Servizio di adorazione ore 8.30 – Palermo, domenica 16 gennaio 2005

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

                     INTIMITÀ: IL DESIDERIO DEL CUORE DI DIO

 

                                                                                                   Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Comunicare con l’uomo, amarlo e riceverne amore, intrattenere con lui stretti rapporti di comunione e d’intimità: questo il sogno di Dio sin dal tempo della creazione, e nonostante il peccato sia stata fonte di gravi problemi, Egli continua a coltivare quel sogno. La Scrittura riporta vari esempi di personaggi che instaurarono col Signore un rapporto di grande intimità.

 

I primi furono, naturalmente, Adamo ed Eva. Vedevano Dio faccia a faccia, stavano in Sua compagnia, Lo ascoltavano e dialogavano con Lui, ma quando subentrò la trasgressione ebbero timore d’incontrarLo: “Poi udirono la voce dell’Eterno DIO che passeggiava in giardino alla brezza del giorno; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell’Eterno DIO fra gli alberi del giardino” (Ge. 3:8). Per Adamo ed Eva, incontrare Dio rientrava nella normalità, ma il giorno in cui peccarono qualcosa cambiò all’improvviso: provarono disagio, imbarazzo, vergogna, senso di colpa! Anche noi avvertiamo lo stesso disagio ad accostarci al Signore quando pecchiamo e sappiamo di aver perso la comunione con Lui. Il peccato di Adamo comportò tragiche conseguenze per la terra, che da allora produsse spine e triboli; per la donna, che partorì con dolore; per l’uomo, che guadagnò il pane con sudore, però Dio continuò a coltivare il sogno di avere figli da amare ed a cui manifestare il Suo amore e la Sua grazia.

 

Trascorse molto tempo prima che Dio trovasse un uomo capace di soddisfare il Suo cuore e con cui avere un intimo rapporto, infine trovò Abramo, l’unico che la Bibbia definisce “Amico di Dio” (Gm. 2:23). Ascoltava la voce dell’Eterno e aveva una totale fiducia in Lui, Gli credette anche quando gli promise un figlio e gli disse che sarebbe divenuto padre di moltitudini; entrambe le cose potevano apparire assurde ed impossibili a giudicare dalle circostanze, visto che sua moglie Sara era sterile. Abramo amava Dio al di sopra di ogni altra cosa e Gli permise di cambiare la sua vita e di trasformarlo; Lo amò  al di sopra di Isacco, il tanto amato figlio della promessa, che al comando dell’Eterno non esitò a sacrificare, e Dio lo ricompensò benedicendolo in ogni area della sua vita e innanzitutto instaurando con lui un rapporto di amicizia, d’intimità e d’amore.

 

Il popolo d’Israele ascoltò la voce di Dio, ma ne ebbe paura, rifiutò una relazione personale fatta d’amore e preferì ascoltarLo attraverso Mosé, ossia attraverso la Legge; al  cuore di Dio, però, non piace un rapporto fatto solo di ubbidienza, Egli desidera essere ubbidito per amore “…ed uso benignità a migliaia verso quelli che mi amano ed osservano i miei comandamenti  (Esodo 20: 6).

In Deuteronomio 5:22-31 vengono riportate le parole rivolte da Mosé al popolo d’Israele dopo che L’Eterno aveva parlato: Queste parole disse l’Eterno a tutta la vostra assemblea sul monte, di mezzo al fuoco, alla nuvola e a densa oscurità, con voce forte; e non aggiunse altro. Le scrisse su due tavole di pietra e le diede a me. Quando voi udiste la voce di mezzo alle tenebre, mentre tutto il monte era tutto in fiamme…diceste: “Ecco l’Eterno, il nostro DIO, ci ha fatto vedere la sua gloria e la sua grandezza, e noi abbiamo udito la sua voce di mezzo al fuoco; oggi abbiamo visto che DIO può parlare con l’uomo e l’uomo rimanere vivo. Or dunque perché dovremmo morire?…Avvicinati tu e ascolta tutto ciò che l’Eterno, il nostro Dio ti dirà, e noi ascolteremo e lo faremo.” L’Eterno udì il suono delle vostre parole, mentre mi parlavate; così l’Eterno mi disse “…tutto ciò che hanno detto va bene…io ti indicherò tutti i comandamenti, tutti gli statuti e i decreti che insegnerai loro, perché li mettano in pratica nel paese che do loro in eredità”.

L’elemento del fuoco, che accompagnava sempre la voce di Dio, indica il processo di purificazione che la Parola di Dio compie nella  vita di chi l’ascolta. Israele, però, ebbe timore del fuoco, non voleva cambiare, disse a Mosè che aveva paura di morire. In realtà per conoscere Dio bisogna cambiare e morire a se stessi, come morì a se stesso Abrahamo nel momento in cui accettò di sacrificare suo figlio.

Questo è, in sintesi, il messaggio profondo della croce: dobbiamo morire a noi stessi, distruggere il nostro io, rinunciare ai nostri pensieri e alla nostra volontà; solo allora potremo essere purificati, trasformati ed avere un'intima relazione col Signore.  

 

Altro personaggio molto vicino al cuore di Dio fu Davide.

Il re Saul, suo predecessore, disubbidiva sistematicamente a Dio, finché ad un certo punto “... Dio lo rimosse e suscitò loro come re un uomo a cui rese testimonianza, dicendo: “Io ho trovato Davide, figlio di Jesse, uomo secondo il mio cuore, il quale eseguirà tutti i miei voleri ” (Atti 13:22). Davide rappresenta l’uomo secondo il cuore di Dio, quello che ai piedi della croce annichilisce se stesso, distrugge la sua volontà e decide di eseguire solo la volontà del Signore. Ad eccezione del periodo in cui peccò, Davide visse in totale obbedienza e sottomissione a Dio, fu un adoratore e portò tutto il popolo d’Israele ad adorarLo; per questo motivo fu tanto caro a Dio.

 

Gesù soddisfece totalmente il cuore del Padre, dal quale proveniva ogni Sua parola. In Giovanni 17:3 Gesù dà la definizione della vita eterna “Or questa è la vita eterna, che conoscano te, il solo vero Dio, e Gesù Cristo che tu hai mandato”. Il termine greco corrispondente a “conoscere”, “ginosco”, indica un’intima, progressiva e profonda conoscenza, simile a quella che si realizza nel rapporto matrimoniale. Conoscere Dio significa quindi approfondire sempre più la conoscenza del Suo cuore, della Sua volontà e dei Suoi sentimenti, dei Suoi desideri, allo scopo di soddisfarli. Se, ad esempio, al cuore di Dio piace che noi amiamo i perduti e li evangelizziamo, farlo significa procurarGli gioia e ricevere da Lui abbondanti benedizioni. Conoscere Dio significa, in definitiva, entrare in intimità con Lui e vivere lo stesso Suo tipo di vita.

 In Giovanni 17:23 “Io sono in loro e tu in me, affinché siano perfetti nell’unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati, come hai amato me”. Gesù descrive la Sua relazione col Padre. Le Sue parole parlano di unione e di comunione con Dio e con i fratelli, ma mentre l’unione è un fatto legale paragonabile a quello matrimoniale, secondo cui una donna che si sposa, al suo cognome fa seguire quello del marito preceduto da “in”, così chi accetta Gesù diviene una nuova creatura “in Cristo”. E come all’inizio del matrimonio ci si conosce poco e man mano che si palesano tutti gli aspetti del carattere, si approfondisce la conoscenza e si superano le incomprensioni, si  va sviluppando un rapporto di comunione, così tutti coloro che sono “in Cristo” hanno la Sua stessa natura e sono chiamati ad avere unione e comunione con Lui e tra loro, perché lo Spirito di Cristo vive in ciascuno di essi. Questo è il segreto della Croce: lo Spirito di Cristo che vive in ciascuno di noi, ci permette di vivere in comunione con Dio (dimensione verticale)  e con i fratelli (dimensione orizzontale).

 

In Luca 10:38-42 si legge l’episodio di Marta e Maria. Gesù si trovava in casa loro, e mentre Marta Gli preparava il pranzo, Maria “…si pose a sedere ai piedi di Gesù, e ascoltava la sua parola”. In quel tempo non era consentito ad una donna porsi ai piedi del maestro, ma Gesù glielo permise, ed a Marta che pretendeva l’aiuto della sorella disse “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti inquieti per molte cose, ma una sola cosa è necessaria, e Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”. La sola cosa necessaria è amare il Signore, stare ai Suoi piedi in adorazione ed ascoltarLo, ed anche se servirLo con amore è importante, non è comunque necessario, infatti tra chi lavora per il Signore e chi vuole stare con Lui, come Maria, Gesù preferisce chi vuole stare con Lui, perché desidera un rapporto d’amore e d’intimità.

 

Altro esempio è quello dell’apostolo Paolo, uomo di notevole spessore spirituale, che nutriva un grande amore per il Signore. In Filippesi 3:10 scrive “…per conoscere lui, Cristo, la potenza della sua risurrezione e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme alla sua morte”. In questo versetto s’incontra ancora una volta il termine greco ginosco, e ciò vuol dire che Paolo, per poter conoscere progressivamente ed intimamente Cristo, le sofferenze della croce e la potenza della Sua resurrezione, dovette morire a se stesso.

 

Il popolo d’Israele ebbe paura del fuoco che purifica e cambia le persone, rifiutò un rapporto diretto d’amore e preferì avere con Dio un rapporto legale, ed oggi Dio quel rapporto d’amore  vuole instaurarlo con noi, vuole che Lo amiamo con tutto il cuore e che non rifiutiamo colui che ci parla.

L’epistola agli Ebrei (12:8-26), dopo aver parlato dell’esperienza tremenda vissuta dagli Israeliti quando Dio parlò loro dal cielo, in un tempo in cui non era ancora venuta la redenzione, “…tanto spaventevole era ciò che si vedeva…”, presenta una situazione ben diversa per chi Gli si accosta nel tempo della Grazia “… Ma voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente,…a miriadi di angeli…a Dio, il giudice di tutti gli spiriti dei giusti resi perfetti, e a Gesù, il mediatore del nuovo patto…”, ma aggiunge “Guardate di non rifiutare colui che parla, perché se non scamparono quelli che rifiutarono di ascoltare colui che promulgava gli oracoli sulla terra, quanto meno scamperemo noi, se rifiutiamo di ascoltare colui che parla dal cielo…”.    

Se rifiutiamo di ascoltare la voce di Dio, non ci pieghiamo alla Sua voce, non ci umiliamo e continuiamo a porre la nostra volontà al di sopra della Sua, l’iniquità rimarrà nel nostro cuore, in noi non ci sarà cambiamento e di conseguenza non potremo far parte del Suo regno.  Per stare nel Suo regno, infatti, dobbiamo essere trasformati e permettere all’amore di Dio di prendere il posto del legalismo e dell’ipocrisia.

 

Il culmine del sogno di Dio è costituito dalle nozze dell’Agnello: “Rallegriamoci, giubiliamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata” (Ap. 19:7). L’evento tanto atteso sancirà l’unione definitiva ed eterna tra Cristo e la Sua Chiesa, e quanti  ne faranno parte  raggiungeranno il massimo della gioia e della comunione col  Redentore.

 

Il sogno di Dio è anche il nostro, infatti anche noi desideriamo ardentemente conoscerLo sempre di più, comunicare con Lui ed esprimerGli il nostro amore, sentire la Sua dolce voce che ci parla, ci corregge, ci guida ecc., ma se Dio lo vuole ed anche noi lo vogliamo, perché non tutti e non sempre sentiamo la Sua voce?

 Dobbiamo accrescere il nostro fuoco per Dio, amarLo di più…ancora di più, mettere in pratica la Sua volontà…ancora di più , vivere una vita santa, e Dio ci parlerà!