Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 11 novembre 2007
Oratore: Pastore Lirio Porrello
MOSÈ, PER FEDE, CONDUSSE ISRAELE FUORI DALL’EGITTO
La fede dunque viene dall’udire, e l’udire viene dalla parola di Dio. Romani 10:17
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Nell’odierna predicazione, a completamento di quanto detto la scorsa domenica, in cui si è parlato di Mosè, delle sue scelte, del suo carattere e della sua maturità spirituale, viene ripercorsa tutta la sua vita al fine di esaminare le tappe che lo condussero ad una fede piena e totale che gli consentì di adempiere il progetto di Dio.
Nella prima fase della sua vita non fu un uomo mansueto e ubbidiente. Dopo aver ricevuto la chiamata di Dio trascorsero molti anni prima che divenisse il Mosé spiritualmente maturo che ascoltava la voce di Dio, parlava con Lui faccia a faccia e agiva per fede tanto da poter essere usato dal Signore per liberare il Suo popolo dalla schiavitù dell’Egitto. Dovette essere trasformato, come dobbiamo esserlo noi, affinché da credenti diveniamo Suoi discepoli e da discepoli possiamo divenire Suoi ministri che vivono e camminano per fede. Solo così Dio può rivelarsi a noi, come fece con Mosé, che di certo divenne un grande uomo di fede, tanto che l’epistola agli Ebrei (11:23-29) gli riserva sei versetti in cui si parla, tra l’altro, degli eventi che superò proprio per la sua fede. Ebrei 11:27 Per fede lasciò l'Egitto senza temere l'ira del re, perché rimase fermo come se vedesse colui che è invisibile. Nell’affermare che Mosé lasciò l’Egitto, lo scrittore dell’epistola si riferisce alla seconda volta in cui lo fece, infatti Mosé lasciò l’Egitto due volte e per motivi molto diversi tra loro.
La prima volta lasciò l’Egitto per paura, allorché il Faraone voleva ucciderlo perché egli, per difendere un suo fratello ebreo, aveva ucciso un egiziano. Esodo 2:11 In quei giorni, quando Mosè si era fatto grande, avvenne che egli uscì a trovare i suoi fratelli e notò i loro duri lavori; e vide un Egiziano che percuoteva un uomo ebreo, uno dei suoi fratelli. 12 Egli guardò di qua e di là e, visto che non c'era nessuno, uccise l'Egiziano e lo nascose poi nella sabbia.13 Il giorno seguente uscì e vide due uomini ebrei che litigavano; egli disse a quello che aveva torto: «Perché percuoti il tuo compagno?». 14 Ma quegli rispose: «Chi ti ha costituito principe e giudice su di noi? Vuoi uccidermi come hai ucciso l'Egiziano?». Allora Mosè ebbe paura, e disse: «Certamente la cosa è risaputa». 15 Quando il Faraone sentì parlare dell'accaduto, cercò di uccidere Mosè; ma Mosè fuggì dalla presenza del Faraone e si stabilì nel paese di Madian; e si pose a sedere presso un pozzo. Mosé era già consapevole della chiamata di Dio, ma essendo spiritualmente immaturo non dipendeva da Lui, si era convinto che avrebbe dovuto liberare il suo popolo dall’oppressione egiziana facendo a modo proprio, con le sue forze umane, ma il piano di Dio non era quello! Quante volte è accaduto anche a noi di agire con spirito d’indipendenza, di non aver chiesto al Signore guida e discernimento e di avere sperimentato clamorosi insuccessi! Avviene per immaturità spirituale, denota il bisogno di essere trasformati da Dio e di imparare a dipendere da Lui, solo così possiamo adempiere l’opera a cui ci ha chiamati.
Resosi conto che la notizia dell’uccisione dell’egiziano si era diffusa rapidamente e che il Faraone lo voleva morto, per aver salva la vita Mosé fuggì dall’Egitto, spinto dalla paura. Visse per quarant’anni nel paese di Madian, dove attraversò di certo un periodo di grande travaglio, lontano dal suo popolo che amava, ma quel tempo servì a Dio per piegarlo, romperlo nel carattere, portarlo al punto di essere l’uomo più mansueto della terra, docile alla Sua volontà. Mosè imparò ad avere un rapporto sempre più profondo col Signore e infine fece un’esperienza straordinaria: mentre saliva col gregge sul monte Horeb (Esodo 3:1), tra i rami di un roveto gli apparve una Fiamma che bruciava senza che il roveto si consumasse e da quella Fiamma Dio lo chiamò e gli disse: «Non avvicinarti qui; togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo santo (v. 5). Dio cominciò a parlargli e a manifestargli la Sua potenza. Da quel momento, dopo quell’incontro personale con l’Eterno, Mosé non fu più la stessa persona, fu cambiato come cambia ancor oggi ogni persona che Lo incontra personalmente. Mosé fu pronto all’ascolto e all’obbedienza, quando Dio gli comandò: Or dunque vieni e io ti manderò dal Faraone perché tu faccia uscire il mio popolo, i figli d'Israele, dall'Egitto» Esodo 3:10.Aveva già ottant’anni e aveva imparato ad agire esclusivamente su mandato del Signore quando tornò in Egitto per presentarsi a Faraone e riferirgli qual era la volontà dell’Eterno. In Egitto avrebbe dovuto affrontare l’uomo più potente di quel tempo sapendo che voleva ucciderlo, ma non aveva più paura, non guardava più le circostanze, stava fermo come se vedesse l’invisibile. Esodo 5:1 … Mosè e Aaronne andarono dal Faraone e gli dissero: «Così dice l'Eterno, il DIO d'Israele: "Lascia andare il mio popolo, perché mi celebri una festa nel deserto"»
Dio parla ancora, vuole che anche noi siamo rotti nel carattere e che affiniamo le nostre orecchie spirituali, vuole darci direttive per la nostra vita, ma non può farlo se non stiamo alla Sua presenza, se non cerchiamo la Sua faccia, se non ascoltiamo la Sua Parola e non siamo disposti ad agire per fede su ciò che essa dice e se, dopo averla ascoltata, non la confessiamo. Così funziona la fede e così fece Mosé: ascoltò il Signore e poi con coraggio riferì al Faraone le Sue parole.
Possiamo immaginare quale effetto fece sul Faraone, che in Egitto era ritenuto un dio e come tale onorato, l’ordine proveniente dal Dio d’Israele! Non accolse la richiesta di Mosé e Dio mandò sull’Egitto dieci terribili piaghe, ma fu solo dopo la decima, la più tremenda, quella che fece morire tutti i primogeniti degli Egiziani, compreso suo figlio, che il Faraone concesse agli Ebrei di lasciare l’Egitto, anche se dopo la loro partenza se ne pentì e li inseguì. Esodo 12:29 Perciò avvenne che a mezzanotte l'Eterno colpì tutti i primogeniti nel paese di Egitto. dal primogenito del Faraone che sedeva sul suo trono, al primogenito del prigioniero che era in carcere, e tutti i primogeniti del bestiame. 30 Così il Faraone si alzò di notte, lui con tutti i suoi servi e tutti gli Egiziani; e vi fu un grande grido in Egitto, perché non c'era casa dove non vi fosse un morto. 31 Allora egli chiamò Mosè ed Aaronne di notte e disse: «Alzatevi e partite di mezzo al mio popolo, voi e i figli d'Israele; e andate a servire l'Eterno come avete detto. Il Faraone, che teneva in schiavitù il popolo di Dio e non era disposto a liberarlo, rappresenta Satana che tiene l’uomo schiavo del peccato e resiste e reagisce ai tentativi di liberazione. Alla fine, però, le preghiere insistenti hanno la meglio, il combattimento spirituale e la preghiera del tre per tre, finalizzata alla conquista di anime per Dio, hanno il potere di rendere le persone libere dal suo malefico potere, di essere convinte dallo Spirito Santo ad accettare Gesù e accedere così alla Sua Grazia. Anche noi, per essere rotti nel carattere, abbiamo bisogno di attraversare un periodo di disciplina e di correzione, di divenire persone nuove, obbedienti alla Sua Parola, in grado di agire per fede, consapevoli che la mano di Dio si muove sempre quando c’è fede! Lo stesso Signore dice che “Il giusto vivrà per fede” Ro. 1:17.
Prima Mosé agiva d’istinto, arrivò persino ad uccidere, non dipendeva da Dio, ma quando fece ritorno in Egitto era divenuto un’altra persona, non aveva più il fare impulsivo e non aveva più paura del Faraone; aveva instaurato col Signore un intimo rapporto che gli dava sicurezza. Non si muoveva senza aver cercato la Sua faccia, aveva gli occhi aperti nella dimensione spirituale, non vacillava nella fede.
In definitiva, la vita di Mosé può essere suddivisa in tre parti di quarant’anni ciascuna. Trascorse i primi quarant’anni, che culminarono nell’uccisione dell’egiziano, seguendo gli impulsi della carne, agendo d’istinto e rischiando di rovinare il piano di Dio. Visse i secondi quarant’anni nel deserto, dove Dio lo disciplinò, lo rinnovò nella mente, lo formò nel carattere ed eliminò la sua parte selvatica. In quel tempo Mosé imparò a cercare Dio, a spendere molto tempo con Lui, ad agire per fede. La disciplina lo rese l’uomo più mansueto della terra (Numeri 12:3) e gli permise di vivere gli ultimi quarant’anni nello spirito, in totale ubbidienza e resa a Dio; poté adempiere il Suo piano e divenire un grande condottiero, il liberatore d’Israele. Mosé non faceva più nulla che non fosse nella volontà di Dio, parlava con Lui e Lo interpellava sempre prima di agire (Esodo 33:11). Numeri 9:8 Mosè rispose loro: «Aspettate, e sentirò quel che l'Eterno ordinerà a vostro riguardo».
Anche noi dobbiamo permettere a Dio di trasformarci, ma questo è possibile solo mediante la disciplina in preghiera, spendendo molto tempo con Lui, perché è allora che Egli ci plasma, ci corregge e toglie da noi quanto c’è di negativo, è allora che ci parla, si manifesta, ci permette di vivere nel soprannaturale, di fare straordinarie esperienze personali.
La Bibbia riferisce di un altro personaggio, Salomone, che nel suo grande amore per Dio, per l’immagine di grandezza e di magnificenza che aveva di Lui, Gli offrì in sacrificio ben mille tori, convinto che a Dio non si potessero fare offerte di poco conto. Salomone espresse così a Dio il Suo amore per Lui e la sua gratitudine per essere divenuto re d’Israele, e quando l’Eterno gli apparve in visione e gli disse: «Chiedi ciò che vuoi che io ti dia», Salomone rispose: 1Re 3:9 Concedi dunque al tuo servo un cuore intelligente, perché possa amministrare la giustizia per il tuo popolo e discernere il bene dal male. Chi infatti potrebbe amministrare la giustizia per questo tuo popolo così numeroso?» 10 Piacque al Signore che Salomone avesse fatto questa richiesta. 11 DIO allora gli disse: «Poiché hai domandato questo e non hai chiesto per te né lunga vita. né ricchezze, né la morte dei tuoi nemici, ma hai chiesto intelligenza per comprendere ciò che è giusto. 12 ecco, io faccio come tu hai chiesto: ti do un cuore saggio e intelligente, cosicché non c'è stato nessuno come te prima di te e non sorgerà nessuno come te dopo di te. Salomone considerò il più grande tesoro la sapienza che viene da Dio, che non solo lo esaudì dandogli un cuore intelligente, cioè un cuore che sa ascoltare, ma poiché apprezzò la sua richiesta, gli diede anche ciò che non aveva chiesto: ricchezze e gloria. Questa storia nasconde il principio spirituale secondo cui da Dio possiamo ricevere nella misura in cui siamo disposti a dare, perché ciò che Gli offriamo è la misura del nostro amore per Lui. Dio gradisce le offerte che sono l’espressione di ciò che si ha nel cuore! Non gradì i frutti dell’orto offertiGli da Caino, mentre gradì quella di Abele, che Gli sacrificò il meglio del suo gregge. Per amor nostro, per dare a ciascuno di noi la possibilità di sfuggire all’eterna condanna che pende su ogni uomo, Dio offrì il Suo unico Figlio, tanto è smisurato il Suo amore per noi!
Mosè portò a compimento, con coraggio, fermezza e fedeltà, l’opera grandiosa di trarre il suo popolo fuori dall’Egitto, solo per fede in ciò che l’Eterno gli diceva. Ancor oggi le cose più grandi vengono compiute per fede, e la fede, come dice la Scrittura, viene dall’udire la Parola di Cristo. Chiediamo al Signore di tenere aperto il nostro orecchio spirituale per ascoltare ciò che ha da dirci per la nostra vita, per la nostra famiglia, per la nostra cellula.
Accedere alla dimensione soprannaturale dipende solo da noi, da quanto tempo spendiamo alla presenza di Dio, dalla nostra disponibilità a lasciarci disciplinare e rompere nel carattere, dalla nostra capacità di ascoltare la Sua voce e di vedere nel mondo spirituale, che è reale anche se invisibile. Nelle circostanze negative, impariamo a non guardare Dio attraverso le circostanze, mettendole in primo piano e magari ingigantendole, ma guardiamo le circostanze attraverso Dio, attraverso la Sua potenza, sapendo che mediante la nostra fede tale potenza cambierà le situazioni anche più difficili. |
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