Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 25 febbraio 2007
Oratore: Pastore Lirio Porrello
INTERPRETAZIONE DELLE LINGUE
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Prosegue la trattazione dei doni dello Spirito Santo che, come la stessa Scrittura esorta, i credenti devono conoscere: Ora, fratelli, non voglio che siate nell'ignoranza riguardo ai doni spirituali (1Corinzi 12:1), e dopo quelli minori che sono stati ampiamente illustrati nelle predicazioni delle scorse domeniche, oggi è la volta del dono dell’interpretazione delle lingue.
1Corinzi 12:10 …a un altro diversità di lingue, a un altro l'interpretazione delle lingue. Dono medio tra quelli d’ispirazione, il dono dell’interpretazione delle lingue diviene operante per iniziativa dello Spirito Santo e permette all’ascoltatore di comprendere, mediante la spiegazione in una lingua a lui nota, i messaggi che il Signore dà a chi possiede il dono di diversità di lingue. I messaggi che si ricevono mediante tale dono rimangono infatti misteriosi se non c’è chi li interpreti.
Dio ha stabilito nella Chiesa una gerarchia di doni (1Co. 12:28-30), e il credente, che ne ha ricevuto almeno uno per l’utilità comune, deve sapere individuare quello che gli è stato dato. 1Corinzi 12:30 Hanno tutti il dono di potenti operazioni? Hanno tutti i doni di guarigioni? Parlano tutti diverse lingue? Interpretano tutti? A parte i doni, comunque, tutti coloro che hanno ricevuto il battesimo nello Spirito Santo parlano in lingue, 1Corinzi 14:13 Perciò chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare, 14 perché, se io prego in altra lingua, il mio spirito ben prega, ma la mia mente rimane infruttuosa. 15 Che si deve dunque fare? Pregherò con lo spirito, ma lo farò anche con la mente; canterò con lo spirito, ma canterò anche con la mente. e per avere consapevolezza di ciò che dicono necessitano dell’interpretazione e devono chiederla a Dio pregando in spirito, cioè in lingue, ma anche con parole comprensibili, e cantando in spirito, cioè in lingue, ma anche con parole comprensibili
L’apostolo afferma che il parlare in lingue può determinare disappunto in coloro i quali entrano per la prima volta in chiesa, ma se al parlare in lingue segue l’interpretazione, che mette in luce le cose segrete dei loro cuori e la loro condizione interiore, essi si stupiranno, avranno la percezione della presenza di Dio in quel luogo e si prostreranno per adorarLo. 1Corinzi 14:25 In questo modo i segreti del suo cuore vengono palesati e così, gettandosi con la faccia a terra, adorerà Dio, dichiarando che Dio è veramente fra voi. È chiaro dunque che Paolo incoraggia a parlare in lingue e a dare l’interpretazione non solo nei luoghi di riunione dei credenti, ma anche in presenza di non credenti (14:24).
L’apostolo suggerisce, tuttavia, di fare ogni cosa con decoro e ordine: Ma se non vi è chi interpreti, si taccia nella chiesa chi parla in altra lingua, ma parli a se stesso e a Dio (14:28); Ma ogni cosa sia fatta con decoro e con ordine (1Corinzi 14:40).
Ci si può chiedere come mai, visto che esiste il dono di profezia, Dio ha stabilito anche il dono d’interpretazione delle lingue mediante il quale, in definitiva, si ricevono parole profetiche. La risposta è che ricevere direttamente una profezia è meno facile che ricevere l’interpretazione, anche perché questa si può avere quando si vuole, visto che nel momento in cui un altro parla in lingue, chi ha il dono dell’interpretazione può pregare per riceverla. Non dobbiamo pensare che “interpretazione” equivalga a “traduzione”, poiché interpretare vuol dire spiegare, rendere in un linguaggio comprensibile il significato di un messaggio espresso in altre lingue, e ciò avviene per ispirazione dello Spirito Santo.
Lo scopo del dono dell’interpretazione delle lingue è lo stesso di quello del dono di profezia, ed è l’edificazione della chiesa. 1Corinzi 14:5 Io vorrei che tutti parlaste in lingue, ma molto più che profetizzaste, perché chi profetizza è superiore a chi parla in lingue a meno che egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione. L’apostolo Paolo paragona il dono di diversità delle lingue unito a quello d’interpretazione al dono di profezia, ma di fatto è più facile ricevere un messaggio in altre lingue con la relativa interpretazione (equivalente ad una profezia), che ricevere un messaggio direttamente sotto forma di profezia, poiché a questo livello si accede generalmente quando si è più maturi nella fede. Dio vuole che tutti cresciamo nella maturità spirituale, e per questo motivo, per poterci dare sempre di più, c’incoraggia ad usare ciò che abbiamo. Se, ad esempio, con l’esercizio accresciamo la nostra scioltezza e padronanza nel parlare in lingue, Gli permettiamo di elargirci doni maggiori. Lo stesso apostolo Paolo spendeva molto tempo pregando in spirito: Io ringrazio il mio Dio, perché parlo in lingue più di voi tutti (1Corinzi 14:18).
I doni d’ispirazione non devono essere usati necessariamente solo per l’edificazione degli altri, possono essere usati anche per se stessi, e in particolare quello d’interpretazione è utile per comprendere il significato delle proprie preghiere, anzi è un’importante premessa per potere interpretare e comprendere la diversità di lingue. È necessario, pertanto, esercitarsi nell’interpretazione delle proprie preghiere (anche se non si tratta di un dono d’interpretazione), tenendo presente che i doni dello Spirito funzionano solo se ci manteniamo nello spirito, se stiamo alla presenza del Signore, Lo cerchiamo, Lo invitiamo, siamo ripieni di Spirito Santo e sensibili a ciò che Egli vuole dirci, mentre se ad esempio siamo pieni d’ira, daremo spazio solo alle manifestazioni della carne.
Il dono dell’interpretazione delle lingue non è autonomo, ma collegato a quello della diversità delle lingue, senza il quale non può essere utilizzato. Tramite l’interpretazione delle lingue Dio può rivelarci cose sconosciute. In proposito il pastore narra una sua esperienza: “Molti anni fa ricevette la visita di una sorella che cercò di metterlo in guardia dalle trame di un pastore, allora suo collaboratore, che a suo dire, per divina rivelazione ricevuta, operava subdolamente col segreto scopo di dividere la chiesa. Stupito da quelle affermazioni e per nulla convinto, visto che conosceva bene la persona in questione, il pastore Lirio invitò quella sorella a pregare con lui, ed entrambi iniziarono a pregare in lingue. Improvvisamente scese l’unzione, e con essa il nostro pastore ricevette l’interpretazione di quanto la donna stava dicendo in preghiera, e cioè che neppure una delle cose da lei dette era vera. Il tempo dimostrò che tutto era realmente falso.” È vero, però, che mediante l’interpretazione delle lingue Dio può rivelare misteri, cose che nessuno conosce ad eccezione dello Spirito Santo, e può anche mettere in guardia dagli inganni orditi da persone insospettabili.
1Corinzi 14:13 Perciò chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare, Sulla base di questa esortazione della Scrittura, il pastore procede ad un esercizio pratico: invita i presenti a formulare brevi preghiere in altre lingue, a chiedere al Signore l’interpretazione di quanto detto e ad attendere. Alla domanda finale del pastore: “Quanti di voi hanno ricevuto l’interpretazione?” centinaia di mani si alzano, e tuttavia egli esorta chi non avesse ricevuto nulla a non scoraggiarsi e a continuare l’esercizio durante il proprio devozionale. Ricevere l’interpretazione delle proprie preghiere è utile solo all’edificazione personale, non significa avere il dono dell’interpretazione, che invece serve per l’utilità comune e permette a chi lo possiede d’interpretare in qualunque momento, sempre che sia in comunione col Signore, ciò che viene detto da chiunque abbia il dono della diversità delle lingue.1Corinzi 14:27 Se uno parla in altra lingua, si faccia questo da due o tre al più, e l'un dopo l'altro, e uno interpreti. 28 Ma se non vi è chi interpreti, si taccia nella chiesa chi parla in altre lingue ma parli a se stesso e a Dio. È tuttavia da dire che il dono dell’interpretazione delle lingue non è frequente, e di conseguenza ad interpretare sono sempre le poche persone che lo possiedono.
La Scrittura ci esorta a non contristare lo Spirito Santo. Efesini 4:30 E non contristate lo Spirito Santo di Dio, col quale siete stati sigillati per il giorno della redenzione. Ma come possiamo contristarLo? Allo stesso modo, ad esempio, con cui un marito rende triste la propria moglie, cioè trascurandola. 1Tessalonicesi 5:19 Non spegnete lo Spirito. 20 Non disprezzate le profezie. 21 Provate ogni cosa, ritenete il bene. Lo Spirito Santo si contrista se non preghiamo, non parliamo in lingue, non andiamo nello spirito e non lo esercitiamo, perché in tal modo si spegne il Suo fuoco che è in noi; inoltre si contrista quando chi riceve da Lui qualcosa s’inorgoglisce, infatti la Scrittura ammonisce chi ritiene di avere ricevuto un messaggio dallo Spirito, di vagliarlo attentamente alla luce della Scrittura e di sottomettersi con umiltà a chi di essa ha una maggiore conoscenza, visto che tutti possiamo sbagliare e dobbiamo confrontarci con l’unica cosa infallibile, la Parola di Dio.
Occorre tener presente che i doni dello Spirito (che vengono dati a tutti) sono subordinati ai ministeri (che non sono per tutti), infatti Dio ha organizzato la Chiesa istituendo in primo luogo i doni ministeriali (dòmata) e poi quelli dello Spirito (karìsmata), pertanto chi ha un dono ministeriale può giudicare i doni dello Spirito, e non viceversa. 1Corinzi 12:28 E Dio ne ha costituiti alcuni nella chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come dottori; poi ha ordinato le potenti operazioni; quindi i doni di guarigione, i doni di assistenza e di governo e la diversità di lingue. Ne deriva che chi crede di avere ricevuto qualcosa dal Signore, prima di dirla pubblicamente deve sottoporla a chi presiede, anziano o pastore, affinché la valuti e dia l’autorizzazione a renderla pubblica.
Il dono, come già detto, viene dato per un uso pubblico, non privato, ma per comprendere bene la parte pubblica dobbiamo innanzitutto comprendere quella privata, infatti solo se esercitiamo il dono nel privato, possiamo usarlo per gli altri.1Corinzi 14:26 Che conviene dunque fare, fratelli? Quando vi riunite, avendo ciascuno di voi, chi un salmo, chi un insegnamento, chi parole in altra lingua, chi una rivelazione, chi un'interpretazione, si faccia ogni cosa per l'edificazione. Con queste parole l’apostolo Paolo non si riferisce di certo alle riunioni in chiesa, dove l’alto numero di presenti non consentirebbe l’attuazione di quanto egli esorta a fare, né alle cellule aperte, che sono luogo di conquista, ma alle cellule chiuse, che essendo un luogo di edificazione e avendo un numero massimo di tredici persone, offrono l’opportunità di pregare, d’interpretare e quindi di esercitare il dono.
Questo ciclo di predicazioni di approfondimento sui doni dello Spirito Santo che abbiamo il privilegio di ascoltare, non intende offrirci di essi una semplice conoscenza mentale, ma stimolarci a far emergere i doni che ci sono stati dati, ad esercitarli e praticarli nella nostra vita quotidiana per il bene della collettività, a realizzare nella nostra vita un più alto tipo di cristianesimo, il vero cristianesimo, che presuppone conoscenza di Dio, della Sua volontà e degli strumenti che mette a nostra disposizione, comunione con Lui e amore per i fratelli; un cristianesimo pratico pienamente improntato ai principi del Vangelo e a cui tutti dobbiamo fortemente aspirare. |
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