GESÙ TI HA SCELTO
Il mondo, scosso ed
allarmato a causa delle frequenti catastrofi naturali e delle minacce
terroristiche, afflitto per le sciagure di vario tipo che senza sosta dilagano
nel pianeta Terra, vive in uno stato di paura e non sa come difendersi dai pericoli
incombenti.
Soprattutto in questo periodo, in seguito all’immane cataclisma avvenuto nel
sud est asiatico, molti si chiedono dove sia Dio e come possa permettere tanto
dolore, distruzione e morte; pensano che ne sia l’artefice e che quasi si
diverta a far soffrire l’umanità prima di distruggerla, proprio come fa il
gatto col topo. Costoro non conoscono Dio! Se riflettiamo sul
fatto che il maremoto dell’oceano Indiano si è verificato in coincidenza della
massima affluenza turistica occidentale in quella parte del mondo, viene da
chiedersi se la cosa sia casuale o piuttosto accuratamente programmata dal
maligno. I più scettici potrebbero ribattere
che si vuole vedere il diavolo dappertutto e preferiscono attribuire a Dio i
tragici eventi, ma non sanno che dove c’è male, distruzione, pianto, tristezza,
angoscia e morte, c’è satana, il cui obiettivo è quello di distruggere
l’oggetto dell’amore di Dio.
L’epistola agli Efesini afferma che noi siamo il
poema di Dio, la cosa più bella da Lui creata e che purtroppo il peccato ha
rovinato, mentre Giovanni 10:10 “...il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere”,
presenta satana per quello che è: un ladro, un omicida e un distruttore, e
negli eventi funesti si deve riconoscere la sua matrice, la sua opera malvagia
che non può essere attribuita a Dio, né interpretata come Sua volontà. Che dire
di quei millecinquecento nostri fratelli che si sono
salvati perché il predicatore si è dilungato oltre il tempo stabilito?
Chiaramente Dio ha voluto preservarli, e avrebbe strappato alla morte molti
altri se in quei luoghi la Sua chiesa si fosse preoccupata di stare in ascolto
della Sua voce, se Gli avesse permesso di avvertirla delle
cose prima che accadessero, come promette nella Sua Parola, solo che per
ricevere i Suoi messaggi bisogna fermarsi dalla vita frenetica, dedicarGli del
tempo, trovarsi nella condizione di ascoltarLo.
Come dice il
profeta Daniele “…Egli muta i tempi e le
stagioni, depone i re e li innalza, dà la sapienza ai savi e la conoscenza a
quelli che hanno intendimento. Egli rivela le cose profonde e segrete,
conosce ciò che è nelle tenebre e la luce dimora in lui” (Daniele 2:21-22), Dio vuole avvertirci di cose future che possono
riguardare noi, la nostra famiglia, la nostra cellula ecc., ma dobbiamo stare
in preghiera, avere gli occhi aperti sul mondo spirituale e chiederGli di
mostrarci ciò che deve accadere, per poter invocare preventivamente il Suo
intervento e con la preghiera annullare i piani di satana. Nelle predicazioni
delle ultime settimane si è fatta enfasi sulla necessità di prolungare il
nostro tempo di preghiera per instaurare un vero rapporto col Signore, poter
comunicare con Lui, ricevere rivelazione della Sua volontà, essere guidati
nelle decisioni ed avvertiti di eventi futuri. In
Geremia 33:2-3 Dio stesso suggerisce di cercarLo e
d’invocarLo: “Così dice l’Eterno che fa
questo, l’Eterno che lo forma per stabilirlo, il cui nome è l’Eterno: Invocami e io ti risponderò, e ti
annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci”, e promette di
rivelarci cose che naturalmente non siamo in grado di prevedere e di
comprendere. Geremia si trovava in prigione quando il
Signore gli rivolse queste parole, e se anche noi ci troviamo prigionieri di
certe situazioni, invochiamoLo, ed Egli ci risponderà, però dobbiamo tenere
presente che Gesù non è soltanto il nostro Salvatore, ma il Signore della
nostra vita, e che quando Lo invochiamo dobbiamo saper attendere con umiltà la
Sua risposta e permetterGli di plasmarci a Suo piacimento.
Nel libro di Geremia si legge (18:1-6)
che il Signore comandò al profeta di recarsi nella casa del vasaio, dove gli
avrebbe parlato: “Allora io scesi alla
casa del vasaio, ed ecco, egli stava facendo un lavoro alla ruota. Ma il vaso che
stava facendo con l’argilla si guastò nelle mani del
vasaio, Così, cominciando da capo egli fece con essa un altro vaso, come parve
bene agli occhi del vasaio. Allora la parola dell’Eterno mi fu rivolta dicendo:<<O casa d’Israele, non posso io fare con voi come ha fatto questo vasaio?>> dice
l’Eterno <<Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così siete voi
nelle mie mani, o casa d’Israele!”. Anche a noi il Signore chiede se siamo
disposti a lasciarci plasmare come il vasaio fa con l’argilla, se Gli
consentiamo di trasformarci, cambiarci, dar senso alla
nostra vita. Nella cultura religiosa da cui in gran parte proveniamo, l’uomo si
fa un Dio a proprio piacimento, si crea miriadi di immagini
Sue e non solo, ma Dio è immutabile, non trasformabile, è Lui che può e vuole
trasformare noi come fa il vasaio con l’argilla.
Oltre alla similitudine, trattata la scorsa
domenica, che paragona la vite a Gesù e il suo tralcio al credente, la
Scrittura ne presenta un’altra molto significativa:
quella di Dio che dà forma all’essere umano come il vasaio modella
l’argilla.
Sono molti i punti in comune tra l’essere umano e
l’argilla.
·
Entrambi sono tratti dalla terra.
·
Al momento dell’estrazione dal terreno l’argilla è piena di impurità e necessita di un processo di lavaggio e di
purificazione prima di essere usata dal vasaio per i suoi scopi; allo stesso
modo l’uomo che si converte a Cristo e Lo riceve nel proprio cuore deve essere
purificato mediante il sangue di Gesù.
·
Successivamente l’argilla passa attraverso un processo di
battitura che permette alle bolle d’aria intrappolate nell’impasto di uscire;
anche il nuovo credente sperimenta questo processo di battitura mediante prove
di vario genere che mirano a liberarlo dalle bolle d’aria di cui è gonfio:
orgoglio, vanità, falsi equilibri, processi mentali errati.
·
Il vaso che nasconde al suo interno una bolla
d’aria, non può prendere la forma voluta
dal vasaio, e se infine sembra averla ottenuta e passa al forno, cioè alla fase
di cottura, quella bolla d’aria lo fa esplodere danneggiando molti altri vasi;
così sono i credenti che nel proprio intimo conservano vanità, orgoglio e
pensieri negativi: non possono reggere al fuoco delle prove.
E i momenti scottanti ci sono
per tutti, come afferma l’apostolo Pietro: “Carissimi,
non lasciatevi disorientare per la prova di fuoco che è in atto in mezzo a voi
per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano” (1 Pt. 4:2), ma dobbiamo liberarci da quelle bolle d’aria malefica per
poterli superare ed essere usati da Dio.
Prima di usarci Egli vuole plasmarci, e non permetterGlielo significa essere canali nelle mani
dell’avversario. Nel bene o nel male siamo comunque
dei canali, possiamo infatti essere portatori di pace o di guerra, di gioia o
di tristezza, di benedizione o di danno; sta a noi scegliere, e il vero
credente sceglie di raggiungere la forma perfetta che il Signore vuole dargli.
·
Come il vasaio sceglie l’argilla, così il Signore ha
scelto noi per portare benedizione agli altri. “Non
voi avete scelto me, ma io ho scelto voi; e vi ho costituiti
perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo, affinché
qualunque cosa chiediate al Padre nel mio nome, egli ve la dia”. Non siamo
stati noi a scegliere Gesù, non possiamo in alcun modo attribuirci questo
merito né vantarci, perché è stato Lui a scegliere noi e a darci questo grande
e del tutto immeritato onore. Tutto ciò che siamo in
Cristo e che da Lui abbiamo ricevuto è per Sua grazia, e come l’allenatore di
una squadra di calcio sceglie i giocatori, li allena e li equipaggia, così Gesù
fa con noi, affinché diveniamo piante
da frutto per gli altri, portatori di amore, di gioia e di pace.
Inevitabilmente dobbiamo porci
alcune domande. Ci identifichiamo con quella
pianta da frutto di cui parla il Signore e siamo davvero portatori di pace,
gioia e benedizione per chi ci sta intorno? Gli altri stanno bene con noi e da
noi ricevono beneficio, o ci trovano spinosi come i cactus? Siamo buoni a
chiedere, o sappiamo anche dare?
La Scrittura dice che c’è
un tempo per ogni cosa: un tempo per ricevere e un tempo per dare, e siccome
non si può rimanere sempre nella condizione infantile in cui si riceve, perché
come si cresce sul piano fisico, si deve crescere anche su quello spirituale,
sta a noi riconoscere il tempo in cui, divenuti spiritualmente adulti, dobbiamo
essere pronti a dare!
Fermiamoci a
riflettere su quanto è scritto in 2 Corinzi 3:18 “E noi
tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del
Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per
lo Spirito del Signore”. La Scrittura paragona la Parola di Dio ad uno
specchio, infatti, leggendola e meditandola possiamo individuare le cose in cui
manchiamo, e mentre cerchiamo di correggerci dobbiamo invocare il potente
intervento del Signore nella nostra vita per essere trasformati a Suo
piacimento e divenire vasi ad onore in cui Egli possa
versare tutte le cose buone che a nostra volta noi riverseremo sugli altri.