Servizio di adorazione ore 10.30 – Palermo, domenica 3 giugno 2007

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 GLI SCOPI DEL DISCEPOLATO

          

Come la cerva anela ai rivi delle acque, così l'anima mia anela a te o DIO. L'anima mia è assetata di DIO, del Dio vivente. Quando verrò e comparirò davanti a DIO? Salmi 42:1-2

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

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 Periodicamente il pastore rammenta alla chiesa l’obiettivo che ci si propone di raggiungere quest’anno: fare di ogni credente un discepolo e di ogni discepolo un ministro, obiettivo che proviene dal cuore di Dio, datoci espressamente mediante un Suo rhema. Questo è il motivo per cui attualmente viene trattato il tema della crescita del discepolo in tutti i suoi aspetti.

La scorsa domenica sono stati esaminati gli stadi di crescita del credente, da quando nasce in Cristo, fino a quando diventa padre o madre spirituale, maturo nella fede e di esempio per gli altri, e inevitabilmente ciascuno di noi è stato indotto all’autoesame, alla presa di coscienza dello stadio in cui si trova, dei propri ritmi di crescita o dell’eventuale stasi. 
Ogni scopo che una chiesa si prefigge deve rientrare negli scopi di Dio, essere in accordo con la Sua volontà e avere un unico fine: che i credenti crescano all’immagine del Suo Figliolo Gesù.

Romani 8:28-30 Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. 29 Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del suo Figlio affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 30 E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati, quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati.

 In questo passo della Scrittura, Dio dice che Gesù è il primogenito di molti fratelli e che noi, Suoi fratelli, dobbiamo diventare come Lui, crescere alla Sua immagine e imitarLo in ogni cosa. La chiesa deve, quindi, preoccuparsi della formazione spirituale dei credenti e guidarli nel processo di crescita e di trasformazione, fino al raggiungimento della meta.

 La predestinazione di cui si parla nel verso 30, non è dovuta ad una limitazione della libertà dell’individuo, poiché Dio non impedisce a nessuno di effettuare libere scelte nel corso della propria vita, ma alla divina preconoscenza. In altri termini Dio ha predestinato alla salvezza e alla gloria, per il semplice fatto che ne ha avuto preconoscenza, chi liberamente sceglie di vivere in Cristo.

 Nello stesso versetto si afferma che Dio ci vede glorificati. Che vuol dire? Su questa terra ci sono tante chiese, ma a prescindere da quella che frequentiamo, ciascuno di noi deve aspirare ad appartenere alla Chiesa celeste, a quella che sarà eternamente con Gesù. Infatti esistono molte chiese terrene che non corrispondono al modello di Dio e che di certo non faranno parte della Chiesa del cielo. Nella Sua Chiesa il Padre vuole persone conformi all’immagine di Gesù, che facciano le Sue stesse opere e che conquistino le anime, come fece Lui; costoro verranno da Lui glorificate in cielo. 

  Principale scopo del discepolo cristiano è divenire come Cristo e il discepolato è un processo di formazione spirituale che tende a sviluppare spiritualmente e a trasformare le persone, rendendole simili a Lui. A tal fine sono necessarie la disciplina e la correzione.

 Considerato il fatto che la principale qualità di Cristo fu l’ubbidienza, a cui non venne mai meno, anche per noi questa deve essere la prima delle qualità da realizzare.

Ubbidienti non si nasce, lo si diventa; persino Gesù dovette imparare ad esserlo: Benché fosse Figlio, imparò l'ubbidienza dalle cose che soffrì (Ebrei 5:8), e per diventare ubbidienti bisogna essere docili alla correzione, ma non solo, perché per ubbidire a Dio non basta la nostra buona volontà,  è necessario che Egli intervenga nella nostra vita e ce ne renda capaci. 

 Ezechiele 36:27 Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti.

Per renderci idonei a camminare in osservanza alle Sue leggi crocifiggendo la carne, l’orgoglio, lo spirito di ribellione e d’indipendenza, Dio manda in noi il Suo Spirito Santo. Non possiamo ubbidirGli solo in virtù dei nostri sforzi, ma grazie alla relazione con lo Spirito Santo che c’insegna la mansuetudine, la sottomissione e l’ubbidienza. Se vogliamo ubbidire a Dio dobbiamo, quindi, sviluppare la nostra relazione e comunione con Lui e da Lui dipendere.

 

Chi è disubbidiente, vive nella carne e non piace a Dio; addirittura la Scrittura afferma che la Sua ira viene sui figli della disubbidienza.

Colossesi 3:5 Fate dunque morire le vostre membra che sono sulla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e avidità, che è idolatria; 6 per queste cose l'ira di Dio viene sui figli della disubbidienza…

Nella prima epistola ai Corinzi, l’apostolo Paolo mette i credenti della chiesa di Corinto in guardia da possibili inganni. In proposito viene da pensare a quelli esistenti ancor oggi, ad esempio a quelli di cui sono vittime quegli omosessuali che, sol perché frequentano chiese che li sostengono e addirittura li sposano, si convincono di essere a posto con Dio. La Scrittura, però, afferma chiaramente il contrario: dice che chi commette tali peccati non entrerà nel Suo regno! Buona parte della nostra società ha finito col giustificarli, asserendo che le loro tendenze sono innate, ma il Signore definisce tali tendenze “perversione”, tanto che a causa di peccati del genere distrusse Sodoma e Gomorra.

 1Corinzi 6:9 Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v'ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, 10 né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio.

L’omosessualità è un peccato grave, come lo è la convivenza eterosessuale e chi vive in questi peccati, se non decide di abbandonarli, non si salverà neppure se frequenta una chiesa consacrata e pratica persone piene di fede. Gesù acquistò la salvezza per tutti, ma accedervi è un fatto personale; chi persevera in una vita di peccato, di fatto se ne autoesclude.

Anche agli Efesini Paolo scrisse su questo argomento, evidentemente tali peccati esistevano nelle chiese anche allora, quando l’omosessualità veniva definita “immondizia” e immondi coloro che la praticavano. 

Efesini 5:5 Sappiate infatti questo: nessun fornicatore o immondo o avaro, il quale è un idolatra, ha alcuna eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, perché per queste cose viene l'ira di Dio sui figli della disubbidienza.

  Una chiesa santa predica a gran voce la Verità, non inganna nessuno e non fa eccezioni; le chiese che predicano teorie diverse fanno il gioco di Satana e si rendono colpevoli dell’eterna perdizione di tanti che si lasciano ingannare. Se siamo servi di Cristo dobbiamo predicare la Sua Parola e non quello che pensiamo noi! Chi cammina fuori dalla Parola di Dio vive nell’inganno e non entrerà in cielo. Chi comprende il valore della salvezza rinuncia al peccato e organizza la propria vita secondo gli standards divini. La salvezza è a disposizione di tutti, ma per accedervi occorre rinunciare al peccato. La Bibbia afferma che dall’omosessualità si può essere liberati, il che lascia supporre che essa sia frutto dell’opera di demoni nella mente di tante persone. 

 1Corinzi 6:11 Or tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio.

Ritornando all’opera dello Spirito Santo nella vita del credente, va precisato che non è automatica e che dipende dal tipo di relazione e di comunione che ciascuno di noi instaura con Lui, dall’umiltà con cui decidiamo di dipendere da Lui, perché su tale base Egli potrà guidarci nell’ubbidienza e farci diventare figli maturi.

Romani 8:14 Infatti … tutti quelli che sono condotti dallo Spirito di Dio sono figli ( maturi) di Dio.

 Durante la Sua vita terrena, Gesù si trovò ad affrontare ogni genere di prova e di sofferenza; fu  perseguitato, maltrattato e tradito, cosicché quando ci troviamo in situazioni difficili abbiamo in Lui un modello da imitare e dobbiamo solo chiederci cosa farebbe Gesù al nostro posto. Dobbiamo essere Suoi imitatori: agire, pensare e comportarci come Lui.

 L’apostolo Paolo esorta:

1Corinzi 11:1 Siate miei imitatori, come anch'io lo sono di Cristo.

1Tessalonicesi 1:6 E voi siete divenuti nostri imitatori e del Signore, avendo ricevuta la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo…

Quando si conosce il Signore, si va inevitabilmente incontro ad afflizioni, perché ci si trova a dover affrontare persecuzioni, atteggiamenti ostili, incomprensioni anche in famiglia, ma pur nelle peggiori situazioni si può sperimentare la gioia che dà lo Spirito Santo. 

 L’apostolo Pietro dice che dobbiamo seguire le orme di Gesù, e poiché Egli è venuto sulla terra per  sacrificare se stesso, anche noi dobbiamo essere pronti a compiere quei sacrifici spirituali che Dio ci chiede: la preghiera, l’intercessione, la cura dei figli spirituali, la preparazione necessaria per consolidare le persone, per predicare, per servire ecc. ma per benedire gli altri e servire il Signore nella Chiesa, occorre essere pronti a compiere tali sacrifici per amore. 

1 Pietro 2:21  A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguitate le sue orme.

 Lo scopo finale del discepolo di Cristo è, quindi, divenire come Lui, ma durante la propria crescita spirituale deve realizzare altri obiettivi:

 Divenire padre o madre spirituale  

Nei tre anni del Suo ministero pubblico, Gesù affermò spesso che una sua meta era quella di rivelare ai discepoli il Padre; anche i padri e le madri spirituali devono far conoscere ai propri discepoli l’amore di Dio Padre.

Giovanni 14:9 Gesù gli disse: «Da tanto tempo io sono con voi e tu non mi hai ancora conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai dici: "Mostraci il Padre"? 10 Non credi che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso. Il Padre che dimora in me è colui che fa le opere. 11 Credetemi che io sono nel Padre e che il Padre è in me, se no, credetemi a motivo delle opere stesse. 12 Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, ve lo avrei detto; io vado a prepararvi un posto.

Crescere nella conoscenza di Dio per esperienza
Dio vuole che facciamo esperienza del Suo amore e che siamo Suoi testimoni non sulla base di cose lette o sentite da altri, ma per avere sperimentato la Sua presenza e il Suo intervento nella nostra vita. Ogni discepolo deve desiderare di fare esperienze personali col Signore.  

Portare frutto per il regno di Dio. 

Giovanni15:8 Gesù disse: " In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto, e così sarete miei discepoli…

Il Signore chiama i Suoi discepoli a servire gli altri, a far conoscere il messaggio della salvezza e a conquistare sempre più anime per Lui.

Gesù parlò di se stesso definendosi la luce del mondo,

Giovanni 8:12 E Gesù di nuovo parlò loro, dicendo: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita».

ma anche dei Suoi discepoli disse:

 Matteo 5:14 Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può essere nascosta. 15 Similmente, non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia luce a tutti coloro che sono in casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli».

La cosa riguarda i discepoli di ogni tempo e di ogni luogo, quindi anche noi. Sulla terra rappresentiamo Cristo, come Lui siamo luce del mondo e abbiamo il dovere di portare agli altri la luce del Vangelo, di strappare le persone dalle tenebre in cui si trovano, di mettere in guardia dai pericoli che corre, chi è vittima d’inganni o si è lasciato sedurre dal maligno. Dobbiamo adoperarci per portare la luce di Cristo e il Suo messaggio di salvezza alla città di Palermo e alla Sicilia, ne hanno tanto bisogno! 

 

Web Master

Antonio Settecase