Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 17 settembre 2006

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

OFFRIRE SACRIFICI SPIRITUALI

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli 

 

Sapevamo che la nostra chiesa avrebbe inviato in missione altri fratelli, ma ci coglie ugualmente di sorpresa la notizia che il nostro Giuseppe Mascari sia già partito con la moglie per le Marche e che abbia ricevuto dal Signore la chiamata ministeriale a collaborare con un anziano pastore, il quale probabilmente lascerà a lui la guida della sua chiesa. Dolore e gioia si fondono, al dispiacere del distacco si aggiunge l’aspettativa per le cose grandi che Dio vuole fare tramite i Suoi figli in tutta Italia, nazione in questo momento al centro della Sua  attenzione, assieme ad Israele, perché alle soglie di un grande risveglio.

 

La venuta di Benny Hinn a Palermo, infatti, non è casuale, ma voluta da Dio che in questa città vuole manifestare la Sua gloria, e sono molte le chiese che pregano affinché venerdì e sabato prossimi sul velodromo di Palermo scenda la nuvola della gloria e tutti i presenti sperimentino la Sua presenza.

 

La predicazione della scorsa domenica trattava del ruolo d’intercessore che compete al credente in quanto sacerdote del Nuovo Patto ed oggi viene esaminato un altro suo compito: quello di offrire a Dio sacrifici. 

Come i sacerdoti dell’Antico Patto, anche quelli del Nuovo devono mantenere la comunione col Signore e stare alla Sua presenza per potere assolvere il duplice compito di riconciliare l’uomo peccatore a Dio ed esprimere il ringraziamento e la comunione, ma mentre allora tali cose si realizzavano mediante l’offerta di animali con relativo spargimento di sangue, dopo il sacrificio di Gesù, che versò il Suo sangue per la nostra redenzione, Dio non gradisce più quei sacrifici, che erano soltanto ombra di quelli futuri, e tuttavia bisogna conoscerli per capire in cosa consistono i sacrifici spirituali di cui Egli oggi si compiace. 

 

 Nell’Antico Testamento erano previsti cinque sacrifici, di cui uno solo senza spargimento di sangue.

1.    Il sacrificio per il peccato - Il sacerdote sacrificava sull’altare un toro o un agnello per rimediare all’offesa contro Dio e ottenere la riconciliazione dell’offerente con Lui. 

2.    Il sacrificio per le trasgressioni - Per riparare al male compiuto contro il prossimo veniva offerto un sacrificio con spargimento di sangue.

3.    L’olocausto - Per esprimere a Dio il desiderio di offrirGli la propria vita e di avere comunione con Lui, l’animale veniva bruciato interamente affinché s’innalzasse verso il Signore il suo profumo soave.

4.    L’oblazione - Consisteva nell’offerta di cibi, ed era l’unico sacrificio senza spargimento di sangue. 

5.    Il sacrificio di ringraziamento - Era un sacrificio cruento, ma sia il sacerdote che l’offerente potevano prendere una parte dell’animale per consumarla.

 

Nel Nuovo Testamento i sacrifici degli animali sono stati aboliti, però, perdurando le motivazioni per cui essi venivano compiuti, Dio richiede ugualmente sacrifici, seppur di altro genere:

1. il peccato viene cancellato mediante il pentimento e la confessione (Gv. 1:9); 

2. le trasgressioni contro il prossimo possono essere rimediate mediante sacrifici di riparazione o di giustizia (4:5), ad esempio restituendo il maltolto, come fece Zaccheo, o chiedendo perdono alle persone che abbiamo ferito;

3. l’olocausto corrisponde alla nostra consacrazione, all’offerta di noi stessi a Dio, che deve essere totale (Romani 12:1-2);

4. l’oblazione corrisponde all’offerta della nostra lode (Ebrei 13:15)

5. Il ringraziamento viene fatto col cuore, esprimendo al Signore la nostra  riconoscenza.  

 

Questi sono i sacrifici che nella loro funzione sacerdotale devono offrire a Dio coloro che sono in Cristo e quindi nati di nuovo; sull’esempio di Gesù essi devono porsi tra l’uomo peccatore e la santità di Dio e, offrendo sacrifici spirituali, adoperarsi per la loro riconciliazione.

1Pietro 2:9 Ma voi siete una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una gente santa, un popolo acquistato per Dio, affinché proclamiate le meraviglie di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce;

 

 Mille anni prima della venuta di Gesù, pur vivendo sotto la Legge e quindi nel tempo dei sacrifici cruenti, Davide ebbe la rivelazione che Dio li permetteva solo per educare il popolo e che un giorno sarebbero stati sostituiti da sacrifici spirituali, anch’essi dolorosi perché capaci di rompere il cuore.  

Salmi 51:17 I sacrifici di DIO sono lo spirito rotto; o DIO tu non disprezzi il cuore rotto e contrito.

 

Vengono quindi presi in esame i sacrifici che Abrahamo offrì a Dio con cuore rotto. Non conosceva la Legge, che fu data al popolo d’Israele successivamente, con Mosé, e non aveva neppure una chiesa dove ascoltare la Parola di Dio predicata, egli semplicemente aveva una relazione personale col Signore, che gli si era rivelato e gli aveva parlato, credeva fermamente in Lui e agiva sulla Sua Parola. Questo gli fu messo in conto di giustizia e per tale motivo è considerato il padre dei credenti del Nuovo Patto, che come lui sono giustificati per la loro fede. Abrahamo nutriva per Dio un amore così grande da non saperGli negare nulla, neppure i suoi due figli, infatti non è esatto credere che il suo cuore si sia spezzato solo quando Dio gli chiese il sacrificio di Isacco, perché in realtà aveva già provato un dolore analogo quando gli aveva chiesto di cacciare via dalla sua casa il figlio Ismaele con la madre Agar. Entrambe le volte Abrahamo rispose “sì” al Signore, anche se col cuore infranto dal dolore!

 

Ben conosciamo la sua storia: la sterilità della moglie Sara, la divina promessa di una discendenza e il notevole ritardo del suo adempimento, la convinzione nata nel cuore di Sara ed anche nel suo di dover escogitare un piano per avere un figlio, la conseguente decisione di averlo da un rapporto con la schiava Agar, infine la nascita di Ismaele. Questi, però, non era il figlio della promessa, essendo nato fuori dal matrimonio era fuori dagli schemi di Dio, frutto di una decisione puramente umana che, come tutte le cose che nascono dalla carne, avrebbe intralciato il piano di Dio.

Sara ne ebbe l’intuizione, capì che Ismaele avrebbe influenzato negativamente Isacco perché non gli interessavano le cose di Dio e chiese al marito di cacciarlo via assieme a sua madre.

Genesi 21:8 Il bambino dunque crebbe e fu svezzato; e nel giorno che Isacco fu svezzato Abrahamo fece un gran convito. 9 Ora Sara vide che il figlio partorito ad Abrahamo da Agar, l'egiziana, rideva. 10 Allora ella disse ad Abrahamo: «Scaccia questa serva e suo figlio, perché il figlio di questa serva non dev'essere erede con mio figlio, con Isacco». 11 La cosa dispiacque grandemente ad Abrahamo, a motivo di suo figlio.

Come poteva pensare che Abrahamo l’avrebbe accontentata e avrebbe cacciato via suo figlio? 

Genesi 21:12 Ma DIO disse ad Abrahamo: «Non essere addolorato a motivo del ragazzo e della tua serva; dà ascolto a tutto quello che Sara ti dice, perché uscirà da Isacco la discendenza che porterà il tuo nome.

Un dolore immenso travolse Abrahamo, che tuttavia non seppe dir di no al Signore e tra le lacrime mandò via quel figlio giovinetto con sua madre! (Genesi 21:8; 21:12)

 

Cosa rappresenta per noi Ismaele? Rappresenta tutto ciò che nella nostra vita è nato dalla carne, da iniquità, da compromesso; tutte le cose a cui siamo affezionati ma che non vengono da Dio e che dobbiamo eliminare se vogliamo far crescere in noi Isacco, ossia tutto ciò Dio vuole darci per realizzare il Suo piano nella nostra vita.

Come ad Abrahamo, anche a noi il Signore vuole dare un’eredità legittima che si riceve per grazia mediante la fede e non con arrangiamenti personali, ma non possiamo riceverla se prima non eliminiamo ciò che viene dalla carne. Se ad esempio ci si ostina a mantenere un fidanzamento con una persona che non ci è stata data da Dio, Egli non potrà farci incontrare quella giusta.

Talvolta compiamo azioni o scelte che ci sembrano buone, ma che sono frutto di decisioni nostre; anche noi come Abrahamo pensiamo di dover aiutare Dio ad adempiere le Sue promesse e consentiamo la nascita degli Ismaele che ostacolano l’Isacco che è in noi e gli impediscono di crescere  nelle vie del Signore. 

 

Pur col cuore dilaniato Abrahamo obbedì, gli costò anche il distacco da Agar, per non dire che pure lei e Ismaele si saranno sentiti rifiutati e avranno sofferto terribilmente, ma la promessa di Dio riguardava soltanto Isacco! 

 

Per Abrahamo quella non fu l’unica prova, ad un certo punto Dio gli chiese il sacrificio di Isacco, l’unico figlio rimastogli…  

Genesi 22:1 Dopo queste cose DIO mise alla prova Abrahamo e gli disse: «Abrahamo!». Egli rispose: «Eccomi». 2 E DIO disse: «Prendi ora tuo figlio, il tuo unico figlio, colui che tu ami, Isacco, va' nel paese di Moriah e là offrilo in olocausto sopra uno dei monti che io ti dirò». 3 Così Abrahamo si alzò al mattino presto, …  partì per andare al luogo che DIO gli aveva detto…6 Così Abrahamo prese la legna per l'olocausto e la caricò su Isacco suo figlio; poi prese in mano sua il fuoco e il coltello e s'incamminarono tutt'e due insieme…9 Così giunsero al luogo che DIO gli aveva indicato, e là Abrahamo edificò l'altare e vi accomodò la legna; poi legò Isacco suo figlio e lo depose sull'altare sopra la legna. 10 Abrahamo quindi stese la mano e prese il coltello per uccidere suo figlio. 11 Ma l'Angelo dell'Eterno lo chiamò dal cielo e disse: «Abrahamo, Abrahamo!». Egli rispose: «Eccomi». 12 L'Angelo disse: «Non stendere la tua mano contro il ragazzo…ora infatti so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo figlio». 13 Allora Abrahamo alzò gli occhi e guardò; ed ecco dietro di lui un montone, preso per le corna in un cespuglio. Così Abrahamo andò, prese il montone e l'offerse in olocausto invece di suo figlio…15 L'Angelo dell'Eterno chiamò dal cielo Abrahamo una seconda volta e disse: 16 «Io giuro per me stesso, dice l'Eterno, poiché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, l'unico tuo figlio, 17 io certo ti benedirò grandemente e moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; e la tua discendenza possederà la porta dei suoi nemici. 18 E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua discendenza, perché tu hai ubbidito alla mia voce».

…ma l’amore che nutriva per il Signore era più grande di ogni altra cosa, non seppe negarGlielo e con cuore rotto si diresse verso il luogo indicatogli per il sacrificio; sapeva che dietro quella richiesta c’erano degli alti scopi al momento per lui incomprensibili!

 

Era così! Con la sua offerta, per il patto di reciprocità che aveva stipulato con lui, per Dio scattò la possibilità di offrire il Suo Unigenito Figlio per la redenzione dell’umanità, ma mentre aveva fermato la mano di Abrahamo pronta a colpire Isacco, non fermò quella dei carnefici che straziarono e crocifissero il corpo di Gesù; preferì vederLo morire tra atroci tormenti che vedere l’intera umanità andare in perdizione. Come doveva essere il Suo cuore in quel momento? Rotto e straziato, ma ugualmente scelse di offrire la cosa a Lui più cara per la nostra salvezza!

 

E noi, cosa Gli offriamo? Sappiamo darGli il meglio che abbiamo, oppure Gli neghiamo tutte le cose a cui siamo affezionati? In ciò che siamo pronti a darGli sta la misura del nostro amore per Lui e da esso deriva anche l’entità delle benedizioni che possiamo ricevere, perché, come afferma la Scrittura,

 Luca 6:38 Date e vi sarà dato: una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata in seno, perché con la misura con cui misurate, sarà altresì misurato a voi».

Dio ha in serbo per noi le cose migliori, ma per darcele dobbiamo amarLo al di sopra di ogni altra cosa e rinunciare agli Ismaele che sono nella nostra vita e offrirGlieli anche se con dolore e cuore rotto.

 

I sacrifici spirituali che quanto sacerdoti dobbiamo offrirGli consistono in questo:

-         nel non usare il nostro corpo, che non ci appartiene dal momento che Glielo abbiamo dato, per commettere fornicazioni e impurità o per danneggiarlo col fumo, la droga, l’alcool o altre cose nocive;

-          nell’essere pronti a darGli il nostro tempo, le nostre finanze, la nostra disponibilità, il nostro servizio a Lui e alla chiesa;

-         nell’impegnarci ad intercedere per i bisogni degli altri e principalmente per la loro salvezza;

-         nell’adoperarci affinché la nostra famiglia, che è un Suo dono, cammini nelle Sue vie;

-         nell’esprimerGli continuamente lode, gratitudine e ringraziamento,

in definitiva nell’ubbidienza alla Sua Parola, che può costarci e costituire un sacrificio.

Le benedizioni di Dio arriveranno nella nostra vita nella misura in cui Gli offriamo sacrifici spirituali, perché può usare come mezzo di benedizione soltanto ciò che Gli offriamo.   

 

Rinunciamo dunque alle cose nate dalla carne e a tutto ciò che è frutto di compromesso e d’iniziativa umana anche se distaccarcene ci rompe il cuore, e vedremo crescere in noi le cose buone che vengono da Dio, riceveremo le Sue benedizioni, adempiremo il Suo piano nella nostra vita e avremo la gioia di sentirci dire:

“Poiché tu hai fatto questo, perché hai ubbidito alla mia voce, io certo ti benedirò grandemente”.

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Antonio Settecase