Servizio di adorazione ore 10.45 – Palermo, domenica 13 novembre 2005

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

LA CENA DEL SIGNORE

 

“…celebrerò il tuo nome per la tua benignità e per la tua fedeltà, perché tu hai esaltato la tua parola e il tuo nome al di sopra di ogni altra cosa. Nel giorno in cui ti ho invocato, tu mi hai risposto ed hai accresciuto il vigore dell’anima mia!”.  Salmi 138:2-3

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

La forte, chiara e incisiva predicazione odierna sui significati della Santa Cena, stimola nei presenti un bisogno profondo di rendere al Signore Gesù lode e adorazione per quel sacrificio perfetto compiuto duemila anni fa sulla croce e induce alla meditazione, alla riflessione personale e all’esame della propria condizione spirituale.

 

Nella prima epistola alla chiesa di Corinto, con lo scopo di correggere attitudini negative e abusi commessi dai credenti di quella chiesa, l’apostolo Paolo scrisse quanto aveva ricevuto per rivelazione divina riguardo alla Santa Cena istituita da Gesù.

 

1Corinzi  11:23-32 Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi  ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: <<Prendete e mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me>>. Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: <<Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me>>. Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga. Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. Ora ognuno esamini se stesso e così mangi del pane e beva del calice, poiché chi ne mangia  e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono. Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati. Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo.

 

Questa importante parte della Scrittura ci fa comprendere i significati profondi della Santa Cena, la sua santità, il suo valore e il timore con cui dobbiamo accostarci ad essa. L’apostolo sottolinea quanto sia grave prendervi parte indegnamente, non discernendo il Corpo del Signore e non esaminando se stessi.
·        Discernere il Corpo del Signore vuol dire riconoscere, apprezzare e attribuire dignità a tutti quelli che ne fanno parte, essendo stati lavati con lo stesso sangue di Cristo e resi degni di partecipare alla Sua mensa. Assumere nei confronti di qualche fratello spirito di critica, di maldicenza o di discriminazione equivale a dir male di se stessi, essendo parti dello stesso Corpo, e a rendersi indegni di prendere parte alla Santa Cena; dobbiamo quindi bandire dalla nostra vita tali attitudini negative, perché il Signore vuole che amiamo anche i fratelli che hanno sbagliato nei nostri confronti e che li perdoniamo, poiché tutti siamo imperfetti.
·        La Cena del Signore è un momento di verifica personale, “Ognuno esamini se stesso”, in attesa di quella finale che affronteremo davanti al Tribunale di Cristo, quando saremo giudicati sulla base delle opere che avremo compiuto durante la nostra vita nel Suo Corpo e prima di accostarci ad essa dobbiamo esaminarci, riconoscere le nostre colpe e verificare con onestà se viviamo nel peccato. Non basta frequentare una chiesa per essere salvati - afferma con forza il pastore Lirio - e neppure dire: “Signore, Signore…”, infatti, come duemila anni fa a Corinto, ancor oggi ci sono dei perduti anche nelle chiese pentecostali come la nostra che, pur vivendo sul modello della chiesa primitiva e secondo l’insegnamento degli apostoli, non garantisce automaticamente la salvezza, infatti per essere salvati occorre abbandonare il peccato e vivere in santità, in comunione con Cristo e con i fratelli.
    Prima di prendere parte alla Cena del Signore dobbiamo chiedere allo Spirito Santo di mostrarci la nostra condizione spirituale e dobbiamo rifiutare ciò che a Dio non piace, soprattutto la mancanza di perdono, le radici di amarezza, la condizione di peccato. È preferibile non partecipare ad essa se non si è certi di avere realizzato una vera comunione con Dio e con i fratelli o se nella propria vita persiste il peccato, perché prenderne parte indegnamente può produrre gravi conseguenze: “Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono”.

 

 La Cena del Signore va considerata sotto vari aspetti   

a.         Il memoriale: “Fate questo in memoria di me”. In un mondo che vive senza timor di Dio, a noi credenti la Cena del Signore ricorda quel momento tanto importante per Gesù, l’ultimo che visse con i dodici nella vita terrena, ci ricorda ciò che Egli fece per salvarci, e vediamo nel pane il Suo corpo spezzato per noi, nel vino il Suo sangue versato per la remissione dei nostri peccati. 

b.        L’annuncio: “Voi annunziate la morte del Signore finché egli venga”. Il ritorno di Gesù è una promessa che avrà adempimento, e fino a quel momento dobbiamo parlare agli altri del Suo sacrificio compiuto per ciascuno di noi.

c.         La Comunione con Dio e con i fratelli. Avere comunione con Dio vuol dire avere tutto in comune con Lui e quindi mettere a Sua disposizione quanto ci appartiene, anche la nostra vita, come Gesù offrì la Sua per noi e mise a nostra disposizione tutto ciò che Gli apparteneva: la Sua eredità e l’autorità nel Suo nome. La vera comunione è bilaterale, prevede che entrambe le parti, e non soltanto una, mettano in comune tutto ciò che possiedono. La Scrittura afferma, tuttavia, che non possiamo realizzare la comunione con Dio senza avere comunione con i fratelli e che i due aspetti: quello verticale della comunione con Dio e quello orizzontale della comunione con i fratelli, sono inscindibili.

d.        Il Patto, la nuova ed eterna alleanza: “Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue”. Per mezzo del Suo sangue Gesù ha stabilito con noi una relazione di Patto, in virtù del quale riceviamo la salvezza e la guarigione.

      Già nell’Antico Testamento, Dio si era rivelato come Colui che guarisce.

      Esodo 23:25 Servite all’Eterno, il vostro DIO, ed egli benedirà il tuo pane e la tua acqua; ed io allontanerò la malattia di mezzo a te.

       Nel Nuovo Testamento la guarigione è divenuta un diritto dei credenti, grazie a quel Patto eterno la malattia è divenuta un fatto illegale nel nostro corpo, dobbiamo sgridarla nel nome di Gesù e ricevere la guarigione che Egli ha acquistato per noi duemila anni fa, quando “per le sue lividure noi siamo stati guariti”.

e.         L’ubbidienza: “Fate questo in memoria di me”. Praticare la Santa Cena così come è stata istituita dal Signore e osservare scrupolosamente le Sue prescrizioni nell’accostarci ad essa è un preciso comando a cui dobbiamo obbedienza se vogliamo ricevere le Sue benedizioni.

 

Come vivevano i credenti della chiesa primitiva?

Riguardo alla vita dei nuovi convertiti, in Atti 2:41-42 è scritto: “Quelli dunque che ricevettero la sua parola lietamente furono battezzati; in quel giorno furono aggiunte circa tremila persone. Essi erano perseveranti nel seguire l’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere.” Da questo versetto si coglie un elemento di base molto importante: alla Cena del Signore può accostarsi solo chi ha la certezza della salvezza ed è stato battezzato in acqua (o ha già deciso di battezzarsi prossimamente), e inoltre che i nuovi convertiti perseveravano in quattro cose:

1.      nel seguire l’insegnamento degli apostoli, perché erano affamati della Verità;  

2.      nel praticare la comunione fraterna e avere anche rapporti di amicizia con i fratelli, perché nella comunione c’è protezione, mentre nell’isolamento si rimane indifesi ed esposti al pericolo di  essere riacciuffati dal maligno;

3.      nel rompere il pane, cioè nel praticare la Santa Cena in comunione con Dio e con i fratelli;

4.      nelle preghiere, che imparavano ad innalzare al Signore subito dopo la conversione, istruiti dagli anziani.

 

La Bibbia spiega perché è necessario pregare

 

Genesi 1:26  Poi DIO disse:<<Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame e su tutta la terra, e su tutti i rettili che strisciano sulla terra>>. 

 

All’atto della creazione, Dio conferì all’uomo dominio sulla terra e da quel momento non ebbe più il diritto legale di interferire nelle cose terrene. Essendo spirito, per potere intervenire Egli ha bisogno di due cose:

- un corpo fisico attraverso cui agire,

- ricevere l’autorizzazione ad intervenire da qualcuno che glielo chieda.

Questo è il motivo per cui Gesù dovette prendere un corpo umano per compiere il piano di redenzione e satana si servì del corpo di un serpente per tentare Eva.

La preghiera serve a coinvolgere Dio nelle situazioni terrene, Egli infatti può intervenire solo se Lo invitiamo e Lo invochiamo con perseveranza. Siamo noi la sua bocca, le sue mani e i suoi piedi, dobbiamo solo usare l’autorità che ci ha dato nel nome di Gesù e ChiederGli d’intervenire, altrimenti non può farlo, non può impedire gli effetti negativi di tutte le cose sbagliate operate dagli uomini, né evitare le atroci conseguenze delle guerre decise da chi, non riconoscendoGli alcun ruolo nelle vicende umane, di fatto Lo ha messo fuori dalla propria vita personale, politica, sociale, ecc..

Se si comprende pienamente il ruolo della preghiera ai fini dell’intervento divino, si avverte fortemente il bisogno di pregare per tutte le persone e tutte le circostanze e si desidera divenire veri campioni di preghiera.

  

In Luca 24:49, è scritto che Gesù promise ai discepoli la discesa dello Spirito Santo “Ed ecco, io mando su di voi la promessa del Padre mio; ma voi rimanete nella città di Gerusalemme, finché siate rivestiti di potenza dall’alto”, ma essi non Lo attesero passivamente, bensì “… perseveravano con una sola mente nella preghiera e supplica con le donne, con Maria, madre di Gesù, e con i fratelli di lui”(Atti 1:14).

Se crediamo alle parole e alle promesse del Signore e vogliamo coinvolgerLo nelle varie situazioni, dobbiamo farlo in preghiera: è il solo modo con cui possiamo autorizzarLo ad intervenire e a  mostrare il Suo amore, la Sua fedeltà e la Sua potenza. Comprendere il ruolo e l’efficacia della preghiera significa aver chiaro che molto dipende da ciascuno di noi e che la nostra preghiera non è mai vana.

 

La Santa Cena, momento di grande intimità col Signore, tempo di abbraccio e d’intensa comunione, ci ricorda che la Sua morte è divenuta vita per chi crede e che grazie a quel sacrificio non solo siamo stati rinnovati nello spirito, ma abbiamo acquisito anche il diritto legale di essere guariti, poiché salvezza e guarigione sono indissolubilmente collegate. Parteciparvi richiede estrema serietà, costringe a prendere coscienza delle proprie colpe, a confessare i propri peccati e a riconoscere il valore del Corpo di Cristo che, per quanti difetti possa avere, dobbiamo amare, benedire ed apprezzare. 

 

Web Master

Antonio Settecase