Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 29 ottobre 2006

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

IMPARARE L’UBBIDIENZA

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

 

Il tema dell’ubbidienza, già altre volte trattato,  viene ripreso perché di fondamentale importanza  ai fini della nostra vita spirituale, del livello d’intimità che possiamo instaurare con Dio e dell’entità di benedizioni che possiamo ricevere, infatti la risposta del Signore alle nostre preghiere dipende da quanto siamo disposti ad ubbidirGli.

 

L’ubbidienza va insegnata dai genitori, anche se sembra non essere più di moda e mal si adatta alla mentalità diffusa nella nostra società, che per un presunto diritto di libertà riconosciuto ai giovani, ha perso di vista la necessità di inculcare in essi, sin da piccoli, il rispetto per le autorità. L’ubbidienza s’impara in famiglia e deve essere insegnata, sia pur con strategie e modalità adeguate al nostro tempo. 

 

La Bibbia afferma che Dio gradisce l’ubbidienza che viene dal cuore… 

1Samuele 16:7 Ma l’Eterno disse a Samuele: «Non badare al suo aspetto né all'altezza della sua statura, poiché io l'ho rifiutato, perché l'Eterno non vede come vede l'uomo; l'uomo infatti guarda all'apparenza, ma l'Eterno guarda al cuore».

…infatti quando Samuele cercava il futuro re d’Israele e fu attratto dall’aspetto di uno dei fratelli di Davide, il Signore lo avvertì di non guardare all’esteriore, ma al cuore.

Anche noi possiamo facilmente essere attratti dall’esteriorità o fare le cose per apparire, ma chi ha il cuore verso Dio desidera piacerGli, ubbidirGli e sottomettersi alla Sua volontà. Egli scelse come re Davide perché era sottomesso, mansueto e rispettoso delle autorità da Lui costituite, tanto che non mancò di rispetto neppure al re Saul, quando lo perseguitò.

Nella Scrittura l’obbedienza è sempre collegata alla benedizione e la ribellione alla distruzione,  poiché Dio non può benedire chi, per spirito do ribellione, disubbidisce alla Sua Parola.

Esistono delle promesse per chi è disposto ad ubbidire: “Se siete disposti a ubbidire, mangerete le cose migliori del paese; 20 ma se rifiutate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada», perché la bocca dell'Eterno ha parlato.” Isaia 1:19

 

Talvolta ubbidire costa sacrificio, ma il fatto che Gesù sia morto per salvare quelli che Gli ubbidiscono, deve farci superare ogni difficoltà, sapendo che se è vero che tutti gli uomini possono pervenire alla salvezza, perché Cristo è morto per tutti, è vero anche che accedervi non è automatico e che ne ha diritto solo chi Gli ubbidisce.

 Ebrei 5:7 Nei giorni della sua carne, con grandi grida e lacrime, egli offrì preghiere e supplicazioni a colui che lo poteva salvare dalla morte, e fu esaudito a motivo del suo timore di Dio. 8 Benché fosse Figlio, imparò l'ubbidienza dalle cose che soffrì, 9 e, reso perfetto, divenne autore di salvezza eterna per tutti coloro che gli ubbidiscono…

Sulla via del Calvario, temendo di poter morire prima di raggiungere la croce a causa delle atroci sofferenze, con grida e lacrime Gesù supplicò il Padre di non permettere alla morte di coglierLo prima che la Sua volontà fosse adempiuta e il Suo piano di salvezza dell’umanità portato a compimento, e il Padre Glielo concesse proprio in virtù del Suo timor di Dio e della Sua ubbidienza.

Dobbiamo imparare l’obbedienza anche se può comportare sacrificio, perché la sofferenza matura, trasforma, fortifica, rende saldi nella fede e fa parte del cammino spirituale del vero cristiano, che spesso viene attaccato, deriso e perseguitato per la testimonianza del Vangelo, che nel corso della sua vita può attraversare momenti di angoscia e di grande afflizione, ed anche se nessuna sofferenza umana può eguagliare quella sperimentata da Gesù, anche noi dobbiamo invocare l’intervento del Padre con grida e lacrime. 

 

A questo punto il pastore ricorda alcuni traumatici momenti vissuti all’inizio del suo ministero, allorché il suo pastore lo avvertì che avrebbe dovuto predicare settimanalmente nel culto domenicale. Preso letteralmente dal panico e travolto dalla preoccupazione, dal senso d’incapacità e dal timore di commettere errori, sentendosi impreparato all’incarico e combattuto tra il dovere di ubbidire all’autorità e il timore di non essere all’altezza di quella responsabilità, con lacrime e suppliche implorò Dio di guidarlo, e nel corso di lunghe ore di preghiera, tra indicibili sofferenze interiori, fu rotto nel carattere e imparò a dipendere da Dio, che così lo preparava alla grande chiesa che  aveva in serbo per lui!

 

I genitori cristiani devono insegnare ai figli i principi divini di ubbidienza, sia alle autorità naturali che a quelle spirituali.

 

1.      L’ubbidienza nella famiglia

Il Signore ha stabilito i principi che determinano il buon funzionamento della famiglia:

- i figli devono riconoscere l’autorità dei genitori e sottostare ad essi: “Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché  ciò è giusto.” (Efesini 6:1);

      - La moglie deve scegliere di sottomettersi al marito: “Mogli, siate sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore (Colossesi 3:18).

L’espressione “nel Signore”, riportata in entrambi i versetti, indica che l’ubbidienza e la sottomissione di cui si parla, deve intendersi limitata a tutto ciò che rientra nella volontà di Dio e che è scritto nella Sua Parola, non a comandi e pretese contrarie alla Sua volontà, che non obbligano nessuno all’obbedienza e alla sottomissione.

     Non si può eludere la legge spirituale secondo cui Dio non può esaudire chi vive nella ribellione, né benedire le famiglie che ignorano i Suoi principi e vivono nel disordine, quindi dobbiamo obbedire ai Suoi comandi anche se ci può costare la rottura del nostro carattere  (vedi Isaia 1:19).

 

2.  Nel lavoro

     Anche nel posto di lavoro il vero cristiano deve distinguersi per il comportamento ubbidiente e sottomesso al proprio datore di lavoro oltre che per la dedizione con cui svolge la propria mansione, perché anche in questo campo le benedizioni e la prosperità dipendono da come si agisce. 

    Servi, ubbidite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo… (Efesini 6:5).

 

3.      Ai leaders

La Parola di Dio dice esplicitamente che si deve obbedienza anche all’autorità spirituale che si prende cura di noi, “Ubbidite ai vostri conduttori (leader) e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano sulle anime vostre, come chi ha da renderne conto, affinché facciano questo con gioia e non sospirando, perché ciò non vi sarebbe di alcun vantaggio. Ebrei 13:17

…e in una chiesa cellulare come la nostra, paragonabile a una catena di comando, è necessario che i leaders trasmettano con lealtà e fedeltà gli insegnamenti e le direttive ricevute, perché agire di testa propria e con spirito d’indipendenza pregiudicherebbe la cura spirituale delle persone,   creerebbe disordine e sarebbe d’intralcio alle benedizioni.

 

Luminoso esempio di ubbidienza riportato nella Bibbia, è quello di Maria che, scelta per dare alla luce il Messia, all’annuncio dell’angelo rispose: «Ecco la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei. Luca 1:38

Il cuore di Maria era mansueto, sottomesso e pronto all’obbedienza, e lo manifestò anche alle nozze di Cana quando, essendo stata informata che il vino era finito, disse ai servi: «Fate tutto quello che egli vi dirà» (Giovanni 2:5), trasmettendo loro l’attitudine di cuore di obbedire a Gesù e infondendo in essi la fiducia che Egli avrebbe risolto il problema. 

 

Come distinguere la vera sottomissione da quella falsa.

La sottomissione è un’attitudine di cuore che nasce dalla fiducia che si ripone nelle autorità che Dio ci ha dato e che non si possono scegliere, come non si scelgono i genitori naturali, ma che bisogna rispettare e amare.

Chi è davvero sottomesso cerca l’interesse della persona da cui dipende, ne riconosce l'autorità, ne valorizza le idee, lo asseconda volentieri, ne accetta la correzione, è disponibile nei suoi confronti  e cerca il suo consiglio.

Chi finge di essere sottomesso si riconosce perché cerca il proprio interesse, manifesta risentimento e disistima verso le autorità, impone loro la propria opinione, resiste alla correzione, sfugge alle direttive, cerca di  essere assecondato nelle proprie posizioni.

 

Come distinguere la vera ubbidienza da quella falsa

 L’ubbidienza è un’azione che si compie in risposta a ciò che ci viene chiesto. 

Matteo 21:28-32  … Un uomo aveva due figli e rivolgendosi al primo disse: "Figlio, va' oggi a lavorare nella mia vigna"; ma egli rispose e disse: "Non voglio"; più tardi però, pentitosi, vi andò. Poi, rivoltosi al secondo gli disse la stessa cosa. Ed egli rispose e disse: "Sì, lo farò signore", ma non vi andò. Chi dei due ha fatto la volontà del padre?». 

Da questa parabola risulta chiaro che ad avere un cuore obbediente era quello dei due figli che alla fine obbedì al padre. Ugualmente sul piano spirituale manifesta un cuore ubbidiente chi decide, anche se dopo un iniziale tentennamento, di ubbidire a Dio pur non comprendendo tutto e confidando nel fatto che i comandi di Dio mirano solo al bene.

Chi, invece, è animato da spirito di contraddizione o rifiuta di fare ciò che non comprende, in realtà non ubbidisce mai, anche se si mostra apparentemente disponibile.

Noé obbedì a Dio quando gli ordinò di costruire un’arca sulla montagna, anche se a dire il vero poteva sembrare una cosa illogica; Gli obbedì Abramo, quando all’ordine di lasciare la sua terra, partì non sapendo dove andava. (Ebrei 11:8)  

Genesi 26:5 Perché Abrahamo ubbidì alla mia voce e osservò i miei ordini, i miei comandamenti, i miei statuti e le mie leggi».

…Gli obbedì anche Mosé, sia pur dopo un’iniziale ritrosia dovuta alla sua balbuzie, quando gli comandò di parlare col Faraone, e per la sua umiltà a mansuetudine successivamente divenne un grande condottiero (Esodo 3), poiché Dio innalza gli umili.

 

Perché Gesù fu innalzato e ricevette un nome al di sopra di ogni altro nome? 

Filippesi 2:6 il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l'essere uguale a Dio, 7 ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 e, trovato nell'esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. 9 Perciò anche Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome.

Perché si svuotò della Sua divinità, si umiliò, si fece servo di tutti e divenne obbediente fino alla morte in croce! Dio abbassa sempre chi si innalza e innalza chi si abbassa, quindi è bene per noi, per non incorrere nella distruzione che incombe sui ribelli e mangiare le cose migliori del paese, piegarci con tutto il cuore alla sottomissione e all’ubbidienza anche se può costarci sacrificio, e rispettare, onorare ed amare le autorità da Lui costituite se vogliamo veder funzionare la nostra.   

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Antonio Settecase