Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 20 maggio 2007

 

Oratori: h. 8.00 Pastore Lirio Porrello

               h. 10.30 Pastora Santina Noto

 

DISCEPOLARE  I  PROPRI  FIGLI

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

La predicazione della scorsa settimana ha avuto lo scopo di sensibilizzare chi, avendo creduto in Cristo e realizzato la salvezza, non ha preso la decisione di offrirGli la propria vita, di consacrarsi totalmente a Lui, di considerarLo la prima ragione della propria esistenza, di essere Suo discepolo. Gesù comandò ai Suoi dodici e continua a comandarlo a tutti coloro che in ogni tempo sono stati Suoi discepoli, di adoperarsi per trasformare ogni credente in discepolo, allo scopo di formare una discendenza che Lo ami e predichi la Sua Parola per la salvezza delle anime. Con l’odierna predicazione viene approfondito un particolare aspetto dello stesso tema: quello di preoccuparsi  che i propri figli divengano discepoli di Cristo.

 

C’è differenza tra chi, per avere creduto in Cristo, è nato di nuovo ed è diventato figlio di Dio, e chi, dopo avere ricevuto la salvezza, si è lasciato ammaestrare ed è cresciuto nella fede, divenendo un Suo figlio maturo. 

 Il testo greco evidenzia tale differenza, infatti usa il termine “teknon” per indicare il neonato in Cristo e “huiòs” per indicare il figlio maturo, mentre nella traduzione italiana entrambi vengono definiti genericamente “figli”.

 Romani 8:14 Poiché tutti quelli che sono condotti dallo Spirito di Dio sono figli (maturi, in greco  huhiòs) di Dio. 15 Voi infatti non avete ricevuto uno spirito di schiavitù per cadere nuovamente nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione per il quale gridiamo: «Abba, Padre» 16 Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo figli (neonati, in greco teknon) di Dio.

Alcuni credenti, pur essendo diventati figli di Dio, non sono discepoli del Signore; spiritualmente immaturi, si limitano all’ascolto della predicazione domenicale e non svolgono per Lui alcun servizio. Chi è figlio maturo, invece, considera Dio e il Suo Regno la priorità assoluta della propria vita ed è pienamente coinvolto nelle cose sante che Lo riguardano.

 

Come alla nascita il bimbo ha la natura dei genitori, ma non il loro carattere, che sviluppa man mano che cresce, così chi nasce di nuovo nello spirito riceve la natura di Cristo, ma non il Suo carattere, che acquisterà gradatamente con l’insegnamento della Parola di Dio, facendo esperienze spirituali e crescendo nella santità. La nuova nascita è solo il primo atto della vita del cristiano, che però non può e non deve fermarsi all’iniziale condizione di neonato in Cristo, ma deve maturare e crescere nella santità, per acquistare il Suo carattere. Ricevere la salvezza è la premessa indispensabile per avviarsi al discepolato e chi ama veramente il Signore non rifiuta di servirLo e farsi carico delle responsabilità che Dio vuole dare ai Suoi figli, anzi lo considera un onore.  

 

All’inizio del Suo ministero, Gesù fece due predicazioni molto diverse tra loro, a breve distanza di tempo l’una dall’altra.

Marco 1:15e dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all'evangelo». 16 Camminando poi lungo il mare della Galilea, egli vide Simone e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori. 17 E Gesù disse loro: «Seguitemi, e io vi farò diventare pescatori di uomini».

-          In Galilea predicò l’Evangelo del Regno di Dio dicendo: “Ravvedetevi e credete”. Con queste parole chiamò alla salvezza chi Lo ascoltava, infatti parlò soltanto delle cose essenziali per essere salvati: il ravvedimento e la fede.

-          Poco dopo, camminando lungo il mare della Galilea, a Simone e ad Andrea che stavano gettando in mare la rete, disse: “Seguitemi, e io vi farò diventare pescatori di uomini”. Con queste parole li chiamò ad  essere Suoi discepoli.

Perché Gesù predicò in modi così diversi e chiamò i primi alla salvezza e i secondi ad essere discepoli? Rivolse solo a pochi la chiamata ad essere Suoi discepoli, per il semplice fatto che avrebbe potuto curare e trasformare in discepoli solo poche persone che, a loro volta, avrebbero fatto altri discepoli, ma il Suo obiettivo è che tutti lo diventino, infatti ci comanda: “Fate discepoli di tutti i popoli”. 

 

Per quanto riguarda i genitori, il Signore vuole che abbiano la visione del futuro spirituale dei loro figli, che li vedano Suoi discepoli, pronti a servirLo con tutto il cuore e coinvolti nel Suo Regno. Vuole che non si accontentino del fatto che vanno in chiesa la domenica, che non aspettino la chiamata di Dio per loro,  perché i figli dei credenti nascono già con una chiamata a servirLo. La Scrittura dà precise indicazioni sulle responsabilità e sui doveri dei genitori riguardo alla vita spirituale dei loro figli. 

 

 Quando l’Eterno si rivelò ad Abramo, il primo Suo pensiero fu rivolto proprio all’educazione spirituale dei figli, che ancora non aveva, ma che in seguito avrebbe  avuto.

Genesi 18:19 Io infatti l'ho scelto, perché ordini ai suoi figli e alla sua casa dopo di lui di seguire la via dell'Eterno, mettendo in pratica la giustizia e l'equità, perché l'Eterno possa compiere per Abrahamo ciò che gli ha promesso».

Dio stesso affermò di avere scelto Abramo affinché ordinasse ai suoi figli e alla sua discendenza di seguire le Sue vie e di mettere in pratica la giustizia e l’equità; disse anche che avrebbe potuto adempiere le promesse fattegli solo se avesse ubbidito. Questo fu lo scopo di Dio quando scelse Abramo, tanto Gli stava a cuore la formazione spirituale dei figli.

Abrahamo obbedì, curò la Sua famiglia e in particolar modo Isacco, il figlio della promessa, con zelo, scrupolo e senso di responsabilità. Oltre che padre, fu leader spirituale della sua casa, comandò alla moglie e ai figli di osservare le leggi dell’Eterno, fu guardiano delle loro anime, si preoccupò della loro salvezza e del loro futuro, li tenne lontani dai pericoli del mondo.

Dobbiamo seguire il suo esempio ed imitarlo nell’obbedienza e nello zelo; come Lui dobbiamo prendere coscienza che i comandi di Dio sono dettati dal Suo amore per noi. Egli conosce, infatti, i pericoli che attentano alla vita dei giovani e in particolar modo a quella dei figli dei credenti, sa che Satana è instancabile nella sua opera di distruzione e di morte, quindi vuole che i genitori veglino sulla loro vita, poiché oggi più che mai abbondano i suoi subdoli attacchi. 

 

I genitori devono inculcare nei figli l’amore per il Signore e il desiderio di servirLo, non devono scendere a compromessi con la mentalità del mondo, che trasmette idee di falsa libertà, pura negazione di ogni valore morale. Nella nostra società ciascuno vuol essere libero di pensare e di fare ciò che vuole, le regole vengono considerate una violenza alla libertà dell’individuo, i principi divini vengono scherniti, la disobbedienza e la ribellione dilagano … ma i cristiani devono opporsi a tutto questo e ordinare ai figli di vivere secondo le leggi di Dio. 

La cellula familiare è un’occasione strategica e determinante per curarli spiritualmente, per abituarli alla preghiera, alla lettura, alla meditazione della Parola di Dio e all’ascolto della Sua voce. In particolare i piccoli sono dotati di una sorprendente sensibilità spirituale e di facilità di apprendimento; se guidati nel modo giusto, si lasciano plasmare docilmente.

I genitori devono sentire il peso della responsabilità, comprendere che è loro compito preoccuparsi  dell’educazione spirituale dei figli e che non possono delegarla totalmente alla chiesa che, tuttavia, fa la sua parte di collaborazione e supporto al loro lavoro.  

 

In definitiva, per realizzare pienamente il proposito di Dio, i genitori devono: 

1.  Inculcare nei figli la Parola di Dio, istruirli in essa, controllare come trascorrono il tempo libero, quali programmi televisivi seguono e cosa assorbono da essi. 

     Deuteronomio 6:6 E queste parole che oggi ti comando rimarranno nel tuo cuore; 7 le inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando sei seduto in casa tua, quando cammini per strada, quando sei coricato e quando ti alzi.

    Mentre il mondo inculca cose che portano alla distruzione e presenta come normali cose di matrice diabolica, i genitori devono vegliare, fare conoscere i comandi del Signore, il valore della purezza e l’autocontrollo.

    Proverbi 1:8 Ascolta, figlio mio, l'ammaestramento di tuo padre e non trascurare l'insegnamento di tua madre,

     Dio si servì dei Leviti per insegnare al popolo d’Israele le Sue leggi,  

    Levitico 10:11e possiate insegnare ai figli d'Israele tutte le leggi, che l'Eterno ha dato loro    per mezzo di Mosè».

    oggi il sacerdote della casa è il padre, quindi spetta ai genitori insegnare ai figli le leggi divine.

 

2.      Proteggerli dalle tentazioni del mondo, da esperienze negative, dalle trappole tese dal maligno e in cui essi stessi, quando erano giovani e non conoscevano il Signore, sono caduti.

 

3.       Chiedersi se ciò che fanno è sufficiente per far divenire i loro figli discepoli del Signore, se conoscono qual è la loro chiamata, se coltivano per loro dei sogni.

 

Non stanchiamoci di ammaestrare i nostri figli secondo la Parola di Dio, di correggerli e guidarli nelle Sue vie; diamo solide basi alla loro formazione spirituale e, con l’esempio, trasmettiamo loro l’amore per il Signore e il desiderio di onorarLo al di sopra di ogni altra cosa. Proteggiamoli dalle mode e dagli insegnamenti offerti dal mondo, preghiamo per loro ed inculchiamo in essi le leggi di Dio. Adempiamo il Grande Mandato nella nostra famiglia e facciamo dei nostri figli dei discepoli dell’Eterno!

Dio disse ad Abramo: in te saranno benedette tutte le famiglie della terra (Genesi 12:3); ciò vuol dire che, se avremo lo stesso zelo di Abramo e il suo senso della responsabilità nella cura spirituale dei nostri figli, ci approprieremo delle stesse benedizioni che l’Eterno promise a lui. 

Web Master

Antonio Settecase