PRINCIPI D’INTERCESSIONE

Culto del 19 Ago 2018
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
Download PDF

Egli ha visto che non c’era più nessuno e si è stupito che nessuno intercedesse; allora il suo braccio gli è venuto in aiuto e la sua giustizia lo ha sostenuto, Isaia 59:16

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

Perché dobbiamo pregare? Perché è così difficile pregare? Queste sono domande che tutti i credenti si pongono e che necessitano di una risposta.
Per fare grandi esperienze soprannaturali occorre un prolungato tempo d’intensa comunione con lo Spirito Santo e di preghiera, ma stare per un intero giorno nello spirito non ci serve per il giorno successivo. La debolezza della nostra carne, a cui non piace pregare, ci costringe a ricominciare ogni giorno tutto daccapo.
Prima della caduta, per Adamo non era così. Egli non aveva bisogno di pregare dato che era equipaggiato per vedere contemporaneamente sia nel mondo naturale che in quello spirituale. Poteva lavorare la terra, parlare con gli animali e anche con Dio senza alcuna difficoltà. Poteva liberamente passare dal mondo naturale a quello spirituale e viceversa. Con la caduta è subentrata la carne e siamo diventati estranei al mondo dello spirito, infatti per entrare nella presenza di Dio, non essendo una cosa naturale, dobbiamo digiunare e pregare.

Quando il profeta Elia si presentò al re Acab e gli disse: “Com’è vero che vive l’Eterno, il DIO d’Israele, alla cui presenza io sto, non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non alla mia parola”(1Re 17:1), intese dire che aveva accesso al mondo soprannaturale e che vi dimorava, infatti disse al re che non sarebbe piovuto finché non lo avesse detto lui. Questo ci insegna che quando viviamo nel soprannaturale, il naturale ci è sottomesso, ma perché questo avvenga dobbiamo stare nella presenza di Dio, che ci abilita a sottometterlo e a mettervi ordine. In caso contrario rimaniamo nella presenza delle circostanze che ci infondono tristezza, amarezza, dolore, oppressione. Elia disse : “Non pioverà finché non lo dirò io” e per tre anni e mezzo non piovve. A tal punto era giunto a sottomettere il mondo naturale! Oggi una simile dichiarazione sarebbe considerata follia, ma per Dio, il quale vuole che tutti raggiungiamo quel livello, Elia era normale.
Chi vive nello spirito non teme il mondo naturale perché lo sottomette. Sottomette la malattia, l’infermità, l’oppressione, la tentazione e tutti i demoni.

Nel Nuovo Testamento soltanto quattro versi parlano d’intercessione: tre si trovano nell’epistola ai Romani e uno nell’epistola agli Ebrei. In due di questi versi è Gesù che intercede, negli altri due è lo Spirito Santo. La traduzione italiana di questi versetti potrebbe trarci in inganno e farci credere che la nostra preghiera sia superflua, ma la corretta traduzione del testo originale ci mostra che non è così.

Romani 8:26 Nello stesso modo anche lo Spirito sovviene alle nostre debolezze, perché non sappiamo ciò che dobbiamo chiedere in preghiera, come si conviene, ma lo Spirito stesso intercede per noi con sospiri ineffabili. 27 E colui che investiga i cuori conosce quale sia la mente dello Spirito, poiché egli intercede per i santi, secondo Dio. …34 Chi è colui che li condannerà? Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche risuscitato; egli è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi,
Ebrei 7:25 per cui egli può anche salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro.

Cosa vuol dire che “lo Spirito sovviene”? Il termine greco da cui deriva la parola sovviene è sunantilambànetai, che letteralmente vuol dire: afferrare (lambàno), con (sun), contro (anti). Come dire che si vuole afferrare un peso che da soli non è possibile sollevare e si ha bisogno di aiuto, proprio come quando vogliamo spostare un tavolo pesante e ci serve l’aiuto di qualcuno che lo sollevi dall’altra parte.
Quando noi iniziamo a pregare, inizia a pregare anche lo Spirito Santo, che ci ispira nella preghiera, perché noi non sappiamo come pregare e cosa chiedere. Quando decidiamo di pregare Egli ci viene in aiuto e con Lui diventiamo intercessori.

L’intercessore è uno che prega per un altro.

Luca 22: 31 Il Signore disse ancora: «Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano. 32 Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai ritornato, conferma i tuoi fratelli». 33 Ma egli disse: «Signore, io sono pronto ad andare con te tanto in prigione che alla morte». 34 Ma Gesù disse: «Pietro, io ti dico che oggi il gallo non canterà, prima che tu abbia negato tre volte di conoscermi».

Gesù intercedette per Pietro, che non conosceva se stesso e le sue paure, non si rendeva conto del suo orgoglio e della sua arroganza. Gesù pregò che si rialzasse dopo il rinnegamento e la mortificazione provata, ma ci si potrebbe chiedere: “Come mai non aveva pregato affinché non cadesse?”.
Nella Bibbia è scritto che l’orgoglio precede sempre la caduta e Gesù non pregò affinché Pietro non Lo rinnegasse, poiché sapeva che quella caduta sarebbe servita ad umiliarlo e a liberarlo dall’arroganza, dall’orgoglio e dal senso di superiorità nei riguardi degli altri. Pregò affinché la sua fede non fallisse, cioè che avesse la fede per rialzarsi e adempiere il piano che Dio aveva stabilito per lui.
Gesù gli aveva detto che sarebbe diventato pescatore di uomini vivi, ma la caduta gli fece temere di non esserne più degno e di dover perdere la chiamata. Questa è la tattica di satana: prima fa cadere, poi accusa e fa credere che non ci sia più speranza.
Dopo essere stato riabilitato e avere fatto esperienza della grazia, della fedeltà e dell’amore di Dio, Pietro avrebbe potuto confermare i suoi fratelli e detto loro che Dio è più potente di tutte le circostanze.
Pietro era stato scelto da Gesù dopo una notte di preghiera, ma era immaturo e debole, era proprio come noi, anche se non ce ne rendiamo conto. Le prove lo avrebbero sciolto dalla sua immaturità e lo avrebbero condotto a centrare il proposito di Dio per la sua vita.
Anche noi, come Gesù, non dobbiamo pregare per cose di scarsa importanza, ma per la cosa più importante: che le persone centrino il proposito che Dio ha stabilito per la loro vita.

Come possiamo diventare intercessori? Essendo mossi dallo Spirito, che ci porta sempre al proposito di Dio.

Zaccaria 12:10 «Riverserò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e di supplicazione; ed essi guarderanno a me, a colui che hanno trafitto faranno quindi cordoglio per lui, come si fa cordoglio per un figlio unico, e saranno grandemente addolorati per lui, come si è grandemente addolorati per un primogenito

Filippesi 1:3 Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi, 4 pregando sempre con gioia per voi tutti in ogni mia orazione, 5 per la vostra collaborazione nell’evangelo dal primo giorno fino ad ora, 6 essendo convinto di questo, che colui che ha cominciato un’opera buona in voi, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. 7 Ed è giusto che io senta questo di voi tutti, perché vi ho nel cuore, voi che tanto nelle mie catene come nella difesa e conferma dell’evangelo, siete tutti partecipi con me della grazia. 8 Dio infatti mi è testimone, come io vi ami tutti con affetto sviscerato in Gesù Cristo.

Paolo era in carcere e durante la prigionia scrisse le epistole, tra cui quella ai Filippesi. In galera, invece di pensare a se stesso pensava ai credenti di quella chiesa con affetto sviscerato e pregava per loro. Dalle parole di questi pochi versi si traggono cinque semplici principi sull’intercessione.

Ringraziare
Filippesi 1:3 Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi,
Quando intercediamo dobbiamo innanzitutto ringraziare Dio. Possiamo ringraziare per due motivi: perché abbiamo già ricevuto o perché siamo certi dell’esaudimento. Il ringraziamento è espressione della sicurezza della bontà di Dio che non delude mai.

Supplicare senza imbarazzo
Il termine greco utilizzato nella parabola dell’amico importuno, che di notte andò a chiedere il pane che gli serviva per un ospite, fa percepire il senso di urgenza che spinse l’altro a fargli quel favore anche se la cosa gli creava dei problemi.
Luca 11:8 Io vi dico che anche se non si alzasse a darglieli perché gli è amico, nondimeno per la sua insistenza si alzerà e gli darà tutti i pani di cui ha bisogno.
Questa narrazione ci insegna che quando preghiamo dobbiamo esprimere la nostra determinazione a ottenere ciò che chiediamo e manifestare l’urgente bisogno della risposta. Anche sul piano naturale, il modo in cui si chiedono le cose può essere determinante ai fini della risposta.

Avere piena fiducia. Chi prega deve essere convinto di ricevere, perché la fede è certezza.
Filippesi 1:6 essendo convinto di questo, che colui che ha cominciato un’opera buona in voi, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.

Avere a cuore le persone per cui si prega. Cose diverse sono la preghiera per un estraneo e la preghiera per una persona cara. Quando una preghiera nasce dal cuore arriva al trono di Dio, dove viene ascoltata ed esaudita.
Filippesi 1:7 Ed è giusto che io senta questo di voi tutti, perché vi ho nel cuore, voi che tanto nelle mie catene come nella difesa e conferma dell’evangelo, siete tutti partecipi con me della grazia.

Provare un affetto sviscerato in Cristo. Quando una persona ci interessa siamo pronti a spenderci in preghiera. In carcere, Paolo esortava i credenti a rallegrarsi e a gioire, era tutto preso dall’amore per loro. Tale era il livello di maturità del grande apostolo, che continua ad essere di grande ispirazione per ciascuno di noi.
Filippesi 1:8 Dio infatti mi è testimone, come io vi ami tutti con affetto sviscerato in Gesù Cristo.
Quando maturiamo e impariamo a prenderci cura degli altri esprimiamo l’affetto sviscerato di Gesù che si manifesta attraverso di noi. A questo dobbiamo aspirare: che gli altri si sentano amati da noi. E in questo dobbiamo crescere.

Un ultimo importante principio si trae dall’epistola ai Romani: la nostra intercessione deve essere analoga a quella che Gesù fece per Pietro, quindi essere finalizzata a riportare le persone nel proposito di Dio. Non basta amare Dio, bisogna essere nel Suo proponimento.

Romani 8:28 Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento.

La preghiera deve essere allineata al consiglio della Sua volontà, altrimenti le parole che pronunciamo sono del tutto vane.

Efesini 1:11 In lui siamo anche stati scelti per un’eredità, essendo predestinati secondo il proponimento di colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà.