei tuoi figli, poi versa l'olio in tutti quei vasi mettendoli da parte man mano che saranno pieni». Possedeva soltanto un vasetto d’olio, e quando chiese aiuto al profeta Eliseo, obbedì senza discutere al suo comando di procurarsi tanti vasi da riempire con quell’olio. Secondo le istruzioni del profeta, chiuse la porta e cominciò a versare nei vasi l’olio, che si esaurì solo quando furono tutti pieni. Con quell’olio, che si era miracolosamente moltiplicato, poté pagare i debiti e vivere senza problemi. La Scrittura afferma più volte che Dio protegge le vedove e gli orfani, e questo perché Egli delega i genitori naturali a prendersi cura dei loro figli, e nel momento in cui essi vengono a mancare se ne fa personalmente carico; come delega il marito a prendersi cura della propria moglie, e nel momento in cui egli cessa di vivere, subentra nella cura della vedova.
Tra le manifestazioni soprannaturali prodotte dal dono di fede c’è, come detto prima, la risurrezione dei morti, che negli esempi biblici è avvenuta solo per mezzo dei profeti, di Gesù e degli apostoli. Quando nella città di Ioppe morì Tabitha, una giovane fanciulla, i discepoli mandarono a chiamare Pietro che, giunto sul luogo, prima di chiamare la fanciulla alla vita pregò, perché è impossibile risuscitare un morto senza una fede soprannaturale e un preventivo rhema da parte di Dio. Atti 9:40 … fatti uscire tutti, si pose in ginocchio e pregò. Poi, rivoltosi al corpo, disse: «Tabitha, alzati!». Ed ella aprì gli occhi e, visto Pietro, si mise a sedere. 41 Egli le diede la mano e l'aiutò ad alzarsi, e, chiamati i santi e le vedove, la presentò loro in vita. 42 La cosa fu risaputa per tutta Ioppe, e molti credettero nel Signore. Solo dopo aver ricevuto il rhema, Pietro ordinò alla fanciulla di alzarsi, allora il suo spirito ritornò nel corpo e, a motivo di della sua risurrezione, in Ioppe molti credettero nella potenza di Dio, poiché solo Dio ha la potenza per risuscitare i morti.
Ancor oggi il Signore dà la fede per risuscitare i morti, anche se si tratta di eventi molto rari. Tra le risurrezioni avvenute in tempi recenti è singolare quella di un pastore nigeriano, Daniel Ekechukwu, morto in seguito ad un incidente stradale e rimasto in obitorio per tre giorni. Spinta da un’ostinata fede nella sua risurrezione, la moglie fece di tutto per trasportarlo, chiuso nella bara, all’incontro che l’evangelista Reinhard Bonnke teneva in una località nigeriana. Senza che l’uomo di Dio pregasse per lui, il defunto pastore tornò in vita ed oggi testimonia in tutto il mondo l’eccezionale esperienza fatta “da morto” e mostra le certificazioni cliniche e le testimonianze dei medici.
Come più volte affermato nelle predicazioni delle ultime settimane, i doni carismatici dello Spirito, cioè i doni della Sua Grazia, devono essere messi al servizio degli altri, 1Pietro 4:10 Ciascuno metta al servizio degli altri il dono (charisma) che ha ricevuto, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio. e poiché tutti ne siamo destinatari, non dobbiamo fermarci prima di averne almeno uno in manifestazione, dobbiamo pregare per averlo e dichiarare al Signore il nostro desiderio. La Parola di Dio dice che i doni dello Spirito sono per ciascuno, è una Sua promessa, e visto che ogni cosa si ottiene per fede e che la fede viene dall’udire la Parola di Dio (Romani 10:17), se ascoltiamo e riascoltiamo questa promessa e la meditiamo fino a farla divenire rhema per noi, certezza per la nostra vita, il desiderio diverrà realtà.
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