Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 16 dicembre 2007

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

 IL  BISOGNO  DI  AMICIZIA

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Prosegue la trattazione del tema introdotto la scorsa domenica relativo ai rapporti interpersonali ed oggi viene  preso in esame, in particolare, il nostro bisogno di avere amici e il dovere di investire nell’amicizia, perché questo è nella volontà di Dio e attira i favori divini.

 Luca 16:9 Or io vi dico: Fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste perché, quando esse verranno a mancare, vi ricevano nelle dimore eterne.

 

Nell’attuale nostro mondo è molto diffusa la piaga della solitudine e con essa la depressione, che in genere coglie chi è solo. Siamo esseri sociali, creati per vivere con gli altri e sviluppare rapporti di amicizia; tutti sentiamo il bisogno di avere amici, persone che ci vogliano bene, ma per averne occorre investire qualcosa, perché l’amicizia non è mai gratuita e chi, per una questione di carattere o di mentalità, evita di stare con gli altri e di instaurare rapporti di amicizia, nel momento del bisogno si troverà inevitabilmente solo.

 

In origine l’uomo era  l’essere più perfetto della creazione e Dio si rese conto che non avrebbe potuto condividere la vita soltanto con gli animali, con i quali non gli era possibile instaurare un  vero rapporto, e che aveva bisogno di un’adeguata compagnia.

Genesi 2:18 Poi l'Eterno DIO disse: «Non è bene che l'uomo sia solo; io gli farò un aiuto conveniente a lui».

 Creò quindi Eva per porre rimedio alla solitudine di Adamo e far sì che i due si facessero vicendevolmente compagnia, avessero amicizia, relazione e comunione.

 

Talvolta le ferite ricevute creano isolamento, chiusura, barriere tra le persone, con conseguente senso di solitudine e una vita caratterizzata da malumore, insoddisfazione, rifiuto di mantenere qualunque tipo di rapporto con gli altri.

Tali cose possono accadere anche nelle famiglie cristiane, con somma soddisfazione del maligno, il cui principale obiettivo è quello di operare divisione tra i coniugi, tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle.

Non siamo stati creati per essere “orsi solitari” afferma scherzosamente il pastore Lirio, ma come pecore che vivono nel gregge, perché i credenti che si allontanano dal Corpo di Cristo corrono gravi pericoli, proprio come le pecore, quando si allontanano dall’insieme. 

 

All’inizio Adamo fu felice della compagna provvedutagli da Dio, ma dopo la caduta non esitò ad incolparla per il peccato commesso e arrivò ad accusare Dio per avergliela messa accanto. Non seppe riconoscere la sua disubbidienza e non si pentì, piuttosto si lamentò e cercò di far ricadere su di lei la responsabilità del suo peccato, deteriorando in tal modo il rapporto di coppia.

Da allora ad oggi non è cessata la tendenza ad imputare agli altri la colpa dei propri errori, col risultato che le relazioni si sono drammaticamente guastate, ma in Cristo possono essere ricostruite  riconoscendo i propri errori e assumendosi le proprie responsabilità.   

 

Come tutti sappiamo, Dio si è preoccupato della nostra salvezza, della nostra guarigione e della nostra liberazione, ma si è preoccupato anche di tante altre cose, tra l’altro della restaurazione dei rapporti interpersonali…

Isaia 53:6 Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l'Eterno ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.

…facendo ricadere su Gesù tutte le nostre iniquità e quindi anche i cattivi rapporti.

Come pecore erranti avevamo smarrito la via, dice il Signore, e come le pecore sono prive di senso dell’orientamento e quando si allontanano dal gregge hanno bisogno che il pastore le riprenda e le riporti al sicuro, così noi, smarriti in vie inique, in Cristo abbiamo trovato la giusta via e abbiamo riacquistato la capacità di instaurare con gli altri rapporti di vera amicizia.  

Gesù non è venuto solo per riconciliarci al Padre e far sì che ciascuno di noi abbia con Lui una personale relazione, ma anche per renderci idonei ad avere una giusta relazione  col nostro prossimo. Dovunque arriva Gesù i rapporti migliorano!

 

Giovanni 13:34 Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

Nell’A. T. esisteva il comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso”, perché, dunque, il Signore afferma di darci un comandamento nuovo? Perché, a redenzione avvenuta, il Signore non ci comanda di amare gli altri in modo generico, ma di amarli come Lui ci ha amati, cioè dello stesso tipo di amore agàpe che solo chi conosce l’amore di Dio e ne ha fatto esperienza può riversare sugli altri.

 Chi non conosce il Signore e non ha fatto con Lui una personale esperienza, non conosce e non può esprimere agli altri il Suo amore. Dobbiamo amare gli altri a prescindere da come ci “sentiamo”, perché è un comando di Dio e non dobbiamo attendere che siano gli altri ad esprimerci amore per primi; se facciamo la prima mossa d’amore, senza dubbio la risposta arriverà.

 

Dalla Scrittura si coglie il  valore che l’amicizia ebbe nella vita di grandi uomini di  Dio.

Furono amici, oltre che fratelli, Mosé e Aronne, che stavano sempre insieme sostenendosi a vicenda. Dio stesso volle che fossero amici perché Mosé, a causa della sua balbuzie, incontrava difficoltà di espressione e la costante presenza di Aronne al suo fianco compensava tale limitazione. Non conosciamo il motivo per cui Mosé, che fu usato da Dio per compiere grandi prodigi e miracoli, non fu guarito dalla balbuzie, possiamo supporre che ciò non sia avvenuto affinché, avendo bisogno degli altri, non perdesse lo spirito di umiltà. 

 

Furono grandi amici Davide e Gionathan. Figlio di Saul, quest’ultimo, in virtù della profonda amicizia che li legava, protesse  Davide al punto di informarlo delle intenzioni omicide del padre nei suoi confronti. L’amore che nutriva per lui fu più grande di quello per suo padre. 

 

Grande amicizia legò anche Daniele ai suoi tre amici, che furono solidali con lui nel momento del bisogno e nella preghiera. 

 

Gesù fu amico dei Suoi discepoli e soprattutto di Pietro, Giacomo e Giovanni, non perché facesse differenza tra le persone, ma perché quei tre discepoli amavano di più stare con Lui. 

 

Per Dio l’amicizia è una cosa importante e investire per procurarsi amici è segno di sapienza.

Proverbi 18:24 L'uomo che ha molti amici deve pure mostrarsi amico, ma c'è un amico che sta più attaccato di un fratello.

Per avere chiara comprensione di questo versetto, bisogna conoscere il significato delle due diverse parole che nell’originale testo ebraico corrispondono ad “amici” e ad “amico”. 

-          La parola che in italiano viene tradotta con “amici”, letteralmente significa “associati” e si riferisce a persone che, stando insieme per motivi di lavoro o di altro tipo, instaurano un certo legame di amicizia.

-          La parola che viene tradotta con “amico” si riferisce ad una persona a cui si è legati da un rapporto di profondo affetto.

Sono due tipi diversi di amicizia: la prima non comporta un forte legame affettivo, mentre la seconda presuppone una vera e propria unione di anime, un affetto grande.

Questo versetto, quindi, dice che si può fare amicizia con persone con cui si sta insieme per i più svariati motivi e con le quali ci si limita ad un rapporto amichevole e gentile, ma i veri amici sono quelli a cui si è legati da profondo affetto, ai quali si apre il cuore e si confidano anche le cose personali più intime. Di questo secondo tipo fu l’amicizia che legava Davide a Gionathan.

1Samuele 18:1 Quando ebbe finito di parlare a Saul, l'anima di Gionathan rimase legata all'anima di Davide, e Gionathan l'amò come l'anima sua.

Le loro anime erano legate da un profondo affetto; Gionathan riconobbe in Davide l’unzione di Dio, amò il suo cuore e lo protesse.

 

Come deve essere l’amicizia che lega i credenti? Deve basarsi sui principi della Parola di Dio, non deve nascere sulla spinta di simpatie o di reciproca attrazione, ma sulla spinta dell’amore agàpe, quell’amore che ci ha insegnato Gesù, che per amicizia è arrivato fino al gesto estremo di dare la vita.

 

Giovanni 15:12 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi, 13 Nessuno ha amore più grande di questo: dare la propria vita per i suoi amici. 14 Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando. 15 Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa ciò che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udito dal Padre mio.

 

In questi versetti l’apostolo Giovanni ribadisce quanto già detto precedentemente, cioè che il comandamento di amare, dato nel Nuovo Testamento, è nuovo in quanto è nuovo il tipo di amore con cui ci chiama ad amare, inoltre ci indica cinque caratteristiche nell’amicizia di Gesù per noi. 

1.      Prima fra tutte l’amore sacrificale, quello che arriva al sacrificio (v. 13). Essere pronti a sacrificarsi, ad offrire parte della propria vita per gli amici, a dare la propria disponibilità, a saper rinunciare a qualcosa per amore degli altri, è segno di vera amicizia. Chi non sa sacrificarsi, non è abituato alla rinuncia e vuole ottenere a tutti i costi ciò che desidera, può perdere di vista i veri valori umani e spingersi a svendere la propria moralità, l’integrità e la dignità pur appagare i propri capricci e desideri. 

2.       La nostra amicizia con Gesù è subordinata al nostro cambiamento, che in noi avviene se Gli obbediamo  (v. 14). 

3.      Il Signore ci manifesta la Sua amicizia instaurando con noi un rapporto di intimità (v. 15). I veri amici hanno un rapporto intimo, fatto di sincerità, di apertura totale, di confidenza, di condivisione; nella vera amicizia c’è accettazione dei pregi e dei difetti, si è sempre ben accetti, si è resi partecipi anche delle notizie più riservate. Nell’A. T. solo Abrahamo fu chiamato amico di Dio (Cronache 20:7; Isaia 41:8; Genesi 18:17), fu l’unico ad essere stato giustificato per fede e questo vuol dire che anche noi, che in quanto alla fede siamo sua discendenza, in Cristo siamo divenuti amici di Dio. 

4.      L’amicizia di Gesù per noi è nata dall’amore. È Lui che ci ha scelti per primo, senza la Sua prima mossa non avremmo potuto scegliere di amarLo. 

5.      La meta dell’amicizia del Signore è il frutto. Una vera amicizia deve mirare a portare frutto, senza di esso l’amicizia è inutile.

 

Essere amici di Gesù dà garanzia di successo nella vita; più Lo ascoltiamo, Gli obbediamo e abbiamo intimità con Lui, più grande sarà il nostro successo.

 

In conclusione il pastore narra la storia (già narrata in passato) di un antico re di Persia che volle andare in giro travestito da mendicante per conoscere i suoi sudditi e avere con loro un dialogo alla pari. Prese a frequentare con assiduità la bottega di un fornaio e per molti giorni s’intrattenne a dialogare con un dipendente fino a divenirne amico e condividere con lui un frugale pasto di pane ed acqua. Un giorno decise di rivelargli la sua vera identità e di chiedergli cosa desiderava ricevere in dono. Con somma sorpresa del re, quell’uomo gli dichiarò di non volere nulla perché già aveva ricevuto tanto. Il fatto che il re avesse lasciato la sua ricca dimora, i suoi abiti regali e la sua vita sontuosa, per stare con lui in quel luogo isolato e buio e dargli la sua amicizia, era per lui un regalo grande, di cui riconosceva non essere meritevole. 

Questa storia ci ricorda quella del nostro Signore, che ha lasciato il cielo, la Sua regalità e le Sue prerogative divine per adeguarsi alla nostra piccola umanità, stare con noi e divenire nostro amico.

Abbiamo motivo di esserGli infinitamente riconoscenti per quello che ci ha dato, perché, pur essendo DIO…

Filippesi 2:7svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 e, trovato nell'esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. 9 Perciò anche Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome.

 

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Antonio Settecase