Servizio di adorazione ore 10.45 – Palermo, domenica 30 aprile 2006

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

I CINQUE ALTARI NELLA VITA DI ABRAHAMO

 

Grande è l'Eterno e degno di somma lode nella città del nostro DIO, sul suo monte santo. Bello per la sua altezza, gioia di tutta la terra è il monte Sion, dalla parte del settentrione, la città del gran Re” Salmi 48:1-2

 

  

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Abramo, il primo uomo a cui l’Eterno si rivelò e al quale fece delle promesse, credette a Dio, agì secondo la Sua Parola e attraverso vari stadi di fede pervenne ad una piena consacrazione al Signore fino alla totale donazione di sé e di quanto gli era più caro, il figlio Isacco; per questo è considerato il padre della fede e un esempio da imitare per i credenti di ogni generazione. 

 

 Premesso che la radice della parola altare significa “luogo alto, innalzare, salire”, i cinque altari costruiti da Abrahamo rappresentano le varie fasi della sua crescita spirituale e di quella di ogni credente, ma fu Gesù a costruire l’ultimo e massimo altare, quando, innalzato sulla Croce del Calvario e divenendo Egli stesso altare e sacrificio, attirò a sé gli uomini e li innalzò fino a Dio, eliminando definitivamente la necessità di costruire altri altari su cui compiere sacrifici.

 

1.      L’altare della  promessa

Nel rivelarsi ad Abramo, Dio gli fece subito sette promesse (Ge. 12:2-3), e quando questi in obbedienza al Suo ordine si recò nella terra da Lui indicata e che era abitata dai nemici Cananei, gliene fece un’altra: “Io darò questo paese alla tua discendenza”.

Genesi 12:5 E Abramo prese Sarai sua moglie e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano accumulato e le persone che avevano acquistate in Haran, e partirono per andarsene nel paese di Canaan. Così essi giunsero nel paese di Canaan. Genesi 12:6 Abramo attraversò il paese fino alla località di Sichem, fino alla quercia di Moreh. A quel tempo si trovavano nel paese i Cananei. Genesi 12:7 Allora l'Eterno apparve ad Abramo e disse: «Io darò questo paese alla tua  discendenza». Allora Abramo vi costruì un altare all'Eterno che gli era apparso.

Abrahamo vide Dio in persona e non in visione, infatti, mentre quest’ultima mostra qualcosa che in realtà si trova altrove, ciò che si vede nell’apparizione è sul luogo.

Quest’altare simboleggia quello che ogni credente innalza a Dio nel proprio cuore quando riceve Gesù come personale Signore e Salvatore e si trova circondato da persone che non lo comprendono, lo bersagliano e perseguitano, ma è  da evidenziare il risvolto positivo della persecuzione, che se da una parte ferisce, dall’altra offre l’opportunità e il privilegio di testimoniare la Verità e di fortificare i muscoli della fede!

La promessa “Io darò questo paese alla tua discendenza” indica che la chiamata di Dio non è diretta ai singoli individui, ma alle loro famiglie e discendenze, che di generazione in generazione devono portare avanti il Suo piano e in rapporto alla loro fede ricevere le Sue benedizioni.

L’altare ricordava ad Abrahamo la promessa di Dio, che conteneva un messaggio di speranza per le generazioni successive e che quindi è valida anche per noi, che non dobbiamo dimenticarla, come non dobbiamo dimenticare le promesse da Lui fatteci quando ci ha salvati. 

 

2.   L’altare dell’intimità, della comunione e dell’amicizia con Dio.

Genesi 12:8 Di là si spostò verso la montagna a est di Bethel, e piantò le sue tende, avendo Bethel a ovest e Ai a est; e là costruì un altare all'Eterno e invocò il nome dell'Eterno.

 Abrahamo costruì il secondo altare a Bethel, luogo di stabilità e di comunione con Dio, ma esposto agli attacchi dei nemici, e pur desiderando vivere in stretta comunione col Signore, di fatto alternava momenti d’intimità ad altri di allontanamento, finché, a causa di una carestia, decise di  allontanarsi per un tempo da Bethel e di andare in Egitto, dove cominciò a non interpellare più il Signore, a non cercare il Suo aiuto e ad agire carnalmente mettendo in atto soluzioni umane, ignaro delle amare conseguenze che lo attendevano. In Egitto, temendo che l’avvenenza della moglie Sara potesse costargli la vita, decise di presentarla come sorella; poi comprò la schiava Agar che portò con sé e con cui successivamente, senza chiedere consiglio a Dio, decise di realizzare la paternità che il Signore gli aveva promesso e che non arrivava per la sterilità di Sara; in definitiva Abrahamo si allontanò da Dio. Da Agar nacque Ismaele, capostipite degli Ismaeliti, gli odierni Arabi ed eterni nemici d’Israele. 

 

Quanti credenti ancor oggi agiscono come Abrahamo in quella fase della sua vita, si allontanano dalla chiesa, dalla cellula, dai fratelli, e scendono a compromessi senza rendersi conto delle conseguenze spirituali!

 

3.    A Bethel Abrahamo ritrova il suo altare e decide di non tornare più indietro

In seguito agli errori compiuti in Egitto per paura e debolezza, Abrahamo comprese di avere perduto la comunione col Signore e desiderò tornare a Bethel, dove ritrovò l’altare che aveva costruito e decise che non sarebbe mai più tornato indietro, in Egitto, cioè nel mondo e nel peccato.

Genesi 13:3 Dal Neghev egli continuò il suo viaggio fino a Bethel, al luogo dove da principio era stata la sua tenda, fra Bethel e Ai, 4 al luogo dell'altare che aveva fatto inizialmente; e là Abramo invocò il nome dell'Eterno.

Nessun credente deve volgersi indietro dopo aver conosciuto il Signore, infatti nel Vangelo di Luca si leggono le parole di Gesù ai discepoli: «Nessuno che ha messo la mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio» (Luca 9:62), con le quali intendeva dire che chi s’incammina nel regno di Dio deve andare sempre avanti e non rimpiangere il mondo e il peccato.

 

4.    Altare della stabilità per ricevere le promesse di Dio

Successivamente Dio diede ad Abrahamo un altro ordine, accompagnato da una promessa diretta a lui personalmente:

Genesi 13:17 Levati, percorri il paese in lungo e in largo, perché io lo darò a te». 18 Allora Abramo levò le sue tende e venne ad abitare alle querce di Mamre, che sono a Hebron; e là costruì un altare all'Eterno.

A Hebron, luogo di abbondanza e di prosperità, ma anche di visione per la sua altezza, Abrahamo costruì il suo quarto altare, quello della stabilità, che gli consentì di ricevere la promessa di Dio.  Stabilità e fermezza nella fede e nella visione sono infatti le condizioni essenziali per ricevere le promesse del Signore, ed ogni credente deve avere la consapevolezza che Dio non si manifesta a chi è ondeggiante nella fede e nel proprio rapporto con Lui.

 

5.   Altare del sacrificio e dell’offerta del meglio a Dio

Genesi 22:2 E DIO disse: «Prendi ora tuo figlio, il tuo unico figlio, colui che tu ami, Isacco, va’ nel paese di Moriah e là offrilo in olocausto sopra uno dei monti che io ti dirò»… 9 Così giunsero al luogo che DIO gli aveva indicato, e là Abrahamo edificò l'altare e vi accomodò la legna; poi legò Isacco suo figlio e lo depose sull'altare sopra la legna.

Infine sul monte Moriah, lo stesso su cui in seguito Dio ordinò a Salomone di costruire il tempio, Abrahamo costruì un altare e non esitò ad ubbidire al Signore quando gli chiese in sacrificio il figlio Isacco, la persona che amava di più. Talmente alto era divenuto il suo livello di fede e di amore per Dio! Quell’offerta toccò profondamente il cuore del Signore, che all’ultimo istante bloccò il gesto estremo perché sapeva di avere preparato il sacrificio eccellente, quello del Suo Unico Figlio Gesù, che sarebbe stato crocifisso sul monte Golgota, appartenente alla stessa catena montuosa.  

  Genesi 22:2 Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, và nel territorio di Moria e là  offrilo in olocausto su di un monte che io ti dirò». …9 così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna.

Quello fu l’ultimo altare costruito da Abrahamo, che decidendo di sacrificare Isacco diede a Dio il diritto legale di offrire in sacrificio il proprio Figlio, che proprio su quella spianata sarebbe stato processato e poi crocifisso sul Golgota.

 

Quanti di noi tentennano quando si parla di offrire al Signore il proprio tempo, il proprio denaro, la propria vita! Occorre sapere che la nostra offerta esprime la misura della nostra fede e del nostro amore per il Signore e che da essa dipende l’entità delle Sue benedizioni. 

Ben comprese tale principio spirituale Salomone, che nel tempio appena costruito onorò l’Eterno con l’offerta di ben mille tori. Dio fu tanto toccato da quella esagerata offerta che quella stessa notte gli apparve per dirgli che avrebbe esaudito qualunque sua richiesta. Salomone Gli chiese       intelligenza e sapienza  per governare il popolo, e Dio lo apprezzò tanto che in aggiunta gli diede anche ciò che non aveva chiesto: la ricchezza e la gloria.

  

L’esempio di Abrahamo ci sprona a non essere avari o calcolatori e a non lesinare le nostre offerte a Dio, perché da Lui avremo il meglio solo se anche noi sapremo darglielo e soprattutto se sapremo offrirgli la nostra vita. 

Romani 12:1 Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio.

 

Adempiamo il piano di Dio divenendo stabili nella fede, innalzandoci spiritualmente e non esitando ad offrirGli la nostra vita affinché sia Lui a gestirla, perché da questo dipende il destino nostro e quello di  molte altre persone. 

Deponiamola sul Suo altare e rinunciamo a vivere per noi stessi, riteniamoci morti per Cristo e autorizziamoLo a gestire il nostro corpo, la nostra anima e il nostro spirito; in totale ubbidienza e disponibilità permettiamoGli di usarci a Suo piacimento per la Sua gloria!  

 

Web Master

Antonio Settecase