Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo 9 settembre 2007

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

IL  FRUTTO  DELLO  SPIRITO  È…  MANSUETUDINE

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

 

Galati 5:22 Ma il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo.

 

La Parola di Dio predicata oggi verte sull’ottava delle nove parti del frutto dello Spirito, la mansuetudine, che assieme alla fedeltà e all’autocontrollo, con cui costituisce la terza triade, è una caratteristica che piace a Dio. Dal greco “pràotes”, la parola mansuetudine significa: forza sotto controllo, mentre pràos, termine con cui si definisce un cavallo domato, indica il mansueto, colui che permette alla Parola di Dio e allo Spirito Santo di tenere sotto il loro controllo la propria forza e si lascia guidare nell’usarla.

 

La mansuetudine non è da confondere con la debolezza, poiché il mansueto non perde la sua forza, ma la sottomette a chi lo guida. La mansuetudine si esprime con la mitezza, l’umiltà, la modestia, la capacità di sopportare con pazienza e senza risentimento, tutte caratteristiche che piacciono a Dio, tanto che Gesù cita i mansueti tra i beati (Matteo 5:5) e afferma che erediteranno la terra. A loro sono riservate anche altre benedizioni, come si legge nel Salmo 37:11 Ma i mansueti possederanno la terra e godranno di una grande pace.

 

Nell’epistola ai Romani, l’apostolo Paolo esorta i credenti a non aspirare a cose che stanno troppo in alto e che possibilmente non rientrano nel piano di Dio per la propria vita, ma di cercare, piuttosto, le cose umili. Sarà Dio stesso a dare grandi cose, se lo vuole.

Romani 12:16 Abbiate gli stessi pensieri gli uni verso gli altri; non aspirate alle cose alte, ma attenetevi alle umili; non siate savi da voi stessi.

 

La Scrittura definisce Mosé l’uomo più mite della terra, ma non lo fu sempre. Da giovane aveva un carattere impulsivo e focoso che lo portò persino ad uccidere. Pur conoscendo di essere stato chiamato da Dio, nei primi quarant’anni visse senza autocontrollo e seguendo gli istinti della carne; non era pronto a servire il Signore!

Nei successivi quarant’anni ebbe bisogno di essere disciplinato nel deserto, rinnovato nell’anima e nella mente, rotto nel carattere, per diventare il Mosè mansueto, ubbidiente e totalmente sottomesso al Signore, docile alla Sua guida.

Visse gli ultimi quarant’anni al servizio dell’Eterno e divenne un grande leader, perché non faceva nulla senza consultarsi col Signore. Aveva difficoltà di parola, ma orecchio pronto all’ascolto e non agiva mai senza ascoltare il consiglio di Dio.

Numeri 12:3 (Or Mosè era un uomo molto mansueto, più di chiunque altro sulla faccia della terra).

Come lui, ogni leader deve bandire dalla propria vita le iniziative arbitrarie, imparare ad ascoltare il Signore ed essere totalmente sottomesso a Lui.  

 

Ciascuno di noi ha bisogno di attraversare il deserto e di sottostare a una rigida disciplina, anche se sul momento può apparire dura, per essere rotto nel carattere e diventare mansueto, ubbidiente, sottomesso, docile alla guida e alla volontà di Dio.

 Ebrei 12:11 Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo.

 

La mansuetudine è l’anticamera dell’intimità col Signore! Divenire mansueti è un traguardo essenziale per realizzarla.

Può suscitare una santa gelosia ed anche una santa invidia sapere che un uomo, Mosé,  parlava con Dio faccia a faccia come si fa con un amico.

Esodo 33:11 Così l'Eterno parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla col proprio amico; poi Mosè tornava all'accampamento. Ma Giosuè, figlio di Nun, suo giovane ministro, non si allontanava dalla tenda.

Nessun altro uomo dopo di lui ha goduto di un tale privilegio, ma tutti possiamo realizzare un alto grado d’intimità col Signore, se solo diveniamo mansueti e Gli dedichiamo del tempo.

Anche sul piano naturale non è possibile instaurare un rapporto intimo con gli altri se non si dedica loro del tempo; è così tra padri e figli, tra coniugi, tra amici, etc..

Essendo stato allevato alla corte del faraone, per divenirlo a sua volta, Mosè era un uomo colto e preparato, ma non pensò mai di poter fare da solo; per guidare il popolo era solito appartarsi nella tenda, consultarsi col Signore, conoscere la Sua volontà e poi agire sulla base delle Sue direttive.  

Numeri 9:8 Mosè rispose loro: «Aspettate, e sentirò quel che l'Eterno ordinerà a vostro riguardo».

 

Mediante una carrellata di esempi biblici ci si può fare un’idea dei benefici e degli effetti  della mansuetudine, delle situazioni in cui è necessario manifestarla e del bisogno di realizzarla nella propria vita.

 

La mansuetudine si esprime in presenza degli oppositori, che vanno istruiti con pazienza e mitezza, finché non giungono al ravvedimento.

2Timoteo 2:24 Ora un servo del Signore non deve contendere, ma deve essere mite verso tutti, atto ad insegnare e paziente, 25 ammaestrando con mansuetudine gli oppositori, nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi perché giungano a riconoscere la verità,

 

Si esprime quando qualcuno cade in fallo…

Galati 6:1 Fratelli, se uno è sorpreso in qualche fallo, voi che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine. Ma bada bene a te stesso, affinché non sii tentato anche tu.

…piuttosto che criticarlo, condannarlo e legarlo ai sensi di colpa, con mansuetudine bisogna aiutarlo a rialzarsi e badare a non cadere a propria volta, perché nessuno è esente dalla possibilità di cadute; la nostra forza è nel Signore, senza di Lui siamo tutti deboli. 

 

 La mansuetudine porta pace e piace a Dio.

1Pietro 3:3 Il vostro ornamento non sia quello esteriore: intrecciare i capelli, portare i gioielli d'oro o indossare belle vesti 4 ma l'essere nascosto nel cuore con un'incorrotta purezza di uno spirito dolce (pràos, mansueto) e pacifico, che è di grande valore davanti a Dio.

 

  La mansuetudine è caratteristica delle pecore. Quando Gesù disse: Le mie pecore ascoltano la mia voce (Gv. 10:27) intendeva dire che solo chi ha il carattere delle pecore può ascoltarla. La pecora, contrariamente alla capra, non ha uno spirito indipendente, non alza mai la testa, non reagisce, si lascia guidare; le persone che hanno tali caratteristiche sono candidate ad ascoltare la voce del Signore, mentre chi è altezzoso, arrogante, pieno di sé, non la udrà mai, ha bisogno di essere disciplinato e rotto nel carattere, come lo fu Mosé, che arrivò al punto di mettere tutta la sua forza, le sue conoscenze e le sue capacità nelle mani del Signore, affinché ne disponesse a Suo piacimento.  

Salmo 25:9 Egli guiderà i mansueti nella giustizia e insegnerà la sua via agli umili.

 

 La mansuetudine consiste, quindi, nella docilità a lasciarsi guidare, ma anche a ricevere la Parola di Dio senza discutere e disputare.

Giacomo 1:21 Perciò, deposta a ogni lordura e residuo di malizia, ricevete con mansuetudine la parola piantata in voi, la quale può salvare le anime vostre.

L’apostolo Giacomo si rivolge in particolare a tutti coloro che non sono disposti a cambiare le proprie idee, persistono nel contendere con la Parola di Dio, rifiutano di accettarla e di sottomettersi ad essa.

 

 Fu Gesù l’esempio di mansuetudine per eccellenza, l’unico che poté affermare di essere mansueto e umile di cuore.

Matteo 21:5 «Dite alla figlia di Sion: Ecco il tuo re viene a te mansueto, cavalcando un asino, anzi un puledro, figlio di una bestia da soma». 29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime. 30 Perché il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero!».

Quando entrò a Gerusalemme, pur essendo Re, non lo fece in modo plateale e pomposo, ma su di un asinello, per portare pace, mentre di solito i re entravano in una città per annunciare l’entrata in guerra.

 

In Gesù si rilevano dei contrasti:

-          era Re, eppure è venuto per servire; maestà e servizio in Lui coesistevano;

-          era Agnello, ma anche Leone della tribù di Giuda;

-          era Uomo, ma anche Dio; in Lui coesistevano l’umanità e la deità.

Gesù era Re e sacerdote, ed era mansueto. Anche noi in Lui siamo re e sacerdoti e come Lui dobbiamo essere mansueti, ma come possiamo crescere in mansuetudine?

Lo possiamo meditando sulla grandezza di Dio, imitando la mansuetudine e l’umiltà  di Gesù, dipendendo dalla potenza dello Spirito Santo.

 

Conoscere i vantaggi della mansuetudine, che tra le  attitudini spirituali è tra quelle che Dio predilige e privilegia, consentendo l’ascolto della Sua voce, suscita in noi desiderio di crescere in questa qualità che permette di instaurare una forte intimità con Lui.

 Disponiamoci quindi a lasciarci disciplinare, correggere e rompere nel carattere; accettiamo di buon grado di rinunciare alle nostre convinzioni, di essere rinnovati nella mente e nell’anima, di sottometterci alla Parola di Dio; rifiutiamo ogni contesa e ogni atteggiamento borioso; non prendiamo mai decisioni arbitrarie, ma lasciamo che tutta la nostra forza, le nostre conoscenze e capacità vengano convogliate da Dio là dove a Lui piace; diamoGli ogni nostro peso e impariamo a prendere il Suo giogo dolce e leggero; in definitiva, lasciamoci guidare totalmente da Lui… allora il nostro rapporto con Dio diverrà più profondo, udremo la Sua voce e avremo la certezza di essere al centro della Sua volontà.   

 

 

 

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Antonio Settecase