Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 22 aprile 2007
Oratore: Pastore Rosario Mascari
IL SIGNIFICATO DEL VERO DISCEPOLATO
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
I doni dello Spirito Santo, che hanno costituito il filo conduttore di una serie di predicazioni e su cui la chiesa ha acquisito un’ampia conoscenza, hanno valore solo se messi in pratica, infatti non serve a nulla averne una conoscenza mentale, afferma il pastore Rosario Mascari. I doni dello Spirito sono gli strumenti dei discepoli del Signore, prosegue, poiché grazie ad essi: alla parola di conoscenza come alla parola di sapienza o al dono di guarigione, ecc., si può dare un vero e reale aiuto agli altri e si possono risolvere i loro problemi, mentre se offriamo consigli che provengono dalla nostra mente, potremmo persino arrecare danno.
Al tempo in cui visse Gesù, il discepolo non riceveva insegnamenti esclusivamente teorici e nozionistici, non si limitava ad ascoltare e a prendere appunti su ciò che il maestro gli insegnava, doveva piuttosto mettere in pratica gli insegnamenti usando i materiali e gli strumenti necessari alla realizzazione del lavoro, come fa l’apprendista di un artigiano.
Il Vangelo di Giovanni riporta le modalità con cui Gesù chiamò i Suoi discepoli (Gv.1:35-51) e la loro risposta alla chiamata. Giovanni 1:35 Il giorno seguente, Giovanni era nuovamente là con due dei suoi discepoli. 36 E, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'Agnello di Dio». 37 E i due discepoli, avendolo sentito parlare, seguirono Gesù. 38 Ma Gesù, voltatosi e vedendo che lo seguivano, disse loro: «Che cercate?» Essi gli dissero: «Rabbi (che, tradotto; vuol dire maestro), dove abiti?». 39 Egli disse loro: «Venite e vedete». Essi dunque andarono e videro dove egli abitava, e stettero con lui quel giorno. Era circa l'ora decima. 40 Andrea, fratello di Simon Pietro, era uno dei due che avevano udito questo da Giovanni e avevano seguito Gesù. 41 Costui trovò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia che, tradotto, vuol dire: "Il Cristo"»; 42 e lo condusse da Gesù. Gesù allora, fissandolo, disse: «Tu sei Simone, figlio di Giona; tu sarai chiamato Cefa che vuol dire: sasso». 43 Il giorno seguente, Gesù desiderava partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi». 44 Or Filippo era di Betsaida, la stessa città di Andrea e di Pietro. 45 Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui, del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, il figlio di Giuseppe». 46 E Natanaele gli disse: «Può venire qualcosa di buono da Nazaret?». Filippo gli disse: «Vieni e vedi». 47 Gesù vide venirgli incontro Natanaele e disse di lui: «Ecco un vero Israelita, in cui non c'è inganno». 48 Natanaele gli disse: «Come fai a conoscermi?». Gesù gli rispose, dicendo: «Ti ho visto quando eri sotto il fico, prima che Filippo ti chiamasse». 49 Natanaele, rispondendogli, disse: «Maestro, tu sei il Figlio di Dio tu sei il re d'Israele»….
Fino a quel momento erano stati discepoli di qualcun altro, eppure lasciarono immediatamente quella che era la loro vita precedente e senza esitare seguirono Gesù, sebbene a quel tempo non fosse un personaggio noto né un sacerdote, non avesse iniziato il Suo ministero né compiuto alcuna opera miracolosa; era conosciuto semplicemente come il figlio del falegname e Lo seguirono senza fare troppi ragionamenti, senza porre condizioni o cercare un personale tornaconto, senza vedere grandi cose, ma sol perché avevano un cuore pronto a crederGli. Così è un vero discepolo: decide di rispondere “sì” con semplicità di cuore alla chiamata di Dio. Allora, come oggi, c’era chi voleva vedere i miracoli per credere, e per questo motivo Gesù attese il quarto giorno dalla morte per riportare in vita Lazzaro, perché secondo la credenza di allora lo spirito di chi moriva rimaneva sulla terra per tre giorni prima di raggiungere l’eterna dimora, e non avrebbero creduto al miracolo se lo avesse riportato in vita entro tre giorni dalla morte. Alcuni farisei videro Lazzaro uscire con i suoi piedi dalla tomba, assistettero ad un grande miracolo, ma ciò nonostante tramarono di uccidere sia Gesù, perché manifestava la potenza di Dio, che Lazzaro, perché per causa sua molti giudei credevano in Gesù. Essi continuarono a non credere per il semplice fatto che non è il miracolo a produrre la fede, ma è la fede che produce il miracolo, e chi non ha il cuore disposto a credere, non crede neppure se vede risuscitare i morti.
La fede in Dio non nasce dal fatto che si comprende tutto, ma si decide di obbedirGli anche se non tutto è chiaro; a nulla giova voler filtrare le cose dello spirito alla luce della ragione, poiché ragione e spirito si trovano su due piani nettamente distinti. Se si vuole seguire Gesù, occorre ubbidirGli senza discutere o commentare, e chi si rifiuta di credere prima di capire e considera strane e folli le cose dello spirito, non può ricevere dal Signore. Nel nostro tempo, in cui impera il razionalismo, molte persone chiedono minuziose spiegazioni e tendono a ragionare sulle cose spirituali, ma poiché non possono spiegarsi razionalmente il soprannaturale, continuano a non credere.
Prima di conoscere Gesù, Pietro si chiamava Simone ed era instabile come una canna. Dopo tre anni di convivenza col Signore continuava a camminare armato, e quando stavano per arrestare Gesù arrivò ad usare la spada ed a staccare l’orecchio al servo del sommo sacerdote, senza riflettere sul fatto che il suo gesto avrebbe potuto screditare Gesù e persino comportare capi d’imputazione a suo carico; inoltre tradì il Maestro, disse di non conoscerLo, rivelandosi anche abile nel mentire. Quando usò la spada, Pietro pensava di aiutare Gesù, ma anche se esiste ancora la tendenza a ritenere di dover aiutare Dio ad adempiere le Sue promesse, in realtà Egli non ha bisogno del nostro aiuto, e quando lo facciamo siamo fonte di guai. Lo fece Sara, moglie di Abramo, che in seguito alla promessa di un figlio da parte dell’Eterno, considerata la sua sterilità e l’età avanzata, suggerì al marito di unirsi alla schiava Agar per avere un figlio. Che gravi conseguenze per il mondo intero produsse la nascita di quel figlio illegittimo! Sara mise in atto una strategia umana per realizzare la divina promessa, non aveva sufficiente fede per credere che il Signore poteva darle il figlio nonostante la tarda età e la sterilità, cosa che fece successivamente dandole Isacco.
Alcuni passi della Scrittura ci mostrano un Gesù rigido e determinato, pronto ad usare parole dure su taluni argomenti (Gv. 6:52-69). Giovanni 6: 53 Perciò Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi. 54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha vita eterna, e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55 Poiché la mia carne è veramente cibo e il mio sangue è veramente bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me ed io in lui… Giovanni 6:59 Queste cose disse nella sinagoga, insegnando a Capernaum. 60 Udito questo, molti dei suoi discepoli dissero: «Questo parlare è duro, chi lo può capire?». 61 Ma Gesù, conoscendo in se stesso che i suoi discepoli mormoravano di questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? 62 Che sarebbe dunque se doveste vedere il Figlio dell'uomo salire dove era prima? 63 È lo Spirito che vivifica, la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita. 64 Ma vi sono alcuni tra voi che non credono», Gesù infatti sapeva fin dal principio chi erano coloro che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito; 65 e diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me se non gli è dato dal Padre mio». 66 Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui 67 Allora Gesù disse ai dodici: «Volete andarvene anche voi?». 68 E Simon Pietro gli rispose: «Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna. 69 E noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
Questi versetti ci mostrano un Gesù diverso da quello sdolcinato che molti idealizzano, un Gesù che usa parole dure e incomprensibili che dovettero creare sgomento in chi Lo ascoltava… “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha vita eterna, e io lo risusciterò nell'ultimo giorno… Questo è il pane che è disceso dal cielo…” …al punto che molti non Lo seguirono più, evidentemente perché non erano dei veri discepoli e Gli voltarono le spalle alla prima cosa che non compresero. Gesù non usò mezzi termini per chiedere ai Suoi dodici se volevano andar via anche loro, e Pietro, che probabilmente come gli altri non aveva compreso nulla delle Sue parole, ma che avendo il cuore di discepolo una cosa l’aveva capita: che solo in Cristo c’è vita e che voleva restare con Lui, pronunciò la famosa frase «Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna. E noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
Con quelle parole dal significato oscuro, Gesù voleva dire che Egli deve divenire la nostra carne e il nostro sangue, che la Sua vita deve divenire la nostra vita, e lascia intendere che chi non sceglie di vivere con Lui senza compromessi può anche andar via. Quanti sono coloro che, anche oggi, pur frequentando una chiesa lasciano passare il tempo senza fare entrare il Signore nella propria vita e senza divenire tutt’uno con Lui! Costoro non divengono mai pienamente partecipi della vita del Signore e da parte loro non Gli consacrano la loro vita. Il vero discepolo si nutre di Cristo, ha con Lui un’intima e profonda relazione, e come nel naturale siamo ciò che mangiamo, così sul piano spirituale diveniamo veri cristiani se facciamo nostro ciò che disse Gesù: Io sono la Via, la Verità e la Vita, quindi se eliminiamo dalla nostra vita tutte le vie diverse da quella da Lui indicata, tutte le verità diverse da quella da Lui affermata, tutte le cose che reputiamo vitali, ma che rendono la nostra vita diversa da come Egli vuole che la viviamo.
Non si può essere cristiani per costrizione, il cristianesimo è una libera scelta del cuore basata sull’amore e sull’ubbidienza, anche se purtroppo accade che talvolta non riusciamo ad amare e ad ubbidire come dovremmo, non siamo pronti ad ascoltare la voce della coscienza che ci fa sentire cosa dobbiamo o non dobbiamo fare, non siamo disposti ad ascoltare il consiglio del fratello che ci parla da parte di Dio.
Se non si è veri discepoli, integri, sinceri e consacrati al Signore, non si può scorrere nei doni dello Spirito, e nella Scrittura sono riportati esempi di discepoli molto diversi tra loro. · C’è l’esempio di Eliseo, che ricevette dal profeta Elia la chiamata a divenire suo discepolo mentre arava il suo terreno. Elia gli passò vicino e gli gettò addosso il suo mantello, Eliseo comprese prontamente che quel gesto aveva il significato di una chiamata e senza perdere tempo salutò i suoi genitori, prese un paio di buoi e li offrì in sacrificio; con gli attrezzi dei buoi ne fece cuocere la carne e la diede alla gente, che la mangiò. Poi si levò, seguì Elia e si mise al suo servizio.(1Re 19:19-21). Obbedì senza esitare alla chiamata, si sbarazzò degli attrezzi del suo mestiere di contadino per mettersi al completo servizio di Elia, anche se questi era notoriamente un tipo strano e instabile. Alla fine però Eliseo, che lo seguiva sempre, si trovò sul posto quando Elia venne rapito in cielo, lo vide nell’attimo in cui fu preso su carri di fuoco e portato in alto, e come premio della sua fedeltà ricevette il doppio dell’unzione di Elia, scorreva nei doni dello Spirito e i miracoli avvenuti per suo tramite furono il doppio di quelli di Elia. Ancor oggi il Signore dà il doppio dell’unzione a tutti coloro che Lo servono con cuore integro. · Caratteristiche ben diverse aveva il servo di Eliseo, Gheazi. Quando il siro Naaman, guarito dalla lebbra, voleva sdebitarsi con Eliseo e questi rifiutò ogni offerta perché la guarigione divina non si può comprare, Gheazi pensò di approfittare di quell’occasione. 2Re 5:20 Ma Ghehazi, servo di Eliseo, uomo di DIO, disse fra sé: «Ecco, il mio signore ha usato troppa gentilezza con Naaman, questo Siro, non accettando dalla sua mano ciò che egli aveva portato; com'è vero che l'Eterno vive, gli correrò dietro e prenderò da lui qualcosa». Per sua sventura Eliseo conosceva l’accaduto per rivelazione divina e quando il servo rientrò a casa lo interrogò su ciò che aveva fatto e davanti alle sue menzogne gli disse: 2Re 5:27 La lebbra di Naaman si attaccherà perciò a te e alla tua discendenza per sempre». Così Ghehazi uscì dalla presenza di Eliseo tutto lebbroso, bianco come la neve.
Sia Eliseo che Gheazi erano stati al servizio di grandi uomini di Dio, ma i loro cuori erano tanto diversi! Gheazi serviva Eliseo per ricevere qualcosa, aveva la stessa attitudine di chi frequenta la chiesa solo per ricevere dal Signore, mentre il vero discepolo non si serve di Dio, bensì Lo serve, non cerca la Sua mano, ma il Suo volto, non vive nella disubbidienza, piuttosto cerca di piacerGli, ed anche se la crescita spirituale non avviene istantaneamente, è necessario avviarsi in questo processo per consentire a Gesù di operare nella propria vita, ed avverrà ciò che avvenne a Pietro: quando Gesù gli disse che il suo nome era Cefa e non più Simone, che significa canna, profeticamente voleva dirgli che non sarebbe stato più mutevole come una canna, ma stabile come un sasso. Se Glielo permettiamo Gesù cambierà anche noi!
La domanda di Gesù: «Volete andarvene anche voi?», è rivolta a ciascuno di noi, e se non ci sentiamo all’altezza di essere dei veri discepoli, non scoraggiamoci, pensiamo a Pietro ed alle sue debolezze, pensiamo che con Gesù tutto diventa possibile perché quando Egli entra nella nostra vita ha la potenza di cambiarla totalmente, però da parte nostra dobbiamo disporci con lealtà e semplicità di cuore all’ubbidienza ed a risponderGli come Pietro: Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna. Prendiamo la santa decisione di essere veri discepoli del Signore, sottomettiamoci alla Sua volontà, discipliniamoci nella lettura della Bibbia e nella preghiera, riflettiamo sul fatto che chi non ha Cristo non ha nulla, perché il mondo non offre nulla di buono, e dedichiamoci a Lui incessantemente, non soltanto la domenica, confidando pienamente nell’adempimento delle Sue promesse, una delle quali dice: …colui che ha cominciato un'opera buona in voi, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù (Filippesi 1:6). |
Web Master