SIATE OSPITALI GLI UNI VERSO GLI ALTRI SENZA MORMORARE

Culto del 12 Mag 2019
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
Download PDF

Atti 28:7 In quei dintorni aveva i suoi poderi il capo dell’isola di nome Publio, egli ci accolse e ci ospitò con tanta cortesia per 3 giorni.

Redazione a cura di: Rosanna Garofalo

1Pietro 4:7 Or la fine di tutte le cose è vicina; siate dunque sobri e vigilanti per dedicarvi alle preghiere, 8 avendo prima di tutto un intenso amore gli uni per gli altri, perché «l’amore coprirà una moltitudine di peccati». 9 Siate ospitali gli uni verso gli altri senza mormorare.
Essere ospitali è una delle espressioni pratiche dell’amore. Alcuni uomini di Dio hanno provocato la benedizione su di loro e le loro famiglie proprio praticando l’ospitalità.
Ebrei 13:1 Continuate nell’amore fraterno. 2 Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli.
La parola angelo significa “messaggero”, e quando si riceve un messaggero si accoglie il messaggio che egli porta e, quando il messaggio viene da Dio, ha il potere di cambiare definitivamente la nostra vita.
Romani 12:13 provvedete ai bisogni dei santi, esercitate l’ospitalità.
Quando noi apriamo le nostre case a Dio, per ospitare i fratelli o per fare le riunioni, le facciamo diventare delle chiese in miniatura in cui si prega, si loda, si predica la Parola. Questo significa che noi stiamo offrendo a Dio un sacrificio e dove sale il sacrificio scende la benedizione.
1Timoteo 3:2 Bisogna dunque che il vescovo, sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, assennato, prudente, ospitale, atto ad insegnare.
Tra le caratteristiche che deve avere un vescovo nella chiesa c’è prima di tutto l’essere irreprensibile, cioè l’essere un esempio. Quando siamo un esempio per gli altri non abbiamo neanche bisogno di dire ciò che va fatto, perché le persone osservano quello che facciamo noi. Così, non abbiamo bisogno di dire ai nostri figli di pregare se loro vedono che noi preghiamo o di decimare se lo vedono fare a noi, perché seguiranno il nostro esempio. Un’altra caratteristica indispensabile per essere vescovo è che la sua casa sia messa a disposizione del Regno. Se la nostra casa è un museo, in cui nessuno può entrare, non siamo nella volontà di Dio. Infine la Parola di Dio dice che il vescovo deve essere atto ad insegnare; questa caratteristica che noi avremmo messo al primo posto, Dio la mette alla fine, perché se un cristiano non ha carattere, anche se ha carisma non è un modello.
1Timoteo 5:9 Una vedova sia iscritta nella lista delle vedove, quando abbia non meno di sessant’anni, sia stata moglie di un solo marito, 10 e abbia testimonianza di opere buone: se ha nutrito i suoi figli, se ha ospitato i forestieri, se ha lavato i piedi ai santi, se ha soccorso gli afflitti, se si è data continuamente ad ogni opera buona.
Ai tempi di Gesù le vedove non avevano pensione e se erano sole, senza parenti, era la chiesa a doversi prendere cura di loro. Esse però dovevano avere delle caratteristiche ben precise ed essere di buona testimonianza, avendo dimostrato con i fatti la loro fede.
Genesi 18:1 L’Eterno apparve ad Abrahamo alle querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda durante il caldo del giorno. 2 Abrahamo alzò gli occhi ed ecco, tre uomini stavano in piedi accanto a lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda, si prostrò fino a terra e disse: 3 «Signor mio, se ho trovato grazia davanti a te, ti prego non passar senza fermarti dal tuo servo! 4 Deh, lasciate che si porti un po’ d’acqua, affinché possiate lavarvi i piedi, e riposatevi sotto questo albero. 5 Io andrò a prendere un pezzo di pane, così potrete rinfrancare il vostro cuore; poi proseguirete il vostro cammino perché per questo siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ come hai detto». 6 Allora Abrahamo andò in fretta nella tenda, da Sara, e le disse: «Presto prendi tre misure di fior di farina, impastala e fanne delle focacce». 7 Poi Abrahamo corse all’armento, scelse un vitello tenero e buono, lo diede a un servo, e si affrettò a prepararlo. 8 Prese poi della cagliata, del latte e il vitello che aveva preparato, e li pose davanti a loro; mentre essi mangiavano, egli rimase in piedi accanto a loro, sotto l’albero.
L’apparizione non è una visione, cioè un’immagine della realtà, ma la reale presenza. Mamre si trova sul monte Ebron e significa “grassezza”, in quanto il grasso per gli antichi significava prosperità. Dove c’è visione, c’è prosperità. Abrahamo era seduto all’ingresso della sua tenda perché da lì vegliava e proteggeva la sua casa, decidendo chi poteva e chi non poteva entrare; al contrario Lot, che scelse di vivere vicino Sodoma e Gomorra, era seduto alle porte della città dove si commerciava, egli infatti aveva messo il lavoro prima della famiglia e di conseguenza, non ha saputo proteggerla. Anche se gli uomini che Abrahamo vede sono tre, lui riconosce che solo uno è l’Eterno e si prostra davanti a Lui adorandoLo, e chiamandoLo “Signor mio”, per ricevere i Suoi decreti. Abrahamo non dà ospitalità perché gli viene chiesta, ma al contrario la offre spontaneamente perché il suo cuore è ospitale. I figli di Abrahamo devono imparare ad onorare i fratelli, infatti per Dio l’ospitalità è come un sacrificio che sale a Lui e fa sì che Egli parli alla nostra vita e faccia scendere la benedizione.
Genesi 18:9 Poi essi gli dissero: «Dov’è Sara tua moglie?». Abrahamo rispose: «È là nella tenda». 10 Ed egli disse: «Tornerò certamente da te l’anno prossimo a questo tempo; ed ecco, Sara tua moglie avrà un figlio». E Sara ascoltava all’ingresso della tenda, che era dietro di lui. 11 Ora Abrahamo e Sara erano vecchi, di età avanzata, e Sara non aveva più i ricorsi ordinari delle donne. 12 Perciò Sara rise dentro di sé, dicendo: «Vecchia come sono, avrei io tali piaceri, dato che il mio stesso signore è vecchio?». 13 E l’Eterno disse ad Abrahamo: «Perché mai ha riso Sara dicendo: “Partorirò io per davvero, vecchia come sono?”. 14 Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per l’Eterno? Al tempo fissato, fra un anno, ritornerò da te, e Sara avrà un figlio». 15 Allora Sara negò, dicendo: «Non ho riso», perché ebbe paura. Ma egli disse: «Invece hai riso!». 16 Poi quegli uomini si alzarono di là e volsero gli sguardi verso Sodoma; e Abrahamo camminava con loro per accomiatarli. 17 E l’Eterno disse: «Celerò io ad Abrahamo quello che sto per fare 18 poiché Abrahamo deve diventare una nazione grande e potente e in lui saranno benedette tutte le nazioni della terra? 19 Io infatti l’ho scelto, perché ordini ai suoi figli e alla sua casa dopo di lui di seguire la via dell’Eterno, mettendo in pratica la giustizia e l’equità, perché l’Eterno possa compiere per Abrahamo ciò che gli ha promesso.
Quando Dio ci dà un messaggio è sempre sul piano soprannaturale, perché Egli viene nella nostra vita per far diventare possibile l’impossibile. Non c’è nulla infatti che Dio non possa fare e se noi ci crediamo, ogni cosa è possibile. Dio fa le cose al tempo che ha fissato e così ci permette di entrare in una nuova stagione. Egli infatti non ci tratta in base al modo in cui siamo ora ma in base a quello che saremo in futuro, perché ci vede con occhio profetico. Dio sceglie le persone che prima di ogni cosa investono sulla famiglia, infatti la condizione affinché Dio possa compiere per Abrahamo ciò che gli ha promesso è che la sua progenie pratichi la giustizia e l’equità. Ci sono promesse che ancora non sono arrivate nella nostra vita perché fino a quando non c’è integrità ed adesione ai modelli divini non possono essere ricevute ma, non appena ubbidiamo alla Parola, Dio mette in atto ciò che ci ha promesso. Quindi la promessa ci dà autorità legale e la nostra ubbidienza ci dà autorità morale e quando autorità legale e autorità morale si uniscono insieme, Dio compie la promessa.
Genesi 21:1 L’Eterno visitò Sara come aveva detto; e l’Eterno fece a Sara come aveva promesso. 2 E Sara concepì e partorì un figlio ad Abrahamo nella sua vecchiaia, al tempo stabilito, che DIO gli aveva detto. 3 E Abrahamo pose nome Isacco al figlio che gli era nato, e che Sara gli aveva partorito.
Dio si fa conoscere per farci vivere nell’impossibile e noi possiamo provocare la benedizione offrendo a Dio con cuore allegro e senza mormorare.
2Re 4:8 Or avvenne che un giorno Eliseo andò a Shunem, dove abitava una donna facoltosa, e questa lo costrinse a prendere un po’ di cibo. Così, tutte le volte che passava di là, si recava a mangiare da lei. 9 Ella disse a suo marito: «Ecco, io sono certa che colui che passa sempre da noi è un santo uomo di DIO. 10 Ti prego, facciamo una piccola stanza in muratura al piano di sopra e mettiamoci per lui un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere, così quando verrà da noi, vi si potrà ritirare». 11 Un giorno che Eliseo passava di là, si ritirò nella stanza di sopra e vi si coricò. 12 Poi disse a Ghehazi, suo servo: «Chiama questa Shunamita». Egli la chiamò ed ella si presentò davanti a lui. 13 Eliseo disse quindi al suo servo: «Or dille così: “Ecco, tu hai avuto per noi tutta questa premura; cosa posso fare per te? Vuoi che dica qualcosa a nome tuo al re o al capo dell’esercito?”». Ella rispose: 14 «Io vivo in mezzo al mio popolo». Allora Eliseo disse: «Cosa posso dunque fare per lei?». Ghehazi rispose: «A dire il vero, lei non ha figli e suo marito è vecchio». 15 Eliseo gli disse: «Chiamala!». Egli la chiamò, ed ella si fermò sulla porta. 16 Allora Eliseo le disse: «In questa stagione, l’anno prossimo, tu abbraccerai un figlio». Ella rispose: «No, mio signore; o uomo di DIO, non ingannare la tua serva!». 17 La donna concepì e partorì un figlio, l’anno seguente in quella stessa stagione, come Eliseo le aveva detto.
La donna shunamita si accorse che Eliseo era un uomo di Dio perché aveva osservato la sua condotta ed aveva compreso che era un profeta. Ella così decise di ospitarlo e farlo riposare tutte le volte che passava da casa sua, per onorarlo. Eliseo decise di benedire la donna perché lei aveva offerto a Dio la sua casa per servire il suo profeta. Anche oggi Dio vuole dare una parola a tutti coloro che offrono un sacrificio a Lui, per cambiare il loro destino. Ciò che non abbiamo potuto ricevere perché lo abbiamo cercato in modo naturale, possiamo riceverlo cercandolo in modo soprannaturale, perché il nostro Dio è il Dio dell’impossibile. La Parola del Signore è infatti la verità e la verità non muta, così quando viene proclamata e dichiarata, fa esattamente ciò per cui è stata mandata.
Atti 28:1 Dopo essere giunti in salvo a terra, seppero allora che quell’isola si chiamava Malta. 2 Gli abitanti del luogo usarono verso di noi una gentilezza non comune, perché accesero un gran fuoco e accolsero tutti per la pioggia che cadeva e per il freddo. 3 Ora mentre Paolo raccoglieva un gran fascio di rami secchi e li posava sul fuoco, a motivo del calore ne uscì una vipera e gli si attaccò alla mano. 4 Quando gli abitanti del luogo videro la serpe che gli pendeva dalla mano, dissero l’un l’altro: «Quest’uomo è certamente un omicida perché, pur essendo scampato dal mare, la giustizia divina non gli permette di sopravvivere». 5 Ma Paolo, scossa la serpe nel fuoco non ne risentì alcun male. 6 Or essi si aspettavano di vederlo gonfiare o cadere morto all’istante; ma dopo aver lungamente aspettato e vedendo che non gli avveniva nulla di insolito, mutarono parere e cominciarono a dire che egli era un dio. 7 In quei dintorni aveva i suoi poderi il capo dell’isola di nome Publio, egli ci accolse e ci ospitò con tanta cortesia per tre giorni. 8 Or avvenne che il padre di Publio giaceva a letto, malato di febbre e di dissenteria; Paolo andò a trovarlo e, dopo aver pregato, gli impose le mani e lo guarì.9 Dopo questo fatto, anche gli altri isolani che avevano delle malattie venivano ed erano guariti; 10 e questi ci colmarono di grandi onori e, quando salpammo, ci fornirono delle cose necessarie.
Paolo non è morto nel naufragio perché Dio gli aveva detto che doveva presentarsi davanti a Cesare, questo ci fa comprendere come quando il Padre dice una cosa le circostanze si piegano alla Sua volontà. Gli abitanti di Malta erano pagani, ma offrirono un sacrificio ad un servo di Dio, anche se non sapevano chi fosse Paolo, così il Signore li benedisse. Essi rimasero sorpresi nel vedere che nonostante fosse stato morso da una serpe Paolo non morì, ma questo è ciò che succede ai cristiani. Non importa quanto veleno il diavolo cerca di gettare su di noi, niente può farci mai del male perché essendo figli di Dio abbiamo la Sua protezione. In questo episodio leggiamo che in seguito un uomo di nome Publio ospitò l’apostolo Paolo per tre giorni e questo portò benedizione nella sua casa, infatti il padre che era malato fu guarito. Dove un messaggero di Dio è accolto arriva sempre un messaggio e dove c’è un messaggio di Dio c’è una benedizione. Ciò che cambiò l’atmosfera di quella casa, facendo scendere la benedizione, fu ciò che venne offerto, perché l’offerta dice cosa c’è nel nostro cuore.
Esodo 22:21 Non maltratterai lo straniero e non l’opprimerai, perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto.
La motivazione dell’ospitalità è data dal ricordo di chi eravamo noi prima di conoscere il Signore. Dio vuole che noi trattiamo gli altri come Lui ha trattato e tratta noi.
Efesini 2:12 eravate in quel tempo senza Cristo, estranei dalla cittadinanza d’Israele e estranei ai patti della promessa, non avendo speranza ed essendo senza Dio nel mondo. 13 Ma ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete stati avvicinati per mezzo del sangue di Cristo.

Le persone che non conoscono Gesù sono senza speranza, ma quando conoscono Cristo la loro vita cambia. Il sangue che Gesù versò sulla croce ha portato il perdono dei peccati sulla terra e l’eterna redenzione nei cieli; senza il Suo sacrificio nessuno può essere salvato. Il sangue del Signore, infatti, è salito al cielo come sacrificio perfetto e la salvezza è scesa sulla terra.
Efesini 2:19 Voi dunque non siete più forestieri né ospiti, ma concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio.
Ora apparteniamo alla famiglia di Dio e possiamo amare come Lui ci ama, manifestando questo anche attraverso l’ospitalità.
Luca 2:1 Ora, in quei giorni fu emanato un decreto da parte di Cesare Augusto che si compisse il censimento di tutto l’impero. 2 Questo censimento fu il primo ad essere fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3 E tutti andavano a farsi registrare ciascuno nella sua città. 4 Or anche Giuseppe uscì dalla città di Nazaret della Galilea, per recarsi in Giudea nella città di Davide, chiamata Betlemme, perché egli era della casa e della famiglia di Davide, 5 per farsi registrare con Maria, sua moglie, che aveva sposato e che era incinta. 6 Così mentre erano là, giunse per lei il tempo del parto. 7 Ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, e lo fasciò e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.(Katalyma)
Giuseppe e Maria abitavano a Nazaret ma, secondo la profezia, il Figlio di Dio doveva nascere a Betlemme, così il Padre cambiò le circostanze facendo in modo che le autorità terrene emanassero un decreto per realizzare un censimento, Giuseppe potesse tornare a Betlemme per registrarsi e Maria potesse partorire in quella città. Allo stesso modo il Signore cambia le circostanze attorno a noi affinché al tempo stabilito la Sua Parola si compia nella nostra vita. Se noi facciamo la volontà generale di Dio, Egli fa adempiere la Sua volontà particolare per noi. Gesù non nasce in un albergo ma in una katalyma, cioè una casa a due stanze in cui nella stanza di sopra stavano le persone e in quella di sotto gli animali. Così Egli, che è l’Onnipotente, il Creatore, non avendo trovato un posto in cui essere ospitato, è nato in una mangiatoia. Betlemme significa “casa del pane” e Gesù, che è il pane della vita, è stato in una mangiatoia di animali, ma Dio ci ha dato il Suo unico Figlio per dare ad ognuno di noi cibo a suo tempo, ed anche se Gesù non ha trovato accoglimento nel mondo, accoglie chiunque crede in Lui e gli dona la vita eterna.
Luca 14:12 Or egli disse a colui che lo aveva invitato: «Quando fai un pranzo o una cena, non chiamare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i vicini ricchi, affinché essi non invitino a loro volta te, e ti sia reso il contraccambio. 13 Ma quando fai un banchetto, chiama i mendicanti, i mutilati, gli zoppi, i ciechi; 14 e sarai beato, perché essi non hanno modo di contraccambiarti; ma il contraccambio ti sarà reso alla risurrezione dei giusti».
La famiglia di Dio vede con gli occhi di Dio e fa cose che nessuno può ricompensare sulla terra ma che Dio vede e ricompenserà nella resurrezione dei giusti, dobbiamo quindi passare da relazioni di convenienza a relazioni d’amore incondizionato.