Servizio di adorazione ore 10.30 – Palermo, domenica 20 agosto 2006

 

Oratore:Pastore Lirio Porrello

 

AVERE IL CUORE DI SERVO

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

La predicazione inizia con l’esame di un episodio biblico da cui si evince che i discepoli di Gesù erano persone portate, esattamente come noi, a fare discorsi di tipo umano, per nulla improntati a quella levatura spirituale che generalmente pensiamo di potere loro attribuire.

 

Marco 9:33 Giunsero poi a Capernaum, e quando fu in casa, domandò loro: «Di che discutevate fra di voi per la strada?». 34 Ed essi tacquero, perché per via avevano discusso intorno a chi fra di loro fosse il più grande. 35 Allora, postosi a sedere, egli chiamò i dodici, e disse loro: «Se alcuno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo (diakonos) di tutti».

 

Alla domanda di Gesù “Di che discutevate?”, i discepoli non ebbero il coraggio di rispondere perché avevano fatto un discorso di tipo prettamente umano, né potevano immaginare che Egli ne fosse a conoscenza, visto che non era presente, ma poiché a Lui il Padre rivelava ogni cosa, postosi a sedere chiarì loro ugualmente le idee: “Se alcuno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti”. Gesù non si limitò ad una lezione teorica, infatti nel capitolo 13 di Giovanni leggiamo che diede l’esempio lavando loro i piedi, servizio all’epoca riservato agli ultimi degli schiavi.

 

Col passare del tempo Dio non ha cambiato metro di valutazione, ancor oggi per Lui la grandezza del credente dipende dall’entità della sua attitudine a servire, chi più serve  più vale ed è più grande chi sceglie di abbassarsi e farsi umile, e la lezione vale anche per noi. 

 

A questo punto il pastore, prima di riferire un fatto accadutogli durante il ritiro di Partinico, narra che in passato aveva tanto desiderato ascoltare la voce di Dio ed essere da Lui istruito per poterLo servire, da avere espresso per iscritto questo Suo desiderio sulla prima pagina della sua Bibbia. E Dio lo esaudì rivelandogli anche attraverso la Parola come ascoltarLo, ma poiché ascoltare di tanto in tanto la voce di Dio innesca il bisogno di un ascolto più costante, a Partitico, mentre in preghiera esprimeva al Signore il desiderio di una più profonda intimità, il Padre gli ha rivelato, dandogli alcuni passi biblici, che per potere ascoltare più frequentemente la Sua voce occorrono due cose:

1. avere un cuore di servo,

2. chiederGli espressamente di essere comandati.

 

Fra i personaggi biblici, fu Mosé ad avere la maggiore intimità con Dio, il solo che ebbe il privilegio di parlarGli faccia a faccia, ma l’assoluto primato nel servizio al Padre, pur essendone Figlio, spetta a Gesù.

 Isaia 42:1 «Ecco il mio servo, che io sostengo, il mio eletto in cui la mia anima si compiace. Ho posto il mio Spirito su di lui; egli porterà la giustizia alle nazioni. 2 Non griderà, non alzerà la voce, non farà udire la sua voce per le strade. 3 Non spezzerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; presenterà la giustizia secondo verità. 4 Egli non verrà meno e non si scoraggerà, finché non avrà stabilito la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno la sua legge».

 Gesù si è sempre definito servo del Padre, persino sul Calvario, quando stava per raggiungere il culmine del Suo servizio, nell’abbracciare la croce, si definì Suo servo, e il Padre stesso Lo definisce così, non intendendo con ciò sminuire il Suo ruolo di Figlio.

 

Esiste uno stretto rapporto tra l’avere il cuore di servo e l’ascolto della voce di Dio, vediamolo alla luce della Scrittura.  

1.  Oltre che a Mosè, “Servo fedele dell’Eterno”, Dio parlò anche a Giosuè, suo ministro, che pur non udendo la Sua voce, stava sempre accanto a Mosé mentre parlava con Lui, e maturava una tale sete di avere un rapporto personale col Signore da non volersi allontanare da quella tenda in cui Egli aveva parlato.

Esodo 33:11 Così l'Eterno parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla col proprio amico; poi Mosè tornava all'accampamento. Ma Giosuè, figlio di Nun, suo giovane ministro, non si allontanava dalla tenda.

Giosuè 1:1 Dopo la morte di Mosè, servo dell'Eterno, avvenne che l'Eterno parlò a Giosuè, figlio di Nun, ministro di Mosè, e gli disse…

      Con cuore di servo, Mosè eseguiva fedelmente ogni comando di Dio, e soltanto dopo la sua morte, dopo aver conferito a Giosué l’autorità e l’incarico di portare il Suo popolo nella terra promessa, Dio parlò anche a lui, che in qualità di ministro di Mosé aveva maturato la preparazione necessaria alla guida del popolo.

 

  2.   Samuele era un giovinetto quando Dio gli parlò per la prima volta e fu Eli, sacerdote che non udiva più la voce del Signore perché divenuto insensibile e disubbidiente ai Suoi comandi, ad istruirlo su come disporsi al Suo richiamo. 

         1Samuele 3:10 Quindi l'Eterno venne, si pose lì vicino e chiamò come le altre volte:   «Samuele, Samuele!». Samuele rispose: «Parla, perché il tuo servo ascolta».

         Dio scelse Samuele per il suo cuore puro, e poiché non aveva l’esperienza necessaria per ascoltarLo, permise che l’esperienza di Eli passasse a lui.

 

3.    Anche il vecchio Simeone si definì  servo di Dio. Pur essendo vecchio, aveva col Signore un rapporto talmente intimo da ricevere dallo Spirito Santo la promessa che prima di morire avrebbe visto il Messia, e dopo che nel tempio tenne Gesù tra le sue braccia…  

 Luca 2:26 E gli era stato divinamente rivelato dallo Spirito Santo, che non sarebbe morto prima di aver visto il Cristo del Signore. 29 «Ora, Signore, lascia che il tuo servo muoia in pace secondo la tua parola,

…adempiutasi la promessa, si disse pronto a morire. Accade ancor oggi, a qualcuno particolarmente intimo con Dio, di ricevere rivelazione riguardo al giorno del proprio ritorno alla casa del Padre.

 

Come già detto, il massimo del servizio lo compì Gesù; ma qual era il cuore del Messia, che pur essendo Dio scelse di farsi servo e di adempiere totalmente la volontà del Padre?

    Filippesi 2:5 Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, 6 il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l'essere uguale a Dio, 7 ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 e, trovato nell'esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. 9 Perciò anche Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome, 10 affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio delle creature (o cose) celesti, terrestri e sotterranee, 11 e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.

Venne sulla terra per servire, non rivendicò mai i diritti di Figlio di Dio, la sua alta posizione non gli impedì di abbassarsi e di divenire ubbidiente al Padre fino alla morte della croce, e se come Lui vogliamo essere innalzati, dobbiamo imitarLo nella scelta di servire e decidere di voler fare pienamente la volontà del Padre anche quando può avere per noi un alto costo. 

 A tutti piace proclamarsi figli di Dio e reclamarne i privilegi, ma come nel naturale molti figli si rifiutano di obbedire ai genitori, allo stesso modo non tutti i figli di Dio sono disposti a farlo.  

Matteo 21:28 «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli e rivolgendosi al primo disse: "Figlio, va' oggi a lavorare nella mia vigna"; 29 ma egli rispose e disse: "Non voglio"; più tardi però, pentitosi, vi andò. 30 Poi, rivoltosi al secondo gli disse la stessa cosa. Ed egli rispose e disse: "Sì, lo farò signore", ma non vi andò. 31 Chi dei due ha fatto la volontà del padre?». Essi gli dissero: «Il primo». Gesù disse loro: «In verità vi dico che i pubblicani e le meretrici vi precedono nel regno dei cieli.

Dalla parabola si evince che entrambi i figli incontravano difficoltà all’obbedienza, anche il primo, seppure alla fine obbedì, ed ai Suoi fratelli Ebrei, che in passato erano stati destinatari di tanti privilegi e benedizioni, per la loro difficoltà ad ubbidire e servire, Gesù disse che nel regno dei cieli sarebbero stati preceduti persino dalle meretrici. Per Dio, infatti, la grandezza del credente è proporzionata all’entità della sua disponibilità a servire; Egli considera grande chi, con cuore di servo, è pronto a fare qualunque cosa gli si comandi, anche ciò che tutti gli altri rifiutano di fare.

  

I genitori hanno il dovere di educare i figli, sin da piccoli, a servire in seno alla famiglia, per far sì che acquisiscano un’attitudine alla disponibilità che da grandi si ritroveranno sia nella vita pratica che all’interno della chiesa e nel loro rapporto con Dio.

 

Gesù era un Figlio sensibile ai comandi del Padre, li riceveva con prontezza e li eseguiva puntualmente…

Giovanni 12:49 Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre stesso mi ha mandato e mi ha comandato ciò che io devo dire ed annunziare.

Giovanni 12:50 Ed io so che il suo comandamento è vita eterna; le cose dunque che io dico le dico così come il Padre me le ha dette».

Giovanni 14:21 Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è uno che mi ama, e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; e io lo amerò e mi manifesterò a lui».

 …e la straordinaria promessa contenuta nel verso 21: “e io lo amerò e mi manifesterò a lui” non riguarda tutti i credenti, ma solo quelli che amano Dio, sono ubbidienti ed hanno il cuore di servo, sono pronti all’osservanza della Sua parola e all’adempimento del Grande Mandato. È a loro, che nella Chiesa fanno la differenza, che Dio si manifesta e parla, non a chi, soddisfatto per essere stato salvato, rifiuta di adoperarsi per la Sua opera. 

 

Se vogliamo che il nostro rapporto col Signore raggiunga un più alto livello e desideriamo sperimentare la cosa più bella al mondo: l’ascolto della Sua voce, dobbiamo acquistare uno stile di vita improntato al servizio, maturare nel nostro cuore una totale disponibilità ad eseguire i Suoi comandi e dichiarare espressamente in preghiera allo Spirito Santo di volerli ricevere e di voler essere usati per i Suoi scopi.  

 

Web Master

Antonio Settecase