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Servizio di adorazione ore 10.30 – Palermo, domenica 16 luglio 2006
Oratore: Pastore Tony Sperandeo
IL VANGELO DELLE FESTE D’ISRAELE
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Ascoltare nella nostra chiesa un israelita predicare in ebraico, la stessa lingua parlata da Gesù, è una novità e motivo di grande commozione, perché dà l’idea dell’evoluzione spirituale in atto in quella nazione. Il pastore Tony Sperandeo, che svolge il suo ministero nei pressi di Tel Aviv, nella chiesa “La sorgente”, introduce la predicazione con un accenno alla guerra che attualmente si combatte nel suo Paese, per soffermarsi sulla guerra spirituale che i figli di Dio combattono contro gli spiriti malvagi dominatori di questo mondo affinché il popolo d’Israele sia liberato dalle menzogne di satana, riconosca in Gesù il Messia e con Lui riceva la vera pace.
In più parti della Scrittura, Dio ci chiede di pregare per Gerusalemme… Salmi 122:6 Pregate per la pace di Gerusalemme: prosperino quelli che ti amano. 7 Ci sia pace entro le tue mura e prosperità nei tuoi palazzi. 8 Per amore dei miei fratelli e dei miei amici ora dirò: «Sia pace in te». 9 Per amore della casa dell'Eterno, il nostro DIO, io cercherò il tuo bene…, …ma la Gerusalemme a cui si riferisce non è quella celeste, cioè la Chiesa, in cui c’è già la pace, bensì quella terrena dove Gesù si rivelò e morì, dove risuscitò dai morti senza essere accettato come Messia e dove tornerà sul Monte degli Ulivi, quella Gerusalemme che non conosce la vera pace, avendo rifiutato il Principe della pace. Pregare per la conversione d’Israele è una nostra precisa responsabilità, un impegno che ciascuno di noi deve prendere, ma poiché la parola ebraica shalom significa “pace” ed anche “perfetto”, per la sua radice shalam, nessuno può ricevere la vera pace, che è un frutto dello Spirito (Galati 5), se non fa la perfetta volontà di Dio, non vive nella Sua giustizia che si ottiene solo mediante il sacrificio di Gesù e non sta attaccato a Lui. Ma come è possibile ottenere la giustizia di Dio se l’uomo peccatore non può incontrarsi con la Sua santità? Il muro di separazione prodotto dal peccato può essere abbattuto soltanto mediante il sangue di Gesù, che si è offerto in sacrificio per acquistarci a prezzo del Suo sangue ed accoglierci nella Sua famiglia. Solo con la Sua giustizia si riceve anche la Sua pace.
La Chiesa deve pregare affinché si realizzi la promessa di redenzione d’Israele e gli Ebrei siano liberati dal velo che li ottenebra impedendo loro di accettare Gesù come Messia. Qualcosa tuttavia si sta sbloccando in quella nazione, infatti in questi ultimi anni le conversioni al cristianesimo si sono moltiplicate e mentre negli anni ottanta gli Ebrei messianici erano appena un centinaio, oggi sono diecimila, perché se è vero che il Signore riversa il Suo Spirito su tutti, è anche vero che la Sua maggiore attenzione è rivolta ad Israele. Ciascuno di noi deve assumersi l’impegno di pregare per quel popolo, tutti abbiamo un ruolo nell’adempimento del piano di Dio per la sua salvezza, e quando questo avverrà, il tempo dei gentili volgerà al termine e il Vangelo, che ebbe inizio a Gerusalemme, tornerà ad essa; in definitiva si adempirà la profezia che afferma: “Gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi”.
Questa a grandi linee la storia del Vangelo: Gesù era un Israelita, i Suoi dodici erano Ebrei, così i centoventi e successivamente i tremila che si aggiunsero, provenienti da ogni parte del mondo, e permisero al Vangelo di diffondersi in ogni luogo. Adesso è giunto il tempo in cui esso rientri là dove ebbe inizio e che si adempia ciò che è scritto, e cioè che quando gli Ebrei accetteranno Gesù come Messia ci sarà la resurrezione dai morti. Su questa, come su tutte le altre promesse bibliche possiamo contare, perché sono le promesse di un Dio vivente e vero.
Matteo 5:17 «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento. 18 Perché in verità vi dico: Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure uno iota, o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto. 19 Chi dunque avrà trasgredito uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma colui che li metterà in pratica e li insegnerà, sarà chiamato grande nel regno dei cieli. 20 Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scrib, e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli. Con la risurrezione di Gesù ebbe inizio il tempo della Grazia, ma Egli non è venuto nel mondo per abolire la Torà, la Legge, e portare una nuova religione, bensì per perfezionarla e portarla a compimento in se stesso; infatti, venuta dalle mani di Dio e portata per mezzo di Mosè, in Lui la Legge si è incontrata con la Grazia. Egli è l’Alfa e l’Omega. Pur essendo buona, però, la Legge non è in grado di salvare né di liberare dal peccato, permette solo di riconoscerlo e come uno specchio mostra le nostre imperfezioni e ciò in cui dobbiamo cambiare. Dio sapeva che nessun uomo sarebbe stato in grado di osservarla tutta e nel momento stesso in cui diede a Mosé le tavole Legge, provvide un rimedio: gli diede anche il progetto per la costruzione di un tabernacolo dove portare gli animali da sacrificare per ottenere il perdono dei peccati.
Solo Gesù potè adempiere tutta la Legge e con essa anche tutte le feste d’Israele. Levitico 23:2 «Parla ai figli d'Israele e di' loro: Ecco le feste dell'Eterno che voi proclamerete come sante convocazioni. Le feste sono queste: Il sabato 3 Si lavorerà per sei giorni, ma il settimo giorno è un sabato di riposo e di santa convocazione. Non farete in esso lavoro alcuno; è il sabato consacrato all'Eterno in tutti i luoghi dove abiterete. 4 Queste sono le feste dell'Eterno, le sante convocazioni che proclamerete nei loro tempi stabiliti. Dio scelse un luogo, in ebraico detto la tenda del tempo, in cui invitava il popolo ad incontrarsi con Lui in occasione di determinate festività che Egli stesso aveva stabilito, e poiché tutte le feste contenevano dei simboli che si riferivano a qualità proprie del Messia e portavano l’attenzione su di Lui, con la sua venuta Egli di fatto le superò.
Nel Vangelo di Giovanni si trovano menzionate tutte le feste che Gesù osservò, come la festa delle Capanne (Gv. 7:2), che ricadeva approssimativamente in settembre/ottobre e durava sette giorni. Gesù vi partecipò, e quando vide i sacerdoti recarsi a Sciloh per prendere l’acqua, portarla in processione fino all’altare e versarla su di esso, affermò con forza di essere Lui la soluzione, che quei riti null’altro erano se non una sterile simbologia e che quell’acqua non dissetava. Giovanni 7:37 Or nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù si alzò in piedi ed esclamò dicendo: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. 38 Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d'acqua viva».
La festa che con i suoi simboli indirizza più esplicitamente l’attenzione su Gesù è la Pasqua, e premesso che il calendario ebraico ruotava intorno alle feste, che Nissan, primo mese dell’anno, cadeva in primavera e che il suo primo giorno era di luna piena, il pastore illustra le modalità di svolgimento di tale festa. Esodo 12:1 L'Eterno parlò a Mosè e ad Aaronne nel paese d'Egitto dicendo: 2 «Questo mese sarà per voi il mese più importante, sarà per voi il primo dei mesi dell'anno. 3 Parlate a tutta l’assemblea d'Israele e dite: "Il decimo giorno di questo mese, ogni uomo prenda per se stesso un agnello, secondo la grandezza della famiglia del padre, un agnello per casa. Iniziava a metà mese e durava una settimana, ma già nel decimo giorno ogni famiglia doveva acquistare un agnello di un anno senza difetto (v. 3,4,5), tenerlo in casa per quattro giorni, quindi, nel quattordicesimo giorno il padre doveva ucciderlo sull’uscio di casa. “Che crudeltà e quanto sangue!” potremmo pensare, ma quello era il prezzo del peccato, e quel sangue sparso sul pavimento doveva essere spalmato anche sugli stipiti delle porte e tutto intorno ad esse per ricordare la prima Pasqua, che fu istituita allorché in Egitto l’angelo distruttore doveva passare per uccidere tutti i primogeniti degli egiziani e il Signore ordinò agli Ebrei di contrassegnare gli stipiti delle porte col sangue dell’agnello. Quel sangue, che protesse le loro case dall’angelo distruttore, raffigurava quello che avrebbe versato Gesù, l’Agnello di Dio! Neppure oggi l’angelo della morte ha potere su chi ha il sangue di Gesù sugli stipiti del proprio cuore, infatti per il credente la morte è solo la porta d’accesso al cielo. Questo è l’effetto del sacrificio di Gesù e questo il significato della Pasqua.
L’agnello sacrificato veniva mangiato dai componenti della famiglia, e non a caso Gesù disse che dobbiamo mangiare la sua carne e bere il Suo sangue, poiché Egli è il nostro Agnello, la nostra Pasqua, Colui che ci libera dal peccato e ci dà la forza di stare in santità davanti a Dio! Senza il Suo sangue, nessuno può essere liberato dalla schiavitù del peccato ed essere santo, solo nel Suo sangue c’è libertà e vittoria! Sulla croce Egli adempì tutta la Legge, simboli festivi compresi, e con la resurrezione ha provveduto per noi una vita nuova e la promessa di entrare nel cielo.
Questa prima parte della Pasqua ebraica riguarda il perdono dei peccati e la nostra giustificazione, ma c’è una seconda parte che parla della santificazione, infatti il pane azzimo prescritto per tutta la settimana, era simbolo della santità che Dio vuole da noi. 1Corinzi 5:6 Il vostro vanto non è buono. Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? 7 Togliete via dunque il vecchio lievito affinché siate una nuova pasta, come ben siete senza lievito; la nostra pasqua infatti, cioè Cristo, è stata immolata per noi. 8 Celebriamo perciò la festa non con vecchio lievito, né con lievito di malvagità e di malizia, ma con azzimi di sincerità e di verità.
Gesù è la nostra Pasqua e noi abbiamo bisogno di Lui, del Suo Spirito, del Suo sangue e della Sua forza, perché senza di Lui non abbiamo alcun potere sul peccato. Gesù, l’Agnello di Dio, ha adempiuto tutta la Legge con i suoi simboli per liberarci dalla schiavitù del peccato, per santificare e guarire, e continua a farlo perché è vivente e si trova tra di noi. Egli desidera entrare nella vita di chi Lo cerca con tutto il cuore e invoca il Suo aiuto, vuole offrire il Suo perdono, la Sua pace, piena liberazione e una vita abbondante e vittoriosa. Basta semplicemente accettarlo come personale Signore e Salvatore e che gli Israeliti Lo accettino come Messia, per riceverLo nel proprio cuore! |
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