RINNOVARSI, COMPRENDENDO I TEMPI IN CUI VIVIAMO

Culto del 30 Dic 2018
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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A te, che esaudisci la preghiera, verrà ogni creatura. Salmi 65:2

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

In quest’ultima domenica del 2018, l’apostolo Lirio rende partecipe la chiesa del rhema ricevuto dal Signore per l’anno che sta per entrare e poiché il rhema riguarda i tempi della fine, in apertura di predicazione evidenzia quanto è grande per noi l’importanza di discernere i tempi in cui viviamo. Ricorda che gli abitanti di Sodoma e Gomorra, che vivevano nel vizio e nella perversione, non ebbero la percezione di quello che stava loro per accadere, mentre chi discerne i tempi non si trova impreparato davanti agli eventi negativi che si presentano nel corso della vita.

Dio fa tutte le cose con uno scopo, ne ha uno anche per ogni anno, ma sta a noi comprendere come collaborare con Lui, e poiché la Parola di Dio attribuisce un significato ad ogni numero, viene preso in esame il 5779, anno rabbinico attualmente in corso, iniziato il 09/09/2018 del nostro calendario, alle ore 18.00.
Visto che in tale data si trovano due nove e due multipli di nove, l’apostolo spiega per sommi capi la simbologia di questo numero (e si propone di approfondirla ulteriormente in futuro).
Il numero 9 ha un grande significato profetico. È la nona lettera dell’alfabeto ebraico, la Teth , che corrisponde alla nostra T. Per la sua forma particolare, gli Ebrei la consideravano la rappresentazione di un serpente attorcigliato, ma anche di una donna incinta, di un cesto, dell’introversione, perché presenta un uncino ricurvo verso il basso. Indica anche che Dio è rivelato nella Sua creazione.
Osservando l’immagine della Teth notiamo un bastone in piedi, che sta a indicare che dobbiamo stare ritti davanti al male, e uno piegato, che indica la nostra sottomissione all’autorità divina.
Viene da chiedersi cosa c’entra il serpente in questa simbologia e in proposito l’apostolo ricorda che nel deserto molti mormoravano e furono morsi e uccisi dai serpenti. Spiega che quando si mormora, si proclamano i propri pensieri in opposizione alla volontà di Dio, con la conseguenza che invece di raccogliere vita si raccoglie morte. Dio trovò la soluzione: ordinò a Mosé di erigere un palo su cui fissare un serpente di bronzo, che rappresentava Gesù, e stabilì che chiunque, dopo essere stato morso avesse alzato lo sguardo per guardare il serpente di bronzo, sarebbe stato guarito (Nu. 21:9). Per essere morsi dai serpenti, che sono indice di maledizione, bisognava trovarsi al livello della terra e per essere guariti era necessario alzare lo sguardo.

Il numero 9 indica la pienezza, la fine di una cosa e l’inizio di qualcosa di nuovo. È un numero che ritroviamo nella vita di Abramo.

Genesi 17:1 Quando Abramo ebbe novantanove anni, l’Eterno gli apparve e gli disse: «Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza, e sii integro; 2 e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente». 3 Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e DIO gli parlò, dicendo: 4 «Quanto a me, ecco io faccio con te un patto: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni. 5 E non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abrahamo, poiché io ti faccio padre di una moltitudine di nazioni.

Abramo non si era mantenuto sempre integro davanti a Dio, ad esempio non lo era stato quando assecondò la proposta di sua moglie di avere un figlio dalla schiava Agar. Aveva novantanove anni quando l’Eterno gli apparve e gli ordinò di camminare alla Sua presenza, in integrità, e gli promise che avrebbe reso stabile il patto che aveva fatto con lui. Alle parole del Signore, Abramo riconobbe di non essersi comportato bene e si prostrò con la faccia a terra, si umiliò, allora Dio gli parlò, gli cambiò il nome in Abrahamo e gli promise che sarebbe diventato padre di una moltitudine di nazioni.

Questo ci insegna che quando ci umiliamo alla presenza di Dio e ci accordiamo con la Sua Parola, facciamo spazio alla Sua benedizione. È da notare che mentre Giacobbe divenne padre della sola nazione di Israele, in quanto capo di tutti i credenti Abrahamo divenne padre di una moltitudine di nazioni.
Aveva 99 anni quando Dio gli apparve, cioè 9×11, e poiché 9 è il numero della pienezza e 11 il numero dell’insegnamento, dobbiamo dedurre che senza insegnamento e nuova direzione non si entra nella pienezza.
In quell’occasione Dio cambiò il nome anche a sua moglie: da Sarai in Sara. Anche Sara, infatti, essendo sua moglie e dovendo collaborare con lui, doveva cambiare.

Genesi 17:15 Poi DIO disse ad Abrahamo: «Quanto a Sarai tua moglie non la chiamare più Sarai, ma il suo nome sarà Sara.

Quando Dio cambia il nome, dobbiamo accordarci con Lui e usare il nuovo nome. Questo ci dice che, ad esempio, dobbiamo chiamare “guariti” i malati, prosperi i poveri, e che dobbiamo essere noi a parlare alle circostanze, non viceversa.
Dobbiamo chiamare le cose come le chiama Dio e vederle come le vede Lui.
Quando Dio le cambiò il nome, Sara aveva novant’anni, 9×10, e il numero 10 indica l’inizio di un nuovo ciclo. Fu allora che Sara concepì e partorì Isacco.

Nella Bibbia il nove indica la pienezza, infatti nove sono anche i doni e nove i frutti dello Spirito. Noi crediamo che il 2019 sarà l’anno della pienezza, l’anno della prosperità, naturalmente per chi ci crede, semina e onora Dio.

Ritornando al titolo del messaggio, viene data lettura del Salmo 104:30 Tu mandi il tuo spirito, ed essi sono creati, e tu rinnovi la faccia della terra.
Lo Spirito di Dio è Creatore, perché porta all’esistenza tutte le cose, ed è creativo, perché fa nuove tutte le cose. Nel creato non c’è monotonia, perché Dio prima crea e poi rinnova continuamente tutte le cose; rinnova ogni giorno anche la terra.

2Corinzi 4:16 Perciò noi non ci perdiamo d’animo; ma, anche se il nostro uomo esteriore va in rovina, pure quello interiore si rinnova di giorno in giorno.

In questo versetto l’apostolo Paolo afferma che, anche se il nostro uomo esteriore va in disfacimento, quello interiore si rinnova continuamente.

Efesini 4:23 per essere rinnovati nello spirito della vostra mente,
Colossesi 3:10 e vi siete rivestiti dell’uomo nuovo, che si va rinnovando nella conoscenza ad immagine di colui che l’ha creato

Dio vuole per noi un cambiamento continuo. Ne è prova il fatto che anche il nostro corpo, seppure in modo non visibile, si rinnova continuamente. Premesso che la Chiesa è il corpo di Cristo, il nostro corpo ne è la rappresentazione. Gli studi di fisiologia dicono che nell’essere umano adulto ogni giorno muoiono da cinquanta a cento miliardi di cellule, cosicché in un anno la massa delle cellule ricambiate è pari al nostro peso. Ogni giorno cellule nuove sostituiscono quelle vecchie, ma non tutte le cellule del corpo hanno la stessa durata di vita: quelle della pelle vivono in media 20 giorni, quelle dell’intestino 7 giorni, i globuli rossi 120 giorni, quelli bianchi 2 giorni e le cellule neuronali e muscolari rimangono le stesse per tutta la vita. Le cellule che muoiono vanno in superficie, sulla pelle, trasformandosi in cheratina e formando uno schermo protettivo contro i batteri, che viene eliminato semplicemente con il lavaggio. Gli studiosi hanno calcolato che, lavandoci, in un anno eliminiamo venti chili di pelle.

In tutto questo c’è un messaggio per la Chiesa: come il nostro corpo, anche la Chiesa per vivere deve rinnovarsi. Una chiesa che vive nel passato non attira le nuove generazioni, e tutto ciò che non si rinnova è destinato a morire.
Questo principio vale per tutte le cose: dalle attività commerciali alla tecnologia, dal modo di evangelizzare alla musica cristiana. L’apostolo ricorda che nel 1975, il tempo della sua conversione avvenuta nella tenda “Cristo è la risposta”, la Chiesa non era pronta per i cambiamenti e il modo in cui si agiva all’interno delle chiese teneva lontane le nuove generazioni.
Bisogna prendere atto che con il passare del tempo cambia il modo di comunicare e anche la chiesa deve adeguarsi ai cambiamenti. Purtroppo molte chiese rifiutano di rinnovarsi e inevitabilmente sono destinate a scomparire.

Ogni credente è chiamato ad adempiere il proposito di Dio e se viviamo in questo tempo è segno che in questo tempo abbiamo un compito da svolgere.
Quando Ester, fanciulla ebrea, fu posta da Dio in una posizione di autorità sposando il re persiano Assuero, allorché venne emanato un decreto di sterminio degli Ebrei ebbe la possibilità di intercedere per il suo popolo e indusse il re a cambiare il decreto.

Ester 4:14 Poiché se in questo momento tu taci, soccorso e liberazione sorgeranno per i Giudei da un’altra parte; ma tu e la casa di tuo padre perirete. Inoltre chi sa se è proprio per un tempo come questo che tu sei pervenuta alla regalità?».

Ester visse in quel tempo perché Dio aveva per lei uno scopo. Non divenne regina per caso, ma per volontà di Dio, affinché potesse parlare con il re suo marito in favore del suo popolo.

Sono principalmente i profeti che riconoscono tempi in cui devono adempiersi le cose che Dio vuole fare. I figli di Issacar erano profeti e capirono che Dio stava togliendo il regno a Saul e stava innalzando Davide.

1Cronache 12:32 Dei figli di Issacar, che avevano intendimento dei tempi e sapevano quindi ciò che Israele doveva fare: duecento capi e tutti i loro fratelli ai loro ordini.

Israele invece non riconobbe il tempo della visitazione e di conseguenza non capì che Gesù era il Messia. Purtroppo per chi non riconosce il tempo della visitazione c’è il giudizio.
Davide riconobbe il tempo della visitazione e nella sua generazione servì Dio in accordo alla Sua volontà.

Atti 13:36 Or Davide, dopo aver eseguito il consiglio di Dio nella sua generazione, si addormentò e fu aggiunto ai suoi padri, e vide la corruzione,

Testo base del rhema per il 2019

1Pietro 4:7 Or la fine di tutte le cose è vicina; siate dunque sobri (sophronéo) e vigilanti per dedicarvi alle preghiere, 8 avendo prima di tutto un intenso amore gli uni per gli altri, perché «l’amore coprirà una moltitudine di peccati». 9 Siate ospitali gli uni verso gli altri senza mormorare. 10 Ciascuno metta al servizio degli altri il dono che ha ricevuto, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio. 11 Chi parla, lo faccia come se annunciasse gli oracoli di Dio; chi fa un servizio, lo faccia nella forza che gli è fornita da Dio, affinché in ogni cosa sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, a cui appartiene la gloria e il dominio per i secoli dei secoli. Amen.

Stiamo vivendo nei tempi della fine, ce ne accorgiamo dall’accelerazione con cui avvengono tutte le cose, ma se vogliamo avere la consapevolezza di ciò che Dio sta facendo, dobbiamo discernere i tempi in cui viviamo. Sodoma e Gomorra non capirono quello che stava per avvenire, e poiché Dio si rivela a quelli che Lo cercano, rivelò ad Abrahamo il Suo proposito di distruggere quelle città. Venutone a conoscenza, Abrahamo poté intercedere per suo nipote Lot e salvarlo dalla distruzione.

Siamo vicini alla fine di ogni cosa e l’apostolo Pietro ci raccomanda di essere sobri, vigilanti, dediti alle preghiere. La parola greca corrispondente a “sobri” è sofronéo, che vuol dire “avere una mente equilibrata, rinnovata, stabile”. Pietro ci raccomanda di nutrire un intenso amore gli uni per gli altri, perché chi ama copre gli errori e i peccati degli altri, non rompe le relazioni anche se riceve cattive parti; inoltre ci esorta ad essere ospitali, a non mormorare, a mettere al servizio degli altri i doni che il Signore ci ha dato da amministrare.

Mentre Gesù era in vita non conobbe peccato e quando si fece carico dei nostri peccati soffrì nella carne e crocifisse il peccato che era nel Suo corpo.

1Pietro 4:1 Poiché dunque Cristo ha sofferto per noi nella carne, armatevi anche voi del medesimo pensiero, perché chi ha sofferto nella carne ha smesso di peccare, 2 per vivere il tempo che resta nella carne non più nelle passioni degli uomini, ma secondo la volontà di Dio.

Con queste parole Pietro ci ricorda che siamo nel tempo della fine (1Pt: 4:7) e ci sollecita a crescere nella santità, a vivere il tempo che ci rimane non assecondando le passioni, ma facendo la volontà di Dio, il quale sta selezionando quelli che vivono in santità e sono concentrati sulla Sua volontà.

1Pietro 1:13 Perciò, avendo cinti i lombi della vostra mente, siate vigilanti, e riponete piena speranza nella grazia che vi sarà conferita nella rivelazione di Gesù Cristo.
1Pietro 5:8 Siate sobri, vegliate, perché il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare.

Essere sobri e vigilanti impedisce all’avversario di coglierci di sorpresa e offre a Dio la possibilità di avvertirci di qualcosa che sta per avvenire.
Nel Vangelo di Luca, Gesù ci avverte riguardo ai comportamenti che possono farci addormentare rendendoci facili bersagli del nemico.

Luca 21:34 «Or fate attenzione che talora i vostri cuori non siano aggravati da gozzoviglie da ubriachezza e dalle preoccupazioni di questa vita, e che quel giorno vi piombi addosso all’improvviso. 35 Perché verrà come un laccio su tutti quelli che abitano sulla faccia di tutta la terra. 36 Vegliate dunque, pregando in ogni tempo, affinché siate ritenuti degni di scampare a tutte queste cose che stanno per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Gozzoviglie, ubriachezza, preoccupazioni, ansie soffocanti, possono procurare improvvise e amare sorprese.
Gesù e Pietro ci insegnano come vivere nei tempi della fine, ma solo chi ha discernimento dei tempi è interessato ai loro insegnamenti. Come il giudizio giunse all’improvviso per Sodoma e Gomorra, così avvenne anche ai tempi di Noè: nessuno prestò attenzione ai suoi avvertimenti e tutti perirono mentre erano presi dalla loro vita abituale.

Concludendo, l’apostolo Lirio indica cinque tematiche che verranno trattate nel corso del 2019.
Essere sobri e vigilanti per dedicarsi alle preghiere
Dare priorità all’amore agàpe, l’amore di Dio che copre una moltitudine di peccati.
Esercitare l’ospitalità senza mormorare, essere attenti ai bisogni degli altri.
Servire gli altri con i doni della grazia che Dio ci ha dato da amministrare.
Fare tutto per la gloria di Dio, affinché Lui manifesti la Sua Gloria in noi.