Servizio di adorazione ore 10.45 – Palermo, domenica 19 marzo 2006

 

 Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

BATTESIMI

Discepoli e disciplina

 

          Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Un’atmosfera festosa ed entusiasta, oltre che intrisa di fervore, accompagna il servizio dedicato ai Battesimi. Per una questione di tempo, soltanto alcuni battezzandi hanno l’opportunità di testimoniare la propria esperienza col Signore, e successivamente tutti, circa quaranta, in vesti bianche scendono in acqua per rendere pubblica la loro fede e iniziare la vita di discepolo.

Il pastore dà lettura del Grande Mandato di Gesù alla Chiesa, quindi spiega cosa significa essere discepolo del Signore e in pratica cosa comporta.

 

Matteo 28:18 Poi Gesù si avvicinò e parlò loro dicendo: «Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra. 19 Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,20 insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell'età presente. Amen».

Queste parole di Gesù, che risuonano come un appello urgente ad agire per fare sempre nuovi discepoli a cui trasmettere tutte le cose che Egli ha comandato, affinché le mettano in pratica, in sintesi riassumono la nostra parte nel Suo piano di salvezza.

La Chiesa di Cristo deve obbedire al Mandato ricevuto e adoperarsi per realizzare l’obiettivo del Signore, il Suo sogno di salvezza di tutti gli uomini; Egli ritornerà solo quando il Suo Vangelo sarà stato predicato a tutte le genti, quindi il Suo ritorno dipende dallo zelo con cui il Grande Mandato sarà adempiuto.

Il Battesimo in acqua implica una personale scelta di discepolato, cioè disponibilità a lasciarsi disciplinare sulla base della Parola di Dio per crescere nell’obbedienza, seguendo l’esempio di Gesù che pur essendo il Figlio di Dio…

Ebrei 5:8 …imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì ed ebbe successo in ogni cosa…

Sottoporsi a disciplina può comportare sacrifici e sofferenza, ma per raggiungere traguardi positivi è necessaria sul piano spirituale come in quello naturale; ad esempio come è indispensabile richiamare continuamente i figli allo studio se si vuole che ottengano buoni risultati e abbiano successo nel futuro, allo stesso modo bisogna correggere i discepoli per metterli in condizione di conseguire successi spirituali. Gesù seguì la strada madre per avere successo: imparò l’ubbidienza, e come Lui, saranno docili alla disciplina spirituale, ubbidiranno senza difficoltà a Dio ed acquisiranno abitudini e attitudini sante, tutti quelli che nella vita naturale hanno imparato ad essere ubbidienti innanzitutto ai genitori. Molti si limitano a una conoscenza mentale della volontà di Dio e incontrano difficoltà a tradurla in pratica perché rifiutano la correzione; è compito dei leaders lavorare con pazienza all’interno della cellula e pregare affinché costoro modifichino il loro modo di pensare e di vivere.

 

Ciascuno di noi è stato chiamato da Dio per la Sua grazia, ma per essere discepolo bisogna fare la propria parte e lasciarsi correggere, solo così sarà possibile accogliere la volontà di Dio non come una forzatura o un dovere da mettere in pratica a denti stretti, ma come gioiosa scelta volontaria. Chi dichiara sinceramente di voler fare la volontà di Dio, dimostra di avere compreso lo scopo della chiamata, ma nessuno pensi di potere adempiere il mandato del Signore con le  proprie abilità o per i propri carismi, i quali, se da una parte hanno il potere di attrarre le persone, non possono tuttavia trattenerle, infatti è solo un carattere stabile, mansueto, santo ed umile che le trattiene. Come nel campo della musica, del canto, dello sport e in ogni altro ambito naturale, i talenti personali si potenziano e divengono abilità con l’esercizio e la disciplina, così è per le cose del Signore: chi vuole vivere, e non soltanto esistere, nella Chiesa di Cristo, deve lasciarsi correggere e modellare per stabilire nella propria vita abitudini sante.

La storia di Sansone c’insegna che i talenti da soli non bastano, infatti egli aveva unzione e forza, ma poiché non si esercitava nella preghiera e di conseguenza non era in grado di sottomettere le attitudini carnali, a causa dei suoi peccati non ebbe successo e fallì il piano di Dio finendo schiavo dei nemici che avrebbe dovuto vincere. Si può avere successo anche in assenza di grandi talenti, se solo si è disciplinati, ubbidienti e con un carattere plasmato secondo i modelli divini.

 

A proposito di talenti, Gesù raccontò ai Suoi discepoli due parabole: in una si parla di talenti e nell’altra di mine, entrambe monete esistenti all’epoca di Gesù. Nella prima (Matteo 25:14-30)  il padrone distribuisce i talenti ai suoi servitori in misura diversa a seconda delle loro capacità, con l’ordine di trafficarli e con lo scopo di appurare la loro fedeltà; nella seconda i servitori ricevono una mina per ciascuno, quindi la stessa opportunità di conseguire vantaggi. Le due parabole, pur presentando delle differenze, sono simili nei significati, infatti in entrambe il padrone, al suo ritorno, premiò i servitori che avevano fatto fruttare il capitale e rimproverò severamente chi aveva avuto paura di esporsi a dei rischi e motivato la propria inerzia con falsi pretesti. 

 

Luca 19:11 E, mentre essi ascoltavano queste cose, Gesù… 12 Disse dunque: «Un uomo nobile andò in un paese lontano, per ricevere l'investitura di un regno e poi tornare. 13 E, chiamati a sé dieci suoi servi, diede loro dieci mine, e disse loro: "Trafficate fino al mio ritorno". 14 Ma i suoi cittadini lo odiavano e gli mandarono dietro un'ambasciata, dicendo: "Non vogliamo che costui regni su di noi". 15 Ora, quando fu di ritorno, dopo aver ricevuto l'investitura del regno fece chiamare quei servi ai quali aveva dato il denaro per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato trafficando. 16 Allora si fece avanti il primo e disse: "Signore, la tua mina ha fruttato altre dieci mine"; 17 ed egli disse: "Bene, servo buono poiché sei stato fedele in cosa minima, ricevi il governo su dieci città". 18 Venne poi il secondo, dicendo: "Signore, la tua mina ha fruttato altre cinque mine"; 19 ed egli disse anche a costui: "Tu pure sii capo di cinque città". 20 Venne poi un altro, che disse: "Signore, ecco la tua mina che ho tenuta riposta in un fazzoletto, 21 perché ho avuto paura di te, che sei un uomo severo; tu prendi ciò che non hai depositato e mieti ciò che non hai seminato". 22 E il suo signore gli disse: "Ti giudicherò dalle tue stesse parole, malvagio servo; tu sapevi che sono un uomo duro, che prendo ciò che non ho depositato e mieto ciò che non ho seminato; 23 perché non hai depositato il mio denaro in banca; così, al mio ritorno, lo avrei riscosso con l'interesse?". 24 Disse poi ai presenti: "Toglietegli la mina e datela a colui che ha dieci mine”. 25 Ed essi gli dissero: "Signore, egli ha dieci mine". 26 "Poiché io vi dico che a chi ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. 27 Inoltre, conducete qui i miei nemici, che non hanno voluto che io regnassi su di loro e uccideteli alla mia presenza"».

 

Risulta chiaro il nesso tra l’incarico dato dal padrone di questa parabola ai suoi servi e quello di Gesù ai Suoi discepoli, tra il premio che il padrone diede ai servitori che con fedeltà e impegno si erano adoperati per Lui e quello che Gesù darà a chi avrà portato frutto per il Suo regno. Tutti i credenti hanno ricevuto il ministero della riconciliazione, corrispondente alla mina della parabola, e la stessa opportunità di conquistare anime per il Signore, ma solo chi eserciterà questo ministero e lo farà produrre sarà da Lui premiato.

Molti credenti rifiutano di impegnarsi per il Signore adducendo scuse di ogni tipo, ma quale sarà il risultato della loro vita? Un nulla di fatto, nessuna conquista per il Signore!

 

Il padrone della parabola si adirò aspramente col servitore ignavo, per vari motivi:

1. perché non aveva preso a cuore i suoi interessi;

2. non aveva avuto fiducia nelle sue intenzioni, né ritenuto opportuno aver comunione con lui riguardo ad esse;   

3. si era rivelato egoista, incapace di compiere sacrifici;

4. era stato pigro, aveva preferito rimanere inattivo.

Chi, come lui, rifiuterà di fare propri i desideri del cuore di Dio, prenderà le distanze dai Suoi interessi e non riterrà opportuno spendere il proprio tempo per gli altri, pregare per loro e  curarli, non riceverà le Sue benedizioni. Così funziona il regno di Dio!

 

I veri discepoli agiscono in modo diametralmente opposto a quello del servitore malvagio: prendono a cuore gli interessi del Signore, ripongono fiducia nelle Sue intenzioni ed hanno comunione con Lui riguardo alla gestione dei Suoi affari, non si risparmiano e sono pronti a fare sacrifici pur di portare alla salvezza quante più persone possibile; in definitiva fanno fruttare i talenti ricevuti e mettono in pratica il ministero della riconciliazione.

Molte chiese muoiono perché non fanno proprio il sogno di Dio e trascurano di adempiere il Suo Mandato di fare discepoli che si dedichino alla Sua opera.

 

Chi si battezza in acqua ha preso la decisione di essere un discepolo di Gesù, “Fate discepoli battezzandoli”, ed è pronto a lasciarsi disciplinare per divenire uno strumento utile nelle mani del Signore e dare gioia al cuore paterno di Dio.

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Antonio Settecase