VEGLIARE E PREGARE NEI TEMPI DELLA FINE

Culto del 06 Gen 2019
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
Download PDF

L’apostolo Lirio inizia il culto di oggi affermando che il nostro Dio rivela la fine sin dal principio, come possiamo vedere,per esempio, in Atti 1 e 2 le intenzioni originali di Dio per la Chiesa sono l’essere perseveranti nella preghiera e nella comunione come lo era la Chiesa primitiva. E proprio il rhema di quest’anno si basa su questi due concetti fondamentali: il crescere nell’amore, il vegliare e pregare. Questo significa che Dio ci sta riportando all’intenzione originale, perché i tempi sono verso la fine.
Un altro esempio dove possiamo vedere che Dio rivela la fine sin dal principio si trova nell’Antico Testamento in Genesi 1 e 2, capitoli che trattano l’intenzione originale di Dio per l’uomo; mentre nel Nuovo Testamento troviamo la restaurazione dell’intenzione originale di Dio, infatti si parla di redenzione, perché proprio il Signore sta restaurando in noi (sta rifacendo qualcosa che non corrisponde più al modello originale) la Sua somiglianza, poiché ci ha dato l’immagine e ci sta riportando a essa attraverso l’opera dello Spirito Santo.
Vediamo il testo del rhema di questo nuovo anno:
1Pietro 4:7 Or la fine di tutte le cose è vicina; siate dunque sobri (sophronéo) e vigilanti per dedicarvi alle preghiere, 8 avendo prima di tutto un intenso amore gli uni per gli altri, perché «l’amore coprirà una moltitudine di peccati». 9 Siate ospitali gli uni verso gli altri senza mormorare. 10 Ciascuno metta al servizio degli altri il dono che ha ricevuto, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio. 11 Chi parla, lo faccia come se annunciasse gli oracoli di Dio; chi fa un servizio, lo faccia nella forza che gli è fornita da Dio, affinché in ogni cosa sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, a cui appartiene la gloria e il dominio per i secoli dei secoli. Amen.

Nel v.7 la parola sobri vuole identificare persone che hanno una mente equilibrata, quindi una mente rinnovata, che si dedicano a ogni tipo di preghiera che la Bibbia ci insegna, per esempio: la preghiera di accordo nella famiglia, l’intercessione (pregare per altri), la preghiera di consacrazione, preghiera della fede etc.
Nel v. 10 vediamo come Dio sta dando per scontato che non c’è nessuno che non abbia ricevuto da Lui un dono! Tutti noi abbiamo ricevuto un dono da Dio, il punto è: cosa ne facciamo? Dobbiamo di sicuro metterlo a servizio degli altri per il bene comune e servire Dio. Noi non siamo padroni di noi stessi, non possediamo nulla (anche i nostri figli sono di Dio), siamo solo amministratori di ciò che Dio ci ha affidato e dobbiamo metterci a Sua disposizione.
E ancora nel v.10 l’apostolo Pietro parla della multiforme grazia di Dio, poiché la grazia assume il colore del nostro bisogno dell’ora, essa è sempre superiore al bisogno! E dove il peccato abbonda la grazia sovrabbonda!
Nel v.11 chi parla deve essere la bocca di Dio che dichiara la Sua Parola! Mentre chi fa un servizio chieda a Dio la forza per adempierlo al meglio e il Signore gliela darà. Chi parla da Dio e Lo serve, lo deve fare non per cercare la propria gloria, bensì per fare manifestare la Sua gloria, poiché solo Lui è degno di lode e gloria!
Dopo questa premessa dobbiamo sapere che guardando il calendario ebraico (il calendario delle intenzioni originali di Dio) siamo nell’anno 5779. Prendiamo in esame la decade 70, perché ogni anno ha un suo significato profetico e un suo scopo, e ogni decade ha un valore profetico.
L’anno 70 in ebraico è corrispondente alla lettera ayin, il cui significato è occhio. In realtà come possiamo vedere chiaramente nel disegno, la lettera ha due occhi: il primo a sinistra rappresenta l’uomo naturale che diventa padrone di se stesso nel vedere il mondo e le cose e a modo suo. Quest’occhio rappresenta la visione naturale, e quando questo tipo di visione si erge sulla visione soprannaturale, significa che viviamo una vita carnale! L’altro occhio è piegato e rappresenta il vedere il mondo e le cose in sottomissione a Dio e alla Sua Parola. Questo significa che adattiamo la nostra visione a quella di Dio e vediamo le cose come Egli le vede, e quando vediamo e chiamiamo le cose come Dio le vede la nostra attitudine cambia!
Molte persone sono influenzate da ciò che vedono con gli occhi naturali, ma il Signore ci chiama a vedere le circostanze come Lui le vede, in modo vittorioso, perché Egli ci ha già dato la vittoria. In ultima analisi, l’occhio rappresenta il veggente, perciò il decennio degli anni settanta sono catalogati come decennio profetico! Mentre la decade successiva sarà di tipo evangelistico.

Torniamo al tema del rhema: la prima esortazione che abbiamo ascoltato dal rhema 2019 è il v.7 “siate dunque sobri (sophronéo) e vigilanti per dedicarvi alle preghiere …”. Notiamo che il primo comando non è “pregare” bensì vegliare, perchè non possiamo pregare se non siamo svegli!
Anche Gesù nel giardino del Getsemani ai suoi discepoli prima chiese di vegliare e poi di pregare. Ma Dio Padre per primo aveva comandato ad Adamo di vegliare e pregare nel giardino dell’Eden, però come mai Adamo ed Eva, pur essendo perfetti e non peccatori, sono caduti nel peccato? Loro erano perfetti ma non si sono comportati perfettamente! Adamo doveva coltivare il giardino e custodirlo, ma non è rimasto fermo nella Presenza di Dio, non ha vegliato e non ha pregato quando il serpente si è presentato. Genesi 2:15 L’Eterno DIO prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden perché lo lavorasse e lo custodisse. Possiamo vedere come Dio fa sempre le cose con uno scopo: mette Adamo nel giardino per lavorarlo senza faticare, perché lavorare inizialmente era un piacere, dopo la caduta si trasformò in una fatica. Un’altra cosa che disse Dio ad Adamo fu di custodire il giardino, ciò vuol dire che c’erano pericoli e doveva stare attento, sopratutto a non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza. Genesi 2:16 E l’Eterno DIO comandò l’uomo dicendo: «Mangia pure liberamente di ogni albero del giardino; 17 ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai» Ma Adamo non prestò attenzione alle parole di Dio!
Cosa significa la parola custodire in questo verso? La parola custodire in ebraico shâmar secondo Strong’s (studioso che ha dato un numero a tutte le parole della Bibbia) significa proteggere, vegliare o fare la guardia, tutelare, essere prudenti, prestare attenzione.
Dio disse ad Adamo e lo dice a noi oggi di proteggere e custodire ciò che ci ha affidato! Il compito di vegliare era di Adamo non di Eva, questo mostra che quando un marito non veglia sulla famiglia allora dà spazio a demoni. Adamo è caduto perché non ha vegliato né ha pregato, perchè nel momento in cui il nemico è venuto per tentarlo lui poteva pregare e chiedere a Dio come comportarsi, ma non lo fece! Chi come Adamo non veglia e non prega cade nella tentazione! La tentazione in sé infatti non è peccato, poiché possiamo avere la tentazione, ma vincerla con la preghiera; finché non cadiamo nella tentazione non pecchiamo, solo quando cadiamo in essa pecchiamo!
La stessa parola shâmar viene usata in Genesi 3:24 Così egli scacciò l’uomo; e pose ad est del giardino di Eden i cherubini, che roteavano da tutt’intorno una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita. Dio pone dei Cherubini a custodire la via dell’albero della vita, affinchè l’uomo non ne mangiasse il frutto e non potesse più cambiare la sua condizione di peccato, poiché Dio aveva già un piano di redenzione per l’uomo, cioè mandare Cristo sulla croce!
Nel Getsemani invece Gesù disse ai suoi discepoli vegliate e pregate e ci rivela perchè Adamo ed Eva sono caduti: nel primo giardino l’uomo ha perso la sua innocenza e divenne peccatore, mentre nel secondo giardino Gesù diventò peccato per noi per restituirci l’innocenza.
Che significa allora vegliare e pregare? Lasciamo che sia Gesù a insegnarcelo: la notte prima della crocifissione, Egli portò con sé Pietro, Giacomo e Giovanni nell’orto del Getsemanì.
Matteo 26:38 Allora egli disse loro: «L’anima mia è profondamente triste, fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Gesù divenne triste perché divenne peccato per noi, ma nel Regno di Dio non c’è spazio per la tristezza, Egli ci ha dato la gioia.
Il comando che Gesù diede ai suoi discepoli fu per prima cosa di vegliare. Matteo 26:39 E andato un poco in avanti, si gettò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice; tuttavia, non come io voglio, ma come vuoi tu».
Gesù disse allontana perchè sapeva che era venuto per morire, quindi non chiese a Dio di non morire, ma perché si sentiva morire per l’angoscia mortale che aveva dentro di sé. Visto che aveva promesso al Padre di morire sulla croce, aveva paura di morire nel Getsemani, per questo motivo chiede al Padre di allontanare la morte da Lui, perchè desiderava morire sulla croce. In seguito dice tuttavia, non come io voglio, ma come vuoi tu … forse Gesù non sapeva più la volontà del Padre? Una volta divenuto come noi era insicuro e l’insicurezza ha la sua radice nel peccato!
Matteo 26:40 Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano, e disse a Pietro: «Così non avete potuto vegliare neppure un’ora con me? I discepoli erano adamici e non ubbidirono al Suo comando lasciandoLo solo nella Sua angoscia, così alla fine Gesù comandò loro, in Matteo 26:41, Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione, poiché lo spirito è pronto ma la carne è debole».
I discepoli hanno dimostrato come molte volte anche nella nostra vita prevalga il sonno piuttosto che l’ubbidienza alla Parola, mentre il piano di Dio è che la Parola prevalga per farci vegliare e stare attenti a ciò che succede nel mondo spirituale!
Un’altra volta in cui Gesù disse di “vegliare e pregare” si trova in Luca 21:34 «Or fate attenzione che talora i vostri cuori non siano aggravati da gozzoviglie da ubriachezza e dalle preoccupazioni di questa vita, e che quel giorno vi piombi addosso all’improvviso.
In questo verso scopriamo i tre elementi che non ci permettono di vegliare e di pregare: gozzoviglie, ubriachezza e preoccupazioni! Le gozzoviglie sono i desideri della nostra carne, e quando essi vengono soddisfatti, il nostro corpo non ha voglia di pregare; per pregare abbiamo bisogno di sentire una santa insoddisfazione! Cosa è invece l’ubriachezza? Essa non si intende solo quella dovuta all’eccessivo uso di alcool, ma di posizione, successo etc., che ci toglie il senso della realtà, ci fa vivere in un mondo non reale, fuori dalla realtà. E infine, le preoccupazioni: quando siamo preoccupati ci chiudiamo in noi stessi e non preghiamo, allontanandoci dal Padre, l’unico che può aiutarci.
In sostanza gozzoviglie, ubriachezze e preoccupazioni ci impediscono di vegliare e ci accadono cose all’improvviso che potremmo tranquillamente evitare solo se vegliassimo e stessimo alla presenza del Padre pregando.
Se una persona veglia niente le può accadere all’improvviso, perché vede ciò che deve accadere prima che arrivi.
Luca 21:35 Perché verrà come un laccio (“indica “inaspettatamente”,in greco: trappola) su tutti quelli che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Solo il vegliare e il pregare possono liberarci dalla trappola che scatta all’improvviso!
Gesù vuole che noi siamo vigili, altrimenti il giorno del Signore verrà su di noi inaspettatamente.
La parola tradotta “vegliare” significa “avere la vigilanza di una guardia di notte”. In effetti il vegliare è il lavoro delle sentinelle, ma esistono due tipi di sentinelle: quelle diurne (coloro che vedono con la vista il pericolo che si avvicina) e quelle notturne (che non vedono il pericolo, ma lo avvertono con l’udito). Un guardiano notturno deve essere ancora più vigile di una guardia diurna. Durante il giorno, il pericolo può essere individuato da lontano, ma nella notte tutto è diverso. Gesù parla di vegliare proprio come fa la sentinella notturna, perché più intimità abbiamo con Dio più Egli ci mostra cose del mondo spirituale che con la vista naturale è impossibile vedere.
Dio si rivela a chi veglia!
Luca 21:36 Vegliate dunque, pregando in ogni tempo, affinché siate ritenuti degni di scampare a tutte queste cose che stanno per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
Se una persona non veglia, non prega, non si prepara e viene colto all’improvviso, viene lasciato e non scamperà alla tribolazione; pagherà un prezzo molto alto, perciò, se vogliamo scampare alla tribolazione dobbiamo vegliare e pregare in ogni tempo facendoci trovare sempre pronti affinché possiamo accogliere la venuta di Cristo.

In altre occasioni, Gesù usava le parabole per avvertire i suoi discepoli di essere vigili:
Luca 12:35 «I vostri lombi siano cinti e le vostre lampade accese. 36 E siate simili a coloro che aspettano il loro padrone quando ritorna dalle nozze, per aprirgli appena egli arriva e bussa.
Nel v.35 le lampade devono essere accese o meglio piene d’olio, pronte anche per affrontare una lunga attesa, perché non sappiamo quando Gesù arriverà, perciò dobbiamo stare svegli per riceverLo.
Ora guardiamo una delle beatitudini di cui pochi parlano: Luca 12:37 Beati quei servi che il padrone troverà vigilanti quando egli verrà. In verità vi dico che egli si cingerà e li farà mettere a tavola, ed egli stesso si metterà a servirli. Come mai il padrone subito li mette a tavola per servirli? Coloro che vegliano, pregano e digiunano aspettando lo Sposo. Questa è la beatitudine: stare alla mensa dello Sposo!
Luca 12:38 E se verrà alla seconda o alla terza vigilia, e li troverà così, beati quei servi. 39 Or sappiate questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe forzare la casa. 40 Anche voi dunque siate pronti perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate». 45 Ma se quel servo dice in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e comincia a battere i servi e le serve, e a mangiare, a bere e a ubriacarsi, 46 il padrone di quel servo verrà nel giorno in cui non se l’aspetta e nell’ora che egli non sa; lo punirà severamente e gli assegnerà la sorte con gli infedeli. 47 Ora quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non si è preparato e non ha fatto la sua volontà riceverà molte battiture. 48 Ma colui che non l’ha conosciuta, se fa cose che meritano le battiture, ne riceverà poche. A chiunque è stato dato molto, sarà domandato molto; e a chi molto è stato affidato, molto più sarà richiesto».
Nel v. 45 vediamo ciò che farà da separazione tra chi vive in attesa dello sposo e chi invece non aspetta la Sua venuta. In questo verso inoltre si evidenzia un altro elemento che può distrarci dall’aspettare la venuta del Cristo (oltre alle gozzoviglie e alle ubriachezze): il distaccarci dal Padrone (il Signore) e diventare padroni di noi stessi, vivendo nella carne. Di conseguenza è tutto collegato: se non vegliamo non preghiamo, se non preghiamo non ci prepariamo, e se non ci prepariamo vivremo nella carne. Nella venuta di Cristo non conta quanto siamo maturi spiritualmente, ma quanto siamo preparati e pronti per Lui, chi vive nella carne non è pronto a riceverLo! Gesù parla molto chiaramente sui pericoli della fine, affinché possiamo cambiare e farci trovare pronti.
Guardiamo adesso la parabola delle dieci vergini che aspettavano la venuta dello sposo alla festa di matrimonio (Matteo 25:1-13). In questa parabola le vergini, sia le cinque avvedute che le cinque stolte non rappresentano il mondo, bensì la Chiesa poiché sono vergini, ovvero pure, lavate col sangue di Cristo, che aspettano lo Sposo (d’altra parte solo la Chiesa sa che Gesù deve ritornare!). Le vergini avvedute sono state previdenti, si sono preparate a ogni evenienza e hanno portato con loro più olio per le loro lampade. Sia le sagge che le stolte si addormentarono, ma una volta sentito il grido “arriva lo sposo” le sagge avevano l’olio le altre no. Le altre 5 vergini sono chiamate disavvedute perché se avessero vegliato avrebbero notato che l’olio stava terminando e avrebbero potuto compralo, ma sono divenute insensibili, non si sono preparate, e mentre andarono a comprare l’olio arrivò lo sposo e una volta tornate trovarono la porta chiusa.
Questa parabola deve farci riflettere sul fatto che se non vegliamo e non preghiamo diventiamo insensibili al mondo dello Spirito e ci accadono cose all’improvviso.
Lo scopo di questa vigilanza e preghiera è che possiamo scampare a tutto ciò che sta per accadere e possiamo comparire davanti al Figlio dell’uomo.
Il Vegliare e pregare sono in relazione al ritorno dello Sposo, perché solo chi veglia e prega sarà preso. Difatti, nel rapimento conta se siamo pronti, non se siamo maturi, e siamo pronti solo se preghiamo e vegliamo!
Gesù rapirà solo coloro che vegliano e pregano.
Qual è il problema oggi? La distrazione degli ultimi tempi. Oggi ci sono molte più distrazioni rispetto al passato (sport, serie tv etc.). Il nemico sa che Gesù ha detto vegliate e pregate e vuole distrarci per non farcelo fare. Siamo entrati in un’era in cui la distrazione è ordinaria perchè si passa molto tempo davanti alla tv e al cellulare. La Chiesa primitiva dedicava molto tempo alla preghiera, aveva l’ora della preghiera stabilita, mentre oggi alcune statistiche affermano che i credenti di oggi pregano solo pochi minuti al giorno e passano più tempo facendo altre cose, perciò la domanda è: chi è il nostro dio? A chi dedichiamo più tempo durante la nostra giornata sarà il nostro padrone! Se diventiamo insensibili, dato che non preghiamo e, non vegliamo, ovviamente non ci prepareremo per la Sua venuta.
Gesù ci sta avvertendo su come comportarci durante i tempi della fine, perché sono tempi in cui la distrazione è in aumento, ma la Sposa deve avere passione solo per lo Sposo, tutto il resto non conta.
Se c’è qualcosa che ci toglie la passione per l’incontro con Gesù, significa che non ci stiamo preparando, ma Lui deve essere la nostra passione! E in quest’anno dobbiamo recuperare la nostra passione, il nostro tempo di preghiera, la nostra lode e l’adorazione, il tempo di digiuno e preghiera!
Più preghiamo più permettiamo a Dio di operare nella nostra vita, perché solo nella Sua presenza avviene il nostro cambiamento, perché permettiamo continuamente a Dio di perdonarci, purificarci, insegnarci e rafforzarci per ubbidirGli.
Adamo ed Eva pur essendo perfetti visto che non hanno vegliato né pregato hanno perso il contatto con Dio, hanno perso la perfezione! Questo ci mostra una cosa importantissima: vegliare e pregare fanno parte della perfezione divina!
Concludiamo con 1Tessalonicesi 5:17 Non cessate mai di pregare
Il nemico conosce questo verso e cerca di distrarre i credenti portandoli a non pregare mai!
Noi dobbiamo pregare senza sosta. Quando viviamo con l’attesa impaziente del ritorno del Signore, siamo più propensi a mantenere le nostre vite pure e i nostri cuori pronti per incontrarLo.
Se vogliamo stare con Dio sappiamo dove trovarLo, ma dobbiamo cercaLo! Perchè il Signore è il rimuneratore di coloro che Lo cercano!

Redazione a cura di Gioia Machì