Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 15 ottobre 2006
Oratore: Pastore Lirio Porrello
COME SVILUPPARE UNO STILE DI VITA DI PREGHIERA
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Sviluppare uno stile di vita di preghiera deve essere l’obiettivo primario di ogni credente, perché è in preghiera che si cerca la faccia di Dio e si ascolta la Sua voce, si ricevono ispirazioni e rivelazioni, si sperimenta la Sua presenza che agisce da balsamo per l’intero nostro essere.
“Non cessate mai di pregare” (1Tessalonicesi 5:17), esorta e al tempo stesso comanda perentoriamente alla chiesa di Tessalonica l’apostolo Paolo, per stimolarla ad acquisire un’abitudine di preghiera costante e a vincere la tendenza a pregare solo nel momento del bisogno. Nel paragonare la preghiera alla terapia antibiotica, il pastore Lirio afferma che, come interrompere quest’ultima prima del tempo di cura prescritto ne determina l’inefficacia perché consente ai batteri di riprendere vigore e può produrre una situazione peggiore di quella iniziale, così la preghiera, interrotta ai primi effetti positivi, non solo non produce i risultati sperati, ma in taluni casi può far cadere in una situazione peggiore della precedente.
Il desiderio della nostra chiesa è quello di crescere nella perseveranza e nella qualità della preghiera, e visto che riscuote molto successo il movimento d’intercessione mattutina e soprattutto quella del mercoledì sera, che vede un afflusso sempre maggiore di fratelli (circa duecento nell’ultimo incontro), verrà ripresa anche la proclamazione mensile di un giorno di digiuno e preghiera. Stiamo acquistando sempre di più la consapevolezza dello straordinario valore della preghiera che, se fatta con fede sulla base della Parola di Dio, tocca il Suo cuore, muove il Suo braccio, attira la Sua potenza, ed è sempre più grande il numero di coloro che decidono di dedicarsi con zelo alla preghiera e all’intercessione.
Il Padre Celeste chiama i Suoi figli a dialogare con Lui non una, ma più volte al giorno, come faceva il profeta Daniele. Daniele 6:10 Quando Daniele seppe che il documento era stato firmato, entrò in casa sua. Quindi nella sua camera superiore, con le sue finestre aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si inginocchiava, pregava e rendeva grazie al suo Dio, come era solito fare prima… 13 Allora quelli ripresero a dire davanti al re: «Daniele, che è uno degli esuli di Giuda, non mostra alcun riguardo per te, o re, o per il decreto che hai firmato ma rivolge suppliche al suo Dio tre volte al giorno». A Babilonia, dove si trovava al servizio del re, il profeta non obbedì al decreto che vietava di pregare dei che non fossero i loro e che era stato proposto da alcuni funzionari di corte per colpire proprio lui, perché erano gelosi della stima che godeva da parte del sovrano per le sue capacità e la sua integrità. Disobbedendo a quell’ordine, pur sapendo di mettere a repentaglio la vita, Daniele dimostrò che per lui la comunione col Signore valeva di più!
Nella parabola del giudice iniquo si legge che la vedova ottenne giustizia grazie alla propria insistenza, e Gesù la narrò ai Suoi discepoli per mostrare che bisogna continuamente pregare senza stancarsi (Luca 18:1) e che, se fece giustizia quel giudice che aveva fama di essere ingiusto, quanto più la farà Dio a quelli che si rivolgono a Lui giorno e notte! (v. 7) Narrando questa parabola, Gesù intendeva esaltare l’efficacia della preghiera perseverante e suggerire di metterla in pratica, come del resto faceva Egli stesso, che non ammaestrava i Suoi discepoli solo con l’insegnamento verbale, ma anche con l’esempio del Suo stile di vita.
Marco 1:35 Poi il mattino seguente, essendo ancora molto buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo solitario e là pregava. Svolgeva il Suo ministero fino a tarda sera e quando era ancora buoi si alzava per pregare, stare alla presenza del Padre e chiederGli direzione per quel giorno, visto che faceva solo ciò che Gli diceva.Nel capitolo 18 di Luca si legge un’altra parabola che Gesù narrò con lo scopo di evidenziare lo spirito di superiorità e di disprezzo che può annidarsi nel cuore di chi, come il fariseo in questione, si ritiene migliore degli altri. Enumerando i suoi meriti, costui non si rendeva conto che nel suo cuore c’era solo orgoglio e arroganza. Luca 18:10 «Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11 Il fariseo, stando in piedi, dentro di sé pregava così: "O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, e neppure come quel pubblicano. 12 Io digiuno due volte la settimana e pago la decima di tutto ciò che possiedo". 13 Il pubblicano invece, stando lontano, non ardiva neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: "O Dio, sii placato verso me peccatore". 14 Io vi dico che questi, e non l'altro, ritornò a casa sua giustificato, perché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato»… Il pubblicano, invece, si dichiarò peccatore, non osava alzare lo sguardo verso il cielo, confidava in Dio e invocò la Sua misericordia. Tra i due, fu quest’ultimo a trovare grazia agli occhi del Signore, infatti chi si sente spiritualmente superiore e prende le distanze dagli altri non Gli è gradito, la sua spiritualità è contraria ai principi divini, perché “ogni spiritualità che non sfocia nell’amore non viene da Dio!”, conclude efficacemente il pastore. Questa parabola ci dice che se è importante pregare, non lo è da meno l’attitudine di cuore con cui si deve pregare.
La Scrittura ci insegna che si può andare a Dio per chiedergli con coraggio cose inimmaginabili ed essere esauditi. Abbiamo lo straordinario esempio di Giosuè che, trovandosi in battaglia e temendo che la pausa notturna offrisse al nemico l’opportunità di riorganizzarsi, dopo aver parlato con Dio ordinò al sole di fermarsi, e incredibilmente avvenne che il sole si fermò per quasi giorno intero e Giosué vinse la battaglia! Giosuè 10:12 Il giorno che l'Eterno diede gli Amorei nelle mani dei figli d'Israele, Giosuè parlò all'Eterno e disse in presenza d'Israele: «Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle di Ajalon!». 13 Così il sole si fermò e la luna si arrestò, finché il popolo si fu vendicato dei suoi nemici. Questo non sta forse scritto nel libro del Giusto? Così il sole si fermò in mezzo al cielo e non si affrettò a tramontare per quasi un giorno intero.
Dio ascolta il nostro grido e risponde alle nostre preghiere anche se imperfette, l’importante è dirGli il nostro bisogno e chiederGli cosa vogliamo, perché seppure conosce ogni cosa, non può esaudire chi non chiede. Il maligno astutamente insinua nella mente umana la convinzione di non essere ben accetti alla presenza di Dio a causa della propria imperfezione, ma è un inganno, poiché Dio vuole che andiamo a Lui così come siamo, e nel momento in cui Gli confessiamo i nostri peccati e mostriamo vera contrizione, sarà Lui a purificarci, a imbiancarci con la Sua grazia, a renderci idonei a stare alla Sua presenza.
È bello iniziare la giornata pregando, ma poi, nel rimanente tempo della giornata, manteniamo la nostra mente e il nostro cuore costantemente rivolti a Lui, affinché al bisogno ci riesca facile, anche con preghiere flash, chiederGli sapienza di fronte alle difficoltà e ricevere immediato consiglio, come avvenne al profeta Nehemia quando, imbarazzato e confuso davanti al re che gli aveva chiesto “Che cosa domandi?”, prima di rispondergli pregò. Neemia 2:4 Il re mi disse: «Che cosa domandi?». Allora io pregai il DIO del cielo 5 e poi risposi al re: «Se questo piace al re e il tuo servo ha trovato favore agli occhi tuoi, lasciami andare in Giudea, nella città dei sepolcri dei miei padri, perché possa ricostruirla». Ricevuta dall’Eterno immediata risposta, con molta riverenza disse al re che desiderava recarsi nella terra dove erano sepolti i suoi padri per ricostruirne le mura distrutte, e il re lo accontentò, dandogli un termine ben preciso per il suo ritorno. Nehemia era un uomo di preghiera, sapeva di poter contare sull’aiuto di Dio e sulle Sue risposte immediate, e prima di compiere qualsiasi passo e prendere qualunque decisione, si rivolgeva a Lui. Anche l’apostolo Paolo non cessava mai di pregare e di chiedere, aveva una comunione ininterrotta col Signore e gli riusciva facile pregare.Colossesi 1:9 Perciò anche noi, dal giorno in cui abbiamo sentito questo, non cessiamo di pregare per voi e di chiedere che siate ripieni della conoscenza della sua volontà, in ogni sapienza ed intelligenza spirituale, 10 perché camminiate in modo degno del Signore, per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio, 11 fortificati con ogni forza, secondo la sua gloriosa potenza, per ogni perseveranza e pazienza, con gioia,
Andiamo anche noi alla presenza di Dio così come siamo, apriamoGli il nostro cuore come al nostro migliore amico, riconosciamo di aver tanto bisogno della Sua misericordia, e come il pubblicano troveremo grazia. L’efficacia della preghiera dipende dall’attitudine di cuore ma anche dal tempo che si spende con Dio, sia perché la qualità della preghiera migliora con l’esercizio, sia perché stando più tempo alla Sua presenza la preghiera diviene più unta e potente. Il principio “più preghiera più potenza, meno preghiera meno potenza”, oltre che a livello individuale, vale anche per le chiese nella loro globalità, che non possono avere successo e sperimentare la presenza di Dio se la predicazione non è accompagnata da una vita di preghiera. Il pastore esorta anche i leaders di cellula a pregare prima di ogni riunione, affinché il loro messaggio non provenga da una decisione mentale, ma dall’ispirazione dello Spirito Santo che conosce i bisogni delle persone.
In ogni circostanza sia Lui la nostra guida e il nostro Consigliere, e se sviluppiamo uno stile di vita di preghiera e con umiltà, confidando nel Suo potente intervento, deponiamo ogni peso ai piedi della Croce, vedremo i risultati, ci arriderà la vittoria!
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