Servizio di adorazione ore 8.15 – Palermo, domenica 19 febbraio 2006

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

CAMPIONI DI PREGHIERA

 

“O eterno, al mattino tu dai ascolto alla mia voce; al mattino eleverò la mia preghiera a te e aspetterò.” Salmo 5:1-3

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Preghiera e risveglio costituiscono un binomio inscindibile, infatti il secondo è strettamente collegato alla prima in quanto nasce, cresce e dura nel tempo in stretta dipendenza dalla vita di preghiera della chiesa, sia a livello globale che individuale.

 

Gli ultimi entusiasmanti eventi della nostra chiesa danno il segno del grande valore della preghiera, confermano che stiamo per entrare in una dimensione spirituale di più ampio respiro e che il risveglio è alle porte.

·        Ogni giorno si ha notizia di straordinari miracoli.

·        Nel corso della conferenza tenuta lo scorso sabato, il pastore Lirio ha reso partecipi i pastori di Sicilia dell’iniziativa di costituire un soggetto politico cristiano con l’obiettivo di candidare al senato della nostra regione un credente, per far giungere anche nell’ambito politico la voce del Signore e i Suoi principi. Una larga maggioranza degli intervenuti ha approvato l’iniziativa e si è dichiarata pronta a condividere gli impegni ad essa relativi e ad offrire il necessario sostegno al momento delle votazioni.

·        Il sogno di poter trasmettere in diretta televisiva un servizio domenicale diverrà realtà a partire dalla prossima domenica!

È palese la mano del Signore in tutto questo, e nel messaggio odierno il pastore esorta i presenti a crescere ulteriormente nella vita di preghiera, poiché in essa sta il segreto del successo, e presenta, oltre Gesù, vari esempi di personaggi biblici che furono campioni di preghiera.

 

Inizia con l’episodio della donna Cananea, ammirevole per la sua fede e perseveranza in preghiera. Non apparteneva alla casa d’Israele e quindi non rientrava nel Patto stipulato da Dio col Suo popolo, eppure chiamò Gesù: “Signore” e Lo invocò di liberare sua figlia dai demoni.

 Matteo 15:22 Ed ecco una donna Cananea, venuta da quei dintorni, si mise a gridare, dicendo: «Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide! Mia figlia è terribilmente tormentata da un demone!». 23 Ma egli non le rispondeva nulla. E i suoi discepoli, accostatisi, lo pregavano dicendo: «Licenziala, perché ci grida dietro».24 Ma egli, rispondendo, disse: «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d'Israele». 25 Ella però venne e l'adorò, dicendo: «Signore, aiutami!». 26 Egli le rispose, dicendo: «Non è cosa buona prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». 27 Ma ella disse: «È vero, Signore, poiché anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28 Allora Gesù le rispose, dicendo: «O donna, grande è la tua fede! Ti sia fatto come tu vuoi». E in quel momento sua figlia fu guarita.

L’iniziale silenzio di Gesù e l’atteggiamento infastidito dei discepoli appaiono giustificabili se si considera il fatto che solo il popolo d’Israele poteva accampare diritti nei confronti del Signore, e quando Gesù glielo spiegò, anziché arrendersi, lei Lo adorò e continuò a supplicarlo. A quel punto Gesù cercò di farle comprendere che la guarigione era il pane dei figli, loro esclusivo diritto, e non poteva essere dato ai cagnolini, cioè agli estranei, che erano fuori dal Patto, ma per nulla offesa, né intenzionata ad arrendersi, ella Gli fece osservare che anche i cagnolini mangiano le briciole cadute dalla tavola dei padroni. A queste parole Gesù certamente si commosse e senza esitare la esaudì, perché comprese che tanta insistenza non poggiava sul diritto, che la donna sapeva di non avere, ma sulla fede nella Sua misericordia, e riuscì a toccare il Suo cuore.

 

Come ci saremmo comportati noi al suo posto? Forse l’atteggiamento dei discepoli ci avrebbe scoraggiato, al primo diniego di Gesù o al Suo silenzio ci saremmo arresi, ma quest’episodio ci insegna che le cose cambiano solo con la preghiera e la perseveranza, stando ai piedi del Signore e adorandoLo, e che non ci si deve fermare prima di avere raggiunto i risultati sperati. Quella donna, assieme al centurione romano (Luca 7:1-10), può essere annoverata tra i campioni della fede, infatti entrambi, pur essendo estranei al Patto, furono esauditi e apprezzati da Gesù per la loro fede e devono ispirarci nella nostra vita di preghiera.

 

È da notare che Gesù non insegnò mai ai Suoi discepoli l’arte del predicare, ma piuttosto come pregare, e lo fece soprattutto con l’esempio, infatti essi Gli chiesero: “Signore, insegnaci a pregare” proprio perché  notavano che ogni giorno spendeva molte ore in preghiera. 

Marco 1:35 Poi il mattino seguente, essendo ancora molto buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo solitario e là pregava.

Luca 9:28-29 Or avvenne che circa otto giorni dopo questi discorsi, egli prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte per pregare. 29 E mentre egli pregava, l'aspetto del suo volto cambiò e la sua veste divenne candida e sfolgorante.

La preghiera trasforma anche noi, e come nel naturale dal nostro viso traspaiono la stanchezza, lo scoraggiamento, ecc., così, stando alla presenza di Dio, mentre nel cuore sperimentiamo la pace e la gioia del Signore, il nostro volto si trasforma e diventa più luminoso. Come avviene per tutto ciò che si fa per amore, la preghiera non pesa se motivata dall’amore per Dio, mentre diventa difficile e pesante se per Lui non si prova amore, se si è fuori comunione o si prega solo per dovere, come avviene nel mondo religioso, che la impone come penitenza.

Nella Scrittura si afferma che Gesù era solito pregare per molte ore al giorno (Mt.14:23; Luca 5:16) e che prima di scegliere i Suoi dodici pregò addirittura per un’intera notte (Luca 6:12), cosicché, man mano che al mattino seguente li chiamò, Lo seguirono senza esitare, essendo stati già conquistati in preghiera nel mondo spirituale.

 

I discepoli, però, non avevano collegato la potenza del ministero e l’autorità di Gesù con la Sua intimità col Padre e con la Sua vita di preghiera, nonostante Egli stesso avesse detto che non faceva nulla di Sua iniziativa e che in ogni cosa ubbidiva alle direttive del Padre, da cui dipendeva totalmente.

Giovanni 5:19 Allora Gesù rispose e disse loro: «In verità, in verità vi dico che il Figlio non può far nulla da se stesso, se non quello che vede fare dal Padre; le cose infatti che fa il Padre, le fa ugualmente anche il Figlio.

Gesù afferma che neppure noi possiamo far nulla da soli e che per portare frutto e fare le Sue stesse opere dobbiamo attingere a Lui come il tralcio prende linfa vitale dalla vite.

Giovanni 15:5 Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla.

Come possiamo portare frutto e fare le Sue stesse opere? Non rimanendo passivi al Suo richiamo, trascorrendo del tempo alla Sua presenza e in stretta comunione con Lui, decidendo di morire a noi stessi e di non fare nulla di testa nostra.

 

Si riferiscono a Gesù, ma anche a noi, le parole scritte dal profeta Isaia…

 Isaia 50:4 «Il Signore, l'Eterno, mi ha dato la lingua dei discepoli perché sappia sostenere con la parola lo stanco; egli mi risveglia ogni mattina, risveglia il mio orecchio, perché io ascolti come fanno i discepoli. 5 Il Signore, l'Eterno, mi ha aperto l'orecchio e io non sono stato ribelle, né mi sono tirato indietro.

…anche a noi, infatti, nel nostro luogo di preghiera, Dio apre le orecchie affinché possiamo ascoltarLo e ricevere i Suoi rhema, e a chi instaura un’intima relazione col Padre, Gesù assicura una pubblica ricompensa e il Suo stesso tipo di potenza nel ministero. 

Matteo 6:6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente.

Giovanni 14:12 In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch'egli le opere che io faccio; anzi ne farà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.

 

In conclusione il pastore cita alcuni campioni di preghiera del Nuovo testamento.

Anna, la prima profetessa del Nuovo Testamento, vissuta a quattrocento anni di distanza da Malachia, ultimo profeta dell’A. T. , benché avanti negli anni decise di dedicare interamente a Dio il tempo che le restava da vivere; senza allontanarsi mai dal tempio Lo serviva con digiuni e preghiere, e a chi attendeva la redenzione parlava di quel bambino che si chiamava Gesù (Luca 2:37-38).  

-      I discepoli, impegnati nella cura della chiesa primitiva, decisero di dare assoluta priorità alla preghiera e alla Parola, col risultato della moltiplicazione (Atti 6:4-8).

-      L’apostolo Giovanni, le cui ginocchia secondo la tradizione erano diventate come quelle di un cammello a motivo del tempo speso in preghiera, aveva una tale relazione d’intimità con Dio da ricevere la rivelazione sugli ultimi tempi contenuta in Apocalisse.

-   L’apostolo Paolo,  pregava giorno e notte (1Tess. 3:10).

 

Vogliamo diventare anche noi campioni di preghiera, e accogliendo l’invito dell’apostolo Paolo: “Non cessate mai di pregare” (1Tess. 5:17), essere strumenti di Dio per il risveglio della nostra nazione? Tutti lo possiamo, dobbiamo solo essere sensibili al Suo richiamo d’amore, risponderGli prontamente, essere disponibili a spendere del tempo con Lui e a non arrenderci alle prime difficoltà; solo così potremo vedere realizzati i nostri bisogni e soprattutto il sogno del cuore di Dio:                                                                guidare alla salvezza chi non Lo conosce ed è perduto.

 

 

 

Web Master

Antonio Settecase