Servizio di adorazione ore 8.15 – Palermo, domenica 11 giugno 2006

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

LA CENA DEL SIGNORE

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

 

1Corinzi 11:23 Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me».  25 Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me». 26 Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga. 27 Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. 28 Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice, 29 poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono. 31 Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati.  32 Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo. 33 Pertanto, fratelli miei, riunendovi per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri. 34 E se qualcuno ha fame, mangi a casa, affinché non vi riuniate per attirarvi un giudizio. Or quanto alle altre cose le sistemerò quando verrò.

 

Con queste parole, scritte ai Corinzi nella sua prima epistola, l’apostolo Paolo rende noto ciò che aveva ricevuto per rivelazione divina riguardo all’Ultima Cena consumata da Gesù con i Suoi dodici, e la cosa ci riguarda direttamente perché in quell’occasione Egli stipulò con l’uomo l’ultimo ed eterno Patto, la Nuova ed Eterna Alleanza, che sancì nel Suo sangue e che nel giorno della Pentecoste lo Spirito Santo suggellò con la Sua presenza in quel luogo.

 

La Cena del Signore celebra quel Patto, e il pastore Lirio guida la Chiesa nella meditazione dei suoi tre aspetti fondamentali:  

1. Guardare indietro, al sacrificio della Croce e ai suoi effetti salvifici che ebbero decorrenza immediata, infatti nello stesso giorno della crocifissione il ladrone ricevette la salvezza. Gesù offrì la Sua vita per liberare l’intera umanità dall’eterna condanna, pagò col Suo sangue il prezzo del riscatto, ma a tale beneficio può accedere solo chi crede in Lui, ed essendo ciò possibile solo mediante la predicazione della Croce, sui figli di Dio ricade la responsabilità di far conoscere a tutti Cristo crocifisso e la salvezza da Lui provveduta mediante il sacrificio di se stesso. 

2. Guardarsi dentro ed esaminare la  propria condizione spirituale. Chiediamoci, ad esempio, se abbiamo un cuore di discepolo, sottomesso ed ubbidiente a Dio ed alle autorità che si prendono cura della nostra crescita spirituale e della nostra santificazione; se abbiamo scelto le nostre amicizie tra coloro che ci offrono un buon esempio, ci esortano alla preghiera e alla fede, ci avvicinano al Signore, o preferiamo frequentare persone ribelli, pronte alla critica e alla maldicenza, che ci influenzano negativamente e ci allontanano dal Signore!

3. Guardare avanti, alla seconda venuta di Gesù e al giudizio che verrà. Interroghiamoci su come ci stiamo preparando a tale evento, in un mondo che sul piano morale va a rotoli, in cui la perversione sembra non avere limiti, tanto che sembra di rivivere i tempi di Sodoma e Gomorra. Ci stiamo preparando come Lot, che pur essendo al corrente del giudizio che incombeva sulla città, non si diede la pena di avvertire gli altri e si salvò solo lui, mentre tutti perirono sotto una pioggia di fuoco e di zolfo? Soltanto all’ultimo momento cercò di avvertire i suoi generi di ciò che stava per accadere, ma essi non gli credettero, e non si salvò neppure sua moglie, che voltasi indietro mentre fuggiva, divenne una statua di sale.

     In questi ultimi tempi il cristiano non può preoccuparsi solo di se stesso, deve stargli a cuore la salvezza degli altri, e per obbedire al Mandato del Signore deve santificarsi, non lasciarsi contaminare dai modelli di vita proposti da un mondo cieco che non vede il male. Purtroppo anche molte chiese si trovano in uno stato di stordimento e di torpore, nell’incapacità di vedere il male che è al loro interno e la loro distanza dai divini standard di santità. Dobbiamo chiedere al Signore di risvegliarci, d’illuminarci e riempirci di Spirito Santo per essere protetti dal male che ci circonda, crescere nella santità e nella consacrazione per poter adempiere il desiderio di Dio e predicare instancabilmente la Buona Novella della salvezza per grazia mediante la fede.

 

Tra i vari aspetti della Cena del Signore, su cui meditare, oggi viene approfondito quello dell’ubbidienza. È da notare che Gesù parla ai Suoi discepoli con imperativi: “Fatebevetene ”, a cui i figli di Dio devono ubbidire.

 

Per inciso il pastore evidenzia la richiesta del Signore di non dimenticare il Suo sacrificio: “Fate questo in memoria di me”, di ricordarlo sempre nel momento della Santa Cena, perché solo per la grazia che da esso è scaturita siamo figli di Dio e abbiamo ricevuto la salvezza. Il mondo tende a perdere la memoria di tante tragedie avvenute nel corso della storia, ma se l’opinione pubblica viene spesso sollecitata a non dimenticare l’atrocità dell’olocausto, in cui persero la vita circa sei milioni di Ebrei, quanto più dobbiamo mantenere viva la memoria della tragica passione e morte di Gesù, senza la quale sarebbe andata in perdizione l’intera umanità?

 

Tornando al tema dell’ubbidienza, tanto caro al cuore di Dio, si potrebbe parlare a lungo di quella manifestata da Gesù o da Maria, ma oggi viene presa in esame l’ubbidienza di Giuseppe, del quale i Vangeli parlano poco nonostante abbia avuto un delicato e importante ruolo nel piano di redenzione. Egli obbedì mosso esclusivamente da timor di Dio e dal desiderio di piacerGli, infatti ignorava di essere stato scelto per fare da padre al Messia. 

 

Matteo 1:18 Or la nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa in matrimonio a Giuseppe, ma prima che iniziassero a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Allora Giuseppe, suo sposo, che era uomo giusto e non voleva esporla ad infamia, deliberò di lasciarla segretamente. 20 Ma, mentre rifletteva su queste cose, ecco che un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria come tua moglie, perché ciò che è stato concepito in lei è opera dello Spirito Santo. 21 Ed ella partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai loro peccati». 22 Or tutto ciò avvenne affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore, per mezzo del profeta che dice: 23 «Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figlio, il quale sarà chiamato Emmanuele che, interpretato, vuol dire: "Dio con noi"». 24 E Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l'angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; 25 ma egli non la conobbe, finché ella ebbe partorito il suo figlio primogenito, al quale pose nome Gesù.

 

Promessa sposa a Giuseppe, ad un certo momento Maria rimase incinta per opera dello Spirito Santo. Riusciamo ad immaginare l’effetto di tale notizia su Giuseppe, visto che obiettivamente una simile stranezza non era credibile? Di certo per Giuseppe non era facile rendersi conto dell’accaduto, sarà stato colto da costernazione e grande travaglio, si sarà trovato in difficoltà sul da farsi, visto che nonostante tutto amava Maria e non voleva esporla al pericolo dello lapidazione prevista per le adultere. Mentre si trovava in tale situazione, un angelo del Signore gli confermò in sogno che ella aveva concepito per opera dello Spirito Santo e lo esortò a prenderla con sé. Giuseppe credette alla provenienza divina di quel messaggio ed ebbe il coraggio dell’ubbidienza, fece come l’angelo gli aveva detto senza lasciarsi condizionare dall’opinione degli altri o dal calcolo dei danni che la sua reputazione avrebbe subito.

Dal suo agire si desume che aveva un cuore timorato di Dio, che a se stesso anteponeva il desiderio di piacere a Lui e che ubbidì ignorando quale grande ricompensa avrebbe avuto in cambio. Se avesse disubbidito, invece, non solo avrebbe perduto l’opportunità di una ricompensa tanto eccezionale e di valore superiore al costo dell’ubbidienza, ma sarebbe stato penalizzato con un’altrettanto grande retribuzione negativa! 

 

Col suo comportamento Giuseppe c’insegna che talvolta ubbidire richiede coraggio perché espone a derisioni e critiche, ma ci fa anche riflettere sul fatto che lasciarsi condizionare dalle altrui opinioni può determinare il  rifiuto alla chiamata del Signore e la perdita di preziose benedizioni. 

 Galati 1:10 Infatti, cerco io ora di cattivarmi l'approvazione degli uomini o quella di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Infatti, se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo.

Se è vero che umanamente parlando la reputazione è importante, è anche vero che essa si basa su ciò che gli uomini dicono di noi, ma a Dio più che la reputazione interessa il carattere, la nostra integrità morale, e a noi deve interessare la Sua approvazione. L’ubbidienza piace al Signore perché denota carattere e Gli permette di usarci, di entrare nella nostra vita, nel nostro mondo e nella nostra storia, mentre con la disubbidienza Lo estromettiamo e di fatto Gli impediamo di operare in noi. 

 

Come Giuseppe ubbidendo diede una svolta alla sua vita e collaborò all’adempimento del piano di redenzione e al cambiamento del mondo intero, così noi ubbidendo e predicando Cristo, possiamo guidare alla salvezza migliaia di persone. Può sembrarci impossibile, ma se è accaduto all’evangelista  Mordecai Ham, può accadere anche a noi. Egli provò una grande delusione quando, al termine di una faticosa e costosa campagna evangelistica, all’appello di salvezza vide farsi avanti soltanto un giovane! Non sapeva che quel ragazzo, di nome Billy Graham, sarebbe divenuto il più grande evangelista dello scorso secolo, che avrebbe annunciato il Vangelo a un centinaio di nazioni e che con le sue predicazioni avrebbe raggiunto via satellite il mondo intero portando alla salvezza milioni di persone! Che straordinaria  ricompensa alla fatica di quell’evangelizzazione!

Chi è disposto ad ubbidire, sarà sempre e abbondantemente ricompensato, come si legge nel libro del profeta Isaia 1:19: “Se siete disposti a ubbidire, mangerete le cose migliori del paese”.

 

Il pastore Lirio conclude la predicazione ponendo l’accento sull’aspetto della comunione con Dio e con i fratelli, esorta i presenti ad apprezzare il Corpo di Cristo e rivolge a chi nutre risentimento ed amarezza l’invito a perdonare e a chiedere perdono, a riconciliarsi col fratello prima di accostarsi alla Mensa del Signore.

Infine interviene il fratello Elia per guidare la parte conclusiva della celebrazione, quella dell’assunzione del pane e del vino, ed esamina l’aspetto del memoriale dell’offerta del corpo e del sangue di Cristo, che si celebra per ricordare il mezzo attraverso cui l’umanità ha ottenuto la Grazia. Il Suo corpo rotto per noi e il Suo sangue sono rappresentati, rispettivamente, dal pane spezzato e dal vino, che l’assemblea dei fedeli assume in un’atmosfera d’intensa adorazione.

 

 

 

Web Master

Antonio Settecase