|
Servizio di adorazione ore 10.00 – Palermo, domenica 15 luglio 2007
Oratore: Pastore Lirio Porrello
IL FRUTTO DELLO SPIRITO
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
La predicazione inizia con un richiamo all’attenzione sull’errata abitudine di molti credenti di parlare di “frutti dello Spirito” anziché di “frutto dello Spirito”, come dice la Bibbia, e con la precisazione che il frutto dello Spirito è uno, anche se costituito da nove componenti. Per rendere l’idea, il pastore prende ad esempio il mandarino, un frutto che, pur essendo uno, è composto da molti spicchi separabili e del tutto indipendenti l’uno dall’altro. Allo stesso modo il frutto dello Spirito, che è uno, è costituito da nove elementi che formano il carattere di Dio e che i credenti, in quanto Suoi figli, devono realizzare e manifestare, perché dall’entità del frutto che realizzano, mostrano la misura in cui hanno acquisito il carattere del Padre.
Qualche settimana fa il pastore Ottavio Prato ha illustrato l’analogia esistente tra la colomba e lo Spirito Santo e in particolare ha affermato che le nove piume principali che si trovano in ogni ala dalla colomba rappresentano, rispettivamente, il frutto dello Spirito e i nove doni dello Spirito Santo. Ha fatto anche notare che, come la colomba per volare bene e stare in equilibrio necessita di entrambe le ali con tutte le loro piume, così il cristiano, per volare in modo equilibrato e crescere spiritualmente, deve avere sia i doni che il frutto dello Spirito Santo, infatti non può aspirare ad avere solo i Suoi doni in manifestazione, cioè la Sua potenza, perché senza avere anche il carattere di Dio e la Sua santità, non può crescere spiritualmente.
Come si realizza il frutto dello Spirito? È necessario l’aiuto dello Spirito Santo, come in tutte le cose spirituali, ma non è Lui a darlo, poiché solo la natura divina che si acquisisce con la nuova nascita ci abilita a realizzare, unitamente alla nostra volontà, il carattere di Dio. Nel libro del Levitico, in cui sono scritte tutte le leggi relative agli olocausti, sacrifici di animali che venivano offerti al Signore e bruciati totalmente, si legge una particolare prescrizione riguardante l’olocausto di volatili: gli uccelli dovevano essere tagliati a metà, ma non del tutto, prima di essere messi sul fuoco. Levitico 1:17 Lo spaccherà quindi tenendolo per le ali, senza però dividerlo in due, e il sacerdote lo farà fumare sull’altare, sulla legna posta sul fuoco. Questo è un olocausto, un sacrificio fatto col fuoco di odore soave all’Eterno. Con l’ordine di lasciare le due parti in qualche modo unite e quindi di non separare le due ali, probabilmente Dio voleva significare che i doni dello Spirito e il Suo frutto sono inseparabili, perché parlano della potenza e della santità di Dio, che sono inscindibili.
È stato anche detto che, come le cinque penne principali, che la colomba ha sulla coda, agiscono da timone e ne dirigono il volo, così il credente, per volare bene, oltre che dei doni e del frutto dello Spirito, necessita di direzione, ossia di essere guidato dai cinque ministeri, che hanno il compito di preoccuparsi del pieno equipaggiamento dei santi.
Nel libro del profeta Isaia è scritto che i veri figli di Dio sono chiamati “querce di giustizia” perché, come le querce, devono essere forti, stabili e portare frutto, per manifestare la giustizia di Dio e la Sua gloria. Isaia 61:3 per accordare gioia a quelli che fanno cordoglio in Sion, per dare loro un diadema invece della cenere, l’ olio della gioia invece del lutto, il manto della lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati querce di giustizia, la piantagione dell’Eterno per manifestare la sua gloria. I veri figli di Dio, inoltre, come sono piantati nel Corpo di Cristo, lo sono anche in una chiesa e in una cellula, non trascurano le comuni adunanze, sono stabili in ogni cosa riguardante il Signore, si nutrono quotidianamente della Sua Parola e la meditano costantemente, mentre chi si accontenta della predicazione domenicale, non riceve un adeguato nutrimento, con la conseguenza che non cresce, anzi rischia di indebolirsi, di atrofizzarsi e di spegnersi nello spirito!
Salmi 92:13 Quelli che sono piantati nella casa dell'Eterno fioriranno nei cortili del nostro DIO. Questo versetto si riferisce ai discepoli del Signore, che sono piantati nella casa dell’Eterno e che devono fiorire prima di portare frutto spirituale, proprio come sul piano naturale ogni pianta prima del frutto dà il fiore.
Dio ha stabilito che ogni frutto abbia la sua stagione, Salmi 1:3 Egli sarà come un albero piantato lungo i rivi d’acqua, che dà il suo frutto nella sua stagione e le cui foglie non appassiscono; e tutto quello che fa prospererà. ma in realtà in questi ultimi tempi, per favorire gli interessi economici, l’uomo ha distorto l’ordine divino ed è riuscito a produrre lo stesso frutto in ogni stagione, non si sa bene con quali conseguenze negative. Spiritualmente parlando, questo versetto, che paragona il credente a un albero da frutto, ci dice che il vero cristiano si riconosce proprio dal frutto che produce.
Anche nel Nuovo Testamento i credenti sono paragonati ad alberi da frutto. Gesù stesso afferma che l’albero si riconosce dal frutto e che non tutti i frutti sono buoni; ciò significa che solo dopo aver constatato che un frutto è cattivo, immangiabile o addirittura velenoso, si può avere la consapevolezza che la pianta che lo ha prodotto non è buona. Questo principio vale per i cristiani, sul piano spirituale. Matteo 7:17 Così, ogni albero buono produce frutti buoni; ma l'albero cattivo produce frutti cattivi.
Nell’epistola ai Galati, l’apostolo Paolo elenca i componenti il frutto dello Spirito. Galati 5:22 Ma il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo. In definitiva, queste nove parti, che compongono il Frutto dello Spirito, devono essere presenti nella vita del credente, unitamente ai Suoi doni; ma, mentre all’atto della nuova nascita i doni si ricevono subito, il frutto arriva successivamente, in un processo soprannaturale che ha i suoi tempi e che per giungere a maturazione necessita di cura, attenzione e protezione, poiché, dopo la conversione, il vecchio carattere non sparisce di colpo.
Ma come possiamo curare, coltivare e proteggere il frutto dello Spirito? Arrendendoci al Signore e dimorando nella Parola di Dio, nella Verità. Inevitabilmente si viene influenzati dalle persone con cui si sta, nel bene e nel male, pertanto occorre saper selezionare le persone da frequentare abitualmente, ma bisogna soprattutto stare attaccati a Gesù, per assorbire il Suo carattere e crescere nello spirito. Spendendo del tempo in preghiera, perché aiuta a cambiare il carattere e a crescere nell’autocontrollo. Praticando il digiuno. Sottoponendosi alle autorità e alla disciplina per essere potati, eliminando tutto ciò che in noi è negativo, anche se comporta dolore, ben sapendo che anche sul piano spirituale la potatura favorisce la produzione del frutto. Sottoporsi a disciplina ed essere potati significa essere privati di qualcosa, ma significa anche concentrarsi su quel che rimane per modellarlo e curarlo, afinché porti frutto. Avendo comunione col Corpo di Cristo. Nella comunione c’è confronto, si riceve esempio, correzione e consiglio; gli altri aiutano a limare il carattere ed a smussare le proprie caratteristiche negative; mentre nell’isolamento non si cresce spiritualmente, non si cambia il carattere, non si porta frutto e non si hanno occasioni per gioire.
Come si può manifestare il frutto dello Spirito? Efesini 5:9 - poiché il frutto dello Spirito consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità - Questa parte della Scrittura, che ci esorta a camminare come figli di luce, dice il frutto dello Spirito si esprime mostrando la bontà, che è benefica per gli altri; la giustizia, cioè camminando nella rettitudine; la Verità.
Quali sono i tempi spirituali per portare frutto? Il tempo speso per fare il bene L’epistola ai Galati dice che non raccoglieremo se non avremo seminato (v. 8) e che mieteremo se non ci stanchiamo. Galati 6:9 Non ci scoraggiamo di fare il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo.
Il tempo delle prove e delle tentazioni. 1Pietro 1:7 affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell'oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo. 8 Benché non l'abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa, Il frutto dello Spirito è il segno della fedeltà a Dio. Chi è stabile resiste alle prove e alle tentazioni, ma chi è instabile spreca il proprio tempo in occupazioni vane.
Il tempo in cui ci si sottopone a disciplina, che può apparire duro, ma produce un frutto di pace. Ebrei 12:11 È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recar gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa. La disciplina sembra divenuta una cosa fuori moda. I giovani non accettano la correzione e non rispettano le autorità, anzi le ricattano, ma senza disciplina non possono portare frutto, né cambiare il loro carattere. Chi è indisciplinato è anche irrispettoso verso gli altri, arreca disturbo a tutti anche nelle piccole cose quotidiane, ma Dio vuole figli disciplinati, dotati di benignità, di amore, di gentilezza, di pazienza, di autocontrollo; figli ordinati che rispecchino il Suo carattere, attirino le persone e portino frutto in ogni tempo.
Facciamoci riconoscere dal carattere: portiamo l’amore in tempo di paura, consolazione in tempo di lutto, pace in tempo di tempesta, pazienza in tempo d’impazienza, gentilezza in tempo di aggressività, fede in tempo di dubbio, mansuetudine in tempo di orgoglio e temperanza quando dilaga un’eccessiva tolleranza per il male! |
Web Master