TU AMI DIO ?

Culto del 21 Apr 2019
Predicatore: Past. Joe Porrello
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Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Se qualcuno ci chiedesse: “Tu ami Dio?” naturalmente tutti risponderemmo di sì, ma la predicazione di oggi si propone di approfondire l’argomento per indurci a riflettere, attraverso la Parola di Dio, al fine di capire se Lo amiamo nel modo giusto.

Prima di conoscere Gesù, l’apostolo Pietro conosceva il sentimento dell’odio, ma Dio lo costrinse ad attraversare un processo che lo avrebbe portato dall’amore filèo, che è l’amore fraterno, all’amore agàpe, che è l’amore di Dio.
1Pietro 4:7 Or la fine (il compimento) di tutte le cose è vicina; siate dunque sobri e vigilanti per dedicarvi alle preghiere, 8 avendo prima di tutto un intenso (continuo) amore gli uni per gli altri, perché «l’amore coprirà una moltitudine di peccati».

Nel Vangelo di Giovanni leggiamo che Gesù ci ha dato un comandamento “nuovo”, in greco kainòs, che secondo una traduzione molto attendibile significa: “qualcosa che non è stato mai indossato”. È un comandamento che nessuno ha mai messo in pratica, visto che mai nessuno ha amato in modo così profondo come Lui, che mentre veniva immolato pregò per i Suoi carnefici: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

Giovanni 13:34 Vi do un nuovo (kainòs) comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

Come possiamo capire se amiamo davvero Dio?
Quando l’amore agàpe è in noi dimostriamo sette cose (1Giovanni 4:7-21).

DIMOSTRIAMO DI ESSERE NATI DA DIO E DI CONOSCERLO
1Giovanni 4:7- 8 Carissimi, amiamoci gli uni gli altri poiché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. 8 Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.

Essere nati da Dio non vuol dire automaticamente conoscerLo. Per conoscere qualcuno bisogna starci assieme, ma purtroppo molti conoscono Dio per sentito dire, di Lui si ricordano solo in occasione di qualche festività religiosa e di fatto non Lo conoscono. La Scrittura afferma, però, che le persone riconosceranno che siamo discepoli di Gesù se in noi vedranno l’amore di Dio.

DIMOSTRIAMO DI AVERE VISTO L’AMORE DEL PADRE

1Giovanni 7:9 In questo si è manifestato l’amore di Dio verso di noi, che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, affinché noi vivessimo per mezzo di lui. 10 In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che lui ha amato noi e ha mandato il suo Figlio per essere l’espiazione per i nostri peccati. 11 Carissimi, se Dio ci ha amato in questo modo, anche noi ci dobbiamo amare gli uni gli altri.

Tutta la vita terrena di Gesù è dipesa dal Padre. Egli non si è reso indipendente da Lui neppure per un attimo, e se in ogni momento Gesù dipendeva dal Padre, quanto più dobbiamo farlo noi. Soltanto sulla croce, per la prima volta, non poté chiamarLo “Padre”, Lo chiamò “Dio mio, Dio mio” perché si era fatto carico dei nostri peccati e sperimentò la separazione da Lui.

Quando noi amiamo dell’amore agàpe, dimostriamo che l’amore del Padre è in noi. Oggi il nemico è molto impegnato a distruggere la vita di tanti giovani e di tante famiglie, si diverte a mettere confusione nei ruoli, e questo rende più difficile avere la rivelazione dell’amore di Dio, il quale però vuole farcelo conoscere, perché nessuno di noi può farne a meno.

DIMOSTRIAMO DI AVERE IN NOI LA PRESENZA DELLO SPIRITO SANTO

1Giovanni 7:12 Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio dimora in noi e il suo amore è perfetto in noi. 13 Da questo conosciamo che dimoriamo in lui ed egli in noi, perché egli ci ha dato del suo Spirito.

In modo insistente l’apostolo Giovanni ribadisce che dobbiamo amarci gli uni gli altri. Perché tanta insistenza? Probabilmente perché sa che per noi non è facile, visto che siamo permalosi, pronti ad infastidirci con qualche fratello anche per un piccolo gesto che non ci è piaciuto. Ma pensiamo a Gesù: pur sapendo che Giuda Lo avrebbe tradito e che Lo derubava, gli affidò la cassa. Egli confidava nell’amore e nella provvidenza del Padre, non dipendeva dalle azioni di Giuda, e il Suo ministero andò ugualmente avanti, perché lo Spirito Santo era in Lui.

Non è pregando in lingue che dimostriamo di avere lo Spirito Santo, ma attraverso l’amore, affinando il nostro udito spirituale, dedicandoGli tempo e ascoltando i Suoi suggerimenti. Forse ci consideriamo a posto perché andiamo in chiesa la domenica, ma non basta, Dio vuole che siamo sensibili alla Sua voce e che Gli obbediamo. Se il discepolo Anania non fosse stato sensibile alla Sua voce e non avesse obbedito, a Saulo non sarebbero cadute le scaglie dagli occhi e oggi noi non avremmo gli scritti del grande apostolo Paolo.

DIMOSTRIAMO CHE LA NOSTRA TESTIMONIANZA E LA NOSTRA CONFESSIONE SONO VERE
1Giovanni 7:14 E noi stessi abbiamo visto e testimoniato che il Padre ha mandato il Figlio per essere il Salvatore del mondo. 15 Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. 16 E noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore, e chi dimora nell’amore dimora in Dio e Dio in lui.

L’apostolo Giovanni visse con Gesù e fu testimone oculare della Sua vita terrena, ma anche noi, attraverso la Sua Parola, siamo Suoi testimoni. Quando amiamo dell’amore di Dio non possiamo non parlare di Gesù, il Suo amore ci costringe a parlare di Lui. e la nostra testimonianza e la nostra confessione sono vere perché trovano riscontro nel nostro modo di vivere.

In questi versetti si parla del “dimorare”, il cui termine greco corrispondente è stato tradotto anche con: “rimanere come uno, non diventare un altro o diverso”, cioè rimanere come Cristo, non essere diverso da Lui. Tutto quello che ci circonda ci allontana da Cristo, soprattutto quello che ci propina la TV, e dobbiamo saper prendere le distanze da certe trasmissioni altamente inquinanti il nostro spirito. Forse molti affermano di stare con Gesù e di non vedere i risultati sperati, ma se è vero che stanno con Gesù, prima o poi vedranno i risultati, soprattutto nell’invisibile, nell’uomo interiore, perché è lì che Dio lavora per apportare trasformazione.

DIMOSTRIAMO DI NON AVERE PAURA DEL GIUDIZIO DI DIO
1Giovanni 7:17 In questo l’amore è stato reso perfetto in noi (perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio): che quale egli è, tali siamo anche noi in questo mondo.

Molti hanno paura di finire all’inferno, ma chi vive nell’amore di Dio non ha paura del Suo giudizio, perché nostro Padre ci giudica con amore. Se abbiamo intimità con Lui non abbiamo paura, purtroppo però alcuni credenti Gli attribuiscono i difetti e le colpe del loro genitori terreni.

DIMOSTRIAMO CHE L’AMORE DI DIO CI LIBERA DALLA PAURA
1 Giovanni 7:18 Nell’amore non c’è paura, anzi l’amore perfetto (teléios) caccia via la paura, perché la paura ha a che fare con la punizione, e chi ha paura non è perfetto (teleioō) nell’amore.

Il mondo è pieno di paura perché non conosce il vero amore, l’amore perfetto di Dio che caccia via ogni paura. La realizzazione di questo amore perfetto di Dio, però, non avviene istantaneamente, ma attraverso un processo di maturazione, processo che l’apostolo Pietro dimostra di avere sperimentato.

DIMOSTRIAMO DI AMARE DIO E QUINDI ANCHE I FRATELLI
1Giovanni 7:19 Noi lo amiamo, perché egli ci ha amati per primo. 20 Se uno dice: «Io amo Dio», e odia il proprio fratello, è bugiardo; chi non ama infatti il proprio fratello che vede, come può amare Dio che non vede? 21 E questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: chi ama Dio, ami anche il proprio fratello.

Quando Gesù chiese a Pietro: “Mi ami tu?… Mi ami tu?… Mi ami tu?…” (Gv. 21:15-17), dal testo originale greco risulta che ogni volta egli rispose che Lo amava di un amore filèò, cioè dell’amore fraterno, ma in seguito, nella sua prima epistola (v. 4:7), quando ci raccomanda di amarci di un amore intenso, parla di un amore agàpe, dell’amore di Dio. Evidentemente Pietro attraversò quel processo di maturazione che lo portò ad amare come ama Dio.

Nella stesso Vangelo di Giovanni, dopo avergli chiesto per tre volte “Mi ami tu?”, Gesù gli profetizzò di quale morte sarebbe finito, e Pietro, vedendo che Giovanni li seguiva, Gli chiese quale sarebbe stata la sua morte. Perché gli premeva sapere proprio di Giovanni? Probabilmente tra di loro non correva buon sangue, forse non si amavano, e proprio per questo Gesù li metteva vicino. Se quindi Pietro diceva di amare Dio e poi non amava suo fratello, era bugiardo. Pietro non era affatto perfetto, proprio come noi, che per tale motivo dobbiamo riflettere e metterci in discussione. Chi ama Dio deve amare anche il proprio fratello, al di là del suo carattere e dei suoi errori, perché l’amore di Dio è un amore assoluto, radicale.

Il rimedio a tutto questo è il perdono. Non un perdono rilasciato a distanza, nella propria cameretta, ma un perdono rilasciato guardando negli occhi la persona da perdonare, come fece Gesù con i Suoi carnefici.

Nell’epistola agli Efesini si trova un versetto, il 18, che risulta poco chiaro.
Efesi 3:17-19 e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, 18 siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo 19 e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.

Il pastore Joe riferisce di avere avuto difficoltà a comprenderne il significato e di essersi rivolto a un esperto di matematica per capire cosa possa significare questo versetto. Gli è stato risposto che sicuramente si riferisce a un parallelepipedo.
“Una scatola”, pensò tra di sé il pastore Joe, e chiese a Dio cosa volesse dire. Il Signore gli rispose che nel Suo amore ci si deve immergere, bisogna dimorarci, viverlo, e di conseguenza perdere il controllo della propria vita, perché a questo serve il Suo amore: serve a perdonare, ad amare i fratelli, a mettere in pratica il Vangelo, a disciplinarci, come faceva Gesù. Se poi proviamo a smantellare un parallelepipedo, viene fuori una croce! Sulla croce, su quel sacrificio, è centrato l’amore di Dio!
Tutto parte dalla croce! Ne consegue che nell’Antico Testamento nessuno poteva gustare questo amore, ma possiamo conoscerlo e gustarlo noi, perché il nostro Dio è vivo!