Servizio di
adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 13 maggio 2007
Oratore: Pastore Lirio Porrello
FORMARE DISCEPOLI
Redazione a cura di
Caterina Di Miceli
Il rema datoci dal Signore all’inizio di quest’anno è stato quello di far sì che ogni credente diventi un discepolo e ogni discepolo un ministro, ma a preoccuparsi di adempiere questa Sua volontà deve essere chi è già discepolo.
Nel naturale per discepolo s’intende chi apprende un mestiere o un’arte e si lascia istruire da un maestro, ma sul piano spirituale i discepoli sono coloro i quali rispondono all’amore di Cristo facendoGli dono della propria vita, offrendoGliela in sacrificio vivente, consacrandola a Lui. Nonostante sia volontà di Dio che tutti i credenti divengano discepoli del Signore, non tutti lo sono, c’è chi si limita a credere nel sacrificio perfetto di Gesù e ne acquista i benefici senza, però, donarGli in cambio la propria vita, senza consacrazione. L’idea del discepolato è presente sin dall’Antico Testamento.
Il profeta Elia
ebbe come discepolo Eliseo, che lo amava come un padre, ma ammaestrò anche
numerosi discepoli dei profeti, che da lui avevano imparato ad ascoltare la
voce del Signore e che ricevettero da Dio la rivelazione che il loro maestro
sarebbe stato rapito in cielo.
2Re 2:3
I discepoli dei profeti che erano a
Bethel andarono quindi a trovare Eliseo e gli dissero: «Sai che l'Eterno
quest'oggi porterà via il tuo signore al di sopra di te?». Quegli rispose:
«Sì, lo so; tacete!».
Mosè istruì
Giosuè, successore designato a guidare il popolo d’Israele sulla base delle
istruzioni divine, ma questi non seguì il suo esempio e non si preoccupò di
preparare qualcuno a succedergli, cosicché alla sua morte, nel tempo dei
giudici, non ci fu alcun re in Israele.
Giosué era stato
un grande condottiero, ma non
si era preoccupato del futuro del suo popolo.
I discepoli garantiscono la
continuità nell’opera del Signore e non preoccuparsene la pregiudica.
Spetta a noi
preparare una nuova generazione per il regno di Dio, istruire persone che
s’ispirino ai Suoi valori e Lo servano con fedeltà
e obbedienza.
Sempre nell’A.T. anche Giovanni Battista aveva i suoi discepoli e quando in prigione fu colto dall’atroce dubbio che Gesù fosse veramente il Messia, visto che si trovava in carcere nonostante la promessa che il Messia avrebbe liberato i prigionieri, Gliene inviò due come messaggeri per chiederGli: «Sei tu colui che deve venire, oppure dobbiamo aspettarne un altro?». E Gesù, rispondendo, disse loro: «Andate e riferite a Giovanni le cose che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista e gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati e i sordi odono; i morti risuscitano e l'evangelo è annunziato ai poveri. (Matteo 11:1-5)
Evidentemente Giovanni Battista non era esente dalla mentalità del mondo che
non coglie gli aspetti spirituali delle cose, ma solo quelli materiali.
In Matteo 10:1-4 c’è l’elenco
completo dei dodici discepoli di Gesù.
Matteo 10:1
Poi, chiamati a sé i suoi dodici
discepoli, diede loro autorità sopra gli spiriti immondi per scacciarli e
per guarire qualunque malattia e qualunque infermità.
2
Ora i nomi dei dodici apostoli sono
questi: il primo Simone detto Pietro e Andrea suo fratello; Giacomo di
Zebedeo e Giovanni suo fratello,
3
Filippo e Bartolomeo; Tommaso e
Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Lebbeo, soprannominato Taddeo;
4
Simone il Cananeo e Giuda Iscariota,
quello che poi lo tradì.
Gesù li mandò a due a due a guarire
e a liberare le persone dai demoni. Con loro c’era anche Giuda, che stava
con Gesù fisicamente ma non col cuore, se giunse a tradirLo.
A Giuda rassomigliano quei credenti che fisicamente si trovano in chiesa ma
col cuore sono altrove, non pensano al Signore, sono lontani da Lui anche
quando c’è l’adorazione e si percepisce la Sua dolce presenza. La conoscenza
della Parola non serve a nulla se non cambia la vita, non viene messa in
pratica e non si ama il Signore con tutto il cuore. Chi viene a conoscenza
della volontà di Dio, si trova a dover scegliere se applicarla alla propria
vita o ignorarla. Il comportamento di Giuda deve suscitare in noi un forte
timor di Dio e costituire un monito a non scadere nella religiosità, fatta
di apparenze e formalità.
Oltre ai dodici, Gesù curò anche un gruppo di settanta discepoli. Li inviava
a due a due nei luoghi in cui aveva in programma di recarsi, per preparare
le persone al Suo arrivo. Dovunque andavano, essi manifestavano il
soprannaturale con segni, prodigi e miracoli e quando Egli arrivava
era accolto dalle moltitudini.
Luca 10:1
Dopo queste cose, il Signore ne
designò altri settanta e li mandò a due a due davanti a sé, in ogni città e
luogo dove egli stava per recarsi.
Il metodo usato da Gesù per formare
i Suoi discepoli era particolarmente efficace, ma qual era la Sua strategia?
Dallo studio della Scrittura si coglie che Gesù ministrò almeno diciassette
volte alle moltitudini, addestrò anche i settanta e curò i cinquecento in
Galilea, ma spese la maggior parte del Suo tempo con i dodici. Nella Bibbia
si trovano quarantasei citazioni di cura particolare che Egli praticò ad uno
o a due o a tre dei dodici discepoli. Spendeva tempo personalmente con
ciascuno di loro o con piccoli gruppi, oltre che con tutti insieme,
cosicché, quando disse “Fate
discepoli”, sapevano bene cosa dovevano fare e come farlo, soprattutto
sapevano che ogni discepolo necessita di una cura personale. Il Suo metodo,
che deve essere il nostro modello, ci fa capire che chi guida una cellula
chiusa non può limitarsi agli incontri di gruppo, in cui si impartiscono
insegnamenti ed esortazioni, perché quando si devono discutere situazioni
strettamente personali o si deve fare un’opera di correzione, è bene agire
in separata sede.
Gesù corresse più volte Pietro, che
aveva la manìa di primeggiare e nutriva gelosia nei confronti di Giovanni,
il discepolo prediletto; era solo con lui quando lo riabilitò e gli diede
fiducia, come personalmente trattò con Giuda e con Giovanni, al quale rivelò
cose particolari.
Alla Sua trasfigurazione ebbero il
privilegio di assistere solo Pietro, Giacomo e Giovanni, quelli che Gli
erano più vicini e che poi furono i più perseguitati perché considerati i
più pericolosi.
Il Grande Mandato contiene due
comandi:
1.
Fate discepoli.
Gesù lo comandò ai Suoi discepoli e attraverso di loro alla Sua Chiesa e
quindi a tutti noi.
2.
Insegnando loro ad osservare tutte le cose che io vi ho comandato.
Premesso che osservare significa obbedire e che ai nostri giorni
l’obbedienza è divenuta una cosa rara, nella vita del vero cristiano è un
elemento fondamentale. Qualche decennio fa esistevano ancora l’obbedienza e
il rispetto per le autorità, per i genitori e per gli anziani, ma le nuove
generazioni li hanno persi di vista perché non vengono più inculcati dai
genitori con la stessa determinazione e severità. La contestazione giovanile
del ’68 è stata determinante
nella perdita di valori che si erano perpetuati attraverso i secoli. In quel
periodo predominò una mentalità contorta, l’anticonformismo e la ribellione
erano generalizzati, i valori fino ad allora considerati fondamentali
vennero sviliti e per l’educazione delle generazioni successive gli effetti
furono disastrosi. Quei giovani furono inconsapevoli strumenti del maligno,
ma alcuni di essi, tra cui il nostro pastore Lirio, hanno conosciuto Gesù,
che cambiò i loro cuori. Con iniziale difficoltà impararono l’obbedienza e
la sottomissione alle autorità e alla Parola di Dio, che divennero gli
elementi principali della loro formazione cristiana e successivamente della
nostra chiesa, in cui vengono insegnate incessantemente. Non sono casuali le
abbondanti benedizioni che Dio ha riversato e continua a riversare sulla
nostra chiesa; non è un caso neppure il fatto che sia cresciuta fino a
divenire la chiesa più grande d’Italia.
Riabilitando le donne, Gesù rivoluzionò il concetto di discepolato. Consentì
a Maria di stare ai Suoi piedi ad ascoltarLo e parlò da solo con la
samaritana, cose inammissibili in quel tempo; dopo la risurrezione la prima
persona a cui si manifestò fu una donna. È chiaro: vuole che anche le donne
siano discepole, e non soltanto gli
uomini.
Quali caratteristiche deve avere un aspirante discepolo? Deve essere pronto
a lasciarsi ammaestrare, a rendere conto del proprio operato, ad essere
leale e fedele, a dire sempre la verità e a mostrarsi senza maschere per
lasciarsi curare e correggere. Chi non si lascia correggere e non cambia,
non può essere un buon maestro, non può assumersi tale responsabilità. Gesù
ammaestrava i discepoli, ma si lasciava a Sua volta ammaestrare dal Padre,
così noi dobbiamo preoccuparci della formazione e della crescita spirituale
dei nostri discepoli, ma a nostra volta dobbiamo lasciarci ammaestrare da
chi è preposto alla nostra cura spirituale.
Quando Gesù ci giudicherà, ci chiederà: “Hai obbedito al Mio comando di
amare? Hai fatto discepoli?”. Ma…come si fanno discepoli?
Andando, battezzando ed insegnando!
Non è più tempo di fare gli spettatori, Dio vuole una chiesa di discepoli,
perché la forza di una chiesa non dipende dal numero di persone che la
frequentano, ma dal numero di discepoli che si adoperano per portare avanti
il Suo Regno.
Matteo
28:18 Poi Gesù si avvicinò e
parlò loro dicendo: «Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra.
19
Andate dunque, e fate discepoli di
tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo, 20
insegnando loro di osservare tutte le
cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino
alla fine dell'età presente. Amen». Queste furono le ultime parole di Gesù, le più importanti della Sua vita. Questi versetti contengono l’accorato appello che rivolse ai Suoi discepoli di formare altri discepoli, di correggerli, educarli all’obbedienza, eliminare lo spirito di ribellione, in un rapporto del tipo padre – figlio, lo stesso che Egli instaurò con i Suoi discepoli e lo stesso che sul Suo esempio adottò l’apostolo Paolo con Timoteo.
1Timoteo 1:1
Paolo, apostolo di Gesù Cristo, per
comando di Dio, nostro Salvatore e del Signore Gesù Cristo, nostra speranza.
2
a Timoteo,
mio vero figlio nella fede: grazia, misericordia e pace da Dio nostro
Padre e da Cristo Gesù, nostro Signore. I maestri devono fare da padri spirituali, devono avere un cuore di padre perché i padri perdonano, danno fiducia ai figli, dimenticano gli errori, offrono sempre nuove opportunità, in qualche modo riflettono il cuore di Dio.Paolo chiama figli
tutti i suoi discepoli, infatti oltre che Timoteo, chiama figli anche i
Galati che egli aveva partorito nella fede e che curava.
Galati 4:19
Figli miei, che io partorisco di
nuovo, finché Cristo sia formato in voi!
Dalla Scrittura si
apprende che la parola “cristiani” fu usata la prima volta per indicare
esclusivamente i discepoli, i seguaci di Cristo, non i credenti in generale.
Atti 11:26
E per un anno intero essi si
radunarono con la chiesa e ammaestrarono un gran numero di gente; e per la
prima volta ad Antiochia, i discepoli furono chiamati Cristiani. Nella chiesa di Antiochia, sin da allora, veniva rimarcata la differenza tra i semplici credenti e i discepoli. Prendiamo la decisione di non essere più spettatori e di non sentirci appagati solo dall’ascolto della predicazione domenicale; aspiriamo a realizzare la pienezza di Cristo! Quando Gesù era diretto al Golgota con la croce sulle spalle e il suo fisico era ridotto allo stremo, fu ordinato a un tal Simone di Cirene, che assisteva alla scena, di portare quella croce, e lo fece perché costretto. Da spettatore divenne protagonista. Gesù ha ancora bisogno che ciascuno di noi collabori a portare avanti sulla terra il messaggio di salvezza, il cui adempimento ha avuto la croce come momento centrale e supremo; non rifiutiamo l’onore di essere Suoi strumenti per la salvezza delle persone, facciamo il salto di qualità divenendo spontaneamente Suoi discepoli, per essere portatori di luce e di speranza per gli altri e affinché la gloria di Dio si manifesti nella nostra vita. |
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