Servizio di adorazione ore 10.30 – Palermo, domenica 24 settembre 2006
Oratore: Pastore Lirio Porrello
OFFRIRE RINGRAZIAMENTI A DIO Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Abbiamo sognato di vedere la nostra città risvegliata e infiammata d’amore per il Signore, di vedere gli stadi pieni di persone inneggianti il Suo nome e una grande manifestazione della gloria di Dio; per molti anni abbiamo pregato a tal fine, e ciò che è accaduto nei giorni scorsi nel velodromo di Palermo segnala l’inizio della realizzazione di quel sogno! Benny Hinn, unto uomo di Dio, straordinario strumento nelle Sue mani, nei due incontri di venerdì e sabato scorsi, ha predicato con grande umiltà e naturalezza, in modo semplice e incisivo, col solo scopo di suscitare fede nei presenti, mentre una meravigliosa lode s’innalzava al Signore coinvolgendo tutti, toccando il cuore del Padre e facendo scendere in quel luogo la Sua potente unzione. Dovunque, un’enorme quantità di persone afflitte da ogni genere di mali; dai loro volti, molti dei quali rigati di lacrime, trasparivano l’attesa e la speranza, e mentre il pastore Benny ministrava e l’unzione di guarigione cresceva, lo scroscio degli applausi provenienti da varie zone dello stadio indicava il verificarsi di miracoli: alcuni storpi lasciavano le loro carrozzelle, i sordi per la prima volta udivano, sparivano noduli e dolori di varia origine…in tutto lo stadio avvenivano guarigioni, innumerevoli, anche se per questione di tempo soltanto alcuni hanno potuto rendere la loro testimonianza. Oggi, nella nostra chiesa gremita come non mai, molte persone hanno riferito di guarigioni ricevute, come quella di una sorella che aveva un arto inferiore di un paio di centimetri più corto dell’altro e aveva sempre dovuto accorciare una gamba dei suoi pantaloni per poterli indossare. Non zoppica più! In un batter d’occhio le sue gambe sono divenute perfettamente uguali. Non è di certo casuale il fatto che a Palermo il primo miracolo sia stato ricevuto da un adolescente sordomuto dalla nascita, come a Roma da una fanciulla anch’essa sordomuta dalla nascita. Entrambi hanno recuperato l’udito e quindi hanno iniziato a parlare. Probabilmente Dio vuole dirci che come nel naturale i sordi non possono parlare se prima non odono, così nella dimensione spirituale solo chi ha le orecchie spirituali aperte per ascoltare la Parola di Dio, può poi confessarla, dichiararla e pregare in accordo ad essa, perché chi non l’ascolta non può neppure dichiararla. A Palermo Dio ha operato potentemente sotto gli occhi di molte migliaia di persone, ma la Sua opera non si è conclusa, proseguirà nelle chiese che Lo onorano, credono in modo totale alla Sua Parola e la predicano fedelmente e con franchezza.
Siamo nel risveglio, è giunto il tempo della grande raccolta, e noi, che dottrinalmente e nel modo di servire Dio nulla abbiamo di diverso dal ministero di Benny Hinn e siamo abituati a vedere all’opera la Sua potenza, ne saremo protagonisti assieme a tante altre chiese che amano Dio e la Sua Parola. Svariate centinaia di persone, dirette testimoni di quanto Dio ieri ha compiuto al velodromo di Palermo, oggi si sono riversate nella nostra chiesa e faranno sapere alla città, in gran parte legata da pregiudizi, incredulità e sterile religiosità, che ancor oggi Gesù compie i miracoli, esattamente come duemila anni fa, quando guariva tutti quelli che Lo seguivano, e che a Palermo non mancano ministri da Lui usati grandemente, come il nostro pastore Lirio. Abbiamo motivo di ringraziare il Signore per questo dono speciale, per la sua totale consacrazione a Lui e per la sua dedizione al ministero affidatogli, per l’unzione che è su di lui, per come ci guida e vigila che sia impartito un insegnamento fedele alla Parola e alla volontà di Dio. Abbiamo motivo di ringraziarLo perché nella nostra chiesa Egli è di casa e vi manifesta la Sua presenza, le Sue compassioni e la Sua potenza, proprio come ha fatto al velodromo di Palermo. La nostra intercessione continuerà e ne vedremo i risultati in termini di miracoli e di anime conquistate per il Signore!
È tempo di eventi straordinari, ma anche di ringraziamento, e proprio dal bisogno di ringraziare Dio per l’opera di salvezza che vuole fare nella nostra nazione, per avere scelto Palermo come luogo di partenza del risveglio e noi come protagonisti impegnati a mettere in atto i Suoi disegni e le Sue strategie, il pastore ha tratto ispirazione per l’odierna predicazione. Sulla scia del tema trattato la scorsa domenica, in cui sono stati presi in esame i sacrifici che venivano offerti al Signore nell’Antico Testamento e i corrispondenti sacrifici di carattere spirituale che egli richiede nel Nuovo, considerato il duplice scopo di entrambi, dopo aver parlato dell’intercessione, sacrificio spirituale che in quanto sacerdoti abbiamo il compito di offrire a Dio per riportare a Lui l’uomo perduto nel peccato, la predicazione di oggi prende in esame l’importanza di offrire al Signore sacrifici di ringraziamento per tutto quello che ha fatto e per ciò che farà in futuro. Fede e ringraziamento vanno di pari passo, afferma il pastore, poiché chi ha fede crede che Dio risponderà sempre ai bisogni e Lo ringrazia in anticipo.
Nel Salmo 116 il re Davide afferma un importante principio spirituale di priorità che trova riscontro anche nel naturale, e cioè che a Dio bisogna offrire prima di chiedere, poiché per benedirci Egli può usare solo ciò che Gli diamo. Salmo 116:17 ti offrirò un sacrificio di ringraziamento e invocherò il nome dell'Eterno A Dio, però, si offre qualcosa a cui si tiene o che costa, come il proprio tempo, la lode, l’adorazione e anche il ringraziamento, che può essere espresso come profondo bisogno del cuore soltanto da chi è ripieno di Spirito Santo.
La Scrittura parla chiaro: dobbiamo rendere grazie a Dio continuamente per tutte le cose buone che ci dà, anche per i giorni che ci permette di vivere, e glorificarLo sempre, nonostante le afflizioni che possiamo sperimentare nel corso della vita. Efesini 5:18 E non vi inebriate di vino, nel quale vi è dissolutezza, ma siate ripieni di Spirito, 19 parlandovi gli uni gli altri con salmi inni e cantici spirituali, cantando e lodando col vostro cuore il Signore, 20 rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio e Padre nel nome del Signor nostro Gesù Cristo; 21 sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
Agli occhi di Dio l’ingratitudine è un peccato, ma purtroppo alcuni credenti, come incontrano difficoltà a ringraziare gli altri fratelli per i servizi che prestano e sono invece propensi alla critica, a cogliere le manchevolezze e ad accusare, come in famiglia aprono bocca solo per evidenziare ciò che a loro avviso non è stato fatto bene e mai per esprimere apprezzamento e gratitudine, così fanno con Dio … pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno però glorificato né l'hanno ringraziato come Dio, anzi sono divenuti insensati nei loro ragionamenti e il loro cuore senza intendimento si è ottenebrato. (Romani 1:21) La gratitudine è un fiore raro che si raccoglie nel giardino della santità di Dio - afferma il pastore - e bisogna imparare ad esprimerla!
Perché è così diffusa la tendenza alla critica e all’ingratitudine? Sono state individuate quattro cause: 1. La superficialità: il non dare valore a ciò che fanno gli altri per noi e considerare un proprio diritto quanto riceviamo, porta a non ringraziare. Dobbiamo imparare a farlo anche per le piccole cose e insegnarlo ai figli sin da quando sono piccoli, affinché in loro cresca l’attitudine al ringraziamento. Salmi 103:1 <<Salmo di Davide.>> Benedici, anima mia, l'Eterno, e tutto quello che è in me benedica il suo santo nome. 2 Benedici, anima mia, l'Eterno e non dimenticare alcuno dei suoi benefici. 3 Egli perdona tutte le tue iniquità e guarisce tutte le tue infermità, 4 riscatta la tua vita dalla distruzione e ti corona di benignità e di compassioni; 5 egli sazia di beni la tua bocca e ti fa ringiovanire come l'aquila. In questi versetti il salmista esprime la sua gratitudine a Dio per i benefici ricevuti: per il perdono, per la guarigione, per la redenzione, per le Sue compassioni, perché soddisfa i bisogni e fa ringiovanire. Abbiamo il dovere di ringraziare il Signore per ogni cosa, poiché in questa vita nulla è scontato, e se abbiamo più di altri: casa, cibo, famiglia e magari un conto in banca, è solo per la Sua grazia. 2. L’incredulità: paralizza la capacità di ringraziare Dio, contrariamente alla fede, che rinnova la gratitudine. 3. La scontentezza: la mancanza di gioia nel cuore rende incapaci di ringraziare. L’apostolo Paolo ci insegna ad essere contenti dello stato in cui ci troviamo, Filippesi 4:11 Non lo dico perché sia nel bisogno, poiché ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo. 12 So essere abbassato, come anche vivere nell'abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato ad essere sazio e ad aver fame, ad abbondare e a soffrire penuria. …a saper vivere nell’abbondanza come nella ristrettezza economica, perché ci aiuta a non invidiare chi sta meglio di noi, a non fare passi più lunghi della gamba e a non contrarre debiti. Se viviamo nell’abbondanza ringraziamo Dio e aiutiamo gli altri, se ci troviamo nell’indigenza confidiamo in Lui. Piuttosto che cambiare le circostanze, cerchiamo di cambiare noi stessi! 4. L’egoismo: blocca la riconoscenza e quindi la capacità di ringraziare. L’egoista è come quel servo della parabola che, dopo avere ricevuto dal suo padrone il condono di un enorme debito, non fu capace di condonarne uno piccolo a un suo debitore. Pretendere di ricevere e non saper dare agli altri è grave agli occhi di Dio che, come il padrone della parabola fece rinchiudere in prigione quel servo malvagio quando venne a conoscenza del suo comportamento, un giorno potrebbe giudicarci. Anche noi abbiamo ricevuto dal Signore il condono di un debito che a causa del peccato gravava su di noi e che non avremmo mai potuto pagare, e non solo dobbiamo esserne grati a Lui, ma anche disponibili ad aiutare gli altri.
Nella parabola dei dieci lebbrosi guariti, che si trova nel Vangelo di Luca, leggiamo che soltanto uno di essi, un samaritano, tornò indietro per ringraziare Gesù. Luca 17:12 E, come egli entrava in un certo villaggio, gli vennero incontro dieci uomini lebbrosi, i quali si fermarono a distanza, 13 e alzarono la voce, dicendo: «Maestro, Gesù, abbi pietà di noi». 14 Ed egli, vedutili, disse loro: «Andate a mostrarvi ai sacerdoti». E avvenne che, mentre se ne andavano, furono mondati. 15 E uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro glorificando Dio ad alta voce. 16 E si gettò con la faccia a terra ai piedi di Gesù, ringraziandolo. Or questi era un Samaritano. 17 Gesù allora prese a dire: «Non sono stati guariti tutti e dieci? Dove sono gli altri nove? 18 Non si è trovato nessuno che sia ritornato per dare gloria a Dio, se non questo straniero?». 19 E disse a questi: «Alzati e va la tua fede a ti ha guarito». Quando Gesù comandò ai dieci lebbrosi di andare a mostrarsi ai sacerdoti, i soli autorizzati a constatare la scomparsa della lebbra e a riammetterli in società, la loro guarigione non era ancora avvenuta; soltanto dopo che si avviarono, mentre camminavano la lebbra spariva, ma soltanto uno di essi tornò indietro a ringraziarLo, un samaritano… e gli altri nove? Non ne sentirono il bisogno! Tornato indietro, il samaritano Gli espresse la propria gratitudine gettandosi con la faccia a terra, e possiamo ritenere che in tal modo abbia riconosciuto Gesù come proprio Signore e ottenuto anche la salvezza!
La lebbra, terribile e devastante malattia che costringe all’isolamento, rappresenta il peccato, il suo tragico effetto sull’uomo, la conseguente condanna alla separazione da Dio e alla perdizione eterna, e dobbiamo ringraziare il nostro Signore Gesù perché ha pagato il nostro debito, ci ha liberati dalla schiavitù di satana, ci ha dato la vita eterna!
Chiediamo perdono a Dio se finora non abbiamo mostrato riconoscenza né agli uomini né a Lui per ciò che abbiamo ricevuto, se non abbiamo avuto l’attitudine al ringraziamento perché abbiamo considerato un dovere degli altri adoperarsi per noi, e non siamo stati riconoscenti verso di Lui per tutto quello che ha fatto, fa e continuerà a fare nella nostra vita. Impariamo ad esprimerGli la nostra gratitudine, Entriamo nelle sue porte con ringraziamento e nei suoi cortili con lode, celebriamoLo, lodiamoLo e benediciamo il suo nome! Salmo 100:4
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