Servizio di adorazione ore 10,30 – Palermo, domenica 19 agosto 2007-08-19

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

IL FRUTTO DELLO SPIRITO È …. GENTILEZZA

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

 

 

Galati 5:22 Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo.

 

Procede l’esame del frutto dello Spirito ed oggi è la volta della gentilezza, il quinto dei suoi nove componenti, i quali, come avviene per i doni dello Spirito, possono essere suddivisi in tre gruppi. Il  primo comprende l’amore, la gioia e la pace, che si possono definire di tipo interiore, perché chi li possiede ne gode in prima persona nel proprio intimo, pur esprimendolo anche esteriormente; il secondo comprende la pazienza, la gentilezza e la bontà, una triade che, pur nascendo dall’interiore, si manifesta soprattutto verso gli altri, che ne beneficiano; del terzo fanno parte la fede, la mansuetudine e l’autocontrollo, che piacciono molto a Dio, perché sono in gran parte rivolte verso il cielo. Gli piace chi è fedele, in particolare chi persevera nella fede nel Suo Figlio Gesù fino alla fine, cosa essenziale per la salvezza. Gli piacciono i mansueti, infatti promette benedizioni particolari a chi sa abbandonarsi a Lui e da Lui dipendere totalmente; Gli piace infine chi possiede autocontrollo, ossia la capacità di superare l’impulsività e di controllare le emozioni, i sentimenti e le reazioni. Costoro sono spiritualmente maturi e rappresentano per il nemico fortezze inespugnabili.

 

Nell’approfondire il valore della gentilezza, il pastore Lirio fa riflettere sul fatto che i modi cortesi attirano le persone e sono apprezzati da tutti, sia sul piano pratico: nel quotidiano, nel campo degli affari, nel commercio, ecc., sia su quello spirituale. 

Il greco "Chréstotes", reso in italiano con la parola gentilezza, contiene una molteplicità di significati: non volere causare agli altri ferite o dolore; essere disponibili verso chi è nel bisogno e soprattutto verso i poveri e gli indifesi; essere cortesi nei modi.

Oltre al significato di cortesia che noi attribuiamo al termine, nell’originale greco è implicito quello della spinta interiore ad adoperarsi per gli altri.

 L’agire del buon Samaritano rende appieno tale significato. Egli non si avvicinò al malcapitato che si trovava ferito sulla strada semplicemente per essere gentile con lui, ma perché spinto dal bisogno di dargli soccorso, infatti si occupò di lui con generosità, spirito di solidarietà e misericordia, mentre sia il levita che il sacerdote, che prima di lui erano passati da quel luogo, avevano finto di non vederlo. Con questa parabola Gesù rispose ai farisei che Gli avevano chiesto: “Chi è il mio prossimo?”, ed a loro, i quali compresero che per quell’uomo il prossimo era stato il Samaritano, Gesù disse di andare e fare come lui.

 

Molte Scritture parlano della gentilezza.  

Osea 11:4 Io li attiravo con corde di umana gentilezza, con legami d'amore; ero per loro come chi solleva il giogo dal loro collo, e mi piegavo per dar loro da mangiare,

Questo versetto mette in risalto il comportamento di Dio verso il Suo popolo: dice che Egli lo attira con corde di umana gentilezza. La gentilezza, quindi, attira. Anche noi, come Dio, dobbiamo usarla per attirare le persone a Cristo. Purtroppo nella nostra cultura prevale il fare scortese, scostante, aspro; per molti non è facile essere gentili, ma i discepoli di Cristo si riconoscono dal fare improntato a quell’amore che attira e lega le persone: le lega alla cellula, le lega alla chiesa, le lega al Signore!

Questo versetto dice inoltre che Dio toglie il giogo, risolleva le persone, si china teneramente per prendersi cura di loro. E lo fa sempre, quando ci si rivolge a Lui con tutto il cuore.

 

L’apostolo Paolo fu sorpreso dalla gentilezza dei Maltesi allorché, naufrago, giunse sulla spiaggia   di Malta.

Atti 28:2 Gli abitanti del luogo usarono verso di noi una gentilezza non comune, perché accesero un gran fuoco e accolsero tutti per la pioggia che cadeva e per il freddo.

 Nella tempesta, mentre si trovava in mare, Dio lo avvertì che la nave sarebbe andata distrutta, ma gli assicurò che si sarebbe salvato con tutto l’equipaggio. Spinto dalle onde sulla riva dell’isola, fu accolto dai Maltesi con gentilezza non comune, e Dio li ricompensò, infatti Paolo si prodigò per loro,  pregò per gli ammalati, che guarivano, e svolse un’opera di evangelizzazione che permise in quel luogo la nascita di una chiesa.

 

Nella traduzione italiana delle Scritture che seguono, non è usata la parola gentilezza, ma il termine greco è créstotes, lo stesso di Galati 5:22, che nella nostra lingua viene tradotto con “gentilezza”.

2Corinzi 6:6 con purità, con conoscenza, con pazienza, con benignità (créstotes), con lo Spirito Santo, con amore non finto,

1Corinzi 13:4 L'amore è paziente, è benigno (créstotes); l'amore non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia,

 

Anche nell’epistola a Tito, l’apostolo Paolo esorta alla gentilezza. Egli afferma che il vero cristiano è mite e gentile e non rovina la reputazione delle persone parlandone male.

Tito 3:2 di non dire male di alcuno, di essere pacifici e miti, mostrando grande gentilezza verso tutti gli uomini,

Tuttavia è da dire che acquistare modi garbati in età matura, quando si ha un carattere già formato, e divenire disponibili, controllare il tono di voce, usare modi improntati a bontà, non è facile. C’è chi è garbato e cortese, ma non ha le giuste attitudini di cuore, e chi invece ha queste ultime ma usa modi aggressivi e sgarbati.  L’ideale è avere entrambe le cose; le sole attitudini non bastano, poiché è la gentilezza, che è frutto dello Spirito, ad attirare e toccare il cuore delle persone, mentre la scortesia e il fare brusco le respingono. Il giusto cuore deve essere accompagnato dai giusti modi, al fine di creare un’atmosfera di pace, serenità e benessere!

 

La gentilezza, come già detto, oltre che con la cortesia e i modi garbati, si esprime in modo pratico:  

1. dando da mangiare agli affamati;
2. donando abiti a chi ne ha bisogno;
3. incoraggiando e confortando coloro che sono feriti nell’anima;
4. aiutando finanziariamente i poveri, non rifiutando loro un prestito;
5. prendendosi cura di orfani, vedove, anziani e senzatetto (a proposito di questi ultimi il pastore          ricorda il disagio e lo sconforto di chi, da un momento all’altro, a causa di calamità naturali come un terremoto o uno zumami, si trova senza casa, sballottato, privato di tutto, impedito in ogni azione della vita quotidiana, e riferisce di avere proposto alla federazione delle chiese pentecostali di mettere a punto un’azione d’intervento pentecostale in casi del genere);

6. condividendo i pesi gli uni degli altri, non limitandosi ad una solidarietà verbale.

 

La Bibbia offre numerosi esempi di gentilezza.

Tra tutti si distingue Giuseppe che, nonostante il male subito, ripagò i fratelli con gesti di amore e di  misericordia.

Da loro era stato venduto e aveva sofferto terribilmente, ma quando, attraverso varie vicende, divenne viceré d’Egitto e i suoi fratelli durante una carestia si recarono in quel paese in cerca di cibo, anziché vendicarsi usando l’autorità che aveva, senza rancore li sostenne, li confortò, li aiutò, dimostrò sensibilità, capacità di perdono e gentilezza di cuore. Aveva compreso che Dio aveva usato quel male per volgerlo al bene e  provvedere alla sopravvivenza del Suo popolo.

Genesi 50:15 I fratelli di Giuseppe, quando videro che il loro padre era morto, dissero: «Chissà se Giuseppe non nutra rancore verso di noi, e non ci renda tutto il male che gli abbiamo fatto?». 16 Allora mandarono a dire a Giuseppe: «Tuo padre prima di morire diede quest'ordine dicendo:17 "Così direte a Giuseppe: Deh, perdona ora ai tuoi fratelli il loro misfatto e il loro peccato, perché ti hanno fatto del male". Deh, perdona dunque ora il misfatto dei servi del DIO di tuo padre!». Giuseppe, quando gli parlarono così, pianse. 18 Poi vennero anche i suoi fratelli e si gettarono davanti a lui, e dissero: «Ecco, siamo tuoi servi». 19 Giuseppe disse loro: «Non temete; sono io forse al posto di DIO? 20 Voi avete macchinato del male contro di me; ma DIO ha voluto farlo servire al bene, per compiere quello che oggi avviene: conservare in vita un popolo numeroso. 21 Ora dunque non temete; io provvederò il nutrimento per voi e per i vostri figli». Così li confortò e parlò al cuore loro con dolcezza.

Giuseppe subì l’umiliazione dell’abbandono, patì  ingiustamente, ma dipendeva da Dio;  fu sempre umile e pronto alla compassione, alla dolcezza e al perdono; per questo Dio lo innalzò e lo pose in grande autorità. Per molti versi la sua vita si può accostare a quella del Messia, perché il suo agire fu simile a quello redentivo del Salvatore .

 

Altro esempio biblico di gentilezza è quello di Boaz, di cui si parla nel libro di Ruth, ambientato al tempo dei Giudici.

Ruth, nuora di Naomi, rimasta vedova, non volle lasciare sola la suocera, che amava come una madre, e si preoccupava di lei. Andava a spigolare per provvedere il cibo per entrambe e quando la  vide Boaz…

Rut 2:8  … disse a Ruth: «Ascolta figlia mia, non andare a spigolare in un altro campo, non allontanarti da qui, ma rimani con le mie serve. 9 Tieni gli occhi sul campo che mietono e va' dietro a loro. Non ho forse ordinato ai miei servi di non molestarti? Quando hai sete va' dove sono i vasi, a bere l'acqua attinta dai servi». 10 Allora Ruth si gettò giù, prostrandosi con la faccia a terra e gli disse: «Per quale ragione ho io trovato grazia ai tuoi occhi al punto che tu presti attenzione a me che sono una straniera?». 11 Boaz le rispose, dicendo: «Mi è stato riferito tutto ciò che hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito, e come hai lasciato tuo padre, tua madre e il tuo paese natio, per venire a vivere con un popolo che prima non conoscevi. 12 L'Eterno ti ripaghi di quanto hai fatto, e la tua ricompensa sia piena da parte dell'Eterno, il DIO d'Israele, sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti!». 13 Ella gli disse: «Possa io trovare grazia ai tuoi occhi, o mio signore, poiché tu mi hai consolata e hai parlato al cuore della tua serva, sebbene io non sia neppure come una delle tue serve». 14 Al momento del pasto, Boaz le disse: «Vieni qui mangia il pane e intingi il tuo boccone nell'aceto». Così ella si pose a sedere accanto ai mietitori. Boaz le porse del grano arrostito, ed ella mangiò a sazietà e mise da parte gli avanzi. 15 Poi si levò per tornare a spigolare, e Boaz diede quest'ordine ai suoi servi, dicendo: «Lasciatela spigolare anche fra i covoni e non rimproveratela; 16 inoltre lasciate cadere per lei delle spighe dai manipoli e abbandonatele, perché essa le raccolga, e non sgridatela». 17 Così ella spigolò nel campo fino alla sera … 19 La suocera le chiese: «Dove hai spigolato oggi? Dove hai lavorato? Benedetto colui che ti ha prestato attenzione!». Così Ruth riferì alla suocera presso chi aveva lavorato e aggiunse: «L'uomo presso il quale ho lavorato oggi si chiama Boaz». 20 Naomi disse alla nuora: «Sia egli benedetto dall'Eterno, che non ha ritirato la sua benignità ai vivi e ai morti». E aggiunse: «Quest'uomo è nostro parente stretto, uno che ha il diritto di riscattarci».

Oltre alla premura di Ruth per la suocera Naomi, quest’episodio mette in risalto quella di Boaz che, toccato dall’agire della donna, vedendola darsi tanto da fare per procurarsi il cibo, fu gentile con lei, pur essendo una straniera, fu attento al suo bisogno, lo comprese e l’aiutò. Boaz rappresenta il Redentore, che redime dalla condizione di bisogno.

Ruth divenne poi sua moglie e dalla loro unione discese la genealogia di Davide.

 

Il bene cambia la storia delle persone e dell’umanità, spesso basta un piccolo gesto per cambiare la vita di una persona, un abbraccio per sanare una ferita. C’è chi ha bisogno della compassione e dell’amore di Dio, e occorre darlo a chi ne ha necessità.

Dio vuole trasferire nei Suoi figli il Suo cuore, la Sua sensibilità e la Sua delicatezza, infondere in loro la capacità di offrire agli altri conforto e consolazione, affinché anche con la gentilezza, che è frutto dello spirito umano rigenerato, possano conquistare il mondo.   

 

 

Web Master

Antonio Settecase