Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 16 settembre 2007

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

IL FRUTTO DELLO SPIRITO È…AUTOCONTROLLO

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Galati 5:22 Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo.

 

Si conclude oggi, con la trattazione del tema dell’autocontrollo, il ciclo di predicazioni dedicato al frutto dello Spirito.

In apertura viene esaminato quanto dice la Scrittura a proposito dell’apostolo Pietro, di carattere estremamente impulsivo, abituato ad intervenire, agire e reagire sempre per primo, che poi cambiò, divenendo il meraviglioso apostolo che incoraggiava gli altri ad essere sobri, equilibrati.

1Pietro 5:8 Siate sobri, vegliate, perché il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare.

 Il suo esempio ci incoraggia, perché se lo Spirito Santo ha potuto cambiare lui, può di certo cambiare anche noi, aiutarci a dominare la nostra impulsività e realizzare quella sobrietà, o moderazione, che è un’arma importante per contrastare gli attacchi del nemico.

 

Il greco engratéia, formata da en e kratòs, vuol dire governo della propria vita, temperanza, capacità di moderare i propri desideri, impulsi ed istinti, piena padronanza di se stessi, autocontrollo. Il controllo di sé si perde quando si vogliono assecondare i desideri della carne, nella quale non alberga nulla di buono, e lo stesso apostolo Pietro afferma di essere stato così prima di conoscere il Signore.

1Pietro 4:3 Basta a noi infatti il tempo della vita che abbiamo trascorso a soddisfare le cose desiderate dai gentili, quando camminavamo nelle dissolutezze, nelle passioni nelle ubriachezze, nelle gozzoviglie nelle baldorie e nelle abominevoli idolatrie.

Non viveva  per nulla santamente, ma negli eccessi e nell’idolatria, come i pagani e tutti coloro che non conoscono il Signore. Se pensiamo ai giovani di oggi e al loro desiderio di provare forti emozioni, di sperimentare gli effetti dell’alcool, della droga e dei vizi, di trascorrere notti da “sballo” tra eccessi di ogni genere, spesso causa di incidenti mortali, possiamo farci un’idea di cosa può produrre la mancanza di autocontrollo.

 

Non avere autocontrollo induce a rivolgere la mente a tutto ciò che è materiale e che porta alla perdizione, mentre averlo protegge dallo spendere la vita nella corruzione della carne.

 Filippesi 3:19 la cui fine è la perdizione, il cui dio è il ventre e la cui gloria è a loro vergogna; essi hanno la mente rivolta alle cose della terra.

 

Chi non sa dominarsi è esposto all’entrata di demoni che s’insinuano nella propria vita per distruggerla, come una città senza mura è esposta agli assalti dei nemici.

Proverbi 25:28 L'uomo che non sa dominare la propria ira è come una città smantellata senza mura.

L’autocontrollo è come un muro di protezione e non averlo produce brecce, porte d’ingresso a demoni che vogliono solo portare distruzione .

 

Ci siamo resi conto che nella nostra carne non abita alcun bene e che tutto il bene che c’è in noi viene solo dal Signore? Se non lo abbiamo compreso e continuiamo a mettere la nostra speranza in noi stessi e solo parzialmente nel Signore, continueremo ad essere vittime della nostra carnalità, incapaci di controllarne le tendenze. È solo la Sua presenza nella nostra vita a fare la differenza tra noi e chi non ha Cristo e solo in Lui dobbiamo riporre tutta la nostra speranza, perché è il solo che può darci la forza di resistere agli impulsi della carne e ci impedisce di cadere negli eccessi e nell’idolatria. Rimanere aggrappati al Signore e riporre in Lui tutta la propria speranza, aiuta a crescere nell’autocontrollo, cosa che non può realizzare chi, pieno di sé, continua fidarsi di se stesso.

 

Dio ordinò a Caino di dominare il peccato.

Genesi 4:7 Se fai bene non sarai tu accettato? Ma se fai male, il peccato sta spiandoti alla porta e i suoi desideri sono volti a te; ma tu lo devi dominare».

Il peccato porta sempre distruzione e poiché anche noi siamo esposti alle tentazioni, anche a noi Dio rivolge il comando di dominarle.

 Nell’esortare la chiesa di Corinto all’autocontrollo, l’apostolo Paolo dice che non averne espone alle tentazioni di Satana.

1 Corinzi 7:5 affinché Satana non vi tenti a causa della vostra mancanza di autocontrollo.

 

Cos’è la temperanza (o autocontrollo)?

·         È un sistema di misura che consente di calcolare se ciò che facciamo rientra  nei limiti suggeriti dall’equilibrio, se è eccessivo o addirittura fuori controllo.

·         È un modo di gestire la propria vita. L’apostolo Paolo dice di avere imparato a saper vivere in ogni condizione e afferma che la temperanza s’impara, si acquisisce con la disciplina.

      Filippesi 4:12 So essere abbassato, come anche vivere nell'abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato ad essere sazio e ad aver fame, ad abbondare e a soffrire penuria. 13 Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica.

     Pietro esorta ad aggiungere l’autocontrollo alla conoscenza, perché se non ci si disciplina sulla base della conoscenza, questa non serve a nulla.

      2Pietro 1:5 Anche voi per questa stessa ragione usando ogni diligenza, aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, 6 alla conoscenza l'autocontrollo, all'autocontrollo la perseveranza, alla perseveranza la pietà.

·         La temperanza è dominio di sé.

      1Corinzi 9:25 Ora, chiunque compete nelle gare si autocontrolla in ogni cosa; e quei tali fanno ciò per ricevere una corona corruttibile, ma noi dobbiamo farlo per riceverne una incorruttibile.

Chi vuole vincere, si deve controllare in tutte le aree della propria vita, ad esempio nell’area sessuale e nell’alimentazione. Come gli sportivi, per vincere una corona corruttibile, prima di gareggiare devono sottostare a rigide regole che interessano ogni area della vita, ugualmente deve fare il credente, che corre per una corona soprannaturale e incorruttibile, se vuole vincere.

 

Sapersi dominare è il segno che si è realizzato l’autocontrollo e che si è conseguita la vittoria sulle proprie tendenze naturali, mentre chi è indisciplinato perde, cade facilmente nell’ira, nell’invidia, nelle concupiscenze, nelle opere della carne, e ciò con gravi conseguenze, perché comporta una perdita. Vediamo cosa dice la Scrittura in proposito.

 

Dice che Mosé, pur essendo l’uomo più mite della terra, in un’occasione perse la calma e invece di agire secondo le istruzioni dell’Eterno, che gli aveva comandato di parlare alla roccia e da questa sarebbe sgorgata l’acqua, nell’ira la colpì con un bastone. Per punizione non entrò nella terra promessa.

 

Parla di Akan, che dopo la conquista di Gerico, contravvenendo all’ordine di Dio di non toccare nulla dell’oro e dell’argento che si trovavano in quella città, perché appartenevano a Lui, li desiderò tanto da prendere alcuni oggetti.

  Giosuè 7:21 Quando vidi fra il bottino un bel mantello di Scinar, duecento sicli d'argento e un lingotto d'oro del peso di cinquanta sicli, li desiderai grandemente e li presi; ed ecco, ora sono nascosti in terra in mezzo alla mia tenda; e l'argento è sotto».

Tale azione ebbe una tragica conseguenza: Israele fu sconfitta da Ai ed Akan, scoperto, fu preso e lapidato a morte con tutta la sua famiglia.

 

Riporta la storia di Sansone, giudice d’Israele, che pagò a caro prezzo l’incapacità di dominare la concupiscenza. Sposò una straniera e poi ebbe rapporti con la prostituta Delilah. La conseguenza fu che perdette la sua forza e anche gli occhi, che gli furono cavati; perdette la libertà, infatti divenne schiavo dei Filistei, popolo da cui avrebbe dovuto liberare Israele; infine perse la vita: morì sotto il crollo della casa in cui si trovavano almeno tremila  Filistei. (Giudici cap. 16)

 

 Parla di Ghehazi, servitore del profeta Eliseo, che non riuscì a dominare la sua avidità. Quando il Siro Naaman, grato al profeta per essere stato guarito dalla lebbra, gli offrì dei doni, Eliseo li rifiutò, ma Ghehazi desiderò tanto prenderli per sé, che corse dietro Naaman e a nome del suo padrone si fece dare qualcosa. Eliseo però aveva visto tutto in visione e lo smascherò. Per tale peccato, la lebbra di Naaman si attaccò a Ghehazi e alla sua famiglia.  (2Re cap. 5) 

 

Tra gli esempi di autocontrollo riportati dalla Scrittura, i più significativi sono quelli dell’apostolo Paolo e di Gesù.

Quando Paolo fu interrogato dal Sinedrio, di cui prima faceva parte, per rendere conto della sua scelta di accettare Gesù come Messia, allorché affermò di essersi sempre comportato davanti a Dio con buona coscienza, come risposta ricevette un pugno sulla bocca.

Atti 23:1 Paolo, fissati gli occhi sul sinedrio, disse: «Fratelli, fino a questo giorno, io mi sono comportato davanti a Dio in perfetta buona coscienza». 2 A questo dire il sommo sacerdote Anania ordinò a quelli che gli erano accanto di percuoterlo sulla bocca.

A quel punto Paolo non reagì secondo la carne, solo fece notare a colui che aveva dato l’ordine di colpirlo, chiamandolo “muro imbiancato”, cioè ipocrita, che aveva compiuto un gesto contrario alla Legge.

Atti 23:3 Allora Paolo gli disse: «Dio percuoterà te, muro imbiancato. Tu siedi per giudicarmi secondo la legge e, violando la legge, ordini che io sia percosso».

Quando, però, seppe che costui era il sommo sacerdote, nonostante il torto subito, citando la Scrittura si scusò per ciò che aveva detto.

Atti 23:4 Or quelli che erano presenti dissero: «Insulti tu il sommo sacerdote di Dio?». 5 Paolo rispose: «Non sapevo, fratelli, che egli fosse sommo sacerdote, perché sta scritto: "Tu non dirai male del principe del tuo popolo"».

 A tal punto giunse il suo autocontrollo!

 

Il massimo esempio di autocontrollo è sicuramente Gesù, che lo mantenne sempre, anche nei momenti più angosciosi e dolorosi, quelli delle ultime ore della Sua vita.

Durante l’Ultima Cena sapeva che Giuda stava per tradirlo, eppure gli porse il pane intinto nel suo piatto.

Giovanni 13:27dopo quel boccone, Satana entrò in lui. Allora Gesù gli disse: «Quel che fai, fallo presto!».

Prima di essere arrestato, non reagì al bacio che Giuda Gli diede come segnale per le guardie (Luca 22:48). 

Quando si trovò davanti al Sinedrio e poi davanti a Pilato, davanti alle accuse rimase in silenzio.

Quando era sulla croce, in quelle tragiche ore,  tra inaudite sofferenze, ebbe la forza di ascoltare il ladrone e di promettergli la salvezza; si prese cura di Sua madre, che affidò alle cure di Giovanni; nonostante avesse la lingua attaccata al palato, rimise il Suo Spirito nelle mani del Padre. Per la gioia che Gli era posta dinanzi, la prospettiva della nostra salvezza, sopportò la croce senza dare alcun segno di reazione o di esasperazione, si rimise totalmente nelle mani del Padre. 

1Pietro 2:23 Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente. 24 Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; e per le sue lividure siete stati guariti.

 

 Impariamo anche noi a confidare totalmente nel Padre: sarà Lui ad aiutarci a resistere alle tentazioni, a tenere sotto controllo gli impulsi della carne impedendole di prendere il sopravvento e creare brecce per il maligno, a vivere santamente nella moderazione e a mettere in pratica la nostra conoscenza della Parola di Dio mediante l’autocontrollo, il dominio di noi stessi. 

 

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Antonio Settecase