TRANSIZIONE DALL’UNZIONE ALLA GLORIA

Culto del 04 Apr 2021
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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Durante questi mesi abbiamo imparato che Dio opera in due modi: per sovranità, nel qual caso Egli stesso prende l’iniziativa e/o per grazia mediante la fede, caso in cui siamo noi credenti che dobbiamo avere fede per ricevere ciò che Dio ci ha già donato nei luoghi celesti. Di conseguenza, conoscere il modo in cui il Signore agisce ci aiuterà a non fare confusione sui principi spirituali e a esercitare al meglio la nostra fede poiché essa porta nel mondo naturale ciò che è compiuto nel mondo nello spirito!
Un esempio pratico dei due modi in cui Dio agisce lo possiamo vedere nell’Antico Testamento: Dio ha sovranamente scelto Israele e lo ha liberato dalla schiavitù d’Egitto, ma chi è entrato nella terra promessa lo ha fatto solo per mezzo della fede. Perché Dio ha scelto il popolo di Israele? Perché Egli è sovrano ed è amore. Leggiamo a tal proposito Deuteronomio 7:6 Poiché tu sei un popolo consacrato all’Eterno, il tuo DIO; l’Eterno, il tuo DIO ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. 7 L’Eterno non ha riposto il suo amore su di voi né vi ha scelto, perché eravate più numerosi di alcun altro popolo; eravate infatti il più piccolo di tutti i popoli; 8 ma perché l’Eterno vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri, l’Eterno vi ha fatto uscire con mano potente e vi ha riscattati dalla casa di schiavitù, dalla mano del Faraone, re d’Egitto.
La scelta d’amore che il Signore ha compiuto verso il popolo di Israele vale anche oggi per i figli di Dio, poiché, come dice la Scrittura, Egli ci ha scelti per primo perché ci ama! Quindi noi credenti/figli siamo stati scelti e liberati dalla schiavitù (l’Egitto) attraverso un atto della Sua sovranità!
Leggiamo anche Ebrei 3:10 Perciò mi sdegnai con quella generazione e dissi: Errano sempre col cuore e non hanno conosciuto le mie vie; 11 così giurai nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo».
In questi versi possiamo notare che Israele non aveva compreso le vie di Dio o meglio non aveva compreso che dopo la liberazione dall’Egitto quello che doveva fare era agire in fede sulla promessa fatta dal Signore, cioè quella di entrare nella terra promessa, perché Dio li aveva salvati e liberati (per sovranità), ma per raggiungere la meta/promessa dovevano avere fede!

Continuiamo a leggere Ebrei 3:15 mentre ci è detto: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nella provocazione».16 Chi furono infatti quelli che, avendola udita, lo provocarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall’Egitto per mezzo di Mosè? 17 Ora chi furono coloro coi quali si sdegnò per quarant’anni? Non furono coloro che peccarono, i cui cadaveri caddero nel deserto? 18 E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo, se non a quelli che furono disubbidienti? 19 Or noi vediamo che non vi poterono entrare per l’incredulità.

Da questi versi possiamo comprendere che agire nello stesso modo di Israele, ovvero indurire il nostro cuore e non ascoltare la voce di Dio, non ci permetterà di raggiungere le promesse che il Signore ci ha fatto! La loro incredulità non gli permise di entrare nella terra promessa! Ma nonostante la loro cattiva condotta Dio è rimasto fedele e permise a una generazione di Israele di entrare nella terra promessa perché ci furono degli uomini, Giosuè e Caleb, che fecero la differenza ed ebbero fede. Questi due uomini, a differenza delle altre dieci spie, dopo aver perlustrato la terra che dovevano conquistare, diedero un resoconto positivo e incoraggiarono il popolo a credere nella potenza di Dio, perché avevano uno spirito di fede! Dio si aspettava che il Suo popolo avesse fede in Lui per entrare nella terra promessa, e ancora oggi si aspetta che i Suoi figli abbiano fede nelle Sue promesse, perché tutte le promesse di Dio sono sì ed amen! Per questa ragione, dobbiamo comprendere realmente come vuole agire Dio e quando è necessario usare la nostra fede. Tutto ciò che è offerto per grazia è sempre ricevibile solo ed esclusivamente mediante la fede! Per esempio: la salvezza, la guarigione, la liberazione, la protezione e la prosperità sono tutti doni che Dio ci ha già dato attraverso il sacrificio di Gesù sulla croce, e noi dobbiamo solo riceverli attraverso il “braccio” della fede. Cosa significa questo? Che è solo una nostra scelta credere, spetta a noi avere fede per essere salvati, guariti, liberati, protetti e prosperi, perché Dio non può farlo per noi!
Invece, quando Dio opera sovranamente, è Egli stesso a prendere l’iniziativa, perciò non è necessaria la nostra fede, perché Egli opera e ci benedice non in base alla nostra condotta, ma perché ha deciso così!
Matteo 5:45 affinché siate figli (uioi) del Padre vostro, che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.
In questo verso vediamo un altro esempio di sovranità: Dio ama, perché Egli è amore, e il Suo modo di essere e di agire non dipende da come gli altri si comportano.
Leggiamo anche Marco 3:13 Poi egli salì sul monte, chiamò presso di sé quelli che volle; ed essi si avvicinarono a lui. Anche qui vediamo un esempio di sovranità di Dio, perché il Padre rivelò a Gesù i nomi dei discepoli prima che avessero fatto qualcosa; e se ci riflettiamo bene, Dio ha scelto anche noi allo stesso modo, per sovranità, prima che facessimo qualsiasi cosa!

Ritorniamo ad analizzare la storia di Giosuè e Caleb, in Numeri 14:30 non entrerete di certo nel paese nel quale giurai di farvi abitare, ad eccezione di Caleb, figlio di Jefunneh, e di Giosuè, figlio di Nun. Di tutta la generazione fatta uscire sovranamente dall’Egitto, solo Giosuè e Caleb entrarono nella terra promessa, perché? Perché parlarono per fede dando un resoconto sul Paese che avevano esplorato incoraggiando il popolo a credere in Dio, come leggiamo in Numeri 13:30 Caleb allora calmò il popolo che mormorava contro Mosè e disse: «Saliamo subito e conquistiamo il paese, perché possiamo certamente farlo».
Leggiamo anche Numeri 14:6 Giosuè, figlio di Nun, e Caleb, figlio di Jefunneh, che erano tra coloro che avevano esplorato il paese, si stracciarono le vesti, 7 e parlarono così a tutta l’assemblea dei figli d’Israele dicendo: «Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese buono, buonissimo. 8 Se l’Eterno si compiace con noi, ci condurrà in questo paese e ce lo darà, “un paese dove scorre latte e miele”. 9 Soltanto non ribellatevi all’Eterno e non abbiate paura del popolo del paese, perché essi saranno nostro cibo; la loro difesa si è allontanata da loro e l’Eterno è con noi; non abbiate paura di loro».
Nel v.8 se l’eterno si compiace …Giosuè aveva compreso che Dio opera per grazia mediante la fede e pronunciò le esatte parole che l’Eterno aveva usato nel descrivere la terra promessa …un paese dove scorre latte e miele… Anche se Giosuè aveva visto i giganti e tutte le difficoltà, ebbe fede e a differenza del resto del popolo, si accordò alla Parola di Dio!
Caleb e Giosuè furono pienamente fedeli alla Parola e Dio benedisse loro e la loro generazione, come leggiamo in Deuteronomio 1:36 ad eccezione di Caleb, figlio di Jefunneh. Egli lo vedrà; e a lui e ai suoi figli darò la terra che egli ha calcato, perché ha pienamente seguito l’Eterno. E anche in Numeri 14:24 ma il mio servo Caleb, poiché è stato animato da un altro spirito e mi ha seguito pienamente, io lo introdurrò nel paese nel quale è andato; e la sua progenie lo possederà.
Da questi versi possiamo comprendere che quando riceviamo una benedizione non è solo per noi, ma per la nostra progenie, perché Dio rilascia una benedizione generazionale, proprio come fece con Caleb e Giosuè. Se vogliamo che la nostra famiglia sia benedetta dobbiamo agire proprio come loro, quindi essere mossi da uno spirito di fede!

Dobbiamo comprendere che ci sono grandi differenze tra operare nelle fede, nell’Unzione e vivere la dimensione della Gloria. La Gloria è l’atmosfera della perfezione in cui Dio vive! Perciò quando il Signore fa scendere la Sua gloria mette il sigillo della perfezione a ciò che abbiamo fatto, come accadde a Mosè quando ultimò la costruzione del tabernacolo secondo tutte le istruzioni divine. Leggiamo a tal proposito Esodo 39:32 Così fu finito tutto il lavoro del tabernacolo e della tenda di convegno. I figli d’Israele fecero secondo tutto ciò che l’Eterno aveva ordinato a Mosè; essi fecero così […] 43 Mosè esaminò quindi tutto il lavoro; ed ecco, essi l’avevano eseguito come l’Eterno aveva ordinato; essi l’avevano fatto così. Così Mosè li benedisse. Dunque il lavoro fu eseguito in modo perfetto perché lo avevano fatto con l’unzione e le istruzioni di Dio.

Continuiamo a leggere in Esodo 40:33 Eresse pure il cortile attorno al tabernacolo e all’altare e mise la cortina all’ingresso del cortile. Così Mosè terminò il lavoro. 34 ALLORA la nuvola coprì la tenda di convegno e la gloria dell’Eterno riempì il tabernacolo. 35 E Mosè non poté entrare nella tenda di convegno, perché la nuvola vi si era posata sopra e la gloria (kabod) dell’Eterno riempiva il tabernacolo.
La Nuvola della Gloria scese, mise il sigillo alla perfezione del Tabernacolo, perché costruito perfettamente secondo il modello divino dato a Mosè sul monte, e riempì perfettamente tutto il Tabernacolo! Poiché la Gloria dell’Eterno è perfezione e non lascia mai spazio ad altro! Così anche oggi, quando scende la Sua Gloria, tutti i problemi dell’anima vengono sanati e non c’è spazio per altro nelle nostre vite!
Per comprendere la Gloria, è importante definire il concetto nel suo contesto originale con riferimento sia alla terminologia greca che a quella ebraica. La parola greca per gloria è “doxa”, che significa splendore, sfarzo, magnificenza, eccellenza o preminenza. Mentre la parola ebraica è “kabowd “, che allude a onore, abbondanza, dignità, maestà, ammirazione, peso, ricchezza.
Col termine Gloria possiamo riferirci sia alla parte invisibile di Dio, cioè al Suo carattere, ai Suoi attributi, alla Sua natura; sia alla manifestazione tangibile e visibile della presenza della Shekinah (Gloria) nel regno naturale.
La parte non visibile della Gloria (quindi il carattere di Dio) è la fonte di quella visibile (Shekinah). Per comprendere meglio questo concetto leggiamo la richiesta di Mosè in Esodo 33:18 Allora Mosè disse: «Deh, fammi vedere la tua gloria!». Nonostante Mosè avesse agito nell’unzione era affamato e voleva di più! Dunque come Mosè, più viviamo nell’Unzione più vogliamo accentrarci alla Presenza e attingere alla fonte di essa, ovvero la Gloria! Poiché l’Unzione è un prodotto della Presenza, ma la Presenza è un riflesso nella Gloria.

Dio risponde alla richiesta di Mosè in Esodo 34:5 Allora l’Eterno discese nella nuvola e si fermò là vicino a lui, e proclamò il nome dell’Eterno. 6 E l’Eterno passò davanti a lui e gridò: «L’Eterno, l’Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà, 7 che usa misericordia a migliaia, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato ma non lascia il colpevole impunito, e che visita l’iniquità dei padri sui figli e sui figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione».8 E Mosè si affrettò a prostrarsi fino a terra, e adorò.

Nel v.6 possiamo vedere che Dio proclama il Suo nome e mostra la parte invisibile di Sé a Mosè, ovvero i tratti immutabili del Suo carattere…misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà…Questi dunque sono gli attributi del nostro Dio che compongono la Gloria invisibile, dalla quale ha origine la Gloria manifesta (Shekinah).
Quando la Parola tratta il concetto di benignità, in ebraico il termine corrispondente è hesed. Questa è una delle parole più difficili da tradurre, perché racchiude in sé più significati (benignità, misericordia, favori, aiuto etc.) in ebraico significa sostanzialmente: la passione di Dio di rispondere a ogni nostro bisogno indipendentemente da quanto sia il costo che deve pagare! Perciò possiamo affermare che hesed è un riflesso della croce, attraverso la quale Dio ha offerto il Suo unico figlio per noi morti nei falli e nei peccati, per darci la vita eterna!
Dio dunque si rivela a Mosè, ma in modo parziale, infatti quest’ultimo Lo vide da dietro perché Mosè non era nato di nuovo, difatti l’uomo caduto non può stare alla presenza (faccia) di Dio; invece a chi è nato di nuovo è restituita la Gloria che ha perso a causa del peccato adamico, e può avere una relazione con il Padre!

Dobbiamo avere quindi chiari i seguenti concetti: la fede ci unisce al Padre e alla Sua Parola; l’Unzione ci unisce alla Sua Potenza, mentre la Gloria ci unisce al Suo carattere (a chi Egli è realmente), diventando così partecipi della natura divina.
L’Unzione inoltre è una manifestazione del potere di Dio, mentre la Gloria è una manifestazione dei Suoi attributi; dunque, la Presenza di Dio che noi percepiamo è un riflesso della Sua Gloria (ma non è tutta!); in più dalla Presenza viene l’Unzione, e dall’Unzione viene la Potenza, quindi l’Unzione è il prodotto intermedio che Dio usa per trasmettere la Sua abilità a un vaso umano, affinché si possa manifestare la Sua Potenza, ovvero il prodotto finale.

Per concludere, l’Unzione, il mantello e la Potenza sono il risultato della Sua Gloria, quindi la Gloria è la fonte, la Presenza è un riflesso della Gloria, l’Unzione è il riflesso della Presenza e manifesta la Potenza. Dio però non è potenza, perché essa è ciò che Lui fa, mentre la Gloria è quello che Lui è!
Il livello più alto di potenza nel Regno è la Gloria, che è la fonte di tutte le cose, perché è il carattere immutabile dell’Eterno! Per questa ragione non dobbiamo essere mai confusi, perché Egli è l’Eterno che non muta!

Redazione a cura Gioia Machì