Servizio di adorazione  ore  8.30 – Palermo, domenica 19 febbraio 2005

 

            Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

BISOGNO DI AMICI

 

  Tutta la terra ti adorerà e canterà a te, canterà le lodi del tuo nome (Salmo 66:4).          
                                                                                                                           
Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

La strategia cellulare, che la nostra chiesa ha adottato e che gradatamente va applicando in modo sempre più corretto e completo, ci istruisce e guida su basi bibliche nei molteplici aspetti della vita  quotidiana. Tema dell’odierno messaggio: il bisogno del credente di uscire dall’isolamento e di circondarsi di fratelli in Cristo con cui confrontarsi, crescere, condividere pensieri, sentimenti e problemi, in cui trovare sostegno ed incoraggiamento nei momenti di difficoltà, con cui parlare, pregare e collaborare con spirito di eccellenza nel servizio al Signore, e poiché questo è l’anno in cui Dio vuole che ciascuno di noi realizzi un personale e profondo rapporto d’intimità con Lui, è di vitale importanza circondarsi di fratelli animati dallo stesso nostro amore per il Signore, con i quali costruire un rapporto di vera amicizia.

 

Tutti i leaders che si incontrano nella Scrittura furono persone di relazione, capaci d’influenzare gli altri, e sul loro esempio anche noi dobbiamo influenzare con la Verità della Parola di Dio le persone con cui entriamo in contatto e adempiere il Suo scopo avvalendoci non solo di una copertura spirituale, ma anche di amici con cui collaborare.

La visione ci insegna che ciascun leader deve:

·        circondarsi, come Gesù, di una squadra di dodici persone unite da un rapporto d’amore, che nella loro diversità si integrino e costituiscano una forza per il regno di Dio; 

·        avere una chiara conoscenza biblica e sapere senza incertezze qual è la Sua volontà;

·        essere sensibile alla voce dello Spirito Santo;

·        essere sottomesso alle autorità legittimamente costituite su di lui, non a quelle autoelette che arbitrariamente impongono la loro opinione e credono di poter dare direttive, ignorando l’ordine di Dio per la Sua chiesa;

·        avere amici con cui confrontarsi e lavorare per il Signore.

La Bibbia ammonisce: “Guai a chi è solo” (Ecclesiaste 4:10), perché è esposto a pericoli e nelle difficoltà non ha chi lo sostenga, mentre chi si circonda di amici trova conforto ed incoraggiamento.

 

La Scrittura riporta notizie sul team dell’apostolo Paolo, che con lui si adoperava per realizzare il piano di Dio senza badare alle difficoltà cui andava incontro, e grazie al quale egli poté  realizzare grandi conquiste. 

L’epistola ai Colossesi, che scrisse mentre era in carcere e per di più in catene, stupisce per il fatto che mentre scriveva si ricordava di tutti, si occupava di ogni cosa, dava guida e consigli; con poche parole ci dà un’idea del tipo di amici di cui si circondava, ne definisce le caratteristiche, testimonia il loro zelo, la fedeltà, il valore delle loro preghiere. Cita Tichico,  “…caro fratello e fedele ministro e mio compagno di servizio nel Signore…io ve l’ho mandato proprio per questa ragione, perché conosca la vostra situazione e consoli i vostri cuori”; il caro e fedele Onesimo, Aristarco, prigioniero con lui, Marco e Barnaba, che raccomanda alla chiesa di Colosse di accogliere bene nel caso si recasse da loro, un tal Gesù, chiamato Giusto, e di costoro dice  “ …questi sono i soli operai nell’opera del  regno di Dio, che mi sono stati di conforto” . Parla poi di Epafra, del quale afferma “…combatte sempre per voi nelle preghiere affinché stiate fermi, perfetti e compiuti in tutta la volontà di Dio. Infatti gli rendo testimonianza che egli ha un grande zelo per voi, per quelli che sono a Laodicea  e per quelli che sono a Gerapoli”; nomina il medico Luca, e poi Dema e Archippo, che così esorta: “Bada al ministero che hai ricevuto nel Signore, per adempierlo”. Erano persone sulla cui preghiera Paolo poteva contare, pronte a soffrire il carcere e la persecuzione, che essendo state contagiate dal suo zelo e dal suo fuoco per Dio e servivano il Signore con spirito di eccellenza.

Paolo, vero campione nelle relazioni, con i componenti del suo team non si limitava ad un rapporto formale fatto solo di impegni da assolvere, ma coltivava una vera amicizia fatta di amore e solidarietà.

 

Come Paolo, anche noi dobbiamo scegliere i nostri amici tra le persone che amano e servono il Signore, non legate alle cose del mondo, fedeli e perseveranti nelle prove e nella predicazione dell’Evangelo, infuocate per Dio, combattenti in preghiera per la crescita delle cellule, pronte ad assolvere la chiamata, che non trattano per convenienza, ma sanno offrire conforto e non ci dimenticano nel momento del bisogno.

 

Molti esempi della Bibbia evidenziano il valore dell’amicizia per alcuni grandi uomini di Dio.

 Mosè fu molto legato ad Aaronne, ad Hur ed a Giosuè, suo grande ammiratore, che gli stava sempre vicino in ogni cosa e che da lui fu ammaestrato e preparato a succedergli nella leadership; Davide fu grande amico di Gionathan, figlio del re; Gesù creò un rapporto d’amore e di amicizia con i Suoi dodici, ai quali rivelava tutte le cose che riceveva dal Padre, e riservò confidenze e attenzioni particolari soprattutto ai più intimi, Pietro, Giacomo e Giovanni, infatti furono i soli che portò con sé sul monte della trasfigurazione, dove udirono la voce di Dio che diceva “Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo” (Matteo 17:5).

 

Nell’Antico Testamento si parla di Daniele, dei suoi tre amici e del re di Babilonia, Nebukadnetsar. Allorché questi fece un sogno da cui fu molto turbato, ordinò ai saggi di Babilonia di riferirgli il sogno e d’interpretarlo, pena la morte, che avrebbe coinvolto anche Daniele con i suoi compagni, ai quali fece la stessa richiesta. Ma nessun uomo poteva conoscere il suo sogno e dargli risposta,  solo Dio conosce le cose segrete, e Daniele Lo invocò con i suoi tre amici, affinché gli svelasse quel sogno e li preservasse dalla morte. In una visione notturna Daniele ricevette la risposta di Dio (Daniele 2:19), era allenato ad ascoltare la Sua voce e a ricevere da Lui sapienza e intendimento, però non aveva agito da solo, bensì in accordo con i suoi amici, ed oltre a salvarsi assieme a loro, fece sapere all’intera nazione che il suo Dio era l’unico vero Iddio esistente.

Chi ama Dio si circonda di amici consacrati che camminano nelle vie del Signore, sostengono nella difficoltà e contribuiscono alla realizzazione del successo. 

  

L’unico uomo che nell’Antico Testamento Dio chiamò “amico” fu Abrahamo, e in virtù dell’intimità che Lo legava a lui, gli aprì il Suo cuore e gli rivelò che avrebbe distrutto Sodoma e Gomorra a causa della perversione che in esse regnava: “Celerò io ad Abrahamo quello che sto per fare…?” (Ge. 18:17). Per l’intercessione di Abrahamo, Dio preservò Lot dalla distruzione di Sodoma, e per tale profondo legame che lo univa a Dio, Abrahamo non Gli negò neppure la vita del figlio Isacco.

 

Alla luce della Scritture, se gli amici che scegliamo camminano nelle vie del Signore e condividono gli interessi, i pensieri, l’amore per tutto ciò che riguarda Dio e il Suo regno, sono un bene prezioso e una benedizione, ma se preferiamo stare con persone poco o nulla interessate alle cose dello spirito e attratte piuttosto dalle cose del mondo, rischiamo di essere trascinati alla rovina. In un senso o nell’altro gli amici finiscono con l’influenzarci: possono  promuovere la nostra crescita spirituale, esserci di sostegno, d’incoraggiamento e di aiuto, oppure allontanarci da Dio con conseguenze nefaste.

 

 La vera amicizia presuppone accettazione piena e totale, libero accesso a noi e alla nostra casa, disponibilità in caso di bisogno; condivisione di informazioni riservate.

 

Un aneddoto narra di un antico re di Persia che, per conoscere come realmente era il suo popolo, amava travestirsi da povero e andare in giro per il Paese. Si fermò in un luogo solitario presso un fornaio e cominciò a dialogare con lui; all’ora del pranzo il fornaio gli offrì pane ed acqua. Il re si recò più volte a trovarlo ed entrò in amicizia con lui, finché un giorno si rese conto che doveva rivelargli chi era, e lo fece, dicendogli anche che avrebbe esaudito qualunque suo desiderio o bisogno, ma il fornaio non volle nulla, anzi, con grande sorpresa del re, gli manifestò la sua gratitudine per il fatto che, era uscito dal suo palazzo e si era spogliato degli abiti regali per divenire suo amico, cosa che non meritava affatto.

 

Questa storia non può non ricordarci Gesù, che “… essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; e trovato nell’esteriore simile a un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce” (Filippesi 2:6-8). Gesù scese dal cielo, lasciò la Sua regalità e la Sua potenza per farsi nostro amico e ci ha tanto amati da dare la Sua vita per noi: “Nessuno ha amore  più grande di questo: dare la propria  vita peri suoi amici” (Gv. 15:13).

 

Adesso tocca a noi, Suoi amici, costruire tante amicizie che ci diano la forza di adempiere il Suo Mandato. Il tempo stringe, dobbiamo far conoscere a tutti la Verità e non possiamo fare a meno dell’aiuto di amicizie fidate, che dobbiamo saper cercare, scegliere e coltivare, e con cui collaborare, per promuovere la tanto attesa moltiplicazione.