Servizio di adorazione ore 8.30 – Palermo, domenica 20 marzo 2005

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

LA CENA DEL SIGNORE

 

“Il calice di benedizione, che noi benediciamo, non è forse partecipazione con il sangue di Cristo? Il pane, che noi rompiamo, non è forse partecipazione con il corpo di Cristo?...Voi non potete bere il calice del Signore e il calice dei demoni; voi non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni”

 

                                                                                                                                                                                                                                           Redazione a cura di Caterina Di Miceli.

 

 Dopo i battesimi della scorsa domenica e il concerto di lode e adorazione “Gesù è la  ragione del mio canto” che si è svolto ieri sera in una chiesa gremita di fedeli, risuonante di cantici, alcuni dei quali particolarmente commoventi, e in un’atmosfera intrisa di intensa unzione, oggi è la volta della Santa Cena.

L’apostolo Paolo scrisse alla chiesa di Corinto quanto aveva appreso per divina rivelazione, e cioè quello che Gesù aveva detto ai Suoi discepoli durante dell’Ultima Cena, momento di profonda angoscia sia per il tradimento di Giuda che per l’avvicinarsi dell’ora del sacrificio.

 

Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese il pane e, dopo avere reso grazie, lo spezzò e disse: <<Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me>>. Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: <<Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me>>. Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga. Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice, poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono. Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati. Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo.” (1Corinzi 1:23:32)

 

Con queste parole Gesù istituì la Santa Cena che, oltre ad indurci a guardare indietro nel tempo, al sacrificio della croce che è la sorgente di ogni grazia, a guardare dentro di noi per esaminarci, ed a guardare avanti, al Suo ritorno, quando avrà totale compimento la nostra redenzione, presenta numerosi importanti aspetti:   

 

 

Nella seconda parte della predicazione, il pastore illustra i significati contenuti nel Tabernacolo che Dio ordinò a Mosé di costruire per indicare al Suo popolo come adorarLo. Nel suo interno c’erano tre fuochi che non dovevano mai spegnersi e che si trovavano, rispettivamente, sull’altare dei sacrifici, sul candelabro d’oro e sull’altare dell’incenso. Erano stati accesi direttamente da Dio e rappresentano la preghiera di ringraziamento, lode, adorazione e intercessione che il nostro cuore deve innalzare a Dio senza sosta. Il fuoco disceso in noi dal cielo non deve mai spegnersi, e la preghiera continua serve a ravvivarlo. 

Nel cortile del Tabernacolo erano posti:

1.      L’altare dei sacrifici, che simboleggia il sacrificio di Gesù ed indica la necessità di offrirci a Dio in sacrificio vivente, di mantenerci consacrati a Lui e darGli l’esclusiva della nostra vita; chi non è consacrato finisce col servirLo per esibirsi e non per innalzarLo.

2.      La conca di bronzo, che serviva per lavarsi le mani, era stata fatta con gli specchi delle donne uscite dall’Egitto. Sia lo specchio che l’acqua rappresentano la Parola di Dio, e lavarsi le mani significa volere applicare la Parola alla nostra vita. 

Nel Luogo Santo si trovavano:

1.      La tavola di presentazione dei pani, su cui erano posti dodici pani raffiguranti le dodici tribù d’Israele, le quali nella loro diversità erano unite e costituivano il popolo di Dio. Anche noi presi singolarmente siamo diversi, abbiamo doni e talenti diversi, ma tutti cooperiamo ad innalzare lo stesso Dio, e nell’unità diamo gioia al Padre.

      Chi crede di star meglio da solo, non fa parte del Corpo ed è destinato a morire, perché tutti abbiamo bisogno degli altri, e soltanto stando nel Corpo possiamo trovare aiuto, sostegno e protezione.

2.      Il candelabro d’oro, che indica la nostra necessità di cercare la comunione con Dio per ricevere illuminazione e rivelazione dallo Spirito Santo.

3.      L’altare dell’incenso, che non veniva usato per compiervi sacrifici ma solo per bruciarvi l’incenso, rappresenta la continua adorazione ed intercessione che devono caratterizzare il credente.

Nel Luogo Santissimo si trovava:

1.       L’Arca del Patto, che rappresenta Gesù, unica fonte di luce in quel luogo. Gesù è la luce, e tenere gli occhi fissi su di Lui è l’unico modo per non cadere nello scoraggiamento in cui le circostanze vogliono trascinarci; quindi non dobbiamo distrarci quando leggiamo, ascoltiamo la Parola o preghiamo; significherebbe fare il gioco del nemico e non ricevere le divine benedizioni.

 

La predicazione termina con l’esortazione del pastore a pronunciare parole di benedizione per i fratelli e le sorelle, quindi si procede alla distribuzione del pane già spezzato e successivamente del vino, che simbolicamente rappresentano il Corpo e il Sangue del Signore e che vengono assunti da tutti contemporaneamente ad indicare l’unità del Corpo. Il tutto in un clima di adorazione accompagnato da melodie e canti che, con le loro parole struggenti, fanno rivivere il dolore immenso patito da Gesù, stimolano la nostra gratitudine per quello che il Suo sacrificio ci ha provveduto: salvezza, guarigione, liberazione, pace, prosperità ed ogni altra benedizione, fanno sentire il fuoco del Suo amore e della Sua grazia ed accrescono il nostro amore per Lui e la gioia di appartenerGli.