Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 22 ottobre 2006
Oratore: f.llo Luigi La Torre
UNA VITA TUTTA PER DIO
DIO è per noi un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle avversità. Perciò noi non temeremo, anche se la terra si dovesse spostare e se i monti fossero gettati nel mezzo del mare, e le sue acque infuriassero e schiumassero, e i monti tremassero al suo gonfiarsi. Salmo 46:1-7
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Un tema forte e toccante per la franchezza e l’efficacia con cui viene trattato dal fratello Luigi La Torre, quello relativo alla totalità del credente per Cristo, che molti cristiani non vivono a causa di uno spirito di stordimento che li induce ad adeguarsi alla mentalità e ai modelli di questo mondo ed impedisce loro di realizzare uno stile di vita radicale per il Signore.Romani 11:8 …come sta scritto: «Dio ha dato loro uno spirito di stordimento, occhi per non vedere e orecchi per non udire». Lo spirito di stordimento che Dio permise per il Suo popolo Israele a causa della sua disobbedienza, e che tutt’oggi permette, produce annebbiamento della mente, sonnolenza spirituale e incapacità di comprendere i tempi in cui viviamo; dirotta l’attenzione verso cose a Lui contrarie, fa scivolare nel compromesso e nell’accettazione dei modelli propinati dal mondo, il cui degrado morale ha raggiunto livelli mai visti prima. Quotidianamente si sente parlare di sfascio della famiglia, di eutanasia, di convivenze di fatto e di coppie omosessuali, di pedofilia, di aborti ecc., e l’elenco delle nefandezze potrebbe continuare a lungo, ma i credenti devono aprire gli occhi e rifiutare tutto ciò che per Dio è peccato, perché indulgere ad esso e guardarlo con tolleranza significa divenire preda dello spirito di questo mondo e portare il marcio nella chiesa! Il credente deve amare il peccatore, ma odiare il peccato e vivere una vita santa, radicandosi solo in Cristo!Per illustrare adeguatamente l’odierno tema, viene presa come esempio la vita di Giovanni Battista, che Gesù stesso definì il più grande tra i nati di donna dell’Antico Testamento (Matteo 11:11). Marco 1:4 Giovanni comparve nel deserto, battezzando e predicando un battesimo di ravvedimento, per il perdono dei peccati. 5 E tutto il paese della Giudea e quelli di Gerusalemme andavano a lui, ed erano tutti battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6 Or Giovanni e mangiava locuste e miele selvatico. 7 E predicava, dicendo: «Dopo di me viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno neppure di chinarmi a sciogliere il legaccio dei suoi sandali. 8 Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo», 9 E avvenne in quei giorni, che Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano. 10 E subito, come usciva dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito scendere su di lui come una colomba. 11 E venne dal cielo una voce: «Tu sei il mio amato Figlio nel quale mi sono compiaciuto». Dalla sua vita abbiamo molto da apprendere, perché impersona il prototipo del credente secondo Dio: schietto e appassionato nel portare la Sua Parola, chiamava il peccato col suo nome e rappresentava quella radicalità che è la vera essenza del cristianesimo. Per lui non c’erano vie di mezzo, come non ce ne sono tra il bianco e il nero, tra il peccato e la santità, tra il paradiso e l’inferno, perché nel mezzo c’è solo inganno, e trovarvisi vuol dire essere fuori dalla volontà di Dio.La radicalità di cui si parla non ha nulla a che vedere con l’estremismo, il fanatismo o l’integralismo, ma si riferisce all’integrità del credente, che deve partire sin dalle radici ed essere totale, poiché il cristianesimo non ammette sconti o vie di mezzo, non è una democrazia in cui ciascuno fa ciò che si sente di fare; noi dipendiamo da un Re, la cui Parola è Legge che esige obbedienza, e cercare di modificarla rendendola più praticabile preclude la possibilità di essere benedetti dal Signore.
Può apparire incomprensibile e razionalmente inaccettabile recarsi nel deserto per predicare, come fece Giovanni, noi sceglieremmo un luogo affollato, ma egli obbedì all’ordine del Signore anche se forse non capiva il Suo piano, perché gli interessava la Sua approvazione. Dio si serve del deserto anche per noi, spesso ce lo crea intorno per formarci nel carattere, e usa quel luogo arido e sterile, dove nessuno ci parla, per trasformarci. L’importante per noi è trovarci al centro della Sua volontà, il luogo fisico non conta, perché solo nell’obbedienza c’è benedizione e le folle ci raggiungeranno come fecero col Battista.
In vista della venuta di Gesù, Giovanni predicava un battesimo di ravvedimento, che dal greco metànoia vuol dire “mutamento volontario della mente che si esprime con un cambiamento di direzione del modo di pensare, di comportarsi, di vivere”. Marco 1:1 Il principio dell'evangelo di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, 2 Come sta scritto nei profeti: «Ecco, io mando il mio messaggero davanti alla tua faccia, il quale preparerà la tua via davanti a te. 3 Vi è una voce di uno che grida nel deserto: "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri"». Con questo grido il Battista esorta chi conosce Cristo a predicare il ravvedimento e ad indurre le persone a cambiare pensieri, abitudini, stile di vita e a porsi sulla Via che porta a Dio. Non è il cambiamento di chiesa o di religione che dobbiamo predicare, infatti non è cambiar chiesa che dà la certezza della salvezza, ma l’attitudine a fare la volontà del Signore e i cambiamenti che realizziamo nella nostra vita. Ci si può trovare nella chiesa giusta con l’attitudine sbagliata, e sarà proprio quella a decidere del nostro destino eterno. Non cadiamo nell’errore di credere che, poiché ci troviamo in una meravigliosa chiesa in cui ci sono una straordinaria lode, un’eccellente predicazione, massima fedeltà alla Parola di Dio, risveglio e unzione, siamo automaticamente salvati, poiché la salvezza dipende esclusivamente da quanto noi, personalmente, siamo disposti ad ubbidire a Dio, dal nostro ravvedimento e dal nostro cambiamento. Tutti sappiamo di essere imperfetti e di dover cambiare, ma ciò non avviene sol perché andiamo in chiesa e frequentiamo una cellula o gli studi, ma in parte avviene grazie all’opera della Parola di Dio e in parte, riguardo ad alcune aree della nostra vita, dipende da scelte volontarie.
Non sempre ci rendiamo conto dei lati negativi del nostro carattere, quindi dobbiamo chiedere al Signore di mostrarci in cosa dobbiamo cambiare, ed Egli ce lo rivelerà, ma anche se lo chiediamo a chi vive con noi o ai nostri leaders, avremo le giuste risposte, e quando sapremo in cosa dobbiamo cambiare, dobbiamo invocare l’aiuto dello Spirito Santo per sapere come fare. Non possiamo convivere col peccato, né coprirlo o giustificarlo, e tenendo fermo l’obiettivo di tendere all’immagine del nostro Signore Gesù Cristo, dobbiamo cercare la felicità solo nelle sue cose sante e camminare verso di Lui, poiché la felicità che nasce dalle cose del mondo è destinata a svanire.
Non indossiamo l’abito del cristiano quando entriamo in chiesa, per spogliarcene all’uscita, viceversa dobbiamo indossarlo all’uscita e mostrare il nostro cristianesimo quando ci confrontiamo con gli altri o ci troviamo nel posto di lavoro, perché è fuori dalla chiesa che le persone noteranno il nostro cambiamento nel linguaggio, nello stile di vita, nell’integrità. Se la Scrittura parla del modo di vestire di Giovanni Battista “era vestito di peli di cammello, aveva una cintura di cuoio intorno ai lombi”, lo fa per sottolineare che si distingueva e attirava l’attenzione, al fine di essere ascoltato. Quell’abito per noi rappresenta un costume, uno stile di vita, ed è in virtù di esso che i veri cristiani si distinguono e acquistano credibilità; tuttavia, anche se ci sarà sempre qualcuno pronto a puntare il dito per evidenziare i nostri difetti, non rammarichiamoci, perché nessuno sulla terra può raggiungere la perfezione!
Oltre che dalla condotta e da come parla e agisce, il vero cristiano si riconosce dalla sua passione per Dio che prende totalmente i suoi pensieri, la sua anima, il suo tempo e travolge l’intero suo essere, badiamo però a non lasciarci trascinare in altre passioni che automaticamente farebbero scemare quella per Dio facendoci perdere il nostro tempo in cose vane. Ricordiamoci che tutte le cose terrene passeranno e che solo ciò che avremo fatto per Dio ha valore eterno.
Gesù affermò che il Battista fu grande, e per essere credenti integri dobbiamo guardare alla sua vita, soprattutto per quanto riguarda tre aspetti.
1. Riconoscere di avere ricevuto un’alta chiamata. Marco 1:1-3 …Come sta scritto nei profeti: «Ecco, io mando il mio messaggero davanti alla tua faccia, il quale preparerà la tua via davanti a te. Vi è una voce di uno che grida nel deserto: "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri"». Come Giovanni Battista, anche noi sappiamo di avere ricevuto da Dio un’alta chiamata ad essere Suoi messaggeri, a gridare nel deserto, a proclamare l’Evangelo a chi non lo conosce, ad indicare l’unica Via che porta al Padre, l’unica Verità e l’unica persona che può dar vita! Non siamo stati chiamati a fare dissertazioni sulle differenze di dottrine o di chiese, territorio in cui spesso le persone ci trascinano, e a scendere nel territorio della contesa, ma a parlare di Colui che può salvare, guarire, liberare, dare speranza, gioia e pace, ed attirarle a Lui, il solo che può dare ogni risposta. Chi non è nato di nuovo non può comprendere le cose dello Spirito, per questo dobbiamo parlare al cuore delle persone, indicare loro il cammino che porta a Cristo, legarle a Lui, portarle a ravvedersi, a cambiare vita e ad abbandonare il peccato. Dobbiamo far comprendere alle persone che da sole non possono raggiungere Dio, che questo è possibile solo per fede nell’opera di Cristo e nel Suo sangue, e che non si può essere perdonati se si coprono o si giustificano le proprie colpe: Chi copre le sue trasgressioni non prospererà, ma chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia (Proverbi 28:13). Occorre sapere che peccati non confessati possono produrre gravi danni, perché sono una porta d’entrata per il nemico, mentre chi si pente, confessa a Dio i propri peccati e li abbandona, ottiene il perdono.
2. Mantenere uno standard morale alto e senza compromessi. Sorgeranno sempre occasioni che metteranno alla prova la nostra rettitudine, e talvolta può costare sacrificio differenziarsi dai modelli del mondo, dai sotterfugi, dai piccoli compromessi, ma nel momento in cui si porta il messaggio di Cristo, si è credibili solo se si vive in modo ineccepibile e conforme a ciò che si predica. Vivendo nel deserto e lontano dai confort, Giovanni si concentrava solo su Dio, ed anche noi dobbiamo cercare la nostra gioia nel Signore e prendere le distanze dal sistema in cui viviamo, che rende incontentabili, vuol far credere che per essere più felici si debba avere questa o quell’altra cosa, induce al consumismo anche a costo di contrarre debiti. Non lasciamoci trarre in inganno, perché la felicità proviene dal nostro interiore, da Cristo che è in noi, e non dalle cose del mondo!
3. Essere sottomessi ad un’autorità superiore. Pur essendo consapevole dell’alta chiamata, Giovanni Battista riconosceva che c’era un’autorità superiore a cui sottostare, infatti diceva: «Dopo di me viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno neppure di chinarmi a sciogliere il legaccio dei suoi sandali. (Marco 1:7) Il nostro obiettivo non sia mai quello di attirare le persone a noi o alla nostra chiesa, poiché i nostri difetti le allontanerebbero, ma di innalzare Cristo, fare di Lui l’unico centro d’interesse, farLo conoscere, e con mansuetudine, umiltà e sottomissione far sì che le persone si leghino a Lui. Giovanni 3:30 Bisogna che egli cresca e che io diminuisca. 31 Colui che viene dall'alto è sopra tutti, colui che viene dalla terra è della terra e parla della terra; colui che viene dal cielo è sopra tutti. Dobbiamo riconoscere in Cristo l’autorità divina da cui dipendere, ma dobbiamo riconoscere anche quella terrena che il Signore ha costituito per la nostra guida spirituale. Se vogliamo essere grandi come il Battista e fare cose grandi per il Signore, dobbiamo crescere nel servizio secondo i doni che Egli ci ha dato, “…chiunque tra di voi vorrà diventare grande sia vostro servo (Matteo 20:26) e tendere all’eccellenza, non vivere un cristianesimo pigro e mediocre!
Imitiamo il Battista nello zelo, nel fervore e nella passione per il Signore; imitiamolo nell’integrità, nella franchezza e nella radicalità della sua consacrazione; imitiamolo nella fermezza con cui predicò il ravvedimento e preoccupiamoci di indirizzare le persone solamente a Lui, il solo che può dare salvezza, felicità, risposte. |
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