Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, 23 settembre 2007

 

  Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

DIFFERENZE TRA I DONI E IL FRUTTO

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Sono giunti al termine i due cicli di predicazioni, l’una dedicata ai doni dello Spirito Santo, che ha offerto al pastore Lirio Porrello lo spunto per la realizzazione di un libro, “Charismata”, l’altra al frutto dello spirito, su cui lo stesso pastore si propone di realizzare un altro libro, per offrire alla chiesa l’opportunità di meditare ulteriormente su quanto predicato.

Oggi vengono esaminate le differenze esistenti tra i doni e il frutto.

 

Nella prima epistola ai Corinzi, l’apostolo Paolo elenca i nove doni dello Spirito Santo.

1Corinzi 12:4 Or vi sono diversità di doni, ma non vi è che un medesimo Spirito, 5 Vi sono anche diversità di ministeri ma non vi è che un medesimo Signore. 6 Vi sono parimenti diversità di operazioni, ma non vi è che un medesimo Dio, il quale opera tutte le cose in tutti. 7 Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l'utilità comune. 8 A uno infatti è data, per mezzo dello Spirito, parola di sapienza; a un altro, secondo il medesimo Spirito, parola di conoscenza; 9 a un altro fede, dal medesimo Spirito; a un altro doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro potere di compiere potenti operazioni; a un altro profezia; a un altro discernimento degli spiriti; 10 a un altro diversità di lingue, a un altro l'interpretazione delle lingue. 11 Or tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, che distribuisce i suoi doni a ciascuno in particolare come vuole.

 

Nell’epistola ai Galati, lo stesso Paolo cita le nove caratteristiche del frutto dello spirito.

Galati 5:22 Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo. 23 Contro tali cose non vi è legge.

 

Riguardo al frutto viene ricordato che, nonostante la Nuova Diodati, come altre Bibbie, parla di “frutto dello Spirito” (con la S maiuscola), esso non appartiene allo Spirito Santo, ma a ciascuno di noi, dato che sono i tralci a portare frutto, quindi i credenti, e non la vite, che è Gesù. Le caratteristiche del frutto vengono maturate, grazie all’opera dello Spirito Santo, dallo spirito umano rigenerato, rispecchiano la natura di Dio, ma appartengono a noi.

Mentre i doni sono nove, il frutto è uno solo, seppur costituito da nove elementi (ricordiamo in proposito l’esempio chiarificatore del mandarino e dei nove spicchi che lo compongono). I primi tre elementi: amore, gioia e pace, riguardano l’interiorità, sono caratteristiche che la persona sperimenta interiormente; i secondi tre: pazienza, gentilezza e bontà, si riflettono anche nell’esteriore e sono percepibili dagli altri, che ne beneficiano; gli ultimi tre: fede (o fedeltà), mansuetudine e autocontrollo, sono le caratteristiche che più piacciono a Dio. Fanno tutte parte della  natura di Dio e ogni credente deve tendere a realizzarle nella propria vita.

In alcune predicazioni delle scorse domeniche è stato fatto cenno del fatto che la colomba, che raffigura lo Spirito Santo, ha nove piume principali per ogni ala; quelle di un’ala rappresentano il frutto e quelle dell’altra i doni dello Spirito; è stato altresì affermato che, come la colomba, per poter volare, ha bisogno di entrambe le ali, così una chiesa ha bisogno sia dei doni che del frutto.   

 

Vediamo, nello schema che segue, la differenza tra il frutto e i doni.

 

                  FRUTTO

                     DONI

Cresce. Dal momento in cui si nasce di nuovo nello spirito e viene sparso nel cuore l’amore di Dio, si è abilitati a portare frutto e a farlo crescere.

 Si ricevono così come sono e non crescono; può crescere, semmai, la nostra sensibilità e sapienza nel riconoscerli e utilizzarli.

Bisogna farlo sviluppare. È nostra responsabilità riconoscere in quali parti del frutto difettiamo e impegnarci a farle crescere.

Devono essere scoperti. È nostra responsabilità scoprirli, per poterli usare a beneficio degli altri.

Tutti i credenti devono portare frutto e crescere ad immagine di Dio.

Li manifestano solo i credenti a cui sono stati dati. Nessuno può usare i doni che non ha, ma chi li riceve ha la responsabilità di usarli.

Riflette il grado di maturità spirituale conseguito.

Riflettono la vita spirituale. Mediante i doni, Dio si manifesta a chi dimora in Lui ed ha un’intensa vita di preghiera, ma riceverli non dice che frutto si è maturato.

Dipende dal dimorare, cioè: più si dimora nel Signore, più si cresce nel frutto dello spirito.

Dipendono dall’ubbidienza; si manifestano solo se si obbedisce all’iniziativa dello Spirito Santo, se invece si disubbidisce, si arreca danno alla chiesa.     

Lo Spirito Santo opera dentro di noi e ci esorta a crescere nel frutto. Egli non può dimorare in chi non è nato di nuovo, tuttavia opera nelle persone ancor prima della salvezza.

Dimostrano che si è nello spirito. Finché si è nella razionalità, nei propri pensieri, nelle ansietà e nelle paure, non si è sensibili allo Spirito Santo, non si riceve ciò che vuole darci e di conseguenza è impossibile assecondarLo nei Suoi propositi.

È orientato verso Dio e la Sua santità. La santità di una persona è proporzionata al frutto dello spirito che manifesta.

Sono orientati verso il servizio al Corpo di Cristo. Più si scorre nei doni, più si edifica, si incoraggia la Chiesa e si è di benedizione agli altri.

Mostra chi è realmente credente.

Mostra ciò che fa un credente.

Potenzialmente è dato a tutti i credenti. Tutti coloro che sono nati di nuovo hanno ricevuto il seme destinato a diventare il frutto dello spirito.

Vengono distribuiti dallo Spirito Santo a chi vuole, ma tutti ne abbiamo ricevuto almeno uno.

Viene sviluppato per fede: bisogna credere che si può cambiare il proprio carattere.

Si ricevono per fede: anche per ricevere i doni è necessario aver fede. 

È il nostro frutto: il nostro amore, la nostra gioia, la nostra pace ecc., quindi appartiene a noi.  

Siamo solo amministratori dei doni che lo Spirito Santo ci dà e che possiamo usare esclusivamente per Sua  iniziativa, non ne siamo i padroni.

È permanente, durerà in eterno.

Cesseranno  - Corinzi 13:8-10Ma quando sarà venuta la perfezione, allora quello che è solo parziale sarà abolito. La perfezione non è ancora venuta, quindi i doni non sono stati aboliti. Servono per l’edificazione della Chiesa e solo quando essa verrà rapita non serviranno più.

Esprime la santità di Dio, il Suo carattere.

Esprimono la potenza di Dio.

Non è soggetto ad abusi. Non si può fare del frutto un uso eccessivo, non si può esprimere più amore, più gioia, più pazienza… di quelli che si hanno. 

Sono soggetti ad abusi, infatti alcuni fanno un uso eccessivo e illegittimo dei doni

 

Tutte le predicazioni delle scorse settimane, centrate sulle tematiche di cui si è detto e su cui generalmente i credenti hanno le idee poco chiare, sono state della massima importanza per tutti noi. La conoscenza acquisita ci stimola fortemente sia a crescere nel frutto dello spirito che a sperimentare personalmente i doni e manifestarli.

Sappiamo di essere imperfetti e in cosa manchiamo, ma se crediamo che è possibile cambiare il nostro carattere con la nostra volontà e per l’opera che lo Spirito Santo fa in noi quando dipendiamo da Lui, questo avverrà: accresceremo in noi le caratteristiche della natura di Dio, il nostro carattere si trasformerà e cresceremo nella santità. 

 

 Tutti tendiamo, inoltre, ad avere i doni dello Spirito Santo in manifestazione nella nostra vita; sappiamo quanto sono necessari al Corpo di Cristo e come lo Spirito Santo cerca persone sensibili e docili alla Sua volontà per manifestare la Sua potenza. Riceverli e scoprirli dipende da noi: dal nostro dimorare nello Spirito, dalla nostra obbedienza, dalla vita di preghiera, dalla nostra fede.

 

La nuova nascita e il battesimo nello Spirito Santo ci abilitano ad entrare nella dimensione dello spirito e a collaborare con lo Spirito Santo per la realizzazione dei Suoi scopi, e quindi, in un processo di crescita, a sviluppare in noi il frutto dello spirito e a condurre una vita spirituale idonea a ricevere e usare i Suoi doni.

 

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Antonio Settecase