Servizio di adorazione ore 10.45 – Palermo, domenica 8 gennaio 2006

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

PRENDI CORAGGIO

 

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

 

Per espressa volontà del Signore, nella città di Palermo, è stata avviato METRO Ministries, il ministero di conquista di bambini da salvare spiritualmente e anche materialmente, togliendoli dalla strada e portandoli alla conoscenza di Cristo e sulle Sue vie, iniziato dal pastore Bill Wilson. I fratelli interessati rendono la chiesa partecipe dell’iniziativa e accennano alle strategie e alle mete che si propongono: dedicare questo primo anno alla conquista dei bambini di Palermo, quartiere per quartiere, i prossimi due anni all’intera Sicilia, che percorreranno a tappeto con lo stesso scopo, quindi salire per lo stivale. I bambini sono la speranza della Sicilia e meritano tutta la nostra attenzione e il nostro impegno!  

 

Siamo nel 2006, l’anno in cui ricadono due grandi promesse del Signore: quella del risveglio, che partendo da Palermo e dalla Sicilia si estenderà all’Italia intera, e quella biblica riportata nell’Antico Testamento secondo cui Dio assicurava al Suo popolo Israele un raccolto doppio ogni sesto anno, in vista del riposo comandato nel settimo.

È il sesto anno del terzo millennio e avremo un raccolto doppio - enfatizza il pastore - comunque sempre in rapporto alla nostra fede, ed esorta i fedeli a manifestare agli altri la gioia che solo chi è in Cristo conosce e può esprimere, quella gioia di tipo soprannaturale che non dipende dalle circostanze e di cui si può fare il pieno stando alla Sua presenza.

 

Man mano che la predicazione procede, si vanno svelando gli straordinari significati e gli insegnamenti contenuti nel testo base: Marco 6:45-53. Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci compiuto da Gesù, i Suoi discepoli, stanchi per il gran da fare di cui si erano fatti carico per sfamare le cinquemila persone accorse ad ascoltarLo, ma pieni di entusiasmo e di euforia per quel momento di popolarità, si trovarono a dover affrontare una situazione imprevista e alquanto traumatica.

 

Marco 6:45-47 “ Subito dopo Gesù costrinse i suoi discepoli a salire nella barca e precederlo all’altra riva verso Betsaida, mentre egli licenziava la folla. Appena l’ebbe congedata, salì sul monte a pregare. Fattosi sera, la barca era in mezzo al mare ed egli era tutto solo.

 

La parola “costrinse” lascia intuire che i discepoli non volevano lasciare quel luogo in cui avevano vissuto da protagonisti un’esperienza straordinaria e gloriosa, ma Gesù, che voleva insegnare loro a non attaccarsi ai successi, che del resto non si ottengono mai per proprio merito, e a camminare per fede, li costrinse a lasciare quel luogo e a precederLo sull’altra riva. Dopo il successo, la difficoltà! Diede loro una meta:Andate all’altra riva”, e sapendo che avrebbero dovuto affrontare situazioni difficili per raggiungerla, salì da solo sul monte per pregare e intercedere per loro. Stette lassù in preghiera per nove ore, durante le quali i discepoli vissero in mare un’esperienza da incubo: visibilità quasi zero, mare agitato, venti contrari che impedivano di avanzare; remarono per nove ore per percorrere appena quattro chilometri! Stremati dalla fatica furono certamente colti da scoraggiamento, delusione, paura, incertezza, frustrazione, convinzione di non farcela! Dall’esaltazione di un miracolo ad un’esperienza traumatizzante! Nel naturale è possibile navigare di notte e giungere in porto con l’ausilio del radar, ma anche camminando per fede, ossia appoggiandosi sulla Parola del Signore e non sulle circostanze, si giunge a destinazione, poiché la fede funge da radar spirituale e guida anche in assenza di visibilità, ma i discepoli non misero in azione la fede!

Dal monte Gesù vide il travaglio in cui si dibattevano e pregava, sapeva che la forza del Suo ministero dipendeva dal Suo rapporto col Padre e trovava sempre il tempo per pregare,  anzi, quanto più intenso era il lavoro e maggiori le fatiche che Lo attendevano, tanto più lungo il tempo che dedicava alla  preghiera. In genere pregava da solo, per concentrarsi meglio nell’intimità col Padre, e poiché con la Sua vita di preghiera ci indica quale deve essere il nostro stile di vita, dobbiamo porci delle mete per accrescere la nostra sintonia col Signore!

 

Per il 2006 Egli ha stabilito mete personali, familiari e di cellula anche per noi, indispensabili per progredire; dobbiamo solo chiederGli in preghiera di farcele conoscere e poi mettere in azione le nostre energie per raggiungerle. Tutti dobbiamo saper qual è il nostro punto di partenza, quali traguardi vogliamo raggiungere nel corso dell’anno e avere chiarezza in merito. Non mancheranno le opposizioni e le difficoltà, del resto solo chi non si pone mete e non si attiva per raggiungerle non viene ostacolato dal nemico e non incontra problemi di sorta, ma costui è destinato ad essere improduttivo e a mantenere posizioni statiche nell’opera del Signore.

 

Marco 6:48-53 E, vedendo i discepoli affaticarsi a remare, perché avevano il vento contrario, verso la quarta vigilia della notte, egli andò verso loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Ma essi, vedendolo camminare sul mare, pensavano che fosse un fantasma e si misero a gridare, perché lo avevano visto e si erano spaventati; ma egli subito parlò loro e disse: <<Fatevi animo, sono io, non temete!>>. Poi salì con loro sulla barca e il vento si calmò; ed essi erano enormemente stupiti in se stessi e si meravigliarono, perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito. Compiuta la traversata, giunsero nella contrada di Gennesaret e vi approdarono.

 

Ad un certo punto, vedendo che i discepoli non riuscivano ad avanzare, Gesù andò loro incontro camminando sulle acque, ma erano così scoraggiati e confusi che non Lo riconobbero, credettero fosse un fantasma e gridarono per lo spavento. Egli li tranquillizzò “Fatevi animo, sono io, non temete!”, quindi salì in barca e subito i venti si placarono, in modo soprannaturale raggiunsero la riva. Gesù volle far loro comprendere che da soli non potevano farcela, che con le forze umane non si possono superare le opposizioni operate dal maligno e che le situazioni cambiano radicalmente con la Sua presenza.

Cosa ci insegna questa Scrittura? La barca rappresenta la cellula che, per quanto ci si affatichi, senza Gesù non va avanti, infatti solo se Egli è nella nostra vita e nella nostra famiglia possiamo superare gli ostacoli e raggiungere le mete, e per raggiungerle ogni leader ha bisogno di Gesù, della Sua intercessione, del Suo incoraggiamento e dalla Sua presenza. Gesù è il segreto della cellula, è Lui che  fa svanire  le tempeste e le paure, che porta a destinazione, che fa entrare nel risveglio!

 

Anche l’apostolo Giovanni riporta la narrazione della traversata del mar di Galilea, sottolineando la gioia con cui i discepoli accolsero Gesù sulla barca e la velocità con cui raggiunsero la riva.

Giovanni 6:21 Essi dunque volentieri lo ricevettero nella barca, e subito la barca approdò là dove essi erano diretti.

 

Vogliamo porci delle mete e realizzarle velocemente? Vogliamo liberarci dallo scoraggiamento e dall’angoscia che ci assale quando ci troviamo soli ad affrontare le contrarietà? Il modo è uno solo: mantenere viva la presenza del Signore nella nostra vita e in quella della cellula, prendere da Lui la forza per andare avanti e il coraggio necessario per affrontare le opposizioni; e con Lui, in modo soprannaturale, raggiungeremo le nostre mete ed entreremo nel risveglio!

 

 

 

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Antonio Settecase