SERVIZIO DI ADORAZIONE ore 18:30 - Palermo, domenica 07 agosto 2005

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

ADORARE OFFRENDOSI A DIO COME SACRIFICIO VIVENTE

 

                                                                                                                                                                                                                                        A  cura di Laura Mondino

 

 

Romani 12:1 Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio.

 L’apostolo Paolo inizia così, con una esortazione, il 12° capitolo della lettera ai Romani. Esortare ha lo scopo di far avvicinare qualcuno a qualcosa, e come cristiani abbiamo spesso bisogno di essere esortati, soprattutto quando le circostanze della vita ci scoraggiano, ci stancano, ci feriscono.

L’offerta a cui l’Apostolo Paolo si riferisce è qualcosa di  profondo, parla di un’offerta totale a Dio attraverso il nostro corpo, anima e spirito.

Il corpo è l’ unico mezzo che ci garantisce di vivere sulla terra, anche Gesù ne ebbe bisogno per poter adempiere la volontà del Padre. Grazie al corpo possiamo avere comunione con gli altri esseri umani, e attraverso le azioni del nostro corpo possiamo benedirli o maledirli, pertanto, quando asseriamo di dare il nostro corpo a Dio, Gli diamo l’esclusiva delle nostre azioni, dei nostri gesti e delle parole che pronunciamo.

Nella cultura ebraica, da cui l’Apostolo Paolo proveniva, il sacrificio dell’olocausto rappresentava simbolicamente l’offerente stesso. Non è un caso, dunque, se l’autore dell’epistola ci esorta ad offrire i nostri corpi quale “sacrificio vivente”.

Esodo 29:18 Farai quindi fumare tutto il montone sull'altare: è un olocausto all'Eterno; è un profumo gradevole, un sacrificio fatto mediante il fuoco all'Eterno.

L’olocausto era la più alta di tutte la offerte ed era preceduto da due sacrifici: uno per l’espiazione dei peccati e uno per l’espiazione delle colpe, ma in definitiva rappresentava il desiderio di comunione con il Padre ed era essenzialmente un’offerta d’amore. L’animale veniva tagliato a pezzi (rappresentanti le varie parti del credente), veniva messo sull’altare, e il fuoco doveva consumarlo interamente. L’Apostolo Paolo riprende, in questo versetto, l’elemento della legge ebraica con il quale Dio stesso stabiliva le condizioni per cui questa offerta poteva esserGli gradita, e questo riguarda la nostra vita, infatti ancor oggi Dio desidera da noi totalità e non parzialità.

A questo riguardo abbiamo una testimonianza particolare: un uomo molto ricco si convertì e dava sempre delle offerte cospicue, ma nel suo cuore non sentiva l’approvazione di Dio, cosicché accresceva sempre più le sue offerte in denaro, finché Dio gli svelò il motivo per cui non era approvato. Gli disse: “Non voglio i tuoi soldi, essi sono soltanto una parte di te, Io voglio la tua vita. Salta tu nel cestino dell’offerta”….

Che meravigliosa dichiarazione d’amore, lo Spirito ci brama fino alla gelosia!

Dopo l’offerta eterna ed eccellente di Gesù sulla Croce, l’olocausto non è stato più praticato perché quello di Gesù è stato un olocausto eterno, e per far sì che il Suo sacrificio fosse valido non doveva esserci nessun peccato nella Sua vita.

Ebrei 10:5 Perciò, entrando nel mondo, egli dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo;

Ebrei 10:6 tu non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato.

Ebrei 10:7 Allora io ho detto: "Ecco, io vengo nel rotolo del libro è scritto di me; io vengo per fare, o Dio, la tua volontà"».

Ebrei 10:8 Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrificio né offerta né olocausti né sacrifici per il peccato, che sono offerti secondo la legge»,

Ebrei 10:9 egli aggiunge: «Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà». Egli toglie il primo, per stabilire il secondo.

Ebrei 10:10 Per mezzo di questa volontà, noi siamo santificati mediante l'offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre.

 Il Signore Gesù offrì la sua vita pura e senza peccato, e per questo motivo il Suo sacrificio ha avuto effetto e potenza nei luoghi celesti, proprio per la Sua perfezione è salito al Padre come un profumo di odore soave.

Se desideriamo una vita di potenza e comunione dobbiamo predisporre i nostri cuori ad offrire noi stessi secondo l’esempio di Gesù, per grazia a noi non spetta il peso della croce in senso fisico, ma siamo comunque chiamati a dare il meglio.

Efesini 5:1 Siate dunque imitatori di Dio, come figli carissimi,

Efesini 5:2 e camminate nell'Amore, come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi, in offerta e sacrificio a Dio come un profumo di odore soave.

Quando l’Apostolo Paolo dice “sacrificio Vivente”, in Romani 12.1, ci esorta ad essere costanti, ad avere un rapporto quotidiano con Dio, a confessare sempre la nostra consacrazione a Lui, quindi per sacrificio vivente s’intende perpetuo, come il fuoco che bruciava ininterrottamente nel tempio.

Romani 6:13 Non prestate le vostre membra al peccato come strumenti d'iniquità, ma presentate voi stessi a Dio, come dei morti fatti viventi, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia.

Questo verso è un’ulteriore conferma che il peccato usa il nostro corpo per manifestarsi, e sta a noi rispondere con autorità al peccato che le nostre membra appartengono a Gesù.

Il nostro sacrificio deve essere Santo, come l’animale offerto in olocausto doveva essere senza imperfezioni. Solo grazie al primo sacrificio Santo di Gesù, in virtù del quale siamo stati rigenerati, ora possiamo accostarci a Dio santi e senza peccato.

L’offerta della nostra vita deve essere un sacrificio Accettevole, come l’olocausto, che emanava un profumo soave, gradito a Dio.

L’Apostolo Paolo termina il verso 1 del 12° capitolo con le parole “ragionevole servizio”, e poiché nell’originale greco si legge logicos latreia, e latreia è la radice di adorazione, egli vuole dirci “offritevi come una ragionevole adorazione”.

Filippesi 2:5 Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù,

Filippesi 2:6 il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l'essere uguale a Dio,

Filippesi 2:7 ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini;

Filippesi 2:8 e, trovato nell'esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce.

Un esempio di ubbidienza totale a discapito della propria vita è quello offerto da Anania….

Atti 9:10 Or a Damasco vi era un discepolo di nome Anania, al quale il Signore disse in visione: «Anania!». Ed egli rispose: «Eccomi, Signore!».

Atti 9:11 E il Signore a lui: «Alzati e recati nella strada detta Diritta, e cerca in casa di Giuda un uomo di Tarso di nome Saulo, che sta pregando;

Atti 9:12 egli ha visto in visione un uomo, di nome Anania, entrare e imporgli le mani perché ricuperi la vista».

Atti 9:13 Allora Anania rispose: «Signore, io ho sentito molti parlare di quest'uomo di quanto male ha fatto ai tuoi santi in Gerusalemme.

Atti 9:14 E qui ha l'autorizzazione dai capi dei sacerdoti, di imprigionare tutti coloro che invocano il tuo nome».

Atti 9:15 Ma il Signore gli disse: «Va perché costui è uno strumento da me scelto per portare il mio nome davanti alle genti, ai re e ai figli d'Israele.

Atti 9:16 Poiché io gli mostrerò quante cose egli deve soffrire per il mio nome».

Atti 9:17 Anania dunque andò ed entrò in quella casa; e, imponendogli le mani, disse: «Fratello Saulo, il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale venivi, mi ha mandato perché tu ricuperi la vista e sii ripieno di Spirito Santo».

Atti 9:18 In quell'istante gli caddero dagli occhi come delle scaglie, e riacquistò la vista; poi si alzò e fu battezzato.

Anania si recò per ubbidienza in casa di Saulo che perseguitava la chiesa e non si rifiutò di pregare per lui, che divenne Paolo, l’apostolo delle genti, da cui i nostri antenati ricevettero l’Evangelo e del quale noi siamo frutto in Cristo Gesù.