SUPREMA VOCAZIONE

Culto del 17 Mag 2020
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
Download PDF

… proseguo il corso verso la mèta verso il premio della SUPREMA VOCAZIONE di Dio in Cristo Gesù. Filippesi 3:14

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

La trattazione del tema di oggi, “Suprema Vocazione”, come avviene in tutte le predicazioni domenicali dell’apostolo Lirio, contiene insegnamenti che tendono ad approfondire sempre più ii significati della Parola di Dio.

Poiché nella Scrittura soltanto l’apostolo Paolo parla di “Suprema Vocazione”, viene ricordata la sua conversione, avvenuta sulla via di Damasco. Quando il Signore incaricò il discepolo Anania di andare a trovarlo e questi manifestò un grande timore, considerati i propositi anticristiani di quell’uomo, Gesù gli rispose:
Atti 9:15 … «Va’, perché costui è uno strumento da me scelto per portare il mio nome davanti alle genti, ai re e ai figli d’Israele. 16 Poiché io gli mostrerò quante cose egli deve soffrire per il mio nome».

Gesù fece sapere ad Anania di averlo scelto come strumento per fare conoscere il Suo nome ai gentili, ma anche ai re e ai figli di Israele. Inoltre gli disse che gli avrebbe fatto conoscere ciò che avrebbe dovuto soffrire per il Suo nome. In altri termini gli fece sapere che per lui aveva una chiamata specifica con uno scopo specifico.

Nell’epistola ai Filippesi, Paolo precisa di non avere ancora portato a compimento la suprema chiamata che aveva ricevuto, mentre nella seconda epistola a Timoteo (4:7), che scrisse pochi giorni prima di morire, afferma di avere concluso la sua corsa.

Filippesi 3:12 Non che io abbia già ottenuto il premio, o sia già arrivato al compimento, ma proseguo per poter afferrare il premio, poiché anch’io sono stato afferrato da Gesù Cristo. 13 Fratelli, non ritengo di avere già ottenuto il premio, ma faccio una cosa: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso le cose che stanno davanti, 14 proseguo il corso verso la mèta, verso il premio della suprema vocazione di Dio in Cristo Gesù.

Nella sua vita, l’apostolo Paolo fece esperienze spirituali straordinarie, tra l’altro fu rapito fino al terzo cielo, eppure non era soddisfatto, da Dio voleva di più anche se sapeva di avere ricevuto una chiamata speciale e una rivelazione completa, non parziale, del proposito di Dio per la sua vita, del mandato e del compito che gli aveva affidato.
Atti 20:27 poiché io non mi sono tratto indietro dall’annunziarvi tutto il consiglio di Dio.

Nella prima epistola ai Corinzi, Paolo si definisce “savio architetto”.
1Corinzi 3:9 Noi siamo infatti collaboratori di Dio; voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio. 10 Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come savio architetto io ho posto il fondamento, ed altri vi costruisce sopra; ora ciascuno stia attento come vi costruisce sopra.

La differenza tra l’architetto e l’operaio sta nel fatto che, mentre l’architetto ha la visione completa della costruzione che si accinge a edificare ancor prima di iniziarla e sa quali materiali gli necessitano, l’operario conosce l’opera poco alla volta, man mano che è chiamato a realizzarla, e ha sempre la necessità di consultare l’architetto.
Come un savio architetto, Paolo aveva una visione d’insieme dell’opera che Dio lo aveva chiamato ad adempiere, egli non si limitava a fare qualcosa per il Regno, ma poiché il Padre gli aveva rivelato il Suo cuore e la fine del mandato che gli affidava, poteva dire agli altri cosa dovevano fare.
Evidentemente un mandato di questo tipo non è per tutti, infatti molti sono chiamati a essere operai, pochi ad essere architetti.

A questo punto l’apostolo Lirio parla di Gesù, e poiché alcune parti della Scrittura si riferiscono all’“opera” da Lui compiuta e altri parti si riferiscono alle Sue “opere”, chiarisce in cosa consiste la differenza. Ricorda l’episodio in cui si narra di quando Gesù fu dimenticato dai Suoi genitori a Gerusalemme e ritrovato nel tempio dopo tre giorni. A Sua madre che Gli chiese perché aveva fatto questo, Egli rispose:
Luca 2:49 …«Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».
Aveva solo dodici anni, eppure già sapeva che il Suo mandato era quello di occuparsi degli affari del Padre Suo.

Gesù aveva chiaro quali erano gli affari del Padre e deve essere chiaro anche a noi che gli affari del Padre riguardano il Regno e sono da distinguere dagli affari del Figlio, che riguardano la Chiesa. L’edificazione della Chiesa è compito di Gesù, che però è venuto sulla terra per fare conoscere il Regno, cercare e salvare ciò che era perduto. Cosa aveva perduto Adamo? Dio lo aveva creato affinché governasse, ma aveva perduto il regno e Gesù è venuto per restituirlo all’uomo, infatti in tutto il tempo del Suo ministero terreno la sua predicazione fu incentrata sul Regno.

Giovanni Battista, il precursore del Messia, parlò del Regno dei cieli…
Matteo 3:1 Or in quei giorni venne Giovanni Battista, che predicava nel deserto della Giudea, 2 e diceva: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino!» 3 Questi infatti è colui di cui parlò il profeta Isaia quando disse: «Una voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”».

… e del Regno continuò a parlare Gesù, quando iniziò il Suo ministero pubblico.
Matteo 4:17 Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino!».

Viene fatto notare che, mentre nel Vangelo di Matteo si parla del Regno dei cieli, in Marco si parla del Regno di Dio. Perché? Perché mentre Matteo parlava agli Ebrei, i quali per timore di sbagliare non pronunciavano il nome di Dio, Marco parlava ai Romani.

Marco 1:14 Ora, dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù venne in Galilea predicando l’evangelo del regno di Dio 15 e dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all’evangelo».

Nel Vangelo di Giovanni, Gesù dice che la Sua testimonianza è maggiore di quella di Giovanni Battista, perché Egli non solo predicava la verità, ma compiva le opere, con le quali testimoniava di essere stato mandato da Dio, dato che non si possono compiere segni, prodigi e miracoli se non sono nella Sua volontà

Giovanni 5:36 Ma la testimonianza che io ho è maggiore di quella di Giovanni, poiché le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle opere che io faccio testimoniano di me, che il Padre mi ha mandato.
Giovanni 5:17 Ma Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera fino ad ora, e anch’io opero».
Dopo avere parlato con la Samaritana, alla quale predicò il Vangelo del Regno, Gesù parlò di un’”opera” che doveva compiere per il Padre.
Giovanni 4:34 Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e di compiere l’opera sua.
Giovanni 9:4 Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato, mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare.
Giovanni 17:4 Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuta l’opera che tu mi hai dato da fare,

Come possiamo notare, Gesù parla di “opera”, ma parla anche di “opere”. Quindi Egli è venuto sulla terra per compiere un’opera, ma anche per compiere opere.
A cosa si riferisce quando parla di “opera”? Non si riferisce alla croce, che ancora doveva venire, dato che parla di qualcosa che aveva già fatto.
L’opera a cui si riferisce era quella di assicurarsi il futuro preparando dodici persone che avrebbero continuato quello che Lui aveva iniziato e che sarebbero stati dei vasi idonei a contenere lo Spirito Santo. Senza quei vasi l’opera di Gesù si sarebbe conclusa con Lui e non sarebbe giunta fino a noi. In definitiva, Gesù utilizzò il Suo tempo concentrandosi in particolare su dodici persone.

Questa era l’opera a cui si riferiva, ed era finalizzata al Regno, mentre le Sue opere confermano che il Re è presente con la Sua autorità e la Sua potenza.
Giovanni 14:12 In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch’egli le opere che io faccio; anzi ne farà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.
E Gesù ha delegato la Chiesa sia a compiere le Sue opere, che a promuovere l’opera del Regno.

Gesù quindi istruiva i Suoi dodici e dava loro rivelazioni, ma vediamo cosa accadde quando Pietro ricevette la rivelazione che Gesù è il Messia.

Matteo 16:15 Egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?». 16 E Simon Pietro, rispondendo, disse: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 E Gesù, rispondendo, gli disse: «Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. 18 Ed io altresì ti dico, che tu sei Pietro, e sopra questa roccia io edificherò la mia chiesa e le porte dell’inferno non la potranno vincere.

Sulla base di un’errata interpretazione di questa parte della Scrittura, molti insegnano che la Chiesa è stata edificata su Pietro, ma si tratta di un grosso errore, infatti la roccia di cui Gesù parla non è Pietro, ma la rivelazione da lui ricevuta che Gesù è il Messia.
Gesù non disse che Pietro era beato perché aveva capito più degli altri, lo definì beato perché il Padre gli aveva dato quella rivelazione. In altri termini, a renderci beati è la rivelazione che Dio ci dà e per la quale dobbiamo esserGli grati.
In pratica Gesù disse che avrebbe edificato la Sua Chiesa sulla rivelazione, data a Pietro, che Egli è il Cristo, il Figlio dell’Iddio vivente.

L’apostolo Lirio ribadisce che l’affare del Padre è il Regno, l’affare di Gesù è la Chiesa. Tutti possiamo entrare a far parte della Chiesa quando riceviamo la rivelazione che Gesù Cristo è il Messia, il Figlio di Dio, Lo riceviamo nel nostro cuore e nasciamo di nuovo. È sempre sulla base della rivelazione che si edifica la Chiesa.

Efesini 2:19 Ora dunque non siete più estranei e stranieri, ma concittadini con i santi e della famiglia di Dio;

Chi nasce di nuovo può vedere il Regno ed entrarvi, diventa concittadino dei santi e membro della famiglia di Dio. In quanto concittadini dei santi siamo chiamati a lavorare nel Regno, in quanto membri della famiglia di Dio siamo chiamati a vivere nella famiglia e a collaborare. Scopo della Chiesa è quello di predicare l’Evangelo del Regno a ogni creatura, ma il suo mandato è a termine, non dura per sempre, infatti quando il Figlio avrà compiuto tutto rimetterà ogni cosa nelle mani del Padre, affinché Dio sia tutto in tutti.

Gesù è il Re dei re, il Signore dei signori, e in questo momento noi non Lo vediamo regnare sulla terra, Lo vedremo regnare quando ritornerà. Nell’attesa del Suo ritorno dobbiamo predicare l’Evangelo a ogni creatura.
Luca 19:12 Disse dunque: «Un uomo nobile andò in un paese lontano, per ricevere l’investitura di un regno e poi tornare. 13 E, chiamati a sé dieci suoi servi, diede loro dieci mine, e disse loro: “Trafficate fino al mio ritorno”.

Oggi il Regno di Dio sulla terra è di carattere spirituale, ma anche se Dio ce lo ha già dato, non tutti i credenti vivono il Regno, solo i violenti se ne impadroniscono.
Luca 12:32 Non temere, o piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno.

Come Dio aveva dato la terra promessa al popolo d’Israele, ma non tutti poterono entrarvi perché avevano pura dei giganti che la abitavano…
Giosuè 1:3 Io vi ho dato ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, come ho detto a Mosè.
… così noi abbiamo ricevuto il Regno, ma a causa delle opposizioni e delle circostanze negative, i più non ne prendono possesso, sono pochi quelli che vi entrano e si appropriano delle promesse di Dio.

Quando l’Eterno liberò gli Israeliti dall’Egitto, non fece loro percorrere la via più breve, ma quella più lunga, per far sì che strada facendo maturassero e si fortificassero, perché sapeva che, avendo ancora la mentalità di schiavi, non quella di guerrieri, davanti alle difficoltà avrebbero cercato di fare ritorno in Egitto.
Allo stesso modo alcuni nuovi credenti, avendo ancora la mentalità del mondo, davanti alle difficoltà preferiscono ritornare alla vita a cui erano abituati, infatti bisogna essere coraggiosi e agguerriti per perseverare nella decisione di affrontare una vita del tutto nuova.

Esodo 13:17 Quando il Faraone lasciò andare il popolo DIO non lo condusse per la via del paese dei Filistei, benché fosse la più breve, poiché DIO disse: «Perché il popolo non si penta quando vedrà la guerra e non ritorni in Egitto».

Purtroppo oggi la Chiesa non rappresenta Dio come dovrebbe, perché invece di avere la mentalità di figli, guerrieri e conquistatori, molti hanno ancora la mentalità di schiavi.
Al popolo d’Israele servirono quarant’anni di vita nel deserto per formare una generazione capace di entrare nella terra promessa. Quelli che avevano la mentalità di schiavi morirono nel deserto, mentre nella terra promessa entrarono quelli che avevano lo spirito di conquista di Giosuè e di Caleb. Dio ci vuole guerrieri, non schiavi, e in quanto figli ci vuole idonei a rappresentare Gesù sulla terra.

Paolo conobbe sin dall’inizio tutto il proposito di Dio per la Sua Chiesa e lo portò a compimento; Mosé chiese a Dio di fargli conoscere le Sue vie, quindi le mete da raggiungere, e Dio lo esaudì.
Salmi 103:7 Egli fece conoscere le sue vie a Mosè e le sue opere ai figli d’Israele.
Salmi 145:17 Il SIGNORE è giusto in tutte le sue vie e benevolo in tutte le sue opere
E noi, in quanto figli di Dio e membri della Sua famiglia, siamo chiamati a collaborare alla realizzazione delle finalità del Regno, ma non tutti i figli di Dio hanno capito il cuore del Padre, le Sue finalità, e ricevuto la rivelazione del Suo progetto. Alcuni hanno ricevuto la chiamata ad essere figli, altri hanno ricevuto la suprema vocazione e il mandato a collaborare pienamente col cuore del Padre al fine di realizzare il Suo proposito, ma tutti, anche se questo avviene attraverso un processo, dobbiamo cambiare mentalità, uniformarci al cuore del Padre e collaborare con Lui nell’adempimento dei Suoi scopi, sia terreni che eterni.