Servizio di adorazione ore 8.30 – Palermo, domenica 9 gennaio 2005

 

Oratore: Pastore Rosario Mascari

 

                                     GESÙ TI HA SCELTO

 

                                                                                          Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Il mondo, scosso ed allarmato a causa delle frequenti catastrofi naturali e delle minacce terroristiche, afflitto per le sciagure di vario tipo che senza sosta dilagano nel pianeta Terra, vive in uno stato di paura e non sa come difendersi dai pericoli incombenti. Soprattutto in questo periodo, in seguito all’immane cataclisma avvenuto nel sud est asiatico, molti si chiedono dove sia Dio e come possa permettere tanto dolore, distruzione e morte; pensano che ne sia l’artefice e che quasi si diverta a far soffrire l’umanità prima di distruggerla, proprio come fa il gatto col topo. Costoro non conoscono Dio! Se riflettiamo sul fatto che il maremoto dell’oceano Indiano si è verificato in coincidenza della massima affluenza turistica occidentale in quella parte del mondo, viene da chiedersi se la cosa sia casuale o piuttosto accuratamente programmata dal maligno. I più scettici potrebbero ribattere che si vuole vedere il diavolo dappertutto e preferiscono attribuire a Dio i tragici eventi, ma non sanno che dove c’è male, distruzione, pianto, tristezza, angoscia e morte, c’è satana, il cui obiettivo è quello di distruggere l’oggetto dell’amore di Dio.

 

L’epistola agli Efesini afferma che noi siamo il poema di Dio, la cosa più bella da Lui creata e che purtroppo il peccato ha rovinato, mentre Giovanni 10:10 “...il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere”, presenta satana per quello che è: un ladro, un omicida e un distruttore, e negli eventi funesti si deve riconoscere la sua matrice, la sua opera malvagia che non può essere attribuita a Dio, né interpretata come Sua volontà. Che dire di quei millecinquecento nostri fratelli che si sono salvati perché il predicatore si è dilungato oltre il tempo stabilito? Chiaramente Dio ha voluto preservarli, e avrebbe strappato alla morte molti altri se in quei luoghi la Sua chiesa si fosse preoccupata di stare in ascolto della Sua voce, se Gli avesse permesso di avvertirla delle cose prima che accadessero, come promette nella Sua Parola, solo che per ricevere i Suoi messaggi bisogna fermarsi dalla vita frenetica, dedicarGli del tempo, trovarsi nella condizione di ascoltarLo.

 

 Come dice il profeta Daniele “…Egli muta i tempi e le stagioni, depone i re e li innalza, dà la sapienza ai savi e la conoscenza a quelli che hanno intendimento. Egli rivela le cose profonde e segrete, conosce ciò che è nelle tenebre e la luce dimora in lui” (Daniele 2:21-22), Dio vuole avvertirci di cose future che possono riguardare noi, la nostra famiglia, la nostra cellula ecc., ma dobbiamo stare in preghiera, avere gli occhi aperti sul mondo spirituale e chiederGli di mostrarci ciò che deve accadere, per poter invocare preventivamente il Suo intervento e con la preghiera annullare i piani di satana. Nelle predicazioni delle ultime settimane si è fatta enfasi sulla necessità di prolungare il nostro tempo di preghiera per instaurare un vero rapporto col Signore, poter comunicare con Lui, ricevere rivelazione della Sua volontà, essere guidati nelle decisioni ed avvertiti di eventi futuri. In Geremia 33:2-3 Dio stesso suggerisce di cercarLo e d’invocarLo: “Così dice l’Eterno che fa questo, l’Eterno che lo forma per stabilirlo, il cui nome è l’Eterno: Invocami e io ti risponderò, e ti annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci”, e promette di rivelarci cose che naturalmente non siamo in grado di prevedere e di comprendere. Geremia si trovava in prigione quando il Signore gli rivolse queste parole, e se anche noi ci troviamo prigionieri di certe situazioni, invochiamoLo, ed Egli ci risponderà, però dobbiamo tenere presente che Gesù non è soltanto il nostro Salvatore, ma il Signore della nostra vita, e che quando Lo invochiamo dobbiamo saper attendere con umiltà la Sua risposta e permetterGli di plasmarci a Suo piacimento.

 

Nel libro di Geremia si legge (18:1-6) che il Signore comandò al profeta di recarsi nella casa del vasaio, dove gli avrebbe parlato: “Allora io scesi alla casa del vasaio, ed ecco, egli stava facendo un lavoro alla ruota. Ma il vaso che stava facendo con l’argilla si guastò nelle mani del vasaio, Così, cominciando da capo egli fece con essa un altro vaso, come parve bene agli occhi del vasaio. Allora la parola dell’Eterno mi fu rivolta dicendo:<<O casa d’Israele, non posso io fare con voi come ha fatto questo vasaio?>> dice l’Eterno <<Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così siete voi nelle mie mani, o casa d’Israele!”. Anche a noi il Signore chiede se siamo disposti a lasciarci plasmare come il vasaio fa con l’argilla, se Gli consentiamo di trasformarci, cambiarci, dar senso alla nostra vita. Nella cultura religiosa da cui in gran parte proveniamo, l’uomo si fa un Dio a proprio piacimento, si crea miriadi di immagini Sue e non solo, ma Dio è immutabile, non trasformabile, è Lui che può e vuole trasformare noi come fa il vasaio con l’argilla. 

Oltre alla similitudine, trattata la scorsa domenica, che paragona la vite a Gesù e il suo tralcio al credente, la Scrittura ne presenta un’altra molto significativa: quella di Dio che dà forma all’essere umano come il vasaio modella l’argilla. 

 

Sono molti i punti in comune tra l’essere umano e l’argilla.

·        Entrambi sono tratti dalla terra.

·        Al momento dell’estrazione dal terreno l’argilla è piena di impurità e necessita di un processo di lavaggio e di purificazione prima di essere usata dal vasaio per i suoi scopi; allo stesso modo l’uomo che si converte a Cristo e Lo riceve nel proprio cuore deve essere purificato mediante il sangue di Gesù.

·        Successivamente l’argilla passa attraverso un processo di battitura che permette alle bolle d’aria intrappolate nell’impasto di uscire; anche il nuovo credente sperimenta questo processo di battitura mediante prove di vario genere che mirano a liberarlo dalle bolle d’aria di cui è gonfio: orgoglio, vanità, falsi equilibri, processi mentali errati.  

·        Il vaso che nasconde al suo interno una bolla d’aria,  non può prendere la forma voluta dal vasaio, e se infine sembra averla ottenuta e passa al forno, cioè alla fase di cottura, quella bolla d’aria lo fa esplodere danneggiando molti altri vasi; così sono i credenti che nel proprio intimo conservano vanità, orgoglio e pensieri negativi: non possono reggere al fuoco delle prove.

 

E i momenti scottanti ci sono per tutti, come afferma l’apostolo Pietro: “Carissimi, non lasciatevi disorientare per la prova di fuoco che è in atto in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano” (1 Pt. 4:2), ma dobbiamo liberarci da quelle bolle d’aria malefica per poterli superare ed essere usati da Dio. 

Prima di usarci Egli vuole plasmarci, e non permetterGlielo significa essere canali nelle mani dell’avversario. Nel bene o nel male siamo comunque dei canali, possiamo infatti essere portatori di pace o di guerra, di gioia o di tristezza, di benedizione o di danno; sta a noi scegliere, e il vero credente sceglie di raggiungere la forma perfetta che il Signore vuole dargli.

 

·        Come il vasaio sceglie l’argilla, così il Signore ha scelto noi per portare benedizione agli altri.  Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi; e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo, affinché qualunque cosa chiediate al Padre nel mio nome, egli ve la dia”. Non siamo stati noi a scegliere Gesù, non possiamo in alcun modo attribuirci questo merito né vantarci, perché è stato Lui a scegliere noi e a darci questo grande e del tutto immeritato onore. Tutto ciò che siamo in Cristo e che da Lui abbiamo ricevuto è per Sua grazia, e come l’allenatore di una squadra di calcio sceglie i giocatori, li allena e li equipaggia, così Gesù fa con noi, affinché diveniamo   piante da frutto per gli altri, portatori di amore, di gioia e di pace. 

 

Inevitabilmente dobbiamo porci alcune domande. Ci identifichiamo con quella pianta da frutto di cui parla il Signore e siamo davvero portatori di pace, gioia e benedizione per chi ci sta intorno? Gli altri stanno bene con noi e da noi ricevono beneficio, o ci trovano spinosi come i cactus? Siamo buoni a chiedere, o sappiamo anche dare?

La Scrittura dice che c’è un tempo per ogni cosa: un tempo per ricevere e un tempo per dare, e siccome non si può rimanere sempre nella condizione infantile in cui si riceve, perché come si cresce sul piano fisico, si deve crescere anche su quello spirituale, sta a noi riconoscere il tempo in cui, divenuti spiritualmente adulti, dobbiamo essere pronti a dare!

 

 Fermiamoci a riflettere su quanto è scritto in 2 Corinzi 3:18 “E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore”. La Scrittura paragona la Parola di Dio ad uno specchio, infatti, leggendola e meditandola possiamo individuare le cose in cui manchiamo, e mentre cerchiamo di correggerci dobbiamo invocare il potente intervento del Signore nella nostra vita per essere trasformati a Suo piacimento e divenire vasi ad onore in cui Egli possa versare tutte le cose buone che a nostra volta noi riverseremo sugli altri.