Servizio di adorazione ore 8.15 – Palermo, domenica 16 aprile 2006

Oratore: Pasrore Lirio Porrello

 

ARMONIA NELLE RELAZIONI FAMILIARI

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Il nostro Padre Celeste, l’Onnipotente Creatore dell’universo, Colui che ha stabilito i principi che rendono la vita umana armoniosa in ogni suo ambito, ama in modo particolare la famiglia e per essa ha un progetto improntato ad amore, accordo, comprensione e unità. Le parole rivolte ad Abramo: “In te saranno benedette tutte le famiglie della terra”, indicano quanto la famiglia Gli stia a cuore e come desideri benedirla, e da parte nostra dobbiamo cambiare certe attitudini negative che possono rovinare i rapporti con i nostri familiari e usare le armi spirituali per difenderla dall’azione devastante messa in atto dal maligno.

 

Ad ogni buon padre sta a cuore che armonia ed unità regnino nella propria casa, ma purtroppo il modello divino di famiglia rimane talvolta un’utopia anche per i credenti, infatti spesso accade che tra le mura domestiche si consumino ingiustizie e che atteggiamenti scorretti dei genitori finiscano col creare attriti, divisioni, gelosie, malumori e risentimenti e facciano sì che satana raggiunga il suo rovinoso obiettivo. Lo fece sin dall’inizio, quando mise Adamo contro Eva, e lo fece anche quando il popolo d’Israele era schiavo in Egitto e il faraone, (figura del maligno), cercò in ogni modo di dividere le famiglie e d’impedire la loro liberazione.  

Esodo 10:8 Così Mosè ed Aaronne furono riportati dal Faraone; ed egli disse loro: «Andate, servite l'Eterno, il vostro DIO. Ma chi sono quelli che andranno?». Mosè disse: 9 «Noi andremo coi nostri fanciulli e coi nostri vecchi, coi nostri figli e con le nostre figlie; andremo con le nostre greggi e coi nostri armenti, perché dobbiamo celebrare una festa all'Eterno»…. 11 No, no! Andate voi, uomini, a servire l'Eterno; poiché questo è quel che cercate». E furono cacciati via dalla presenza del Faraone…. 24 Allora il Faraone chiamò Mosè e disse: «Andate, servite l'Eterno, rimangano soltanto le vostre greggi e i vostri armenti; anche i vostri bambini potranno andare con voi». 25 Mosè disse: «Tu ci devi anche permettere di prendere dei sacrifici e degli olocausti, perché li possiamo offrire all'Eterno, il nostro DIO. 26 Anche il nostro bestiame verrà con noi; non ne lasceremo qui neppure un'unghia, poiché da esso dobbiamo prendere alcuni capi per servire l'Eterno, i nostro DIO; e non sappiamo con che cosa dovremo servire l'Eterno, finché saremo giunti laggiù».

Il faraone si oppose alla piena liberazione del popolo d’Israele cercando di trattenere una parte di ciò che gli apparteneva, persone o cose, con lo scopo di riprenderlo tutto sotto il proprio dominio, ma Dio lo liberò ugualmente e gli Ebrei non lasciarono nulla nelle sue mani, neppure un’unghia di quanto possedevano, poiché le limitazioni che egli voleva imporre nascondevano gravi pericoli. 

 

La liberazione del popolo d’Israele simboleggia la redenzione dalla potestà del maligno acquistata da Dio per tutti gli uomini e pagata sulla Croce col sangue di Gesù. Il principio cui deve attenersi chi crede in Lui e passa dalla schiavitù di satana alla libertà di figlio di Dio è analogo a quello messo in atto da Mosé: uscire totalmente dal suo dominio, non permettergli di continuare a controllare qualche area della propria vita, rivendicare la piena redenzione della propria famiglia e dei propri beni. 

 

Gli Ebrei iniziarono a celebrare la Pasqua per espressa volontà dell’Eterno, il quale voleva si ricordassero di quanto era avvenuto in Egitto quando, per Suo ordine, ogni famiglia aveva consumato un agnello intero proporzionato al numero dei suoi componenti, e segnato col suo sangue gli stipiti e l’architrave delle porte affinché l’angelo distruttore, mandato per uccidere tutti i primogeniti degli Egiziani, vedendo quel sangue passasse oltre. L’ordine di consumare l’agnello con la propria famiglia conferma il valore che ha per Dio l’unità familiare, che deve riflettere quella della famiglia divina, Una pur nella Trinità.

Esodo 12:3 Parlate a tutta l'assemblea d'Israele e dite: "Il decimo giorno di questo mese, ogni uomo prenda per se stesso un agnello, secondo la grandezza della famiglia del padre, un agnello per casa.

Quel sangue prefigurava Cristo, nostra Pasqua, l’Agnello di Dio immolato sulla croce per portare protezione, pace, benedizione, unità e salvezza alle famiglie, e dobbiamo reclamare sia la guarigione dei rapporti all’interno della nostra casa, che la salvezza per tutti i suoi membri, infatti Dio vuole che le famiglie siano salvate per intero, e non parzialmente. Ricordiamoci che il carceriere di Filippi si salvò con tutta la sua casa, così pure Cornelio, e che nell’Antico Testamento Noè salvò nell’arca tutta la sua famiglia, e la meretrice Rahab, ospitando le spie inviate a Gerico da Giosué, ottenne in cambio che l’intera sua famiglia fosse preservata dalla distruzione.

Giosuè 2:18 a meno che, quando entreremo nel paese, tu attacchi alla finestra per la quale ci fai scendere questa cordicella di filo scarlatto (rappresenta il sangue di Gesù) e raduni in casa presso di te tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre.

 

Oggi l’istituzione della famiglia è allo sbando e non viene protetta neppure dalla legge, i progetti politici che la riguardano si limitano ad un’attenzione di tipo economico, ma non si curano di proteggerla sul piano morale e spirituale, cosicché ciascuno di noi deve adoperarsi per realizzare l’armonia all’interno della propria casa per preservarla dalla distruzione e a tal fine compiere i seguenti quattro passi:

 

1.      Cancellare le argomentazioni 

  L’agire dei genitori ha un ruolo determinante, i loro comportamenti errati possono causare conflitti, risentimenti e ostilità tra i figli, ma pure la continua convivenza si presta ad offrire motivi di tensione, di litigi e mutismi che innescano reazioni a catena da parte di tutti.

La Scrittura afferma che non dobbiamo permettere all’amarezza e al cruccio di mettere radici nel nostro cuore, che le offese producono effetti devastanti, tali da creare una vera e propria prigionia spirituale ed offrono al maligno argomentazioni contro di noi nei luoghi celesti. Ogni argomentazione, cioè ogni offesa a Dio e agli uomini, rende inefficace la nostra fede, produce la chiusura dei cieli sul nostro capo ed impossibilità di ricevere risposta alle preghiere e il perdono dei peccati. Bisogna pentirsi sinceramente, adoperarsi per cancellare ogni argomentazione e ripristinare la comunione col Signore e con i familiari.

Efesini 4:26 Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sul vostro cruccio;

Proverbi 18:19 Un fratello offeso è come una città forte; e le liti come le sbarre di una fortezza.

La corte di giustizia divina non può esaudirci in presenza di argomentazioni! Pieghiamo il nostro orgoglio, riconosciamo le nostre colpe e cerchiamo la pace del Signore, bene prezioso che merita il nostro pentimento e il desiderio della riconciliazione.

 

2.      Chiamare in fede i propri figli per farli ritornare al Signore

Le argomentazioni offrono a satana il diritto legale di agire nella nostra vita e nella nostra famiglia, e distruggerle significa riappropriarsi del diritto di pretendere la restituzione dei nostri figli.

Nel libro del profeta Isaia si leggono le parole del Signore dirette ai figli d’Israele dispersi nelle nazioni e la Sua promessa di farli tornare a casa, ma possono riferirsi anche ai figli dei credenti che si sono sviati e il cui ritorno a Cristo e alla famiglia dobbiamo reclamare in preghiera.

Isaia 43:5 Non temere, perché io sono con te; farò venire la tua progenie dall'est e ti radunerò dall'ovest. 6 Dirò al settentrione: "restituiscili”, e al mezzogiorno: "Non trattenerli. Fa’ venire i miei figli da lontano e le mie figlie dalle estremità della terra…

Isaia 49:22 Così dice il Signore, l'Eterno: «Ecco io leverò la mia mano verso le nazioni, alzerò la mia bandiera verso i popoli, allora riporteranno i tuoi figli in braccio, e le tue figlie saranno portate sulle spalle.

 

3.      Reclamare il proprio coniuge  

 Con Dio è possibile ogni cosa, anche ricucire i rapporti spezzati e risanare le famiglie distrutte a causa di adulteri. È incoraggiante, in proposito, la storia della dolorosa esperienza matrimoniale vissuta dal profeta Osea e felicemente risolta grazie all’intervento divino. Tradito dalla moglie, il profeta riferisce le parole con cui il Signore lo avvertì che avrebbe posto fine ai suoi rapporti adulterini e l’avrebbe indotta a ravvedersi e tornare a lui.

Osea 2:6 Perciò ecco, ti ostruirò la via con spine, la rinchiuderò con un muro, e così non troverà più i suoi sentieri. 7 Correrà dietro ai suoi amanti, ma non li raggiungerà; li cercherà, ma non li troverà. Allora dirà: "Ritornerò al mio primo marito, perché per me era meglio allora che adesso”.

La volontà di Dio non è cambiata, le Sue promesse di aiuto valgono ancora per chi si trova in situazioni analoghe, ed è certa la Sua risposta a chi in preghiera invoca il Suo intervento con determinazione e formula i giusti decreti sulla base della Sua Parola. Se c’è vero pentimento, Dio perdona anche i peccati più neri come quello del tradimento e restaura i rapporti interrotti.

Da più parti della Scrittura si evince quanto Gli stia a cuore il matrimonio: alle nozze di Cana Gesù fece servire il vino migliore alla fine del pranzo, lasciando intendere quanto desideri che ogni matrimonio si mantenga gioioso fino alla fine, e inoltre, anche se presso gli Ebrei l’adulterio si pagava con la vita, Dio mostrò la Sua grazia salvando il matrimonio di Osea, e Gesù impedendo che la donna adultera venisse lapidata.

 

4.   Confessare i  propri falli e ammettere le proprie responsabilità   

 Il solo rimedio efficace per ristorare i rapporti guasti è quello di perdonarsi a vicenda riconoscendo la propria parte di responsabilità; a nulla serve accusarsi e cercare di far valere ad ogni costo le proprie ragioni o rimuginare i torti subiti! Pentiamoci delle nostre colpe e portiamole alla Croce per essere purificati dal sangue dell'Agnello, applichiamo quel sangue sugli stipiti delle porte a protezione della nostra casa.

Giacomo 5:16 Confessate i vostri falli gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri, affinché siate guariti; molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia... 20 Sappia costui che chi allontana un peccatore dall'errore della sua via, salverà un'anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati.

Satana progetta la divisione delle famiglie, vuole seminarvi discordia, astio, risentimento e peccato, vuole rendere irrespirabile l’aria di ogni casa, ma Dio ha un progetto di armonia e di unità!

 

Esaminiamo attentamente la qualità dei rapporti esistenti all’interno della nostra famiglia e chiediamo a Dio di mostrarci se nei luoghi celesti esistono argomentazioni contro di noi; prendiamone atto e corriamo subito ai ripari eliminando gli atteggiamenti improntati ad orgoglio, abbattendo le sbarre delle prigioni  in cui ci siamo rinchiusi e che ci separano dai nostri familiari, adoperandoci per sanare con umiltà i rapporti, pentendoci sinceramente e chiedendo a Dio di perdonare le nostre colpe. Riconciliamoci con Lui e con i nostri familiari…allora i cieli si apriranno sul nostro capo e le nostre preghiere saranno esaudite!

 

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Antonio Settecase