Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 24 dicembre 2006

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

GESÙ,  COLUI  CHE  REGNERÀ  PER  SEMPRE

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

 

Il mondo festeggia la ricorrenza del Natale, teoricamente istituita per celebrare l’evento più straordinario di tutti i tempi, la venuta al mondo del Figlio di Dio che scelse di morire sulla croce per liberare dall’eterna condanna l’umanità perduta… ma il protagonista della festa, di fatto, viene ignominiosamente ignorato! Nessuno parla dell’opera della Croce che Egli compì per offrire ad ogni uomo l’opportunità di sfuggire all’eterna condanna e di accedere alle divine promesse di salvezza, liberazione, guarigione, benedizione, ecc.. Basta guardarsi intorno per accorgersi che nessuno pensa a Gesù, nessuno si preoccupa di predicare che occorre farLo nascere nel cuore per sperimentare il vero Natale, che altrimenti si riduce ad una festa squisitamente pagana. Indaffarati in cose vane dettate da discutibili tradizioni, tutti si danno da fare per rendere festosa l’atmosfera mediante la profusione di luci, doni e pranzi…che non possono salvare e sono un inutile surrogato al messaggio natalizio, che deve essere centrato essenzialmente sullo scopo della Sua nascita, avvenuta a Betlemme. 

 

Celebrare Gesù è una costante della nostra chiesa, il cui primario obiettivo è quello di farLo conoscere e di guidare le persone a sperimentare la salvezza, e in occasione della festività natalizia il pastore esamina alcune profezie riguardanti la Sua venuta.

Tra le numerose contenute nell’Antico Testamento, è particolarmente significativa quella del profeta Isaia, che rende efficacemente alcune Sue caratteristiche, infatti presenta il bambino che sarebbe nato, come Figlio, Consigliere, Dio potente, Padre Eterno, Principe della pace.

 Isaia 9:5 Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato. Sulle sue spalle riposerà l'impero, e sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace.

 

Sulla nascita di Gesù, la Scrittura si limita a dare l’annuncio in modo essenziale, senza troppi contorni descrittivi.

Luca 2:1-7…  4 Or anche Giuseppe uscì dalla città di Nazaret della Galilea, per recarsi in Giudea nella città di Davide, chiamata Betlemme, perché egli era della casa e della famiglia di Davide, 5 per farsi registrare con Maria, sua moglie, che aveva sposato e che era incinta. 6 Così mentre erano là, giunse per lei il tempo del parto. 7 Ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, e lo fasciò e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.

 

La Sua venuta al mondo è stata preannunciata sin dalla Genesi, in cui si parla di Lui come di “seme di donna”, sottintendendo che in quanto tale sarebbe nato senza la natura adamica e quindi senza peccato, e vi si afferma inoltre che avrebbe sofferto, ma che avrebbe schiacciato il capo del serpente. 

Genesi 3:15 E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno».

 

Sempre nel libro della Genesi si parla di Gesù come di Colui che regnerà per sempre. Lo profetizzò sul letto di morte Giacobbe, allorché chiamò attorno a sé i suoi dodici figli per preannunciare cose sul loro futuro ed anche per assegnare la primogenitura, come era d’uso presso gli Ebrei. Si trattava di un privilegio che solitamente spettava al primogenito, che assieme al doppio dell’eredità riceveva l’incarico di prendersi cura della famiglia e di sostenerla soprattutto in caso di bisogno.

Giacobbe non assegnò la primogenitura a Ruben, suo primogenito, a causa di un gravissimo peccato commesso moltissimi anni prima, quello di aver profanato il letto del padre con la di lui serva; escluse dalla primogenitura anche Simeone e Levi, che a causa della loro indole violenta si erano macchiati persino di omicidio; la assegnò invece a Giuda, che vuol dire “lode”, a cui profetizzò che sarebbe stato di esempio per i suoi fratelli, i quali lo avrebbero onorato, che sarebbe stato il leader delle loro tribù  e che  avrebbe vinto sui nemici. Giacobbe raffigurò Giuda come un Leone e profetizzò che la sua discendenza avrebbe regnato per sempre, fino alla venuta di Sciloh’, il Re che avrebbe dominato in Israele e a cui tutti i popoli avrebbero ubbidito.  

Genesi 49:8 Giuda, i tuoi fratelli ti loderanno; la tua mano sarà sulla nuca dei tuoi nemici; i figli di tuo padre si inchineranno davanti a te. 9 Giuda è un giovane leone; tu risali dalla preda, figlio mio; egli si china, si accovaccia come un leone, come una leonessa; chi osa destarlo 10 Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né il bastone del comando di fra i suoi piedi, finché venga Sciloh'; e a lui ubbidiranno i popoli.

 

 La profezia di Giacobbe si è totalmente adempiuta: Giuda divenne realmente il leader delle dodici tribù; ricevette da Dio l’ordine di guidarle nell’attraversamento del deserto quando, usciti dall’Egitto, si dirigevano verso Canaan, ed anche dal libro dei Numeri, oltre a ricavarsi che il completo schieramento assumeva la forma di una croce, risulta chiaro che le dodici tribù erano guidate da quella di Giuda.

 Numeri 2:3 Sul lato est, verso il sol levante, si accamperà la bandiera del campo di Giuda secondo le loro schiere; e il principe dei figli di Giuda è Nahshon, figlio di Amminadab…

Numeri 10:14 Per prima si mosse la bandiera del campo dei figli di Giuda, diviso secondo le loro schiere. Sopra la divisione di Giuda comandava Nahshon, figlio di Amminadab.

 

Ad essa, che sulla bandiera aveva come simbolo un leone dorato, apparteneva Davide, il quale compì così tante conquiste e riportò tante vittorie da lasciare al figlio Salomone un grande regno nel quale era necessario solo mantenere la pace. 

La tribù di Giuda dominò sempre sulle altre, fino alla cattività babilonese e, successivamente ad essa, fino alla venuta di Gesù, lo Sciloh’ di cui parlò Giacobbe, il quale avrebbe radunato i popoli, che Gli avrebbero ubbidito.

 La parola Sciloh’, equivalente al profetico saluto ebraico “shalom”, vuol dire “pace”, ed è uno dei nomi del Messia, che è venuto per giustificarci, darci pace e tenere per sempre lo scettro del comando.

Romani 5:1 Giustificati dunque per fede abbiamo pace presso Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore…

 

Solo se Gesù dimora realmente nel cuore, cosa che si può realizzare esclusivamente mediante la predicazione della Parola di Dio, si possono ricevere la Sua pace e il Natale, altrimenti, nonostante le forzature festose che rimangono esteriorità e apparenza, nei cuori permangono il vuoto e l’insoddisfazione.

 

Le parole del Grande Mandato:Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra…”  (Matteo 28:18), confermano l’adempimento della profezia di Giacobbe, infatti è Gesù che ascese al trono di Dio, è Lui che dà la pace a chi è giustificato per fede e che inviò i discepoli di tutte le generazioni a predicare l’Evangelo in tutto il mondo, è Lui che tutti i popoli lodano e adorano,  il Gran Re, il solo degno di aprire il libro di cui si parla nell’Apocalisse, autorizzato a toglierne i sigilli e leggerlo. 

Apocalisse 5:2 E vidi un angelo potente, che proclamava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e di sciogliere i suoi sigilli?». 3 Ma nessuno, né in cielo né sulla terra né sotto terra, poteva aprire il libro e guardarlo.4 Io piangevo forte, perché non era stato trovato nessuno degno di aprire e di leggere il libro, e neppure di guardarlo. 5 Allora uno degli anziani mi disse: «Non piangere, ecco, il Leone della tribù di Giuda, la Radice di Davide, ha vinto per aprire il libro e sciogliere i suoi sette sigilli». 6 Poi vidi ritto, in mezzo al trono e ai quattro esseri viventi e in mezzo agli anziani, un Agnello come ucciso, il quale aveva sette corna e sette occhi, che sono i sette Spiriti di Dio mandati per tutta la terra.

 

Il Leone della tribù di Giuda,  discendente dalla stirpe di Davide, altri non è se non l’Agnello di Dio che fu orribilmente martoriato e ucciso e che vinse a prezzo della Sua stessa vita, come aveva profetizzato il profeta Isaia:

Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è caduto su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti. Isaia 53:5

 

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Antonio Settecase