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Esattamente il 29 settembre di quest’anno siamo entrati nell’anno ebraico 5780-89, una nuova decade nella quale il Signore desidera che possiamo imparare a usare in maniera corretta la nostra bocca, poiché proprio in questa decade Dio aprirà la bocca dei suoi ministri (in particolare degli evangelisti) e di tutti i suoi figli per annunziare il Vangelo del Regno.
La Parola di Dio afferma nel Salmo 37:30 La bocca del giusto proferisce sapienza e la sua lingua parla di giustizia. Ma chi è giusto? Tutti coloro che sono giustificati per fede, ovvero tutti noi figli di Dio siamo giusti, perché la giustizia divina ci è stata attribuita da Cristo Gesù quando divenne peccato per noi e morì al posto nostro sulla croce, dunque siamo giustificati grazie alla Sua totale ubbidienza! E come Gesù proferiva parole di sapienza anche noi dobbiamo imparare a parlare con saggezza per fornire soluzioni, perché questa è la caratteristica della Sapienza: dare soluzioni.
Un esempio riguardante il cattivo uso della lingua lo possiamo vedere nella storia del popolo di Israele, che nonostante fosse uscito dall’Egitto (luogo simbolo di schiavitù e costrizione) continuò a utilizzare un linguaggio tipico di chi possiede una mentalità da schiavo: la lamentela e il mormorio.
Difatti, dopo aver attraversato il Mar Rosso con un meraviglioso miracolo, il popolo d’Israele fu condotto nel deserto per tre giorni e non trovò acqua da bere finchè giunse a una certa fonte, ma l’acqua era amara, così il popolo cominciò a lamentarsi e a mormorare contro Mosè. Allora Mosè gridò all’Eterno e Dio gli diede la soluzione mostrandogli un legno (simbolo della croce di Cristo) che quando gettò nelle acque, esse divennero dolci e tutto il popolo poté bere. Da lì andarono a Elim e si riposarono, si rilassarono tra le palme e le sorgenti d’acqua, come è scritto in Numeri 33:9 Partirono da Mara e giunsero ad Elim; ad Elim c’erano dodici sorgenti d’acqua e settanta palme; e là si accamparono.
Questo episodio ci mostra che spesso anche noi, come il popolo di Israele, non cambiano la nostra mentalità e invece di ricordare le meraviglie che Dio ha fatto nella nostra vita cominciamo a lamentarci, ad amareggiarci e a perdere la fiducia in Dio credendo che Egli non abbia una soluzione. Ma ovviamente non è così! Dio ha sempre una soluzione prima che si presenti il problema nella nostra vita (per esempio il legno per Mosè era già pronto, prima che esponesse il problema a Dio).
Certamente le esperienze amare arrivano nella nostra vita, ma fanno parte della guida di Dio per noi e per il nostro beneficio, quindi non dobbiamo permettere che l’amarezza fermi la nostra crescita spirituale, ma impariamo a perdonare, ad andare avanti, e a vedere le amarezze attraverso la croce, perchè solo in questo modo esse saranno addolcite (proprio come le acque di Mara addolcite con il legno)!
Continuiamo a leggere la storia del popolo di Israele in Esodo 16:1 Poi essi partirono da Elim e tutta l’assemblea dei figli d’Israele giunse nel deserto di Sin, che è fra Elim e il Sinai, il quindicesimo giorno del secondo mese dopo la loro partenza dal paese d’Egitto. 2 E tutta l’assemblea dei figli d’Israele mormorò contro Mosè e contro Aaronne nel deserto. 3 I figli d’Israele dissero loro: «Oh, fossimo pur morti per mano dell’Eterno nel paese d’Egitto, quando sedevamo presso le pentole di carne e mangiavamo pane a sazietà! Poiché voi ci avete condotti in questo deserto per far morire di fame tutta questa assemblea».
Possiamo notare che appena si presenta un altro ostacolo durante il viaggio gli Israeliti ritornano a lamentarsi e a mormorare contro Mosè e Aronnne, giungono addirittura a maledirsi con la propria bocca e a rimpiangere l’Egitto (il luogo dove erano schiavi), poiché avevano dimenticato i benefici che l’Eterno gli aveva dato.

Le domande allora che possiamo porci sono: Per quale ragione Dio permette dei periodi di deserto nella nostra vita? Qual è il proposito di Dio per noi nel deserto?
Che ci crediamo o no, c’è sempre un proposito nell’esperienza del deserto, ovvero il Signore vuole farci comprendere che non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che procede da Dio!
Il popolo di Israele non comprese lo scopo specifico del deserto: dimenticarono di essere stati liberati da Dio dalla loro condizione passata di schiavitù e cominciarono a lamentarsi guardando la loro situazione attuale. Dio diede loro la Manna e li mise alla prova per vedere se Gli avrebbero obbedito o no, perché voleva che imparassero qualcosa su se stessi, come troviamo scritto in Deuteronomio 8:1 Abbiate cura di mettere in pratica tutti i comandamenti che oggi vi do, affinché viviate, moltiplichiate ed entriate ad occupare il paese che l’Eterno giurò di dare ai vostri padri. 2 Ricordati di tutta la strada che l’Eterno, il tuo DIO, ti ha fatto fare in questi quarant’anni nel deserto per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che c’era nel tuo cuore e se tu osserveresti o no i suoi comandamenti. 3 Così egli ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna che tu non conoscevi e che neppure i tuoi padri avevano mai conosciuto, per farti comprendere che l’uomo non vive soltanto di pane, ma vive di ogni parola che procede dalla bocca dell’Eterno. […] 16 che nel deserto ti ha nutrito di manna che i tuoi padri non conoscevano, per umiliarti e per provarti e per farti alla fine del bene.
Se esaminiamo questi versi notiamo che lo scopo specifico del deserto era un ‘banco di prova’ da cui uscire approvati o morti; per questa ragione sono menzionate quattro motivazioni per cui Dio fece passare il popolo d’Israele per il deserto:
1) v.2 per umiliarti…
Dio ha portato il popolo di Israele nel deserto per umiliarlo nella propria autosufficienza e portarlo a una totale dipendenza da Lui. Oggi Dio fa lo stesso con noi: permette che passiamo periodi di deserto caratterizzati dalla mancanza di autosufficienza (per esempio mancanza di denaro), per farci comprendere che dobbiamo dipendere direttamente da Lui che è il Sufficiente, Colui che sopperisce a ogni nostro bisogno.
2) v.2 metterti alla prova, per sapere quello che c’era nel tuo cuore…
Dio sapeva cosa c’era nel cuore del popolo di Israele (la malvagità, l’incredulità, la ribellione), ma desiderava che potessero venirne a conoscenza per cambiare! In effetti gli ultimi a vedere i nostri difetti siamo noi stessi e l’unico modo che abbiamo per cambiare è scoprire cosa c’è realmente nel nostro cuore, e ciò si rivela solo nel momento della prova.
3) v.16 per provarti…
Le prove sono necessarie per farci salire di livello! Anche Gesù fu provato e uscì approvato perché dipendeva sempre dal Padre.
4) v.16 per farti alla fine del bene…
Il Signore ci fa provare fame, sete etc. perché vuole insegnarci che Lui è Colui che provvede sempre e in ogni circostanza.
Il deserto serve a far morire la nostra carne (i sensi naturali, le nostre idee, i nostri modi e le nostre attitudini carnali) per non opporre più resistenza a Dio e ascoltare e praticare la Sua Parola.
Poiché i figli di Israele non sono cambiati, ma hanno continuato a mormorare e a lamentarsi sono morti nel deserto. Il cattivo uso della loro bocca è stato determinante per la loro vita e continua a esserlo ancora oggi, infatti se una persona si lamenta sempre significa che non vuole cambiare mai, ma se si mette in discussione entra in un processo di cambiamento rapido, muore alla carne e vive nello spirito.
Gli Israeliti erano stati salvati dal Faraone e dall’Egitto, ma sono morti senza entrare nel pieno proposito di Dio e ottenere la promessa che era stata fatta loro di ereditare la terra; solo Giosuè e Caleb, con la nuova generazione, che non aveva mai visto l’Egitto, furono capaci di entrare nella terra e possederla, perché in essa si entra solo attraverso la fede.
Nonostante il popolo di Israele non entrasse nel proposito divino, Dio rimase fedele e continuò a provvedere al suo popolo in maniera soprannaturale per esempio attraverso la manna.
Cos’era la manna? Era pane che discendeva dal cielo, quindi non era cibo terreno. Riguardo a essa Dio parlò a Mosè, come leggiamo in Esodo 16:32 Poi Mosè disse: «Questo è ciò che l’Eterno ha ordinato: “Riempi con essa un omer, perché sia conservata per i vostri discendenti, affinché essi vedano il pane che vi ho fatto mangiare nel deserto, quando vi ho fatto uscire dal paese d’Egitto”». 33 Mosè disse quindi ad Aaronne: «Prendi un vaso, mettici dentro un intero omer di manna e deponilo davanti all’Eterno perché sia conservato per i vostri discendenti». 34 Come l’Eterno aveva ordinato a Mosè, Aaronne lo depose davanti alla Testimonianza, perché fosse conservato.
Dunque Dio ordina a Mosè di testimoniare chi Lui è: l’onnipotente, Colui che provvede anche alle generazioni future. Inoltre dobbiamo ricordare che l’Arca della testimonianza conteneva: le tavole della legge (testimonianza dell’etica divina, perché Dio è l’unico che ci ha creato e può dirci qual è la giusta etica da seguire); la verga di Aaronne (in una notte fiorì e produsse mandorle ed è il simbolo dell’accelerazione, poiché dove c’è unzione c’è accelerazione); l’omer con la manna (una manna che non si decompone mai, un simbolo della provvidenza soprannaturale di Dio per le generazioni future).
Attraverso la manna Dio li stava preparando al vero pane ovvero Gesù disceso dal cielo. A tal proposito leggiamo Giovanni 6:30 Allora essi gli dissero: «Quale segno fai tu dunque, affinché lo vediamo e ti crediamo? Che opera compi? 31 I nostri padri mangiarono la manna nel deserto, come è scritto: “Egli diede loro da mangiare del pane venuto dal cielo”». 32 Allora Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo. 33 Perché il pane di Dio è quello che discende dal cielo e dà vita al mondo». 34 Essi allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». 35 E Gesù disse loro: «Io sono il pane della vita chi viene a me non avrà mai più fame e chi crede in me non avrà mai più sete
Gesù afferma di essere il Figlio di Dio, l’autore di tutte le opere, e il pane che procede dal cielo era un simbolo che prefigurava la Sua venuta, come è scritto in Giovanni 6:48 Io sono il pane della vita. 49 I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. 50 Questo è il pane che discende dal cielo affinché uno ne mangi e non muoia, 51 Io sono il pane vivente che è disceso dal Cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; or il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo».
Per questa ragione dobbiamo credere in Cristo, il pane della vita e non lamentarci! In effetti solo quando non si crede si brontola, mentre quando si crede si professa la Parola!
Ma continuiamo la storia d’Israele leggendo Esodo 17:1 Poi tutta l’assemblea dei figli d’Israele partì dal deserto di Sin, marciando a tappe secondo gli ordini dell’Eterno, e si accampò a Redifim. Ma non c’era acqua da bere per il popolo. 2 Allora il popolo contese con Mosè e disse: «Dacci dell’acqua da bere». Mosè rispose loro: «Perché contendete con me? Perché tentate l’Eterno?». 3 Là il popolo ebbe sete di acqua e mormorò contro Mosè, dicendo: «Perché ci hai fatti salire dall’Egitto per farci morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Avevano già dimenticato quello che Dio aveva fatto per loro quando arrivarono alle acque di Mara, ma Mosè sapeva che Dio non li aveva dimenticati, perciò Esodo 17:4 Così Mosè gridò all’Eterno, dicendo: «Che farò io per questo popolo? Ancora un po’ ed essi mi lapideranno». 5 L’Eterno disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te degli anziani d’Israele; prendi anche nella tua mano il tuo bastone col quale percuotesti il fiume(il Nilo), e va’. 6 Ecco, io starò davanti a te, là sulla roccia in Horeb; tu percuoterai la roccia, ne scaturirà dell’acqua e il popolo berrà». Mosè fece così davanti agli occhi degli anziani d’Israele.
Dio disse a Mosè che ciò che aveva usato per i suoi nemici ovvero il bastone (simbolo della fede) come punizione, l’avrebbe usato come benedizione per lui e il popolo.
Invece cosa simboleggia la roccia? L’apostolo Paolo ce lo spiega in 1Corinzi 10:4 e tutti bevvero la medesima bevanda spirituale, perché bevevano dalla roccia spirituale che li seguiva; or quella roccia era Cristo. Dunque Cristo non è solo il nostro pane, ma è anche la nostra acqua perché Egli scese su questa terra come la manna discese dal cielo e la Sua piena benedizione è arrivata quando è stato percosso e ha compiuto il sacrificio per noi sulla croce.
Gesù dunque era con il popolo di Israele, senza l’opera del Messia non sarebbero potuti entrare nella terra promessa, ma loro non Lo vedevano! Chi Lo vedeva? Solo Mosè, perché aveva la rivelazione dell’invisibile! Difatti solo chi ha la rivelazione cambia il proprio modo di vivere e parlare.
Più avanti nel viaggio i figli di Israele non hanno di nuovo acqua e Dio dice a Mosè di “parlare alla roccia” in Numeri 20:7 Poi l’Eterno parlò a Mosè, dicendo: 8 «Prendi il bastone; tu e tuo fratello Aaronne convocate l’assemblea e davanti ai loro occhi parlate alla roccia, ed essa darà la sua acqua; così farai sgorgare per loro acqua dalla roccia e darai da bere all’assemblea e al suo bestiame». In questi versi scopriamo perché Mosè non entrò nella terra promessa: non ubbidì fedelmente al comando di Dio, perché doveva solo parlare alla roccia e non colpirla.
La Parola di Dio non si discute, si crede e si ubbidisce! Se discutiamo con Lui significa che non Lo riteniamo perfetto, ma ovviamente non è così, Lui è la Verità.
Leggiamo ancora Numeri 20: 9 Mosè dunque prese il bastone che era davanti all’Eterno, come l’Eterno gli aveva ordinato. 10 Così Mosè ed Aaronne convocarono l’assemblea davanti alla roccia e Mosè disse loro: «Ora ascoltate, o ribelli; dobbiamo far uscire acqua per voi da questa roccia?». 11 Poi Mosè alzò la mano, percosse la roccia col suo bastone due volte, e ne uscì acqua in abbondanza; e l’assemblea e il suo bestiame bevvero. 12 Allora l’Eterno disse a Mosè e ad Aaronne: «Poiché non avete creduto in me per dare gloria a me agli occhi dei figli d’Israele, voi non introdurrete questa assemblea nel paese che io ho dato loro».
Mosè parlò alle persone, non ubbidendo fino alla fine alla Parola di Dio; sicuramente agì in questa maniera perché era amareggiato (visto che il popolo lo accusava di ogni cosa) e decise di vendicarsi, ma nonostante tutto, Dio si dimostrò fedele, l’acqua uscì dalla roccia e il miracolo si compì.
Ma perché questo gesto di Mosè è stato grave tanto da fargli perdere la possibilità di entrare nella terra promessa? Perché ha disobbedito al comando di Dio, non ebbe fiducia nell’Eterno, difatti il suo errore fu l’incredulità, poiché non glorificò l’Onnipotente, né lui né suo fratello Aaronne lo fecero. Inoltre il suo gesto di percuotere la roccia è simbolo delle percosse che Gesù ricevette sulla croce: non era perciò necessario percuotere due volte la roccia, perché Gesù Cristo fu crocifisso una volta, una volta per sempre, ma da allora in poi si tratta di venire a Dio per i nostri bisogni in fede su ciò che ha già compiuto (credendo che Dio ha già provveduto) e di ricevere per grazia mediante la fede!
Questo episodio deve farci riflettere sul fatto che se vogliamo entrare in una nuova dimensione della nostra vita possiamo farlo solo se entriamo in una completa ubbidienza a Dio! Infatti non possiamo entrare nel volontà di Dio con i nostri modi, perché Egli conferma la Sua parola e la Sua volontà, e il giusto modo di credere in Dio è quando mettiamo in pratica la sua parola e la mettiamo al di sopra di ogni cosa.

Il Signore ha già risposto a tutti i nostri bisogni ancora prima di crearci, perché al principio ha creato il proposito, in seguito ha creato noi già equipaggiati per raggiungere tale proposito, poiché tutto è compiuto! Perciò proclamiamo la Parola, rendiamo note a Dio tutte le nostre suppliche e crediamo che Egli ha già provveduto tutto! Non dobbiamo assolutamente cedere all’incredulità, perché se lo facciamo pecchiamo davanti a Dio e percuotiamo Gesù Cristo un’altra volta sulla croce, perché la nostra incredulità dimostra la nostra mancanza di fede nel sacrificio che Egli ha compiuto per noi.
Se vogliamo onorare Dio crediamo in Lui e nella Sua Parola!

Redazione a cura di Gioia Machì