Servizio di adorazione ore 8.15 -  Palermo, domenica 12 marzo 2006

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

FEDELI ALLA CHIAMATA E ALLA VISIONE!

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Che valore diamo, noi, alla Sacra Scrittura? Il pastore Lirio inizia la predicazione accennando a notizie storiche secondo cui gli antichi Ebrei erano pronti a morire pur di difendere la Torà, la Legge loro data da Dio, e in particolare riferisce che quando Gerusalemme fu distrutta dai Romani, per preservare dalla distruzione i rotoli che la contenevano, i sacerdoti li nascosero in una grotta situata nei pressi del Mar Morto, in una zona desertica e poco umida, protetti in una grande giara di terracotta. In tempi recenti furono ritrovati per caso da un pastorello che, ignaro del loro grande valore, li vendette per ricavarne qualcosa. Per duemila anni si erano mantenuti integri, e nonostante in seguito al ritrovamento avessero subito danni perché maneggiati incautamente, almeno quelli contenenti il libro del profeta Isaia si mantennero in perfetto stato e consentirono di accertare che il loro contenuto corrispondeva perfettamente alla Scrittura giunta fino a noi. Dio ha voluto dimostrare a chi nutre dubbi sull’autenticità della Parola e tende a screditarla, che la Scrittura contenuta nella nostra Bibbia è fedele all’originale e quindi attendibile, e come tuttora gli Ebrei ringraziano ogni giorno Dio per il privilegio di aver conosciuto la Sua volontà attraverso la Legge, così noi dobbiamo ringraziarLo per averci dato la Sua Parola, che dobbiamo amare, innalzare e osservare se vogliamo ricevere i benefici che essa promette e a cui non può accedere chi, invece, la denigra, polemizza su di essa o manifesta nei suoi confronti un atteggiamento di sufficienza.

 

Riguardo al tema di oggi relativo alla fedeltà, il pastore afferma che, intesa in senso lato, essa produce stabilità; ad esempio la fedeltà tra coniugi rende stabile la vita matrimoniale e dà sicurezza ai figli, mentre l’infedeltà distrugge i rapporti e crea instabilità familiare.

Oggi soltanto i veri cristiani conoscono il valore del patto matrimoniale e sentono il dovere di essergli fedeli, per quanto persino tra i credenti c’è chi alle prime crisi minaccia la separazione! La fedeltà è una caratteristica di Dio, il quale esige che anche noi siamo fedeli come stile di vita e soprattutto nei confronti Suoi, della Sua Parola e della Sua chiamata. 

 

Nel versetto introduttivo dell’epistola ai Romani, l’apostolo Paolo, nel presentarsi, attesta di essere stato chiamato ad essere apostolo…

Romani 1:1 Paolo, servo di Gesù Cristo, chiamato ad essere apostolo, appartato per l'evangelo di Dio…

 …e nell’epistola agli Efesini afferma che a ciascuno di noi la grazia è stata data in proporzione al dono ricevuto, e questo allo scopo di poterlo adempiere, sia che si tratti di dono ministeriale che di assistenza, poiché a qualunque ministero ci abbia chiamati, il Signore vuole che lo adempiamo.

Efesini 4:7 Ma a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo.

Egli si preoccupa di equipaggiarci per metterci in condizione di svolgere la Sua chiamata, infatti quando scelse i Suoi dodici, non soltanto li preparò con l’insegnamento, ma dopo la resurrezione, prima di dare loro il Grande Mandato di far conoscere a tutti gli uomini il Suo Vangelo, aprì loro la mente affinché comprendessero le Scritture. 

 Luca 24:45 Allora aprì loro la mente, perché comprendessero le Scritture, 46 e disse loro: «Così sta scritto, e così era necessario che il Cristo soffrisse e risuscitasse dai morti il terzo giorno 47 e che nel suo nome si predicasse il ravvedimento e il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme.  48 Or voi siete testimoni di queste cose.

 

Cos’è la chiamata?

Generalmente viene definita “vocazione” la chiamata di Dio a fare la Sua volontà e adempiere il Suo proponimento. La chiamata del Signore per noi è stata da Lui programmata ancor prima che nascessimo ed è insindacabile, nostro dovere è quello di rispondere consacrandoGli la nostra vita.

Geremia 1:5 «Prima che io ti formassi nel grembo di tua madre, ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, ti ho consacrato e ti ho stabilito profeta delle nazioni».

 

Chiamati i Suoi dodici, persone di cultura ed estrazione sociale modeste, Gesù si preoccupò di modellarli nel carattere poiché sapeva che sarebbero diventati grandi apostoli e pilastri della fede.

Geremia 18:6 «O casa d'Israele, non posso io fare con voi come ha fatto questo vasaio?», dice l'Eterno. «Ecco, come l'argilla è nelle mani del vasaio, così siete voi nelle mie mani, o casa d'Israele!

Anche noi dobbiamo lasciarci docilmente modellare e trasformare all’immagine di Cristo per adempiere il Suo mandato, ma non solo, abbiamo anche bisogno di essere rivestiti di potenza dallo Spirito Santo, perché da soli non possiamo nulla.

Luca 24:49 Ed ecco, io mando su di voi la promessa del Padre mio; ma voi rimanete nella città di Gerusalemme, finché siate rivestiti di potenza dall'alto.

Pur essendo stati preparati personalmente da Gesù per tre anni, i dodici non erano pronti ad entrare nel ministero, ebbero bisogno di ricevere potenza dall’alto, e ciò avvenne nel giorno di Pentecoste con la discesa dello Spirito Santo; solo allora poterono svolgere con successo il loro ministero. 

 

Dopo aver riconosciuto la chiamata di Dio e aver deciso di spendere la nostra vita per adempierla, anche noi abbiamo bisogno di essere rivestiti di potenza dallo Spirito Santo, dopo di che dobbiamo concentrarci su dodici persone per farle diventare a loro volta dei leaders, poiché non possiamo permettere che la conoscenza della verità che abbiamo acquisita non sia trasferita ad altri con le benedizioni che l’accompagnano. Tutti siamo chiamati ad essere leaders, come siamo chiamati ad adempiere il grande mandato di fare discepoli, ma è vero leader chi sa guidare gli altri senza imporsi, semplicemente motivando e infondendo coraggio.

 

Esistono due tipi di chiamata: quella ministeriale che Dio rivolge in modo diretto e personale, e quella di aiuto che è per tutti, (Efesi 4:11 e 1Corinzi 12:28), e per aver chiarezza sulla nostra chiamata, dobbiamo essere sensibili allo Spirito Santo.

Romani 8:28 Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento.  30 E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati, quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati.

 

Alla chiamata del Signore dobbiamo rispondere camminando in umiltà e ubbidienza e non continuando a vivere come più ci aggrada nella convinzione che sia sufficiente recarsi in chiesa per essere salvati. Chi conduce tale religioso modo di vivere è destinato a perdere la salvezza e alla fine sentirà il Signore dirgli “Non ti conosco”!

Furono i religiosi che incaricarono Pilato di crocifiggere Gesù, agendo come quei mafiosi che usano i sicari per non sporcarsi le mani, eppure pensavano di essere il popolo di Dio, gli eletti, i migliori!  Per essere salvati non basta frequentare una chiesa, sono lo stile di vita e i frutti che testimoniano il cristianesimo, non le chiacchiere e l’orgoglio religioso!

 

Per adempiere la chiamata di Dio occorre:

1.            Essere convinti di avere ricevuto una vera chiamata, poiché non si può adempiere una chiamata soprannaturale con motivazioni naturali.

 

2.            Consacrarsi, cioè rispondere alla chiamata vivendo per Dio e disponendosi a fare la Sua opera senza ambiguità e compromessi.

 

3.            Essere rotti nell’egoismo; anche se morire a se stessi non è facile, se vogliamo produrre frutto per il Signore dobbiamo bandire dalla nostra vita ogni egoismo.

         Giovanni 12:24 In verità, in verità vi dico: Se il granel di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto.

 

4.            Essere unti, perché quando lo Spirito del Signore è su di noi, ci fa fare cose straordinarie, come le fece fare a Sansone; la Sua unzione ci consente di distruggere ogni legame diabolico e di compiere stragi nel mondo spirituale nemico.

         Giudici 15:14 Quando giunse a Lehi, i Filistei gli vennero incontro con grida di gioia; ma lo Spirito dell'Eterno venne su di lui con potenza, e le funi che aveva alle braccia divennero come fili di lino a cui si dà fuoco; e i legami gli caddero dalle mani…

 

5.      Essere sottomessi È motivo di benedizione riconoscere l’autorità che Dio ha costituito su di noi e sottomettersi ad essa, ma ciò comporta rinnegare lo spirito di ribellione che domina questo mondo e che è riscontrabile ovunque, soprattutto nelle famiglie, dove i figli rifiutano di ascoltare ai genitori. Di matrice diabolica, la ribellione porta alla perdizione eterna, è un peccato grave, tanto che nell’A.T. la ribellione ai genitori veniva punita con la morte.

     Romani 13:1 Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori, poiché non c'è autorità se non da Dio, e le autorità che esistono sono istituite da Dio. 2 Perciò chi resiste all'autorità, resiste all'ordine di Dio; e quelli che vi resistono attireranno su di sé la condanna.

 

6.      Portare frutto – Lo scopo del Signore è ben preciso: vuole che portiamo un frutto duraturo. 

      Giovanni 15:16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi; e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo, affinché qualunque cosa chiediate al Padre nel mio nome, egli ve la dia.

 

 In conclusione il pastore ricorda il cuore della visione:

1.      Restaurare l’immagine di Cristo in ogni credente e riprodurre il Suo carattere e il Suo ministero (Ro. 8:29).

2.      Portare la benedizione di Dio a tutte le famiglie della terra (Ge. 12:3).

 

      La Visione di Dio si riceve per rivelazione, cosa riservata a quelli che Lo amano e vogliono adempiere la Sua chiamata, e in pratica noi possiamo adempierla nella cellula, dove abbiamo l’opportunità di trasferire ad altri quello che abbiamo ricevuto, di benedirli e plasmarli come a Lui piace, affinché divengano leaders fedeli che a loro volta ricevano la visione di Dio con la promessa della moltiplicazione e la mettano in pratica.

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Antonio Settecase