Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 12 novembre 2006
Oratore: Pastore Lirio Porrello
LA CENA DEL SIGNORE
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
In questo giorno dedicato alla Santa Cena, dopo aver guidato i fedeli nella meditazione dei punti salienti ad essa inerenti, il pastore approfondisce il tema del Patto eterno che Dio stipulò con Abramo, padre dei credenti, e che trovò il suo adempimento in quello stabilito da Gesù nell’Ultima Cena.
1Corinzi 11:23 Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane,24 e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me». 25 Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me». 26 Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga. 27 Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. 28 Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice, 29 poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono. 31 Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati. 32 Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo.
Con queste parole l’apostolo Paolo trasmise ai Corinzi ciò che il Signore gli aveva rivelato riguardo all’Ultima Cena da Lui consumata con i Suoi dodici, e le parole di Gesù, riportate fedelmente nella Scrittura, ci permettono di considerare la Santa Cena nei suoi tre aspetti fondamentali:1. quello del memoriale, che ci induce a guardare indietro nel tempo, al sacrificio di Cristo, alla Sua morte in croce sul monte Calvario e al Suo sangue versato per la nostra redenzione, con cui stipulò un Patto Nuovo dal valore eterno; 2. quello dell’esame di noi stessi, che ci costringe a guardarci dentro per riconoscere il nostro livello di santità e il tipo di testimonianza cristiana che sappiamo offrire; 3. quello che ci spinge a guardare in avanti, al ritorno del Signore, che sulla base delle attuali vicende politiche d’Israele, definito l’orologio di Dio, e del grado d’immoralità, stordimento e torpore spirituale della nostra società, si ritiene imminente e porta a riflettere sull’urgente bisogno di santificazione.
Il mondo non ama Gesù e teme il Suo ritorno, mentre la Chiesa Lo attende con ansia perché Lo ama, ma nell’attesa deve riconoscere le manovre del maligno che, sapendo di avere i giorni contati nella sua opera di distruzione e morte, le inventa tutte pur di contaminare le cose sante che esistono sulla terra. È di questi ultimi giorni la notizia del progetto di svolgere a Gerusalemme il gay pride, manifestazione in cui si esprime l’orgoglio omosessuale e che le autorità locali hanno infine vietato per le numerosissime voci di protesta levatesi dalle chiese cristiane di tutto il mondo, che hanno definito un vero abominio una simile iniziativa nella città che vide Gesù e fu bagnata dal Suo sangue. Dio ci comanda di amare i peccatori ma non il peccato, tuona il pastore, e l’omosessualità è un peccato gravissimo che il Signore definisce “perversione”.
Nell’Ultima Cena Gesù si servì del pane e del vino per rappresentare simbolicamente l’offerta del Suo corpo e del sangue che avrebbe versato per la redenzione dell’umanità, e nel Suo sangue stipulò un Patto nuovo e definitivo: “Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue”, la Nuova ed Eterna Alleanza, a cui accede chiunque crede in Lui. Nei tempi antichi c’era la cultura del patto, gli si attribuiva un grande valore e se ne osservava l’indissolubilità; Dio stesso se ne servì per riallacciare con l’uomo il rapporto interrotto a causa del peccato, e lo fece con Abramo. Genesi 17:1 Quando Abramo ebbe novantanove anni, l'Eterno gli apparve e gli disse: «Io sono il Dio onnipotente; (El Shaddai) cammina alla mia presenza, e sii integro; 2 e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente». 3 Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e DIO gli parlò, dicendo: 4 «Quanto a me, ecco io faccio con te un patto: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni… 7 E stabilirò il mio patto fra me e te, e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno, impegnandomi ad essere il DIO tuo e della tua discendenza dopo di te. 8 E a te, e alla tua discendenza dopo di te, darò il paese dove abiti come straniero: tutto il paese di Canaan, in proprietà per sempre; e sarò il loro DIO». Nello stabilire tale patto, Dio s’impegnò con Abramo ad essere per sempre l’Iddio suo e della Sua discendenza, gli rivelò che questa sarebbe stata costituita da una moltitudine di nazioni, e gli promise in proprietà per sempre la terra di Canaan; di contro comandò ad Abramo di camminare in integrità e di adempiere la sua parte nel patto sigillandolo col sangue suo e con quello di tutti i suoi discendenti mediante la circoncisione di ogni maschio nell’ottavo giorno di vita.
Genesi 17:9 Poi DIO disse ad Abrahamo: «Da parte tua, tu osserverai il mio patto, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione. 10 Questo è il mio patto che voi osserverete, fra me e voi, e la tua discendenza dopo di te: ogni maschio fra voi sarà circonciso. 11 E sarete circoncisi nella carne del vostro prepuzio; e questo sarà un segno del patto fra me e voi... 14 E il maschio incirconciso, che non è stato circonciso nella carne del suo prepuzio, sarà tagliato fuori dal suo popolo, perché ha violato il mio patto». Quel patto di sangue dava ad Abramo l’assoluta certezza della sua eterna validità e indissolubilità, oltre che dell’amicizia che lo avrebbe legato per sempre a Dio, il quale, da amico, gli confidò il Suo progetto di distruzione di Sodoma e Gomorra, prestò ascolto alla sua preghiera d’intercessione in favore dei giusti di quelle città e lo esaudì salvando dalla distruzione il nipote Lot, unico giusto in quel luogo. Abramo dunque influì sulle decisioni del Signore in virtù del patto, lo stesso che fu stabilito da Gesù e che anche a noi dà il diritto d’intercedere, di essere ascoltati ed esauditi.
Nell’affermare il valore eterno del patto fatto con Abramo, Dio affermava anche che la Nuova ed Eterna Allenza che duemila anni più tardi Gesù avrebbe stipulato con i Suoi discepoli nell’Ultima Cena, ne sarebbe stato solo l’adempimento e che non ne avrebbe intaccato la validità, perché a stabilirla sarebbe stato Suo Figlio Gesù, anch’Egli infallibile in quanto Dio.
Nel Nuovo Testamento l’apostolo Paolo riprende il tema chiarendo alcuni punti. Galati 3:13 Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo diventato maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»),14 affinché la benedizione di Abrahamo pervenisse ai gentili in Cristo Gesù, perché noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede. 15 Fratelli, io parlo alla maniera degli uomini: se un patto è ratificato, benché sia patto d'uomo, nessuno l'annulla o vi aggiunge qualche cosa. 16 Ora le promesse furono fatte ad Abrahamo e alla sua discendenza. La Scrittura non dice: «E alle discendenze» come se si trattasse di molte, ma come di una sola: «E alla tua discendenza», cioè Cristo. Afferma che Gesù ci riscattò dalla maledizione della legge affinché potessimo ricevere la benedizione di Abramo, non una delle tante che Dio gli aveva promesso, ma la benedizione per eccellenza, quella della giustificazione per fede, e non per opere, infatti gli fu riconosciuta prima della circoncisione, affinché non si pensasse che tale pratica potesse avere qualche valore ai fini della salvezza. L’apostolo spiega inoltre che la discendenza di Abramo di cui parla la Scrittura (Genesi 17:8) è Cristo, appartenente alla stirpe di Davide, che prese su di sé tutti i peccati del mondo e si offrì in sacrificio sulla croce, per dare la Sua giustizia a chiunque crede in Lui. Paolo voleva dimostrare ai Galati che le opere della legge non possono produrre la salvezza, che questa si riceve solo per grazia mediante la fede in Cristo Gesù e che non si diventa giusti per i propri meriti ma per la giustizia di Dio che è in Cristo, grazie al quale siamo destinatari di tutte le promesse fatte ad Abramo.
Il patto è patto, enfatizza l’apostolo, nessuno può cambiarlo e gli si deve fedeltà, e noi che credendo in Cristo abbiamo accettato di entrarvi, dobbiamo compiere la nostra parte camminando in integrità e santità.
Dopo l’accurata analisi fatta dal pastore sul significato e sul valore del patto, anche oggi, come sempre, l’assemblea dei fedeli vive il momento della Santa Cena con intensa emozione, avverte una profonda gratitudine per quanto il Signore Gesù ha compiuto per il nostro riscatto e la nostra salvezza, apprezza la famiglia spirituale che ci ha dato per avere con essa comunione … quindi tutti assumono il pane e poi il vino. L’attenzione è centrata sull’amore di Cristo, sulla nuova natura gratuitamente ricevuta, sull’acquisita dignità di figli di Dio in virtù della quale abbiamo avuto accesso al Patto, sul dono immeritato della salvezza e sulle straordinarie benedizioni spirituali di cui siamo stati ricolmati in Cristo Gesù.
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