Servizio di adorazione ore 10.30 – Palermo, domenica 1 maggio 2005

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

PARLARE IN FEDE

 

Ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a loro tempo…Ora, beata è colei che ha creduto, perché le cose dette da parte del Signore avranno compimento (Luca 1:20, 45).

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

In apertura di predicazione il pastore Lirio rivolge un ringraziamento a Dio per l’eccellenza che ha caratterizzato ogni aspetto della conferenza svoltasi la scorsa settimana, sia quello organizzativo e pratico, che quello spirituale, per l’importanza delle tematiche trattate che hanno suscitato in tutti i partecipanti un forte desiderio di adempiere con fede la visione, per l’unzione che ha accompagnato ogni sessione e per le molteplici benedizioni ricevute. Rivolge inoltre un sentito ringraziamento a quei fratelli che si sono adoperati con impegno, fedeltà e spirito di sacrificio per il buon funzionamento di tutti i servizi.

 

Riprende quindi il tema, altre volte trattato, della necessità del credente di pensare in accordo alla Parola di Dio e ai Suoi rhema, ed evidenzia la stretta connessione esistente, nell’ordine, tra il pensare, il credere, il parlare e l’agire, dimostrando l’assoluta necessità di parlare e di agire in conformità a ciò che si pensa e si crede sulla base della Parola di Dio, per appropriarsi delle Sue promesse. Tra i vari esempi presi in esame per illustrare l’effetto che le nostre parole hanno nel mondo spirituale, quello di Zaccaria, vecchio sacerdote, il quale, allorché l’angelo Gabriele gli preannunciò la nascita di un figlio, pensò alla sua tarda età, alla sterilità e all’avanzata età di sua moglie Elisabetta, in cuor suo non credette e disse all’angelo “…io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni”. Al che l’angelo rispose: “…tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a loro tempo” (Luca 1:18-20). Zaccaria aveva dato credito ai suoi pensieri negativi più che al messaggio dell’Eterno portato dall’angelo, e per impedirgli di pronunciare ulteriormente parole di dubbio e d’incredulità opponendosi al Suo piano, il Signore lo rese muto fino al momento della nascita del figlio Giovanni Battista. Non fu così per Maria, che credette quando l’angelo le annunciò la nascita del Figlio per opera dello Spirito Santo, e di lei la Scrittura dice “Beata è colei che ha creduto, perché le cose dette da parte del Signore avranno compimento” (Luca 1:45).  L’episodio di Zaccaria ci insegna che con le nostre dichiarazioni negative possiamo rovinare i propositi di Dio e annullare le Sue promesse, e che è meglio tacere piuttosto che parlare in modo sbagliato, visto che le nostre parole assumono valore di decreti nel mondo spirituale, e che parlare in contrasto alla Parola di Dio o ad un Suo rhema, vanifica le promesse.

 

La nostra fede poggia su ciò che si trova nel soprannaturale, al di sopra di quella immaginaria linea di separazione tra il mondo naturale e quello soprannaturale di cui ha parlato durante la conferenza il pastore César Castillanos, ossia nell’invisibile, dove si trovano il regno di Dio, la Sua potenza, la Sua gloria e le Sue promesse che, però, per trasferirsi dall’invisibile al visibile, necessitano della nostra collaborazione.Chi è in Cristo ha già ricevuto nei luoghi celesti le stesse promesse e le medesime benedizioni che l’Eterno diede ad Abramo, il padre della fede:  

1.“Io farò di te una grande nazione,

2. e ti benedirò

3. e renderò grande il tuo nome

4. e tu sarai  una benedizione.

5. E benedirò quelli che ti benediranno

6. e maledirò chi ti maledirà;

7. e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra” (Genesi 12:2-3).

Queste sette promesse, che costituiscono una grande, completa e perfetta benedizione, (sette è il numero della perfezione), appartengono anche a noi che di Abrahamo siamo progenie in Cristo Gesù, nato dal suo seme, e come Dio le fece ad Abramo quando lasciò la sua terra d’origine e il suo casato, così le fa a noi quando, all’atto della conversione a Cristo, lasciamo il mondo naturale per passare a quello spirituale. L’apostolo Paolo così le riassume nell’epistola agli Efesini 1:3 “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo”, e non dobbiamo chiedere a Dio di benedirci, perché abbiamo già ricevuto ogni benedizione, dobbiamo solo prenderle dai luoghi celesti e trasferirle nei luoghi terrestri.

 

Abramo impiegò ventiquattro anni per imparare a trasformare in realtà la promessa di Dio e passare dal Dio della promessa a quello della potenza. Dovette affrontare Amalek, il suo razionalismo e i pensieri negativi che subito lo assalirono quando Dio gli disse “Quanto a Sarai tua moglie non la chiamare più Sarai, ma il suo nome sarà Sara. E io la benedirò e da lei ti darò pure un figlio… Abrahamo si prostrò con la faccia a terra e rise; e disse in cuor suo: <<Nascerà forse un figlio a un uomo di cento anni? E partorirà Sara che ha novant’anni?” (Genesi 17:15-17).

Il maligno insinuò nella sua mente il dubbio, lo fece concentrare sulla sua età e su quella di Sara, e prestò talmente credito ai pensieri che in lui si erano fatti strada perché avallati dalla realtà, che  rise alle parole di Dio. Finché visse in una fede incerta e cercò di realizzare la promessa di Dio con i suoi mezzi naturali, commise anche l’errore di avere un figlio, Ismaele, dalla schiava Agar, Abrahamo non ebbe il figlio della promessa che doveva nascere da sua moglie Sara, e soltanto successivamente, quando maturò la consapevolezza del valore della Parola data dall’Eterno e si aggrappò ad essa con tenacia e ferma determinazione fortificandosi nella fede e acquistando la certezza che Dio poteva mantenere ciò che aveva promesso, Abrahamo cominciò a sognare, a visualizzare il figlio della promessa, la sua discendenza, le moltitudini, le nazioni; entrò nel territorio della potenza, e vide realizzarsi la promessa della nascita di Isacco.  

Egli, sperando contro ogni speranza, credette per diventare padre di molte nazioni secondo ciò che gli era stato detto: <<Così sarà la tua progenie>>. E, non essendo affatto debole nella fede, non riguardò al suo corpo già reso come morto (avendo egli quasi cent’anni), né al grembo già morto di Sara. Neppure dubitò per incredulità riguardo alla promessa di Dio, ma fu fortificato nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che ciò che egli aveva promesso era anche potente da farlo” (Romani 4:18-21).   

 

Anche noi necessitiamo di fede per entrare nel territorio del soprannaturale, e se la contingente vita quotidiana può indurci a parlare in modo negativo, se Amalek vuole farci credere che non siamo in grado di gestire una cellula o che non potremo avere i nostri dodici né tanto meno vedere la moltiplicazione e le moltitudini, in tali pensieri dobbiamo vedere l’opera del maligno; se in chiesa ci entusiasmiamo nell’ascoltare la Parola predicata, facciamo il pieno di fede e crediamo di potere compiere grandi cose per Dio e con Dio, ma poi alle prime difficoltà ci lasciamo assalire da pensieri di sconforto e di conseguenza parliamo in negativo, dobbiamo cambiare, acquistare lo spirito di fede per poter parlare in fede sui figli, sulla famiglia, sulla cellula, sui 12;  e con Paolo dire  Ma pure, avendo noi lo stesso spirito di fede, come sta scritto:<<Io ho creduto, perciò ho parlato>>, anche noi crediamo, perciò parliamo”(2Corinzi 4:13). La fede parla in accordo alla Parola di Dio e chi crede a Dio confessa la Sua Parola e rimane fermo in essa. Con varie argomentazioni il maligno cerca di dissuadere le persone di ogni età dal compiere l’opera di Dio e si dà un gran da fare per impedire che si realizzino le Sue promesse. Non prestiamogli ascolto e  decretiamo che avremo la nostra cellula, che avremo vittoria e moltiplicazione, che predicheremo la Parola di Dio e saremo una benedizione per gli altri,  che vinceremo la timidezza e supereremo ogni ostacolo, non per la nostra forza, ma perché Dio è con noi e in Cristo ci ha dato autorità nei luoghi celesti, e possiamo prendere tutto ciò che Egli ha già preparato per noi.    

 In 1Corinzi 13:11 Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino, ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino”, l’apostolo Paolo afferma che con la crescita spirituale deve cessare l’infantile ed errato modo di pensare, perché produce un errato modo di credere, che a sua volta determina confessioni sbagliate, che danno luogo ad azioni sbagliate. Soltanto i giusti pensieri e la giusta confessione di fede, accompagnati da giuste azioni, consentono al soprannaturale di mostrarsi nel naturale. Le azioni sbagliate nascono sempre da pensieri sbagliati e da sbagliate confessioni.

 

Tutte le parole e le promesse di Dio appartengono alla dimensione soprannaturale, infatti Egli afferma: <<Poiché i miei pensieri non sono i vostri pensieri né le vostre vie sono le mie vie>>, dice l’Eterno.<<Come i cieli sono più alti della terra, così le mie vie sono più alte delle vostre vie e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri. Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare…così sarà la mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non ritornerà a me a vuoto, senza avere compiuto ciò che desidero e realizzato pienamente ciò per cui l’ho mandata” (Isaia 55:8-11). Per avere successo dobbiamo credere con tutto il cuore alle promesse di Dio e aggrapparci ad esse nella certezza che si adempiranno; ogni parola che Dio pronuncia nel mondo spirituale, si realizza in quello naturale, ogni Suo rhema è destinato a compiersi.

 

Analizzando l’episodio della donna dal flusso di sangue (Marco 5:25-34) si colgono tutti gli elementi che conducono al successo:  

·         aveva pensato la cosa giustaGesù può guarirmi”;

·         aveva credutoSarò guarita”;

·         aveva fatto la giusta confessione di fedeSe solo tocco le sue vesti…”;

·         aveva fatto la giusta azione superando ogni ostacolo pur di raggiungere Gesù e toccarLo, perfino il divieto di legge che le imponeva di non toccare nessuno in quanto impura. Aveva superato la Legge ed era entrata nel territorio della fede e del soprannaturale!

La sua guarigione fu immediata e Gesù, che aveva sentito potenza uscire da Lui, quando individuò colei che Lo aveva toccato, le disse “Figliola, la tua fede ti ha guarita”.

 

La Scrittura, dunque, ci mette in guardia dal pronunciare parole di fede negativa, di cui mostra gli effetti rovinosi, e ci rivela la straordinaria potenza del parlare in fede nella Parola di Dio. Pensare in accordo ad essa, crederci, dichiararla ed agire di conseguenza con determinazione, sono i passi da compiere per prendere dal soprannaturale le promesse di Dio e trasferirle nel naturale, forti anche dell’autorità e della dignità che il Padre ci ha dato costituendoci Re e Sacerdoti (Apocalisse 1:6) “…ha fatto di noi un regno e dei sacerdoti del Dio e Padre suo …”. In quanto re siamo chiamati a rinnovare la nostra mente adeguandola a tale posizione che ci autorizza a governare, comandare e produrre decreti, e in quanto sacerdoti dobbiamo stare in comunione con Dio ed intercedere, nella consapevolezza che ogni nostra parola determina fatti e che ogni fatto nasce dalle parole. Non comportiamoci da mendicanti, ma impariamo a parlare da Re e da Sacerdoti, rivestiti di autorità, forti dell’unzione regale e sacerdotale, e col nostro parlare consentiamo alle promesse di Dio di passare dalla dimensione spirituale a quella naturale!